UNA VERA DUCATI
Il glorioso bicilindrico Desmoquattro della serie SPS è stato
ereditato dalla 996 S, disponibile anche in versione biposto
di Lorenzo Miniati


996s_1.jpgChe dire di una moto che negli ultimi dieci anni ha occupato costantemente le prime pagine delle riviste specializzate e che, per fama e popolarità, rappresenta l’equivalente automobilistico della Ferrari Testarossa? Un bel "Niente!” verrebbe come si suol dire spontaneo, se non che, ogni volta che prende forma l’ennesima versione, ci ritroviamo a leggere di quanto sia migliorata la ciclistica, del fatto che il motore ha un tot di cavalli in più e che anche se le norme anti-inquinamento (acustico e atmosferico) impongono sistemi di aspirazione e scarico sempre più mortificanti, non si sa come ma i tempi sul giro si abbassano come per magia. 

La domanda che tutti (me compreso) si fanno in simili circostanze è: “Sarà vero o ci stanno bellamente prendendo per i fondelli?”

Per una volta voglio mettermi dalla parte di chi legge, cercando di capire se quello che viene fuori dalla stesura di un articolo è di pubblica utilità o serve semplicemente a chi fa questo mestiere per… tirare a campare. Vediamo di analizzare il problema: si sente parlare sempre più spesso del fatto che questa benedetta moto (la 996) continua a essere il punto di riferimento delle maxi a quattro tempi, anche se, in termini di prestazioni pure, si trova ormai a competere con macchine ben più performanti (e qui nascono le prime preoccupazioni). A questo si aggiunge il fatto che, interrogata in merito, la Ducati ha più volte ribadito di non avere intenzione, almeno in tempi brevi, di pensionare questo modello e che comunque, visto il successo che tuttora riscuote, risulta difficile, oltre che sconveniente, muoversi in tal senso. 

Comprensibile lo smarrimento degli appassionati, che vedono un prodotto con ormai diversi anni sulle spalle difendersi dagli attacchi di una concorrenza che, almeno sul piano progettuale, vanta maggior freschezza. E’ pur vero, però, che da un punto di vista filosofico la produzione del Sol Levante vanti un’impostazione completamente diversa rispetto alla nostra, e di questo il ducatista non può che rallegrarsene. In buona sostanza, anziché progredire nello sviluppo partendo da un progetto sempre nuovo, a Bologna preferiscono migliorare le cose che hanno, cercando di sfruttarne al massimo il potenziale.

Eh già, il segreto della famiglia 916 sta proprio nel non essere mai stata la stessa moto, nelle corse come nella produzione di serie. Sfido chiunque a comparare uno dei primi esemplari (tra l’altro i più ricercati) con uno di produzione attuale. Per quanto ben conservato, il “vecchio” risulterà inevitabilmente più impegnativo e meno performante. Piccoli affinamenti, migliorie impercettibili che, sommate l’una all’altra, determinano un comportamento sostanzialmente diverso. Lo stesso divario che divide una buona moto da un’ottima moto. 

D’altra parte non sono soltanto le specifiche tecniche a fare la differenza: sono cambiati i processi costruttivi (chi ha partecipato alle visite in fabbrica ha potuto toccare con mano gli standard qualitativi raggiunti delle linee di montaggio), sono cambiati i pneumatici (oggi sviluppati appositamente per ogni singolo modello), sono cambiati i riferimenti per la taratura delle sospensioni (e qui il merito va all’Ingegner Forni). 

Quello che viceversa non è cambiato è il brivido viscerale che coglie il pilota ogni qual volta ha la fortuna di appoggiare le proprie terga sulla creatura di Bordi e Tamburini…

COM’E’ FATTA

996s_3.jpgCome già successo per la 748, anche la famiglia 996 ha visto uscire di scena la versione SPS in favore dell’ultraperformante R (MD n.19). Il “vecchio” desmoquattro da 123 Cv è stato infatti ereditato dal modello S, che ne condivide il potenziale sportivo abbinando tuttavia un livello di accessibilità superiore, sia in termini di prezzo che di utilizzo. Non per ultima va infatti considerata la possibilità di poter approfittare dell’allestimento Biposto per soddisfare la propria indole “racing” senza dover necessariamente lasciare la fidanzata/moglie a casa (le motocicliste perdonino questo slancio di ignobile maschilismo…).

Il lavoro svolto dai tecnici di Borgo Panigale...

 

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Lorenzo Miniati


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