MONSTER COCKTAIL
Come trasformare un "tranquillo" Monster in una belva da corsa.
di Claudio Falanga


monster_1.jpgDai a un cuoco una cucina con dei bei fuochi, tanti attrezzi per cucinare, i migliori ingredienti e stai sicuro ti sfornerà un piatto saporito. No cari amici, non vogliamo parlarvi di cucina (anche se amiamo il cibo), ma di una bella trasformazione su base Monster che la Bianchi Moto di Incisa Val d’Arno (055/8335051), ha “cucinato” per un suo cliente, Leonardo Corcos.

Però, così come in cucina non basta mescolare gli ingredienti per ottenere una buona pietanza, anche per trasformare un Monster bisogna saper combinare le tante parti speciali che affollano i cataloghi dedicati alla Ducati. Su questa moto è stato rimesso in discussione soprattutto quello che riguarda la ciclistica e le sovrastrutture (per altro volutamente spartane), senza stravolgere la parte propulsiva, che rimane la punta di diamante di ogni realizzazione Ducati.

In verità, i tecnici Bianchi Moto sono intervenuti in maniera importante anche su questo fronte, ma solo per ottimizzare, alleggerire, senza cambiare, come a volte avviene in discutibili realizzazioni, i cardini base del progetto.

Ecco quindi la lavorazione delle teste con valvole maggiorate e guide valvole racing, l’alleggerimento ed equilibratura dell’albero motore e delle masse rotanti (campana, ingranaggio primario, distribuzione, valvole) con relativi e sapienti interventi di lucidatura. Poi ancora: bielle Carrillo in titanio ricavate dal pieno, pistoni ad alta compressione, cappellotti cammes, coperchi valvole e coperchio frizione in magnesio della Marvic. Per arricchire il piatto troviamo i tubi olio cilindri e i tubi radiatore olio in kevlar, più i vari raccordi in ergal, il tutto di produzione Fren Tubo.

monster_2.jpgLa carburazione è stata modificata con il Kit Dynojet Stage 2, il filtro aria è K&N con coperchio filtro aperto lavorazione STR, che poi è il marchio con cui Bianchi Moto firma alcune parti di sua produzione. Allo scarico troviamo un impianto acciaio inox e carbonio maggiorato a 50 mm e rialzato, sempre realizzato su specifiche della STR. Come vedete tanti buoni ingredienti che un buon cuoco/preparatore deve saper mettere insieme per non “bruciare l’arrosto”, ovvero, compromettere l’affidabilità. Secondo il proprietario, la moto così elaborata mantiene il tipico tiro ai bassi regimi del Monster, ma dai 5000 giri fino ai 9600 si scatena, mostrando così una doppia anima: “Come avesse due motori.”

Passando alla non meno importante ciclistica,  troviamo la sospensione anteriore modificata STR con kit Andreani WP e la posteriore modificata STR con kit serbatoio separato a doppia regolazione sempre della Andreani, che firma anche l’ammortizzatore di sterzo WP.

Secondo il proprietario, in questo modo la moto è più alta, perfettamente stabile anche nei curvoni veloci, senza pericolo di toccare lo scarico in piega: un Monster pistaiolo, insomma, esattamente quello che desiderava! Gli interventi alla telaistica interessano le pedane arretrate in alluminio per il pilota, le pedane passeggero rialzate e le piastre STR con nuovo attacco sul telaio (sempre in alluminio), il manubrio Carbon Dream con attacchi ribassati e piastre in alluminio prodotto dalla STR. Molte le parti in carbonio, un materiale che definiremmo l’oro degli appassionati (anche considerato il suo costo!) come: parafanghi, portatarga, cupolino, fianchetti e portastrumenti (dove spicca un bel contagiri meccanico).

monster_3.jpgIl pezzo forte rimane comunque il magnifico serbatoio in alluminio battuto a mano, con tappo aeronautico. Una chicca che supera in bellezza, leggerezza ed affidabilità (nessuna possibilità di ruggine) il serbatoio originale. Ultimi (ma non per questo meno importanti) dettagli, i tubi freni e frizione in kevlar ergal della Fren Tubo e alcune parti di produzione STR come il kit nottolini per disco flottante, il portatarga rialzato, gli specchi e le frecce rettangolari a effetto carbonio. 

Il piatto è servito, buon appetito mister Corcos.

Claudio Falanga


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