DB4 - 2° ROUND
Vi ricordate nel numero scorso la prova della Bimota DB4 su strada?
Bene, abbiamo voluto riprovarla in pista per avere conferma che...

di Claudio Falanga


db4_1.jpgImmaginate un freddo laboratorio dove vengono testati vari prodotti il cui destino sia rivolto all’uso comune. Se volessimo, come fanno alcune associazioni di consumatori, dare un giudizio obiettivo su una determinata merce dovremmo valutarla sia nell’uso al quale è diretta, sia attraverso questo strumento. 
Noi abbiamo espresso nel numero scorso di Mondo Ducati un giudizio sulla Bimota DB4 in rapporto all’uso al quale è destinata: la strada (possibilmente di montagna e con tante curve), ora abbiamo portato la novità dell’Atelier Riminese in laboratorio, ovvero la pista, per poter trarre ulteriori indicazioni che su strada risultano difficili da reperire. L’equazione appare azzardata, se si considera che la pista ha tutt’altre caratteristiche che la freddezza, ma non è lontana dalla realtà se si guarda al circuito in un’ottica di sicurezza e tranquillità di valutazione. 

Un esame che ci ha appassionato e che ci ha regalato sensazioni appaganti pur avendo a disposizione una macchina concepita con caratteristiche inadatte a semplici valutazioni velocistiche. Quello che avevamo riscontrato su strada si è confermato in pista: grande maneggevolezza, gran feeling dopo pochi metri di percorrenza, sincerità di comportamento e facilità d’uso. Tutte caratteristiche che pongono la DB4 tra le moto più accreditate per chi vuole fare il salto di qualità ed approdare nel mondo delle super sportive. 
La prima cosa che si avverte uscendo dai box è il corto interasse, sicuramente più adatto a tratti tortuosi che alla pista, ma dopo pochi giri ci si sente a proprio agio, cosa che induce a tirare con naturalezza. La DB4 non dispone di una grande potenza, ma il propulsore Ducati 900 ad iniezione, proprio per questo, non pone mai il pilota in difficoltose gestioni della manopola dell’acceleratore. In verità qualche difettino lo si trova: la leva del cambio posizionata troppo in basso, il comando gas con troppo gioco e la strumentazione montata su gomma che vibra eccessivamente. 
Ma quello che stiamo provando è un modello di preserie, e l’addetto stampa della Bimota, Paolo Catani, ci assicura che in produzione questi difetti scompariranno. Portando la frenata vicino al limite si scopre una moto ben assettata e rapida in entrata di curva, ma che verso il centro tende ad allargare la traiettoria perché la forcella si distende troppo rapidamente. 
Una volta agito sull’idraulica (completamente regolabile) il problema, legato ad una taratura stradale, si risolve completamente. Il posteriore è sì molto fermo, tuttavia riteniamo sia sovraddimensionato come gommatura. Probabilmente con una copertura più stretta la DB4 sarebbe ancora più maneggevole. 

db4_2.jpgCome già detto il motore non è potentissimo (anche se dotato di una buona accelerazione) e per sfruttarlo al massimo non bisogna tirarlo al limite dei giri, basta cambiare intorno agli 8700 giri, perché oltre questo regime non incrementa, ma tende a perdere potenza. Il giudizio del “laboratorio” conferma le impressioni del primo approccio: moto non molto potente, divertente anche in pista, ma destinata all’uso su strade di montagna. Dell’e-stetica non abbiamo parlato, ma non c’era bisogno di riconfermare che la DB4 è bellissima. 

Claudio Falanga

 

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