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Editoriale Di Claudio Falanga Mentre leggerete questo editoriale di Mondo Ducati, il sottoscritto dovrebbe essere impegnato in un viaggio in Canada. Il programma prevede una decina di giorni in motoslitta alla scoperta di posti suggestivi, panorami mozzafiato e natura selvaggia. Ora, come mi sia imbarcato in quest’avventura, io che sono uno dei soggetti più freddolosi al mondo, è storia molto lunga. Però, nel caso resti lì, perché trasformato in un surgelato Findus, oppure perché entrato nella riserva alimentare di un Grizzly, o sedotto da una bella canadese (non una tenda), sappiate che è stato bello stare in vostra compagnia. Nel caso che, nonostante tutto, io possa fare ritorno in Italia, beh, allora, dovrete sopportarmi ancora sulle pagine di questa rivista. Ci attende un anno ricco di novità Ducati che mi vedono particolarmente interessato. Due sono però le cose per le quali sono veramente curioso. La prima è l’esordio della MotoGP Ducati, la già mitizzata Desmosedici. Confessatelo, anche voi non vedete l’ora di assistere al potenziale di questa moto che tanto ci fa sognare. Anche se la ragionevolezza ci porterebbe ad attendere almeno una stagione di «acclimatamento» della squadra, tutti speriamo nel miracolo di vedere la Rossa di Borgo Panigale sfrecciare davanti all’armata nipponica fin da subito. Incrociamo le dita: il potenziale tecnico e umano c’è. A mio avviso è valida anche la scelta di Capirossi a fianco di Bayliss, perché il romagnolo ha un’ottima esperienza e tra il terzetto di punta del motociclismo nazionale mi sembra il più maturo e il meno avvezzo a fare la «prima donna». E’ un pilota veloce, simpatico e forse il più vicino allo spirito della Superbike, dove i nostri Max e Vale riceverebbero un sacco di fischi per l’autentica mancanza di sportività che più volte hanno dimostrato. Loris e Troy dovrebbero andare d’accordo e questa è una condizione necessaria per far funzionare bene una squadra, al di là della componente tecnica. L’altra cosa che m’incuriosisce è la Multistrada, che spero di provare presto. Si tratta probabilmente della mia prossima moto (anche se lasciare la Gran Canyon sarà un vero dispiacere). Già tre anni fa Terblanche mi aveva fatto intravedere la possibilità di avere tra le mani un mezzo simile al mio, ma, a suo dire, più leggero e potente. Bene: voglio proprio vedere cosa la matita del sudafricano ha progettato e non solo stilisticamente. Si tratta anche, da parte di Ducati, della nascita di una nuova «famiglia» che dovrebbe da qui a poco vedere altri modelli affiancarsi al 1000 Dual Spark. Mi aspetto una sorta di Supermotard di grossa cilindrata, dannatamente efficace sui tratti di misto e incredibilmente intuitiva da guidare. In pratica, l’ennesimo Pompone capace di far veder i «sorci verdi» alla concorrenza sui percorsi guidati. In questo numero potrete comunque gustare un paio di novità molto interessanti che il sottoscritto è andato a provare in terra di Spagna. Nonostante avessi promesso a Miniati di mandare lui, il «Diretur» ha dovuto soggiacere all’insistenza che hanno mostrato in Ducati e si è dovuto «sacrificare» di persona. M’impegno però ufficialmente a mandare il nostro Lorenzo alla presentazione della 999R che sono sicuro testerà con maggiore efficacia dell’ormai anziano direttore. Nell’attesa
di vedere in produzione anche una motoslitta Ducati, vi mando un
caloroso saluto (ne ho bisogno) e un caro abbraccio. Continua sul numero di
gennaio 2003!
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