DUE CAMPIONI, DUE DUCATI...
Casoli e Fogarty, supersport e superbike:
due campioni, due categorie diverse.
Un compito davvero non facile per il team manager Davide Tardozzi.

di Massimo Moretti
foto Andrea Tessieri


tardozzi_1.jpgAbbiamo incontrato il team manager della Ducati Performance, Davide Tardozzi, per fare il punto della situazione: ce la farà la Ducati a riprendersi quel titolo che l’anno scorso le è sfuggito? sarà facile far convivere tre “leoni” come Fogarty, Chili e Corser sotto uno stesso tetto, anche se divisi in due team separati? quali chance ha, dopo che si sono svolte le prime gare del campionato, la 916 in versione 1998? Forse nessuno meglio di Tardozzi, per la sua storia come pilota prima e manager poi, è in grado di rispondere a queste domande, anche per il fatto che quest’anno ha la responsabilità della squadra della Ducati Performance e di piloti del calibro di Foggy e Gasolio. Dicevamo di Tardozzi nelle vesti di pilota: sicuramente una grande esperienza, iniziata nel 1979 con il Trofeo Aspes, vincitore di 5 titoli italiani ed un Europeo, oltre che di 4 gare del mondiale superbike, pilota ufficiale Bimota (terzo nel mondiale superbike 1988, sempre con il motore Ducati, però!), fino all’esordio come manager, dall’altra parte del muretto, ruolo nel quale ha conquistato il mondiale superbike ‘96 con Troy Corser e la Ducati 916.

I progetti del team per quest’anno?

Gestendo il n° 1 nella supersport e il n° 2 della superbike, non si può certo dire che Ducati Performance corra per partecipare! Noi corriamo per vincere, poi si starà a vedere: ma con il numero che Casoli e Fogarty portano sulla carena abbiamo il dovere di provarci.

A proposito di numeri, come mai quel numero due sulla moto di Fogarty?

Io credo che non siano riusciti ad avere la moto perfettamente a posto, forse più per rapporti umani piuttosto che per disfunzioni tecniche. Carl è un pilota che anche se non ha la moto perfetta vuole ugualmente vincere: così facendo, insiste e cade.

E’ difficile gestire un pilota come Fogarty?

Fino a adesso sono molto contento, anche se si sono riproposti i problemi tecnici della scorsa stagione: Foggy ha una guida molto particolare e ci vuole una moto fatta per lui. Non è comunque un problema di motore, ma di settaggio.

Ma come ti sembra la 916 versione 98?

Secondo me hanno fatto un grande lavoro rispetto all’anno scorso. La moto è molto migliorata in termini di affidabilità, nonostante le innovazioni come il terzo iniettore. Tutto questo consente ancora notevoli margini di crescita, soprattutto nell’elettronica, dove da quest’anno la Ducati adotta una nuova centralina, la stessa usata in F1. C’è qualche problema nel setting delle sospensioni, che non reagiscono come vorremmo, ma dovremo risolvere tutto presto.

Ci saranno delle novità tecniche a campionato in corso?

Mah, diciamo che la Ducati ci ha promesso qualcosa per il motore, ma non sappiamo ancora di cosa si tratta. Comunque vedo l’azienda molto attiva: fra poco andremo in galleria del vento per valutare nuove soluzioni aerodinamiche che però, come saprai, potremo eventualmente utilizzare solo l’anno prossimo. E’ il regolamento, tutto va omologato.

Per quando riguarda Casoli?

Credo che sia lui l’uomo da battere, anche se quest’anno sarà molto più dura. La Yamaha va forte, la Michelin sta lavorando molto bene per i suoi piloti, però penso che noi abbiamo qualcosa in più. La moto è praticamente la stessa dell’anno scorso, con qualche cavallino in più.

Com’è organizzato il team?

C’è un ingegnere della Ducati sempre con noi, un tecnico della Ohlins che segue i tre ufficiali e un ingegnere della Marelli. Poi c’é un capomeccanico, tre meccanici e un elettronico. Il problema è gestire due piloti che fanno campionati diversi, con moto diverse, con gomme diverse. E’ difficile anche provare insieme, sono praticamente due team diversi.

I rapporti con la Ducati come sono?

Dire ottimi è dire poco: sono molto contento. Con la nuova gestione, poi, ho visto più professionalità, anche se non posso assolutamente dire nulla sulla gestione umana dei Castiglioni. Ora c’è un rapporto diverso, più business, però c’è più chiarezza.

Massimo Moretti
Foto Andrea Tessieri


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