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di Lorenzo Miniati |
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Mentre provavo il nuovo Monster S4 la mia mente era immersa in una spontanea riflessione. Un tempo, diciamo a cavallo tra gli anni 70 e 80, le moto erano di un livello tale che il loro limite principale era costituito, spesso e volentieri, dalla ciclistica. Nei primi anni novanta, invece, la dotazione tecnica consentiva già ottime prestazioni, ma solo ai piloti più esperti. |
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Oggi come oggi, viceversa, la qualità dei mezzi ha raggiunto un’efficacia e una facilità di guida sconcertanti, restringendo al "fattore campo" il solo agente limitante. Già, chiunque (o quasi) riesce a sfruttare buona parte delle doti racchiuse nelle moderne moto di serie, non fosse per il fatto che, i limiti di velocità in primis e, in secondo luogo, la qualità delle nostre strade, impediscono di dar fondo ai troppi cavalli a disposizione. Il Monster S4 è un esempio di questo fenomeno: una moto potente, efficacie dal punto di vista ciclistico e non troppo impegnativa. Bastano venti minuti di guida per entrare in sintonia con questo mezzo, che peraltro, diciamo la verità, è nuovo fino a un certo punto, visto che rappresenta la naturale evoluzione di un modello con diversi anni sulle spalle. Ad ogni modo il feeling porta subito alla ricerca del limite, al numero; cose che uno non si sarebbe mai sognato di fare fino a quel momento, tutto a un tratto le vede a portata di mano, e mentre le fa non capisce nemmeno come ci sta riuscendo! Però attenzione: anche un fuoriclasse come Ronaldo incontrerebbe dei seri problemi se dovesse dribblare il suo avversario... sul ghiaccio! Così l’S4, capace di ogni genere di disimpegno, talvolta deve fare i conti con il manto che va a calpestare. |
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E l’S4,
come dicevamo, non fa eccezione a questa tendenza, dimostrandosi completa e
matura sotto ogni punto di vista. |
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Data l'importanza estetica che il
motore assume su una moto come il Monster, il propulsore dell'S4 è stato
diversificato da quello che equipaggia le moto "vestite"
attraverso una colorazione grigio-alluminio e coperchi delle cinghie di
distribuzione in fibra di carbonio. L'adozione del cambio a sei marce
derivato dal modello 748, abbinato a una trasmissione secondaria leggermente
più lunga rispetto al modello a due valvole, consentono infine di sfruttare
appieno le doti prestazionali del bicilindrico raffreddato a liquido da 916
cc…
Continua sul numero di Gennaio 2001 |
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