DUCATI ST2
DR. JECKILL E MR. HIDE

La Ducati ST2 a Jerez de La Frontera: una sport turismo che strizza l'occhio agli smanettoni
di Claudio Falanga


E’ la moto più attesa dell’anno. Un nuovo modello Ducati che ha catalizzato l’attenzione della stampa motociclistica mondiale e del pubblico, fino dalla presentazione al salone di Colonia ed al Motor Show di Bologna. Una moto inusuale per una Casa volta prevalentemente alle sportive di razza, una nuova sfida su un terreno fino ad oggi inesplorato.

Ma c’è di più: la ST2 rappresenta un attacco diretto ad un segmento di mercato, quello delle Sport Touring, fino ad ora esclusivo dominio dei giapponesi. Quindi si confronta, non tanto con le gran turismo teutoniche o di casa nostra, ma con alcuni modelli orientali che hanno rappresentato la punta di diamante della loro produzione: prima fra tutte la Honda VFR 750. Insomma moto dai grandi numeri. Dopo averla provata siamo sicuri che la ST2 rappresenterà il punto di riferimento per questa categoria per diverso tempo. I giapponesi sicuramente replicheranno a questo attacco, ma dalla parte della ST2, oltre alle grandi doti tecniche, c’è anche il nome Ducati, un nome che da alcuni anni è unanimemente riconosciuto, non solo dai motociclisti,  come sinonimo di tecnica, prestazioni, velocità, fascino e prestigio. Una moto che intrigherà molti, anche quelli che appeso il casco al classico chiodo per “motivi di famiglia”, potranno cavalcare una Ducati finalmente in coppia, grazie ad una sella dove il passeggero non si sente un intruso sistemato alla meno peggio. Sulle prime eravamo titubanti sulla riuscita del progetto: poteva una Ducati essere anche una moto da turismo? E se di una moto per turismo si trattava, non avrebbe intaccato l’immagine sportiva Ducati? Dopo aver percorso pochi chilometri i dubbi si sono sciolti: in via Cavalieri Ducati, a Borgo Panigale, hanno fatto veramente un bel lavoro.

Il risultato è il giusto mix fra i due generi, forse con una vocazione leggermente più sportiva, ma questo non ci dispiace perché una Ducati è sempre una Ducati e la guidabilità e le prestazioni sono fuse nel suo acciaio. Non è ai livelli di comfort delle gran turismo, ma consente sicuramente grossi spostamenti in coppia e con una buona possibilità di bagaglio.

Una Ducati comoda, dalla posizione di guida non esasperata, con una discreta protezione aerodinamica, da condurre in scioltezza e tranquillità, oppure da guidare sportivamente, magari da soli, per prendersi delle belle soddisfazioni contro moto più cattive. Insomma, come l’ha definita Domenicali: Dott. Jeckill e Mister Hyde.

COME VA

Al primo approccio abbiamo subito apprezzato il buon inserimento ergonomico. La sella è sufficientemente morbida, il manubrio pone il pilota leggermente inclinato in avanti, ma senza forzature sui polsi. Le leve sono ben distanziate, anche se sui modelli provati quella del cambio risultava un po’ corta (sembra che verrà subito fatta una modifica). Le strade andaluse però non hanno un buon grip e, complice una errata pressione delle gomme (troppo alta), sulle prime siamo rimasti un po’ sorpresi della scivolosità della gomma posteriore. La situazione è radicalmente migliorata portandola a valori “normali”, e in definitiva troviamo consona alla macchina la scelta dei pneumatici Metzeler nelle misure 120/70/17 ant. e 170/60/17 post., che si sono comportati egregiamente in tutte le condizioni, compresa la pista dove è possibile prodursi in gustose derapate in tutta tranquillità.

L’avantreno è splendido, si lascia condurre nelle curve con gran sicurezza e senza alcun bisogno di forzare sul manubrio. Sembra che basti pensare di fare la curva e già si è nella migliore traiettoria, confortati da un telaio ineccepibile anche nei curvoni veloci e sullo sconnesso. La forcella, una upside down con steli da 43 mm e corsa di 130 mm, su strada ha un ottimo comportamento, e risulta buona anche in pista, dove mostra solo qualche limite nelle staccate più violente, ma niente che possa compromettere l’ottimo inserimento in curva. Agendo sulle regolazioni, si può migliorare ulteriormente, ma il compromesso è inevitabile per una macchina di questo tipo. La ST2 consente sicuramente di confrontarsi su percorsi di misto, con macchine ipersportive, dove lavorando sapientemente di gas, si possono sfruttare, senza timore, tutti i cavalli a disposizione, grazie al lavoro fatto dai tecnici Ducati per migliorare i valori di coppia. L’impianto frenante Brembo, con il doppio disco anteriore da 320 mm e quello posteriore da 245 mm, è efficiente anche sotto sforzo prolungato, e garantisce spazi di arresto ridotti, confortato anche dal buon appoggio della gomma anteriore. L’ammortizzatore posteriore con corsa di 65 mm, regolabile in estensione, compressione e precarico molla si comporta onestamente, garantendo un buon comfort, anche sullo sconnesso ed un’ottima tenuta di strada. Per quanto riguarda lo splendido motore dobbiamo dire che è generosissimo: spinge dai 3000 ai 7500 giri circa, con una fluidità sorprendente. Sotto i 3000 giri permane (seppur in maniera minore) la classica tendenza Ducati a strappare, e sopra gli 8000 si avvertono un po’ di vibrazioni, tuttavia sempre a livelli accettabili. La cilindrata di 944 cc, la più alta mai prodotta dalla Ducati per un due valvole, è una scelta voluta per garantire un buon “respiro” ad un motore destinato ad essere utilizzato per lunghi trasferimenti.

Questa importante cubatura permette di non stressarsi con l’uso del cambio ma di godere della coppia generosa, ottenuta anche grazie ad un volano di discrete dimensioni. Non sbagliamoci però, questo è un motore ben lontano da altre unità prodotte in Italia per uso turistico. E’ un motore raffreddato a liquido, con alimentazione ad iniezione elettronica (Marelli), attentamente studiato per ottimizzare il rendimento termodinamico, al punto che si parla di 20 Km con un litro di carburante come consumo medio, cosa che ci pare plausibile, visto che dopo aver percorso centoventi chilometri di strada, non avevamo intaccato nemmeno 1/4 di serbatoio (almeno da quanto indicato dall’indicatore analogico).

A tal proposito, ci  è piaciuto il ponte di comando, con il pannello a cristalli liquidi posto al centro (sotto il contachilometri e il contagiri) che è sempre ben leggibile anche con la luce più forte e che indica, tra l’altro, l’ora ed il livello di carburante. Per quanto riguarda la velocità noi siamo riusciti a leggere i 220 di contachilometri (raggiunti, ahi noi, su strada aperta), ma la casa assicura che la moto raggiunge i 225 effettivi. Qualche perplessità ci ha lasciato il cavalletto laterale che risulta di non facile azionamento da bordo, mentre quello centrale è confortato da una maniglia posta a lato del telaio che rende molto più agevole la manovra. Il passeggero dispone di una porzione di sella ampia e confortevole, con una giusta distanza dalle pedane che rendono la ST2 “papabile” da quanti vogliano fare le ferie in coppia, grazie anche alle borse che dovrebbero essere disponibili dalla fine dell’anno ad un prezzo veramente interessante (si parla di 3/400.000 lire). Un’altra novità è la possibilità di regolare l’altezza dei terminali di scarico a seconda dell’utilizzo. Più precisamente, montando le borse (che suggeriscono una guida più turistica), i terminali saranno posizionati più bassi, mentre senza le borse è possibile regolarli ad un’altezza superiore in maniera da consentire una maggiore possibilità di inclinazione in curva e, non ultimo, un aspetto più “cattivo”. Altra novità, sono gli specchi a doppia curvatura, con le superfici esterne capaci di un angolo di campo elevato, ed in grado di eliminare il famigerato “punto morto”.

A CHI E’ DESTINATA

Se vogliamo partire dai ducatisti, senza dubbio possiamo dire che la ST2 è destinata a tutti. E’ una moto facile da guidare, intuitiva, comoda quanto mai nessuna Ducati lo è  stata, parca nei consumi, bella, grintosa. Chi scende da un 916, si compiacerà  immediatamente della posizione di guida ed anche se la “cavalleria” non è paragonabile, saprà apprezzare la ciclistica equilibrata (ma a tal proposito va detto che per il prossimo anno è già in fase avanzata di progettazione una ST4 con motore a quattro valvole che dovrebbe ridurre il gap prestazionale con il 916).

Chi ha una Ducati della serie Super Sport, troverà molte delle caratteristiche dei modelli 2 V ma decisamente migliorate: una erogazione ancora più fluida (grazie all’alimentazione elettronica ed il volano di maggior dimensioni), una posizione di guida non affaticante, un angolo di sterzo finalmente sufficiente per permettere le inversioni senza tanti patemi, e una facilità di guida disarmante, al punto che quasi ci sentiremmo di consigliarla ai motociclisti di “primo pelo”. I possessori di Monster apprezzeranno subito la protezione aerodinamica, per non parlare dell’ospitalità per il passeggero, che su qualsiasi delle Ducati sopra citate non è assolutamente paragonabile a quella offerta dalla ST2. E’ veramente la moto per i ducatisti che non vogliono rinunciare ad un solido rapporto affettivo (e sappiamo bene quanto abbiamo messo a dura prova mogli e fidanzate con le nostre moto), senza rinunciare al gusto corsaiolo. E’ la prima Ducati per fare viaggi “veri”, senza mettere alla frusta l’equilibrio psicofisico. E’ quello che la Paso non è riuscita a realizzare: una moto per tutti i giorni, per tutte le scampagnate, per tutte le sfide possibili in strada ed in pista.

Per quanto riguarda il resto del mondo motociclista, siamo sicuri che la ST2 avvicinerà alla Ducati molti di quelli  che ne erano intimoriti dal prestigio ipersportivo, dalla nomea di moto scomode.

Motociclisti che potranno fregiarsi di appartenere alla famiglia Ducati e nel contempo godere delle migliori caratteristiche che una sportiva può offrire in termini di stabilità e frenata senza rinunciare alla comodità e alla protezione aerodinamica. Chi scende da una jap, potrà senza dubbio apprezzare la sincerità di comportamento. Noi in ben 5 ore di prova su strada e 90 minuti in pista, non abbiamo temuto, neanche per un solo istante, una qualche reazione imprevedibile. Con la ST2, ora come ora, ci pare impossibile sbagliare, perdona tutto: staccate un po’ oltre il limite, uscite di curva con marcia sbagliata, sfollate, pieghe esagerate.

La moto è sempre neutra, stabile, con la gomma posteriore in trazione, sicura e sincera come solo una sportiva di razza sa esserlo; comoda e rilassante come solo una turistica concede. Credeteci: tutto questo entusiasmo non è esagerato: la ST2 è veramente una gran moto, una vera Ducati concepita anche per renderne l’utilizzo un piccolo (o grande) piacere della vita.

LA PROVA DEI GIORNALISTI

Nei due giorni a Jerez dedicati alla stampa italiana (quella straniera era presente nei due giorni precedenti), abbiamo avuto modo di confrontare le nostre impressioni con quelle degli altri giornalisti presenti. La Ducati per questo avvenimento ha fatto le cose in grande, invitando non solo la stampa specializzata, ma anche coloro che si occupano di motociclismo per riviste non specializzate, testate televisive o agenzie di stampa. Ne sono quindi scaturite delle opinioni discrepanti in alcuni punti, prima fra tutte la collocazione della ST2 nella categoria delle moto sportive o turistiche. Il punto comune fra tutti gli intervistati riguarda la grande guidabilità del nuovo prodotto Ducati.

Infine, ad ogni giornalista abbiamo chiesto di definirla con un aggettivo che sintetizzasse in una sola parola la prima sensazione ricevuta; l’opinione che a pelle hanno provato, la prima impressione che è quella che in definitiva incide positivamente o negativamente sul giudizio di chiunque.

Ne sono scaturiti degli aggettivi interessanti, quasi tutti entusiastici.

Giovanni Di Pillo (Tele Montecarlo):

Superlativa. La prima impressione è stata estremamente positiva su tutti i fronti. E’ la prima Ducati della storia ad essere interpretata con dei canoni costruttivi da Sport Touring, mantenendo inalterate le caratteristiche che sono la sua filosofia: quindi motore bicilindrico, telaio in tubi, grande guidabilità, grande maneggevolezza, possibilità di piega notevoli ecc... Per uno come me, che non è un mototurista, mancano una ventina di cavalli, ma pensandola in chiave di utenza mototuristica va bene così. Mi sono trovato splendidamente con tutto, dalla posizione di guida ai freni. E’ una moto che avrà molto, moltissimo successo in tutto il mondo.

Donato Mancini (Agenzia Ansa):

Cattivella. Per me è un mostro, è troppo potente per i miei gusti. Per quanto mi riguarda, è fin troppo esuberante e ho avuto qualche difficoltà a controllarla a causa della ruota posteriore che aveva la tendenza a slittare.  Sul misto stretto mi è sembrata un po’ difficile. Avrei preferito una moto un po’ meno sportiva e un po’ più turistica. E’ una moto grintosa con cui divertirsi in due senza rinunciare ad andare forte.

Claudio Corsetti (Moto Sprint):

Rilassante e piacevole. Hanno centrato l’obiettivo. E’ una Sport Touring con un fascino particolare, discretamente confortevole e molto equilibrata. Il cliente tipo è una persona che aveva sempre desiderato prendere una Ducati, perché attirato dal suo nome e dal suo fascino, ma non si era mai avvicinato perché spaventato dalle caratteristiche ipersportive delle Ducati costruite fino ad oggi. Questa invece è una moto che puoi usare in tante situazioni, dovunque e comunque.
Una delle prerogative che la Ducati ha dichiarato per la ST2 è l’adattabilità alla guida sportiva e alla guida turistica. Ho provato a variare le regolazioni alle sospensioni e devo dire che, seppur in maniera non esagerata, sono sensibili alle personalizzazioni. Se costasse qualcosina in meno direi che potrebbe essere una moto di grande successo.

Aldo Bolognini (Viaggiare):

Grintosa. Calcolando che io vado in moto come turista, per me è una moto troppo sportiva che lascia poco al mototurismo classico, se con questo termine si intende quello che va in giro con la visiera alzata, si guarda intorno e a cui piace viaggiare senza eccessiva velocità. E’ una Ducati per un pubblico Ducati.
Uno che è abituato ad andare con un BMW con questa si prende paura. E’ il mezzo ideale per chi vuole grandi prestazioni e si vuole portare dietro, senza troppi problemi e “discussioni” la moglie o la fidanzata.

Mario Cornicchia (Capital):

Bella. E’ piacevole anche se è più sportiva che Touring. In pista, dove non ero mai entrato, mi ha dato subito sicurezza ed è stato molto piacevole.
Ha delle sospensioni confortevoli. Esteticamente la trovo molto bella, soprattutto la carenatura è ben riuscita, un po’ meno la coda ed il parafango anteriore, ma è comunque di linea molto piacevole.
I freni mi hanno aiutato molto nelle situazioni difficili, le gomme hanno un buon grip: è una moto con la quale è difficile sbagliare.

Roberto Ungaro (Motociclismo):

Piacevole. E’ una moto piacevole da condurre, che fa venire voglia di guidare. Faccio fatica a trovarle una collocazione precisa, ma orientativamente è leggermente più improntata verso lo sport come impostazione generale, anche se ha un assetto, ovvero sospensioni e  gomme, che sono prettamente turistiche. Nella sequenza delle curve scatta quell’automatismo che, ripeto, fa venir voglia di guidare.

Massimo Pini (La Moto):

Godibile. In pista si lascia guidare, anche se la forcella ha i suoi limiti. Non l’ho provata per strada ma penso che avvertirò meno problemi.

Andrea Leggieri (Mototurismo):

Sportiva. Ha un avantreno molto bello, incollato per strada ed una grande maneggevolezza e guidabilità. Il retrotreno invece tende ad allargare in uscita di curva, se non a scivolare. In certi momenti mi ha trasmesso una sensazione di poca fiducia (Andrea ha rilasciato questa dichiarazione dopo aver provato la moto con la gomma posteriore gonfiata a 2,5 bar. n.d.r.). Ha delle belle prestazioni come motore e come frenata.

Maurizio Tanca (La Moto):

E’ Ducati. La trovo confortevole e il pilota si inserisce bene, più o meno ai livelli della mia Honda VFR 750. Bella guidabilità, vibrazioni da Ducati (che sono una sua caratteristica), freni spugnosi che però funzionano bene. Ingresso in curva e stabilità sui curvoni molto buoni, anche nei cambiamenti di direzione rapidi.
Direi che è al 50% sport e al 50% turistica. E’ una moto con la quale si possono fare delle vacanze. Il prezzo lo trovo elevato.

Andrea Mazzali (Super Wheels):

Simpatica. E’ ben equilibrata, un ottima Sport Touring, che in pista ha i suoi limiti di sospensioni e di gomme (per come guida Andrea i limiti saltano fuori da ogni moto n.d.r.). L’ho trovata molto equilibrata. A prima vista può sembrare più una sportiva, però poi nell’utilizzo ci si rende conto che è veramente una Sport Touring.
In pista è facile arrivare con la forcella a “pacco”, ma senza mai perdere il controllo della moto. Ha una buona coppia e progressione, non è cattiva e non ti mette mai in crisi. In pista, in uscita di curva, ha una bella spinta che ti porta a derapare. Le moto con cui si confronta sono la Honda VFR 750 oppure (anche se mi sembra azzardato) il BMW R 1100 RS. E’ una moto da usare a 360 gradi.

Claudio Falanga


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