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DUCATI
ST4
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In verità, alla Ducati non importa un confronto diretto con la concorrenza, ma interessa percorrere una propria strada, creare una propria nicchia di utenza, capace di avvicinarsi alla Ducati senza timori reverenziali. La ST4, comunque, rappresenta (volutamente o no) un’altra sfida diretta al mondo dei costruttori di moto, e si annuncia come l’ennesimo punto di riferimento di categoria. Ma come ha potuto la Ducati allineare questo modello alle migliori quattro cilindri sport touring? Semplice, montando un motore del livello della 916 nelle rassicuranti linee della ST2. La ST4 è in sostanza una 916 vestita da turista, un James Bond in tranquilli abiti turistici, ma capace di trasformarsi in abile killer alla necessità. COME E’ FATTA
Un interessante particolare è costituito dal ribassamento della testa dei cilindri nella zona della camma di scarico, al fine di inserire le più voluminose teste nel telaio dando anche la possibilità di caricare maggiormente la ruota anteriore. Non è da escludersi che questa modifica, che permette di avanzare il motore di qualche millimetro, non si vedrà anche su altri modelli. Il telaio (lo stesso dell’ST2, ma con gli attacchi motore diversi) è il ben noto tubolare in acciaio ad alto limite di snervamento. Già alla presentazione dell’ST2 si parlò della stretta parentela di questo telaio con quello della 916, e se allora parve sovradimensionato (in termini di perfezione) per la potenza dell’ST2, adesso è perfettamente consono con le prestazioni della macchina. Non vogliamo dire che sulla ST2 sia sprecato (una spina dorsale forte è sempre il miglior presupposto per qualsiasi prestazione dinamica), ma la sensazione che l’ST2 fosse capace di ospitare ben altra potenza è sempre stata tangibile. Nel reparto sospensioni troviamo delle Showa con possibilità di regolazione del precarico, del freno ed estensione. L’anteriore, a steli rovesciati da 43 mm, è la stessa della 916. Questo consente al pilota di adattare la moto a seconda dell’uso (turistico/pistaiolo) o del gusto personale. Nuovi, come dicevamo, anche i cerchi a tre razze, realizzati con una lega dalle notevoli caratteristiche meccaniche e un nuovo disegno del canale. Queste modifiche consentono una diminuzione di peso particolarmente importante in quanto, trattandosi di masse non sospese, migliorano il comportamento dinamico della moto.
LA PROVA SU STRADA L’impostazione di guida di questa nuova Ducati è la medesima della ST2. Avevo già apprezzato a suo tempo sia l’inserimento del pilota nella macchina che l’equilibrio ciclistico. Devo dire che, per quanto riguarda il motore, l’utilizzo delle quattro valvole non è una semplice miglioria tecnica, ma è il risultato di una scelta precisa da parte della Ducati: fornire una moto con prestazioni decisamente sportive, tanto è vero che l’incremento in termini di “cavalleria” è troppo consistente per parlare di una semplice evoluzione. Se le linee e l’impostazione della macchina non fossero le stesse della ST2, si potrebbe parlare di una moto tutta nuova. E’ oltremodo una piacevole sorpresa accorgersi che oltre alla potenza è migliorata l’erogazione, ora molto più fluida e costante rispetto alla sorella a due valvole. Purtroppo la presentazione dell’ST4 è coincisa con un periodo di perturbazioni di una forza e costanza che non si vedevano da numerosi mesi, per cui non è stato possibile godersi appieno le prestazioni della sport touring di punta della casa bolognese. Quando parlo di modello di punta di una delle famiglie Ducati è perché credo che la serie ST andrebbe completata con una moto di cilindrata inferiore, magari una 750 cc, espressamente dedicata ai nuovi motociclisti, accompagnata da un prezzo d’acquisto più abbordabile. D’altronde per la serie Monster, il 900 è stato il modello trainante dal punto di vista dell’immagine, ma poi è stata la 600 a dare alla Ducati i grandi volumi di produzione.
Sulla ST2, infatti, una delle critiche mosse da tutti i tester riguardò proprio la leva del cambio, unitamente alla scomoda stampella laterale, che ora invece sulla ST4, come anche sulle nuove ST2, è risultata finalmente utilizzabile stando in sella. La tenuta di strada, anche in condizioni di asfalto viscido, si è dimostrata impeccabile, così come la stabilità alle alte velocità. Il merito va anche alle coperture Metzeler capaci di assecondare ottimamente la guida sportiva sul bagnato. A tal proposito il circuito di Varano, dove abbiamo svolto una parte delle prove, è stato teatro di vani tentativi per trarre qualche indicazione sulla consistenza sportiva del mezzo, mentre i pochi attimi di asciutto che ho trovato in quella giornata mi hanno fatto capire che di potenza nella ST4 c’è n’è abbastanza per mettere in riga molte sportive pure. L’uscita della ST4 non è stata una sorpresa, la sorpresa sono le sue prestazioni. Mi aspettavo una moto più potente dell’ST2, ma è stato del tutto sorprendente trovarsi di fronte un lupo vestito da agnello. L’EVENTO La mia speranza era che alla Ducati decidessero di presentare la ST4 ancora a Jerez. Mi sarei, al limite, accontentato anche di Albacete, insomma qualsiasi cosa mi portasse fuori da quella maledetta perturbazione che aveva trasformato lo scorso autunno in una vera e propria stagione delle piogge.
Fiumi di discorsi, fiumi di carburante per piloti (vino) e tutti a nanna; tutti tranne me che vengo prelevato dall’immancabile Massimo Moretti per un’ultima birra in un pub. Il giorno dopo appuntamento alla Ducati per la consegna di una ST4 a testa. Il tempo sembra reggere e quindi ci incamminiamo in tre o quattro alla volta di Varano. Ma la pacchia dura poco e così comincia a piovere, anzi a diluviare. Chiaramente, come i più sprovveduti tra i mototuristi, ci mettiamo le antipioggia sopra le tute ormai bagnate. Sembra di navigare più che guidare, ma non accenniamo a rallentare il ritmo. Sapete, anche se la serietà professionale ed il distacco che questa impone (e che ha trasformato la tua passione in lavoro) indurrebbe alla saggezza, ci comportiamo sempre come i soliti quattro scemi di un qualsiasi bar sport. Comunque anche questa volta è andata bene e siamo arrivati sani e fradici all’acquodromo, ohps, l’autodromo di Varano. Ci rendiamo subito conto che girare sarebbe difficile, quando sul rettilineo vediamo gente che si allena allo sci nautico. Allucinazioni a parte la pista è allagata, e solo nel pomeriggio, con una breve tregua delle piogge, sarà possibile fare qualche giro a scopo fotografico. I tentativi di sfruttare la potenza dell’ST4 si risolvono con paurosi pattinamenti in piena velocità in rettilineo, per non parlare delle varie “strizze” prese in curva. Quindi decido di uscire dalla pista e dedicarmi al mio secondo sport preferito: nutrirmi (il primo non posso rivelarvelo). Il
ritorno ci riserverà un’altra abbondante dose di umidità, alla
faccia delle mie povere e malandate ossa. In prossimità di Bologna la
moto è afflitta da qualche scoppio da smagrimento in rilascio, ma
ritorno alla base senza problemi. Devo dire che, a parte questo
problema, la ST4 si è dimostrata perfetta. Claudio Falanga CARATTERISTICHE TECNICHE Dimensioni e peso: Lunghezza totale: 2070 mm Motore: Alesaggio: 94 mm Telaio: Tubolare a traliccio in
tubi in acciaio ALS450
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