di Franco Bartoli

Probabilmente, anzi, sicuramente nessuno ne era a conoscenza: ma grazie ai potenti mezzi di Mondo Ducati e dopo un lungo volo transoceanico, la nostra rivista è riuscita laddove fior fiore di settimanali e mensili hanno fallito: rintracciare e fotografare la Ducati di Fidel Castro.
Non vi nascondiamo che abbiamo rischiato più volte la pelle, confidando nella soffiata del nostro agente all’Avana e sfidando i servizi segreti di mezzo mondo che ci pedinavano per scoprire cosa ci facesse un corrispondente di una rivista prestigiosa come Mondo Ducati nelle vie della vecchia Avana.
Con grandissima circospezione siamo riusciti a seminare tutti (mettendo a frutto le lezioni impartite dalla FBI - Federazione Bicilindrici Italiana - e dalla DIA - Desmodromici Italiani Antigiap) e ad arrivare per primi sul luogo del delitto, che poi non è altro che il Museo dell’Automobile che si trova vicino alla cattedrale della capitale di Cuba.
Oddio, forse parlare di Museo è un po’ troppo, in quanto si tratta di uno scassatissimo garage che ospita, al buio e in ambienti del tutto inadeguati, un bel po’ di macchine e mezzi d’epoca.
Fra questi, a sentire la curatrice del Museo, si trova anche l’auto di Al Capone che, come i meglio informati sapranno, scorrazzava per l’Avana controllando le entrate dei numerosi Casinò che al tempo infestavano
l’isola. Ma il Museo dell’Automobile non ospita solo mezzi a quattro ruote, come pensava qualche ingenuo che aveva l’ambizione di precederci!

Eh, no Signori, in un angolo del Museo, ahimè circondata da numerose Harley Davidson appartenute alla polizia di Batista (il dittatore che nel 1959 fu spodestato dalla rivoluzione promossa da Castro e Che Guevara) c’era lei: bellissima, anche se coperta di polvere e anche un po’ arrugginita, una splendida Ducati 900 SS che brillava di luce propria nella sua splendida livrea blu e argento.
Dopo mille contrattazioni e dopo aver millantato contatti e aderenze con i capi della rivoluzione, siamo venuti a sapere come cavolo fosse arrivata là: fu donata negli anni settanta dalla Ducati a Fidel Castro. Un dono prezioso che Castro, più a suo agio con i sigari Cohiba che con la distribuzione desmodromica, non ha apprezzato più di tanto: infatti, il contachilometri della moto segnava poco meno di seicento chilometri!
Oddio, conoscendo lo stato delle strade di Cuba, immagino che fosse un po’ difficile sfruttare a fondo le prestazioni del possente bicilindrico, però poteva senz’altro fare qualcosa di meglio! Io, comunque, me lo immagino in carena, seguito dalla Jeep delle guardie del corpo, mentre ci dà di gas sul Malecon (che poi non sarebbe altro che il lungomare dell’Avana), ma probabilmente le cose sono andate in modo diverso.
Peggio per lui perché così avrebbe scoperto la causa del crollo del comunismo: l’impossibilità di guidare una Ducati. Ma al di là di queste considerazioni politiche, rimane un grande dubbio: è possibile che, soprattutto nei "freddi" anni settanta, un’azienda statale di un paese della Nato regalasse un suo prodotto a un leader comunista?
Secondo me sono stati gli operai di Borgo Panigale a organizzare una colletta per l’acquisto del "mostro". Ma questo argomento dovrà essere oggetto di più approfondite indagini: acqua in bocca, dunque!
 

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