ATTENTI AL VIRUS
Mondo Ducati vi presenta una delle più belle
Special viste alla recente Fiera di Padova

di Franco Bartoli

vyrus_1.jpgGrande Ascanio! Ancora una volta ha stupito tutti, con qualcosa di visionario, di mai visto, una provocazione su due ruote.

Nel momento in cui tutti i preparatori puntano sul quattro valvole, su proposte che sono “abbondanti e sopra le righe” e sui soliti nomi, ecco la sua idea: la riscoperta della mitica Bimota Tesi, con sotto un bel motore due valvole e un’estetica che più essenziale e filante non si può. Vyrus, questo il nome cibernetico, e anche un po’ inquietante, che è stato scelto per questo “animale” a due ruote.

Vyrus non è però un esercizio stilistico, ma una moto che Ascanio Rodorigo vuole produrre in piccola serie, non più di 15 esemplari l’anno: il difficile, si può dire, viene ora, anche perché, tanto per complicarsi la vita, Ascanio e la sua truppa vogliono omologarla per uso su strada.

Ahi, ahi, chissà quante altre notti in bianco aspettano i nostri eroi dopo quelle, numerosissime, che sono state necessarie per presentare la nuova moto al Bike Show di Padova. Ne è valsa la pena, però: un via vai continuo di appassionati, di richieste di informazioni, di prenotazioni, di foto e di ammirazione.

vyrus_2.jpgTutto meritato, sicuramente la moto più intrigante del Salone, forse per la sua capacità di condensare, in un mix originale, tradizione e innovazione. E poi, la solita ammirazione per i matti (non me ne vogliano Ascanio & Company), per quelli che fanno una follia, che impiegano giorni e notti di lavoro per realizzare qualcosa di mai visto: per i precursori, insomma, per i tipi un po’ alla Castiglioni.

Ma facciamo parlare Ascanio.  Indovinate un po’: la prima cosa che gli chiediamo e come mai quel nome… “Il nome Vyrus non intende esprimere un concetto negativo, ma sta a significare che noi siamo gli hacker del motociclismo, quelli che vanno contro corrente. L’idea del nome è nata da un amico che, dopo essere stato con noi in officina fino a notte inoltrata, è tornato a casa; alle tre di notte, sapendo che cercavamo un nome, mi ha telefonato e mi ha suggerito questo. Poi, per gioco, ci abbiamo costruito sopra la storia degli hacker. Vyrus è la marca, 984 C3 2V (che sta per valvole) è il nome con cui la moto sarà commercializzata”.

E per il futuro? “La nostra intenzione è di costruirne quindici esemplari in un anno. Siamo coadiuvati dalla ‘Prototipo’ di Torino (che sono anche i proprietari del circuito di Nardò), tramite il loro studio in Spagna che ne studia la fattibilità, per ottenere un’omologazione internazionale”.

vyrus_3.jpgNei vostri progetti si delinea anche un orizzonte agonistico? “Sì, addirittura c’è già stato offerto di gareggiare a Daytona dal nostro distributore per il Giappone Performance Machines, ex sponsor per il nostro DB4 nell’europeo, e anche la Syneco, che ci fornisce i lubrificanti, ci dà una mano. E’ vero, l’appuntamento è proprio imminente, ma le difficoltà risiedono solo nell’aspetto organizzativo”.

Vuoi dire che la moto è già pronta?  “Per quella non ci sono problemi, se consideriamo che l’attuale l’abbiamo costruita in due mesi, anzi, per essere precisi, in sei settimane”.

E in quanto a competitività e affidabilità? “Abbiamo all’attivo una notevole esperienza maturata con la Tesi, un modello profondamente sperimentato, visto che chi lavora da noi la usa normalmente per gli spostamenti quotidiani. In più, la moto sarà portata in pista da Ermanno Bastianini, che oltre ad essere un pilota in gamba, è anche un ottimo collaudatore. Certo, l’evoluzione c’è stata: i cuscinetti, ad esempio, sono stati cambiati per risolvere alcuni problemi presenti sulla Tesi. Anche il motore è nuovo, e dovrà essere sperimentato perché utilizziamo materiali nuovi, come le valvole che sono in titanio. Se si procede parallelamente, creando la moto e insieme sviluppando il motore, quando tutto è pronto, si assemblano le varie parti e si può iniziare a percorrere dei chilometri. La ciclistica è il settore...

 

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Franco Bartoli

 


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