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LA
PIU' PREZIOSA DEL MONDO
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La storia
di questa mia moto, così particolare, che voglio far conoscere a tutti
gli appassionati Ducati, inizia nel 1971, quando il concessionario
Ducati di Roma dell’epoca, Antonio Springolo, mio grande amico, vide a
Bologna, presso il reparto studi e progettazioni Ducati, un bellissimo
telaio, largo solo 16 cm fra le ginocchia, che gli dissero essere frutto
di uno studio di Bruno Spaggiari, per una futura evoluzione della Ducati
750 Sport, che avrebbero voluto chiamare 750 Imola, per celebrare i
successi di Smart e Spaggiari nell’omonimo circuito. La
filosofia che ho seguito nella costruzione della mia moto è stata la
massima leggerezza del mezzo (148 Kg. di peso a secco per una cilindrata
di 865 cc., facendo ampio uso di titanio contimet AL6V4, trattato
termicamente con durezza Brinnell 320, vari alleggerimenti e numerosi
particolari in elektron), unitamente ad una grande maneggevolezza,
soprattutto nell’inserimento in curva.
I pezzi che compongono il super-motore del quale è equipaggiata ora la moto sono stati costruiti artigianalmente, con l’aiuto del reparto corse, sono tutti lucidati a specchio ed hanno subito particolari trattamenti termici antiusura, per aumentarne la resistenza meccanica. Il carter motore è fuso in terra, lucidato a specchio internamente, lavorato a lima, sabbiato e, poi, pallinato-argento. Il cambio è corsa, con ingranaggi alleggeriti e lucidati, con i seguenti rapporti interni: prima 32/22 = 1.455, seconda 28/25 = 1.120, terza 26/28 = 0.928, quarta 22/27 = 0.814, quinta 23/31 = 0.741. La frizione è a denti dritti con rapporto 32/70, anch’essa alleggerita, come il cestello centrale. Il sistema di distribuzione è desmodromico, con bilancieri alleggeriti e lucidati, mentre gli assi a cammes, in acciaio, danno mediamente un diagramma di 69°-103° per l’aspirazione e 98°-73° per lo scarico, con una alzata, rispettivamente, di 12 e 11 mm. Le coppie
coniche e gli alberelli sono alleggeriti e levigati. Le bielle, in
materiale CGM2/CGM4, sono ricavate dal pieno e pesano appena 325 gr.
rispetto ai 475 gr. originali. In totale, l’albero motore pesa 7,400
Kg. I prigionieri cilindri fatti al tornio sono in acciaio ad altissima
resistenza.
I pistoni stampati sono della Borgo ed hanno degli spinotti speciali, mentre i cuscinetti di banco sono inglesi da competizione. I tre dischi-freni sono artigianali e flottanti, mentre pinze e pompe sono della Lockheed. Gli ammortizzatori posteriori della Double System non hanno molle interne, funzionano ad olio ed aria compressa, con serbatoio sotto la sella. La forcella è una Marzocchi con pompanti in titanio. I raggi ruote sono in titanio massiccio cromato, le nipples in ergal. L’ammortizzatore di sterzo è un Girling con attacchi in anticorrodal. La moto, che in passato era gialla, ha avuto negli anni una lunga evoluzione ed è stata provata con molti altri splendidi motori, ma, così come la si vede ora nelle fotografie, con il suo “super-motore”, è nuova in ogni sua parte (eccetto il telaio); non è mai stata messa in moto ed ha troneggiato per anni nella mia sala da pranzo fino a che, per motivi economici, non sono stato costretto a venderla, insieme a tutto il resto. Della mia creazione adesso non mi rimane che un malinconico ricordo e le tante fotografie di fotomodelle, che si sono sedute su quel bel sellino anatomico, in pelle d’antilope scamosciata. Adriano Rosato |
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