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La Nuova Era |
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di Ian Falloon Nel 1970 Fabio Taglioni aveva circa 50 anni ed era già famoso come il padre del sistema desmodromico applicato in campo motociclistico. Tuttavia, nonostante il successo della 125 da Gran Premio del 1958, la Ducati continuava a essere una casa minore. Fuori dagli italici confini l'Ingegner Taglioni era pressoché sconosciuto e durante gli anni 60 la Ducati aveva prodotto solo monocilindrici di piccola cilindrata. E' indubbio che macchine come la 250 Mach 1 abbiano contribuito molto ad accrescere la reputazione della casa di Borgo Panigale come produttore di moto sportive, ma è anche vero che in quel periodo il marchio bolognese accusava la mancanza di un vero e proprio programma sportivo. Erano gli anni in cui la Ducati si stava affacciando sul mercato americano e l'assenza di modelli di grossa cilindrata alternativi alle 750 inglesi e giapponesi cominciava a farsi sentire. Come società a gestione statale, la Ducati soffriva inoltre di un assetto amministrativo alquanto instabile. Tutto ciò era assai frustrante per chi, come l'Ingegner Taglioni, era costretto a lottare per vedere approvati i propri progetti, ma la situazione cambiò radicalmente a partire dal 1969. La Ducati divenne infatti parte dell' E.F.I.M., una nuova struttura gestita dal trio manageriale composto da Arnaldo Milvio, Fredmano Spairani e Cosimo Calcagnile.
"La fase di progettazione e sviluppo filò liscia senza nessun tipo di problema." I PROTOTIPI Così il 25 agosto del 1970 il
prototipo mosse i primi "passi" sul circuito di Modena. Mentre il
telaio di quest'ultimo differiva sostanzialmente da quello che avrebbe
equipaggiato il modello di serie, il motore era pressoché nella sua
versione definitiva. L'alimentazione prevedeva 2 carburatori Dell'Orto da 29
mm di diametro, mentre, per quanto riguarda la ciclistica, la scelta cadde
su freni a tamburo e una forcella telescopica.
Verso la fine del 1970 il designer inglese Colin Seeley fu incaricato di progettare il telaio della 500, pronto nel giugno dell'anno seguente. Nonostante avesse ancora bisogno di qualche aggiornamento, Taglioni rimase talmente impressionato dal lavoro di Seeley che decise di adottare alcune sue caratteristiche per il nuovo telaio della 750 GT. Quest'ultimo avrebbe disposto infatti dei nuovi registri per la catena brevettati da Seeley, e di una struttura a tubi prevalentemente rettilinei. Le basi per la straordinaria maneggevolezza della 750 erano state gettate e il progetto si rivelò talmente efficace che costituì il riferimento per tutte le sportive e supersportive di casa Ducati fino al 1982. Mentre la 500 procedeva il suo sviluppo venivano contemporaneamente allestite nuove versioni della 750 per mantenere vivo l'interesse del pubblico. Al salone di Londra del 1971 la 750 impiegava un doppio freno a disco anteriore, mentre un altro prototipo era caratterizzato dal freno a tamburo dello Scrambler 450. Subito dopo la presentazione della 500 fu presa in considerazione l'eventuale commercializzazione della 750, che sarebbe risultata comunque diversa dai precedenti prototipi in un sacco di particolari. LA PRODUZIONE DI SERIE La prima produzione ebbe inizio nel luglio del 1971. Taglioni considera i primi esemplari una sorta di preserie dato che, come lui stesso ha dichiarato: "Non eravamo pronti per costruire su larga scala". Infatti i primi pezzi usciti avevano caratteristiche diverse da quelli prodotti in seguito. Oltre a questo si aggiunge il fatto che risulta difficile fare un'analisi delle caratteristiche tecniche riguardanti i primi tre anni di produzione, dal momento che non esiste una documentazione dettagliata in proposito. La produzione totale (compreso il modello Sport) si aggira intorno alle 7.500 unità: stiamo parlando, è bene ricordarlo, del periodo in cui persistevano continui problemi di risorse. La numerazione del motore cominciò dalla sigla DM750 750001 e le prime 750 GT erano praticamente assemblate a mano…..... Traduzione: Lorenzo Miniati Continua sul numero di Gennaio 2001 |
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