FRECCIA TRICOLORE
Variazione Bimota su tema Ducati:
movimento veloce con brio.

di Claudio Falanga


db4_1.jpgSecondo la ben nota teoria di Einstein, e di quello che posso averne capito, il tempo è un parametro relativo. Questo forse spiegherà perché uno Swatch, che costa cento volte meno di un Rolex, non perde un secondo, mentre quest’ultimo va spesso per conto suo! 
A parte gli scherzi, tutti sappiamo che un oggetto assume un determinato valore non solo per le doti intrinseche, ma per tutta una serie di componenti, non per ultima l’esclusività. Ebbene, quando guardiamo una Bimota dobbiamo partire dalla stessa considerazione, ovvero di trovarci di fronte ad un oggetto d’arte, un opera di alto artigianato, ma comunque capace di esprimere anche notevoli doti intrinseche. La Bimota DB4 è una moto esclusiva, un oggetto d’arte, un potente mezzo di divertimento, da guardare, da tenere amorevolmente in garage, da usare per strada ed in pista. E’ un Rolex che al momento giusto può far scorrere il tempo più velocemente.

COME E’ FATTA

La DB4 è a nostro avviso una delle Bimota più belle e non lo diciamo solo per il connubio con il propulsore Ducati, ma soprattutto per l’estetica e la colorazione scelta dall’atelier bolognese. La DB4 fa riferimento alla fortunata serie DB1 con livrea bianca e fasce tricolori che stanno ad esprimere tutta l’italianità del progetto. Solo tre altre moto Ducati hanno avuto un connotato tricolore così marcato: la Ducati 900 MHR, ma si trattava di una scelta estetica in onore della Castrol (almeno sulle moto da corsa) e non ai colori nazionali, la Pantah 750 F1, e l’851 Tricolore. Le linee sono estremamente pulite, tese, filanti, nonostante la compattezza della macchina. Il telaio (lo stesso utilizzato in precedenza sulla Mantra) con elementi tubolari in lega di alluminio a sezione ovale, si incastona perfettamente fra carenatura e serbatoio, mentre la parte inferiore della carena va a riprendere il nero del parafango anteriore. Questo consente di dare continuità cromatica fra il cupolino e lo sfuggente codone monoposto, a tutto favore dello sviluppo orizzontale del mezzo. 
Probabilmente sarebbe gradevole anche una versione senza la parte inferiore della carena, così da mettere in evidenza il propulsore più famoso del mondo (forse siamo di parte?!), ma la DB4 è già abbastanza bella così. 

db4_2.jpgIl motore è il due valvole 900 cc che equipaggiava le Ducati SS. Le uniche differenze riguardano un nuovo airbox e il doppio scarico laterale, una scelta nuova sui modelli Bimota, che va a sottolineare la personalità della DB4. La sospensione anteriore è una forcella teleidraulica Paioli con steli da 43 mm, regolabile nel precarico molla e nell’idraulica in estensione. La sospensione posteriore impiega un monoammortizzatore oleopneumatico Öhlins pluriregolabile. I cerchi in alluminio sono da 3.50x17 ant. e 5.50x17 post. e montano rispettivamente pneumatici 120/70 e 180/55, ma sono utilizzabili anche pneumatici nelle misure 120/65 ZR 17 - 120/60 ZR 17 ant. e 190/50 ZR 17 post. 
Potentissimo l’impianto frenante, con doppio disco Brembo da 320 mm anteriore ed 230 mm posteriore, sempre Brembo naturalmente.

COME VA

Abbiamo avuto a disposizione la DB4 durante la presentazione dell’ultima nata in casa Bimota, la SB8R. Purtroppo la sfortuna ha voluto che si trattasse delle uniche giornate meteorologicamente av-verse in un periodo di primavera. 
Praticamente il colpo di coda dello scorso terribile inverno, che ci ha privato - e con noi tutto il resto della stampa specializzata - della possibilità di testare a fondo in circuito le moto. Mentre i vertici della casa riminese decidevano se fosse il caso o no di girare in pista, abbiamo deciso di ovviare al problema girando su strada. Nel pomeriggio con un leggero aumento della temperatura abbiamo provato anche in pista, ma in realtà è su strada che ci siamo divertiti maggiormente. 
Comunque non ci siamo fatti sfuggire una succesiva possibilità di provare la moto, sempre sul circuito di Misano e con l’ausilio di un tester d’eccezione come il pilota Liverani che, come testimoniano le foto d’anteprima che pubblichiamo in queste pagine, ha avuto modo di provare in modo ottimale la DB4. Quindi, nel prossimo numero, troverete un articolo interamente dedicato al comportamento in pista di questo modello .

db4_3.jpgMa torniamo alla cronaca della nostra prova su strada: percorrendo la strada panoramica tra Misano e Pesaro, ci siamo resi conto che la DB4 è una vera moto da statale. Il punto in comune con la cugina di casa Ducati, la 900 SS, è proprio la propensione per il misto in tutte le sue forme, dal lento al veloce. La DB4 si districa bene in tutte le situazioni, forte del tiro ai bassi, e alle caratteristiche di guida neutre e intuitive, probabilmente grazie all’interasse di soli 1380 mm. 
“Leggero è bello”, e infatti con appena 165 Kg a secco, la due valvole Bimota si fa apprezzare ampiamente nei cambi repentini di direzione ed in staccata. Qualche piccola incertezza dell’avantreno si è verificata solo in uscita di curva su tratti sconnessi, dove una leggera “sbacchettata” - subito assorbita dal granitico telaio - ci ha fatto chiedere se fosse da considerare la presenza di un ammortizzatore di sterzo. La posizione di guida è azzeccata, non troppo caricata sui polsi, ma sportiva al punto giusto. In sella ci si sposta agevolmente grazie alla snellezza della parte mediana della moto (sella-serbatoio) ed alla posizione delle pedane. 
E’ una moto gustosa da guidare, facile quel tanto che ci consente di consigliarla anche a chi non ha grossa esperienza di macchine sportive. E poi quando è ferma non è facile levarle gli occhi di dosso, neanche fosse una di quelle bellissime modelle alle quali fai fatica e rivolgere la parola; una moto che davanti a qualunque bar, su qualunque passo, anche tra centinaia di altre moto si fa notare. 
Se siete alla ricerca di belle e sincere emozioni, ma volete distinguervi dalla massa, allora la Bimota DB4 può fare veramente al caso vostro, anche perché, seppur di fascia alta, il prezzo di 26.060.000 non è ancora stratosferico. 

DB: UN PROGETTO LUNGO 15 ANNI

db4_4.jpgRisale al 1985 la presentazione della DB1, la prima Bimota tutta italiana, un progetto importante che trovò il consenso del pubblico. 
Prodotta in 453 esemplari, ancora adesso le DB1 sono moto assai apprezzate e molto ricercate dai collezionisti. Il pregio della DB4 è quello di riferirsi direttamente a questo modello di successo. Il DB1 montava un Pantah 750 capace di spingere la macchina alla velocità di 195,6 Km orari come rilevato da test giornalistici dell’epoca. Un particolare importante è il fatto che delle moto prodotte ben 360 siano state vendute in Giappone. Alla DB1 segue la versione S leggermente potenziata e prodotta in 63 esemplari, cui fanno seguito i 153 della versione SR di colorazione quasi completamente rossa. Con la DB2 la cilindrata passa a 900cc, dapprima con una versione a carburatori, poi ad iniezione (versione SR). A distanza di otto anni (1993) dalla presentazione della DB1, Bimota, con la DB2, punta ancora sul connubio con la casa di Borgo Panigale, per una moto dedicata a chi apprezza il bicilindrico e non le prestazioni assolute. La DB2 e stata prodotta in un totale di 665 esemplari. Il progetto esteticamente più ardito però riguarda la Mantra, che segna il tentativo, sinceramente non molto riuscito, di allargarsi verso le “naked” da parte di una casa votata alla moto sportiva pura. Presen-tata al salone di Colonia 1994 sulle prime viene considerata solo uno studio stilistico, mentre è stata prodotta in ben 426 esemplari. Il “testimone” ora passa alla nuova DB4 che sicuramente farà onore al successo delle precedenti versioni, soprattutto sui mercati stranieri.

Claudio Falanga


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