DUCATI 450 MONO CORSA
UN GIOIELLO UNICO

Dal laboratorio di Marco Mozzone, una special da corsa realizzata con infinita passione partendo da un rarissimo telaio da competizione
di Marco Masetti
foto di Zep Gori


Marco Mozzone è davvero un personaggio singolare che non può che appassionare i fan della Ducati: avvocato mancato per scelta (si è stancato dell’ambiente a pochi esami dalla laurea in giurisprudenza), ha deciso di seguire il cuore e l’esempio paterno, aprendo un’officina o ,sarebbe più corretto dire, un atelier di moto, a Cairo Montenotte in provincia di Savona.

Le moto, soprattutto special sportive, che escono dalla sua pulitissima officina sono molto spesso Ducati e c’è una spiegazione...  Marco è appassionato delle Ducati fin dalla nascita e inoltre è il discepolo di Giorgio Nepoti, lo storico tecnico fondatore assieme a Caracchi Senior della NCR, vero e proprio reparto corse distaccato della Ducati, oggi purtroppo chiuso. Le impareggiabili lezioni di Nepoti (a parte qualche problema di lingua: Mozzone non ha studiato l’indispensabile dialetto bolognese) e la naturale predisposizione del tecnico ligure hanno fatto davvero miracoli e oggi i due si ritrovano a gestire le moto, naturalmente Ducati, del Team Garella nella Supersport.
Dall’officina di Cairo Montenotte (019/501590) sono passate molte Ducati a uno e due cilindri, raffreddate ad aria e a liquido e di tutte le cubature.

Promettendovi di ritornare da quelle parti, questa volta vi propongo una godibilissima special d’epoca, una mono 450 che, oltre all’abilità del tecnico, testimonia anche la sua incrollabile passione per la marca bolognese.
La sua monocilindrica riprende in modo inequivocabile i temi delle moto che correvano negli anni Sessanta, senza però farsi prendere la mano dagli eccessi delle attuali “gruppo 5” che risultano molto competitive in pista ma poco fedeli ai modelli originali, quindi si tratta di una special “filologicamente” ben realizzata e davvero preziosa per la qualità dei pezzi montati.

L’operazione prese il via con il ritrovamento presso la NCR di un telaio “ufficiale” con tubi al Cr-Mo e soprattutto dotato di forcellone oscillante in tubi a sezione ovale, il segno distintivo delle mono da corsa ufficiali di Borgo Panigale. Di questi telai (quindi non stiamo parlando dei tanti ex Scrambler “nobilitati” ) non ne sono rimasti molti al mondo...

A questo punto bastava un bel motore di 450 cc per fare bella figura, ma Mozzone non è un tipo che si accontenta, e quindi ecco arrivare un albero motore speciale realizzato per le 450 agonistiche dell’epoca con biella a doppia fila di rulli. Il pistone è ad alta compressione (più di 10 a 1...) mentre la testata è stata lavorata con ricetta dell’epoca e monta valvole maggiorate e  cammes con profilo da corsa. Il propulsore ha poi visto l’arrivo di una primaria a denti dritti, mentre, secondo una valida ricetta di Mozzone, tutti gli ingranaggi sono stati alleggeriti al fine di risparmiare peso inutile. Il carburatore è un minaccioso Dell’Orto da 42,5 mm che respira direttamente aiutato da un cornetto ridotto ai minimi termini.

L’accensione, contrariamente alle tendenze più in voga nelle corse d’epoca, non è elettronica e quindi sono rimaste le puntine e la bobina, anche se il loro numero è raddoppiato. Anche il carter del selettore del cambio è stato alleggerito mediante fresatura.
Lo scarico a trombone è montato elasticamente, si sa i mono Ducati di 450 cc vibrano parecchio; inoltre il collettore passa sotto la coppa dell’olio.
La ciclistica, sempre nel rispetto dello spirito dell’epoca, monta pezzi originali (o replicati perfettamente) e, come la meccanica, è tutta nuova di fabbrica, quindi a zero chilometri: invidio molto il possessore di un simile gioiello.

I freni sono naturalmente a tamburo con l’anteriore Ceriani da 230 mm a quattro ganasce in elektron realizzato da Magni e fissato alla forcella (una Ceriani con steli di 35 mm montata su piastre a suo tempo usate dai piloti Ducati) con ancoraggi ricavati dal pieno.
Il freno posteriore è un tamburo da 180 mm simile  quello montato sui 75O S e fissato con una staffa in alluminio. Sempre dello stesso materiale sono i cerchi della Borrani che montano pneumatici Michelin TF 11 nelle misure di 100/80-18 all’anteriore e di 110/90-18 dietro.

I mezzi manubri e le leve sono Menani mentre anche il contagiri è un classico anni Sessanta, ovvero un Veglia Borletti competizione a funzionamento meccanico. Sella, parafango posteriore e serbatoio sono in vetroresina; il tappo del carburante è in alluminio, certosinamente ricavato dal pieno. Da notare anche che la bulloneria è tutta in acciaio inox alleggerita al tornio. Gli ammortizzatori sono di tipo più moderno, quindi adatti alla guida sportiva di oggi: si tratta di due unità Bitubo appositamente realizzate per questa moto.
Presentano la regolazione micrometrica della molla e la possibilità di agire sull’idraulica sia in estensione che in compressione. Unità del genere erano un sogno futurista per i piloti Ducati che correvano nella temporada romagnola, ma un tocco di progresso non guasta mai. Anche la secondaria segue questa regola: vede infatti all’opera una corona in ergal da 5/8-1/4 con catena DID GP nelle identiche misure. Per finire un autentico tocco di classe: le targhe portanumero sono realizzate in lamiera d’alluminio battuta a mano. Un dettaglio certosino per una moto fantastica da prendere a riferimento per realizzazioni analoghe anche se meno impegnative e non solo dal punto di vista economico.

Marco Masetti
Foto di Zep Gori


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