1000 accessori, un solo Monster

Nell’era delle superpotenze e di motociclette iperspecialistiche accadono miracoli, forse solo frutto di buone operazioni di marketing, o magari merito della natura intrinseca che certi oggetti, come le motociclette, possono nascondere sotto la fredda meccanica.

  Di Stefano Ferrigno

 Così, mentre al giorno d'oggi una moto con meno di cento cavalli viene considerata dai più un mezzo per principianti, una piccola motociclettina, con una cavalleria pari a circa la metà, si è ritagliata un ruolo di tutto rispetto nel mercato, conquistando le strade di mezzo mondo e conquistandosi di diritto un piccolo ma importante spazio nell'album della storia motociclistica.
Stiamo ovviamente parlando del più piccolo della serie Monster, il 600 a carburatori, ormai purtroppo entrato veramente nello scrigno dei ricordi, dato che l'evoluzione tecnologica e una sempre più pressante attenzione alle problematiche ambientali ha regalato in maniera definitiva l'alimentazione a iniezione elettronica a tutte le bicilindriche di Borgo Panigale.
Analogamente per la cilindrata, ormai salita a 620 centimetri cubi grazie a una elaborazione del motore di 750 cc, anch'esso sparito dalla produzione. Invero dispiace un po' sapere che il mitico "Pompone" di 80 millimetri per 58 di alesaggio e corsa non verrà più prodotto, dato che tali misure erano quelle con cui il motore "Pantah" era stato concepito dall'indimenticabile genio di Fabio Taglioni (tali erano le misure del progetto iniziale anche se poi la motocicletta fu commercializzata inizialmente nella cilindrata di 500 cc).
Dopo l'estinzione di tale cilindrata nella famiglia Super Sport (una manovra commerciale, a modesto avviso di chi scrive, decisamente immotivata, data l'enorme diffusione dell'ultima versione a carburatori prodotta sino al 1997, non solo tra i neofiti) solo il Monster è rimasto a difenderne il blasone, rappresentando, pensate un po', il modello "povero" dell'intera gamma, in particolare nella versione Dark, semplificata nella dotazione e nelle finiture.
Una linea ancora insuperata nell'ormai inflazionatissimo settore delle "naked", una estrema facilità ed efficacia nella guida, anche sportiva e un prezzo comunque accessibile rispetto a quanto offerto dal mercato (a parte alcune discutibili proposte giapponesi) ne hanno facilitato la diffusione tra un pubblico assai variegato: giovani alle prime armi, rappresentanti del gentil sesso intimorite da cilindrate superiori, professionisti anche di una certa età alla ricerca di un mezzo esclusivo, ma nel contempo poco impegnativo.
È ormai impossibile circolare per le strade senza incontrare un Mostro bicilindrico, e veramente poche sono quelle rimaste come sono uscite dal concessionario. Anche il motociclista meno esuberante non resiste dal montare magari un diverso tipo di specchietti, in sostituzione delle "orecchie di Topolino" originali, oppure un cupolino per garantire un minimo di protezione aerodinamica nei lunghi trasferimenti. (...)

          

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