|
ALLA
GUIDA DELLA
|
|
Purtroppo,
il pilota italiano ha avuto, nel ‘97, una stagione meno felice. Sì,
é vero, ha vinto la gara sotto la pioggia sul terreno di casa a Monza,
proprio a due passi da casa sua, ma nella prima prova a Misano è stato
danneggiato, come tanti, dalla pista bagnata zuppa di olio e benzina,
mentre altre tre volte si è ritirato per problemi alla moto, cosa
alquanto rara per il team Alstare, che nelle due precedenti stagioni non
aveva mai sofferto un solo guasto meccanico.
La
risposta l’ho avuta dopo venti giri di Zolder sulla moto di Pirovano:
mi sembrava proprio di guidare un due tempi da GP! La lancetta del contagiri comincia a correre velocemente sul quadrante fino a raggiungere il limitatore di giri a 12400; e sebbene il limitatore faccia il suo lavoro in modo sufficientemente graduale, è meglio tenere d’occhio la lancetta e cambiare appena sopra i 12000. Dato che purtroppo i gas rapidi non sono ancora ammessi nelle gare di Supersport (perché no? costano poco e sono meccanicamente semplici) è bene muovere il gas il meno possibile quando si cambia marcia col cambio da corsa Ducati a 6 velocità a rapporti ravvicinati.
Se si prova ad affrontare una delle chicane di Zolder anche a 9000, si ha subito la sensazione di perdere preziosi millesimi, dato che il motore tira con meno spinta finché non raggiunge la soglia dei 10500, dove riprende subito vigore, spesso accompagnato da un’impennata in terza, quando si dà gas energicamente all’uscita della curva. Si deve
quindi essere davvero concentrarti e tenere sempre alti i giri, guidando
la moto in modo molto aggressivo, proprio come Piro e Stephane. Non è
che per me sia una novità assoluta: avevo provato nel 1996 il desmo
bicilindrico Corona di Piro-vano, vincitore del titolo, che già mi
aveva insegnato la lezione; è solo che quest’anno, la sua naturale
fame di giri si è intensificata. Comunque, dopo aver guidato la Ducati,
mi hanno ugualmente stupito i dati sull’incremento della potenza che
mi ha fornito Rolando Simonetti, il preparatore del Team Alstare Corona:
Questo
spiegherebbe tra l’altro la personalità della Ducati Corona del
‘97, che nei rilevamenti di velocità presi in rettilineo e nei
tratti misti sono risultate sempre al primo e secondo posto. “Sebbene
abbiamo acquistato i mezzi come concessionari per poi modificarli
- dice - si tratta assolutamente di moto di serie e chiunque,
dotato di abilità e tempo, poteva fare la stessa cosa. Natural-mente è
vero che la Ducati ha lavorato per aggiornare il motore, apportando vari
miglioramenti ai particolari, ma erano
stati tutti previsti anche per le moto da strada, come i miglioramenti
alla CPU per il motore a iniezione: così ne hanno beneficiato tutti. E’ chiaro che l’esperienza diventa un fattore chiave, sebbene, comprensibilmente, Rolando non voglia entrare troppo nello specifico. “Sono preparatore di Ducati da tanto tempo e conosco meglio di molti altri le zone vitali su cui lavorare - confessa - anche se preferisco lavorare più sulle parti meccaniche del motore che non su quelle elettroniche: per esempio io uso il chip dell’iniezione fornito dalla fabbrica, ma mi piace far girare i miei motori con una miscela più ricca rispetto ad altri. Lavoriamo molto su tanti piccoli dettagli che insieme fanno un grande miglioramento: quest’anno abbiamo lavorato in particolare sull’aspirazione, sul rapporto di compressione e sul sistema di scarico. Inoltre abbiamo speso molto tempo a controllare le parti standard fornite dalla Ducati, a misurarne la tolleranza, a confrontarle tra loro. Naturalmente adattiamo le parti omologate fornite dalla Ducati come il generatore più piccolo, la frizione e il cambio a rapporti ravvicinati, ma usiamo l’albero a camme standard, anche se le teste e la camera di combustione hanno una forma nuova.” Il sostanziale incremento di potenza ha reso necessario un secondo radiatore dell’acqua sulla sinistra dietro quello principale della 916, mentre il condotto di aspirazione dell’airbox è stato rifatto in fibra di carbonio pur mantenendo la forma e la sezione di quello standard, come richiesto dalle regole. Inoltre, come prima, l’airbox della Corona Ducati è quello standard in plastica fusa, e non in fibra di carbonio come quello usato sul 916 superbike che ha il vantaggio non solo di risparmiare peso (cosa non necessaria, visto che il 748 SP arriva a 172 kg, peso limite per il due cilindri) ma anche di agire come elemento di irrigidimento del telaio. Tuttavia, la nota dolente nel miglioramento delle prestazioni è stata senza dubbio l’affidabilità, nonostante che Chambon abbia raccolto punti in quasi ogni gara disputata possa attenuare questa preoc-cupazione. Ma i costanti problemi meccanici per entrambi i piloti nel qualificarsi ad ogni gara (l’italiano una volta ha rotto quattro motori in un solo week-end!) rafforzano la conclusione che le Ducati stanno correndo proprio al limite, sebbene Simonetti insista sul fatto che il team Corona è rigorosissimo nel sostituire in tempo le parti, cambiando le valvole a 1500 Km, i pistoni a 800 contro i 1000 Km raccomandati dalla Ducati, e così via. Ma come molti altri team della Ducati, entrambe le moto hanno sofferto nella passata stagione della rottura di una serie di parti elettroniche come i sensori e i pickup, sebbene l’ingegnere Du-cati, Claudio Domenicali, sostenga che quei problemi sono stati risolti: “La 748 ha un sistema di controllo elettronico diverso rispetto alla 916 - spiega - e questo sistema sembra aver mostrato alcune debolezze in gara, quando il motore si surriscalda e comincia a vibrare parecchio. Abbiamo lavorato molto con i nostri fornitori per avere nuove parti e abbiamo controllato quelle usate sulle moto del team Corona e di Casoli. Credo che sia tutto sistemato.”
Anche
guidando avanzati, per pesare il più possibile sulla ruota anteriore,
la Ducati ora non solo non ondeggia in rettilineo come faceva nel ‘96,
ne strattona più come prima quando si sfreccia in curva, ma scarica
davvero bene la potenza. Sembra più equilibrata, pur continuando a
cambiare direzione in modo brillante nelle chicane, grazie alla
geometria dello sterzo piuttosto radicale data dalla disposizione della
sospensione e dal fatto che Pirovano abbia optato per un’angolazione
di 23,5 gradi, sulla forcella Showa da 43 mm. Dare gas violentemente
fuori dalle chicane di Zolder sprigiona il genere di accelerazione e
trazione tipico di una superbike di neanche cinque anni fa. Comunque, nonostante il duro lavoro di Simonetti, le Ducati sono state raggiunte da alcune rivali giapponesi, specialmente dalla Yamaha. Proprio come nella classe superbike, dove il vantaggio qualitativo della Ducati è ormai compensato dalla straordinaria prestazione delle moto quattro cilindri, la stessa cosa è capitata nella classe Supersport. Siamo di fronte ora, a un livellamento delle forze in campo; perciò l’arrivo entro i prossimi due anni di Laverda e Aprilia con i loro 750 due cilindri rende più interessante questo campionato tanto equilibrato quanto entusiasmante. Alan
Cathcart |
|
Per contattare la redazione via
E-mail |