ASSO PIGLIATUTTO
La prima Ducati partorita dalla geniale mente
dell'Ing. Taglioni ha raccolto una serie interminabile
di successi, costituendo la base
per molti modelli successivi

di Ian Falloon
traduzione di Lorenzo Miniati

marianna_1.jpgOgni volta che una 998R “Testastretta” taglia per prima il traguardo di una qualsiasi gara del mondiale Superbike essa prosegue una tradizione iniziata circa cinquant’anni fa con il mitico monocilindrico monoalbero Gran Sport, la cosiddetta Marianna. La Gran Sport fu la prima Ducati progettata e realizzata in funzione delle corse e il suo successo fece delle competizioni il vero e proprio marchio di fabbrica dell’Azienda di Borgo Panigale. Prima di questo modello, infatti, l’attività agonistica della Ducati era limitata al panorama nazionale grazie al Cucciolo e i suoi derivati. I record velocistici di Tamarozzi nel 1950 e 51 conseguirono i primi riconoscimenti internazionali, tuttavia, per l’impiego strettamente agonistico, il Cucciolo mostrava i suoi limiti. Nelle gare di gran fondo come la Milano-Taranto e il Motogiro d’Italia, la Ducati sperava nel successo delle nuove 60 Sport.

Il Motogiro d’Italia era articolato in nove tappe, tutte su strade cittadine italiane. Erano ammesse motociclette con cilindrata fino a 175 cc. Nella prima edizione del 1953, il Cucciolo 48 ottenne alcuni successi di classe, ma l’anno successivo Alberto Gandossi (in sella a un 98 ohv), pur vincendo due tappe non fu capace di andare oltre il terzo posto finale della classe 100. Nella Milano-Taranto il risultato fu addirittura peggiore, con le Ducati pesantemente umiliate dalle Laverda. Dal momento che il successo in questo tipo di competizioni era considerato di fondamentale importanza per le vendite dei modelli di serie, l’allora Direttore Amministrativo della Ducati, Giuseppe Montano, strappò Taglioni alla Mondial per progettare una moto completamente nuova. In una delle sue interviste Taglioni ha detto: “Montano era così arrabbiato per i pessimi risultati del Motogiro che mi assunse per un anno affinché realizzassi un moto vincente per la stagione 1955”. Dopo appena un mese dalla fine dell’edizione ’54, Taglioni cominciò a lavorare sul progetto Gran Sport.

marianna_2.jpgL’ingegnere romagnolo ha sempre lavorato con grande rapidità e soprattutto ha dimostrato di centrare gli obiettivi importanti al primo tentativo. Altri progetti esprimono meglio questo concetto di quanto non faccia la Marianna, così chiamata forse perché nel 1955 fu celebrato “il santo anno di Maria”.

La Marianna non solo era dotata di un motore tecnicamente avanzato, ma era stata concepita per le gare ancor prima che per la produzione di serie. Non a caso si dimostrò, fin da subito, praticamente imbattibile nelle gare italiane di gran fondo e costituì la base per le successive moto da GP e di produzione di serie fino al 1974.

Molte delle sue specifiche progettuali sono state impiegate addirittura sui successivi bicilindrici e persino gli attuali desmo a quattro valvole devono molto alla Marianna. Questo è senza dubbio uno dei più grandi motori Ducati.

La struttura del motore Gran Sport era costituito da un basamento in alluminio diviso verticalmente. Il cilindro era inclinato in avanti di 10 gradi con un singolo albero a camme in testa azionato da un gruppo di ingranaggi a denti dritti. In un periodo dove quasi in tutte le competizioni erano impiegate valvole ad aste e bilancieri, ciò costituì subito un vantaggio per la Gran Sport oltre ad essere la testimonianza diretta della qualità dei macchinari appena installati all’interno della fabbrica Ducati.

marianna_3.jpgTutti i cuscinetti erano a sfere o rulli, l’albero a gomiti impiegava un perno di manovella da 32 mm e quelli esterni da 27. Altra caratteristica mantenuta su tutti i motori Ducati fino alla serie Pantah era l’impiego di una biella in acciaio forgiato con due nervature di rinforzo intorno alla testa e al piede. L’alesaggio e la corsa erano rispettivamente di 49,4 e 52 mm e determinavano una cilindrata di 99,66 cc. Il pistone a tre fasce definiva un rapporto di compressione pari a 8,5:1. Il basamento racchiudeva un cambio a 4 marce collegato alla trasmissione primaria a denti dritti attraverso una frizione multidisco in bagno d’olio.

La batteria e la bobina dell’accensione con le relative puntine erano sulla destra della coppia conica inferiore. La testa era divisa in due pezzi: le valvole da 31 e 27 mm formavano un angolo tra di loro di 80° ed erano chiuse da molle a spirale esterne. All’epoca, quest’ultime erano solite rompersi con una certa frequenza, perciò ogni pilota era fornito di un apposito attrezzo per poterle sostituire rapidamente. Dotata di un carburatore Dell’Orto da 20 mm, la prima Gran Sport erogava una potenza massima di 9 Cv a 9.000 giri. Questo motore era anche estremamente parco nei consumi: meno di tre litri ogni 100 Km di gara.

Il telaio era monoculla in tubi d’acciaio con il motore che fungeva da elemento stressato della struttura, caratteristica ripresa in seguito su molte altre Ducati. Sulla prima versione il motore era ancorato al telaio tramite delle piastre separate dal resto della struttura. Le ruote erano da 17 pollici e il reparto sospensioni prevedeva una forcella telescopica abbinata a una coppia di ammortizzatori. I freni erano Amadoro in magnesio, l’interasse di soli 1,283 e il peso a secco di 80 Kg. Per rispettare il regolamento la moto era equipaggiata con generatore, avvisatore acustico e faro, e anziché la classica pompa dell’aria di derivazione ciclistica (nel senso di biciclette), disponeva di una bomboletta d’aria compressa ancorata al tubo posteriore sinistro del telaio. Con una velocità massima di circa 130 Km/h, la Marianna apparve subito più promettente delle sue progenitrici.

I primi test del prototipo nel febbraio del 1955 furono estremamente incoraggianti. Ufficialmente presentate il 5 marzo, e di conseguenza praticamente mai impiegate in una gara prima d’allora, 37 Gran sport e alcune 98 ohv presero parte...

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Ian Falloon
traduzione di Lorenzo Miniati

 


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