LA NOSTRA PRIMA VOLTA
di Claudio Falanga

 

Devo confessare un po’ di emozione nello scrivere questo primo editoriale. Sarete in molti a leggermi? Quando avrete sfogliato tutta la rivista la troverete interessante? Tutto questo avrà un  lungo seguito o sarà una delle tante iniziative editoriali che nascono e poi muoiono in breve tempo? Credo che chiunque si sia buttato in un’avventura di questo tipo non avesse la risposta preventiva a queste domande. Io e  i collaboratori di questo progetto possiamo solo fare del nostro meglio e mettere tutto il nostro entusiasmo e la nostra competenza nella realizzazione di questa rivista. Il motivo che ci ha indotto a credere nel successo di “Mondo Ducati” è indubbiamente legato al  successo  della Ducati. Questo  però non è un “facile aggrapparsi” al momento di gloria della casa bolognese, ma una considerazione più ampia del fenomeno del motociclismo made in Italy, di cui la Ducati, senza nulla levare ai successi sportivi dell’Aprilia e all’enorme patrimonio storico della Moto Guzzi, ne è, da diversi anni, il simbolo migliore.

Più volte si è disquisito se le moto italiane avessero più fascino delle moto giapponesi,  ma al di là dei risultati sportivi credo che la Ducati si sia conquistata in campo motociclistico quanto la Ferrari si è guadagnata in campo automobilistico, con un prodotto e una storia aziendale ricca di grandi intuizioni, seppur costellata di momenti difficili.

In tutto questo ci sono quelle caratteristiche che fanno grandi le opere italiane in molti campi,  cosa che, a parer mio, trova origine nella nostra cultura e nelle nostre tradizioni. E così, come la fantasia italica ha saputo prendere dalla cucina povera i migliori piatti, così l’inventiva dei progettisti di moto si è espressa al meglio ideando mezzi semplici e spartani, ma dai grandi contenuti tecnici.  Proprio in questo penso sia la differenza tra le moto italiane e quelle del resto del mondo: l’essenzialità progettuale, la facilità di interventi meccanici, la possibilità di personalizzazione, ma soprattutto la sensazione di aver sotto al sedere una moto non di serie, ma quasi artigianale;  motociclette a volte non facilissime da guidare, ma sincere e prevedibili nelle reazioni. Aspetti questi, propri della filosofia costruttiva delle moto sportive, e dei quali la Ducati rappresenta la massima espressione. Senza nulla levare alla Guzzi, alla quale va tutto il massimo rispetto, o all’Aprilia, a cui vanno riconosciuti i meriti sportivi e di vendita, o alla Laverda e alla Morini, alle quali auguro una netta rinascita; credo che ora la Ducati sia la moto italiana per eccellenza, perché sforna modelli di grossa cubatura dalle innegabili prestazioni e carattere.

Dei successi di altri settori dell’industria motociclistica italiana non parlo: paragonare gli scooter alle moto è come paragonare i tricicli per bambini alle biciclette da corsa.

Voglio ringraziare tutti coloro che immediatamente mi hanno dimostrato la loro disponibilità. Tutti i giornalisti ed in special modo Roberto Patrignani, che ritengo un maestro ed un pozzo infinito di esperienze motociclistiche. Un altro particolare ringraziamento va a Stefano Bianchi, senza il cui apporto e consigli probabilmente tutto questo non si sarebbe realizzato.

Nei nostri articoli cercheremo di addentrarci, quanto più possibile, nella storia e nella tecnica, non solo motociclistica, della Ducati. Proprio su questo numero troverete il primo di una serie di racconti firmati dall’ing. Taglioni, ma anche la descrizione di una fantastica fotocamera prodotta, negli anni quaranta, dalla casa Bolognese. Queste pagine ospiteranno alcune tra le firme migliori del motociclismo, ma saranno fatte anche da voi. Quindi se il vostro club di appartenenza organizza un raduno, se praticate dell’agonismo, se avete fatto un viaggio interessante o avete personalizzato la vostra Ducati in maniera particolare, non mancate di contattarci.

Tutto quello che ruota intorno alla Ducati è il nostro ed il vostro mondo.

Buona lettura

Claudio Falanga

 

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