CHI BEN INIZIA...
Pregi e difetti della 750 Sport, l'entry level di Casa Ducati
di Lorenzo Miniati


750sport_1.jpgAvete mai provato a tornare in un posto che frequentavate quando eravate piccoli e dove non andavate da tanto tempo? Sicuramente sì, perciò avete ben presente la sensazione che si prova in casi simili: tutto sembra diventato più piccolo!
In realtà siamo noi a essere cresciuti, ma la cosa buffa è che questo inevitabile fenomeno non è dovuto allo sviluppo dei nostri sensi, ma all’espandersi del nostro bagaglio d’esperienza. A questo punto la domanda nasce come si suol dire spontanea: che cavolo c’entra tutto questo?! Ancora un attimo di pazienza…

Ricordo perfettamente il mio primo test per Mondo Ducati, in sella al Monster 750. All’epoca (sembra ieri ma in realtà sono già passati più di quattro anni), rimasi letteralmente sbalordito dalle prestazioni del Pompone, convinto che una versione con maggior potenza sarebbe stata fuori luogo, se non addirittura pericolosa.
Ma si sa, le cose cambiano, e a distanza di qualche tempo, con diverse prove sulle spalle, l’effetto che un “settemmezzo” due valvole produce sul mio sistema nervoso non è più quello di una volta. Oltre a un barlume di saggezza, gli anni portano infatti a una progressiva "assuefazione" alla velocità, stemperando le stesse emozioni provate in precedenza (chi non è pronto a sostenere quanto andasse forte il cinquantino posseduto a quattordici anni per poi lamentarsi delle prestazioni della propria supersportiva da 100 e passa cavalli scagli la prima pietra!)

Tutto questo per dire che la soddisfazione che si prova con la Sport è relativa all'esperienza personale. Chi ne ha poca rimarrà sicuramente soddisfatto dal comportamento di questa Ducati, mentre quelli che si sono già fatti un po' le ossa avranno se non altro la possibilità di sfruttarne a pieno le doti (cosa che oggigiorno non capita più molto spesso).

COM'E' FATTA

750sport_2.jpgL'estetica della 750 Sport è del tutto analoga a quella della serie SS. Come abbiamo già avuto modo di sottolineare in precedenza, la versione semicarenata è indubbiamente quella che preferiamo.
Primo perché lascia in vista il motore, cosa che su una Ducati andrebbe imposta per legge, secondo perché sottolinea la semplicità di un progetto che prosegue una tradizione storica che dura da quasi trent’anni. La livrea nero opaco abbinata al telaio grigio scuro metallizzato, uguale a quella della serie Dark per il Monster, risulta gradevole, anche se in questo modo le sovrastrutture risultano paradossalmente più soggette allo sporco.

In tema di dotazione tecnica va detto che pur mantenendo la classica impostazione dei bicilindrici di Borgo Panigale, sono state previste alcune limitazioni. A farne le spese è stato l'impianto frenante anteriore, che dispone di un solo disco (contro i due della 750 SS) e di una pompa priva del serbatoio separato. Inoltre l'ammortizzatore posteriore Sachs, pur essendo completamente regolabile, non dispone di frenatura idraulica progressiva.
A parte queste, tutte le altre specifiche sono rimaste immutate, se non aggiornate, rispetto alle precedenti versioni. Il motore, ad esempio, non ha subito alcun tipo di restrizione, mantenendo le sue caratteristiche originali di bicilindrico a L con distribuzione desmodromica due valvole raffreddato ad aria.

La cilindrata di 748 cc è ottenuta attraverso un alesaggio per corsa rispettivamente di 88 x 61,5 mm, corrispondenti a un rapporto di compressione pari a 9:1. La potenza massima dichiarata è di 64 CV a 8.250 giri, mentre la coppia raggiunge il suo valore più alto, 6,1 Kgm, circa 2.000 giri prima.

E' interessante ricordare che, proprio in virtù della sua fascia d'utenza, questo modello è disponibile anche in versione depotenziata per i neopatentati. In tal caso la potenza è di soli 34 CV. Entrambe prevedono l'alimentazione a iniezione elettronica e godono di un rinnovato circuito di lubrificazione, più efficiente grazie a una pompa con gruppo di aspirazione maggiorato.

Come si sa, l'olio svolge un ruolo molto importante nei bicilindrici Ducati raffreddati ad aria e a questo scopo è stato adottato anche un nuovo radiatore KTM. Inoltre sono stati posti dei getti alla base dei cilindri che assicurano un miglior raffreddamento del cielo del pistone e, di conseguenza, degli organi della distribuzione. Quest'ultimi hanno beneficiato di un aggiornamento tecnico ancora più significativo, costituito dall'adozione di pulegge sdoppiate per la cinghia dentata che comanda gli alberi a camme.

750sport_3.jpgLa ciclistica vede impiegata la solita struttura a traliccio in tubi d'acciaio, resa ancora più solida dai nuovi tiranti per gli attacchi tra motore e telaio. Le quote corrispondenti sono di 1.450 mm per l'interasse e 24° per l'inclinazione del cannotto di sterzo. Il retrotreno è gestito da un sistema di tipo Cantilever, mentre davanti troviamo una forcella Showa a steli rovesciati da 43 mm priva di regolazioni. Le ruote sono della Brembo a tre razze in lega leggera e calzano pneumatici Dunlop 204 nelle misure 120/70, 160/60-17.

Di impostazione classica la strumentazione, completa e ben leggibile, contraddistinta da una disposizione molto razionale degli elementi, con il grosso contagiri al centro e il tachimetro asportabile sul lato sinistro, più le varie spie e il termometro dell'olio. Come tutti i modelli post 2000 anche la 750 Sport è stata equipaggiata con il cavalletto che non consente l'avviamento del motore quando questo è in posizione abbassata. Completano la definizione i nuovi specchietti e la generosa protezione per il serbatoio, sempre comoda in caso di staccate impreviste (le motocicliste mi perdoneranno)...

COME VA

750sport_4.jpgPrima di provare la 750 mi ero promesso di condurre il test nel modo più razionale possibile, lasciando che fosse il mezzo a trasmettermi le sensazioni, senza essere "coinvolto" emotivamente. E invece, come al solito…

Continua sul numero di marzo 2001

Lorenzo Miniati


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