Un Mono da sogno

“Avevo detto che l'avrei ultimata prima che la Fabbrica chiudesse per le vacanze estive e così è stato - dichiarava l'Ing. Bordi con l'aria soddisfatta di chi è riuscito nel proprio intento...

di Alan Cathcart

 

Ora dobbiamo perfezionare telaio e design, oltre a portare avanti i test di affidabilità; ma visto che stiamo rispettando la tabella di marcia per quanto riguarda lo sviluppo del motore, non vedo perché non dovremmo presentare il prototipo definitivo al prossimo Salone di Milano, oltre a consegnare i primi 50 esemplari in tempo la stagione agonistica europea. Per la versione stradale, invece, ci vorrà ancora un po' di tempo, probabilmente non prima del Salone di Colonia, anche se spero di non andare troppo oltre. Ad ogni modo, tutti quelli che credevano che questa moto non sarebbe mai stata costruita avranno una bella sorpresa: non solo la moto esiste, ma è anche perfettamente funzionante e verrà messa in produzione prima di quanto ci si possa immaginare."

Giusto per conferma, percorsi un paio di giri nel cortile della fabbrica Ducati, posso garantire che la moto andava: eccome! Diecimila giri in quarta marcia con una discreta progressione a partire dai 7.000 giri, anche se al di sotto di tale soglia il motore era un po' fiacco (del resto si trattava della versione destinata alle competizioni).

 

A questo punto vi starete chiedendo di cosa sto parlando: semplice, della moto che l'allora 40enne Massimo Bordi aveva atteso di costruire per circa 18 anni: un monocilindrico desmo a 4 valvole. Pensare che nel 1973, anno in cui l'Ingegnere progettò un motore 4 valvole desmo per la sua tesi di laurea, non avrebbe mai immaginato che un giorno le sue idee si sarebbero trasformate in realtà. Difatti, sulla base del successo ottenuto con la 851 campione del mondo, Bordi aveva realizzato un monocilindrico che risultava effettivamente una "porzione" del bicilindrico 4 valvole, anche se ulteriormente sviluppato con contenuti innovativi.

La Ducati 502, come veniva chiamata all'inizio, in virtù della cilindrata corrispondente alle misure di 95,6 x 70 mm (rispetto ai 94 x 60 mm della moto con la quale Roche aveva vinto il mondiale, anche se in precedenza aveva impiegato pistoni da 95,6 mm), rappresentava non solo una grande tappa nella carriera del suo progettista, ma l'ennesimo allargamento della gamma Ducati che Bordi, sotto l'egida dei fratelli Castiglioni, stava pian piano attuando. (...)

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