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Il Mostro entra in città, e lo fa a modo suo. La Ducati non finisce mai di stupire attraverso le innumerevoli versioni che hanno visto protagonista la celebre nuda bolognese, proposta adesso anche in questa inedita veste “casa-ufficio”.
Pochi interventi sono stati sufficienti per cambiare considerevolmente la fisionomia e il comportamento di un mezzo non certo nato per questo tipo di utilizzo. A tal proposito bisogna comunque mettere subito le cose in chiaro: il City, pur con i suoi accessori di estrazione turistica, è e rimane un Monster con tutte le carte in regola, che al momento opportuno è pronto a riappropriarsi delle ormai note caratteristiche dinamiche che l’hanno reso famoso e apprezzato in tutto il mondo. In effetti non poteva esserci momento migliore per la presentazione di questo modello, perfettamente in sintonia con l’immagine che il marchio di Borgo Panigale sta assumendo in questi ultimi tempi. Una dimensione sempre più professionale alimentata anche dalla sua recente quotazione in Borsa. Risulta tuttavia difficile stabilire se questo Monster in “giacca e cravatta” incontrerà o meno il favore del pubblico, una cosa è certa però: i fedelissimi del mitico pompone possono dormire sonni tranquilli, perché come ho già detto prima, nonostante i vari accorgimenti esso non ha perso il temperamento che da sempre contraddistingue l’intera famiglia “M”. La guida è rimasta facile e sincera grazie al generoso propulsore due valvole raffreddato ad aria di 748 cc, che garantisce prestazioni adeguate sia tra le mura cittadine che nelle gite fuori porta.
In un certo senso, il City può essere interpretato, una volta fatte le debite proporzioni, come una sorta di ST2, meno performante e senza la carenatura. Pertanto l’offerta è da intendersi rivolta verso coloro che, per passione o necessità, usano la moto tutti i giorni senza rinunciare a qualche (a dire il vero poche) comodità in più e alla soddisfazione di un oggetto esclusivo. Tutto qui. Ma stiamo comunque parlando, ci teniamo a ribadire il concetto, di una moto vera (non provatevi a chiamarlo scooterone....), come conferma il suo prezzo: 17.500.000 lire chiavi in mano.
COME E’ FATTA
L’esemplare che abbiamo avuto a disposizione per la nostra prova era previsto nella classica livrea rossa, sempre cara agli appassionati, anche se è senz’altro da tenere in considerazione la raffinata variante in blu metallizzato, ancora più sobria ed elegante. Inoltre il City è disponibile nella versione Dark (a 1.000.000 di lire meno), e il suo allestimento è acquistabile anche in un secondo tempo grazie ad un kit di modifica commercializzato dalla Ducati Performance (e dunque reperibile presso tutti i Ducati Store), universale per i Monster di qualsiasi anno e cilindrata. Per quanto riguarda la dotazione tecnica vera e propria, le principali caratteristiche che lo differenziano dal modello standard non sono molte: il motore e la trasmissione per esempio non hanno subito praticamente alcuna modifica, conservando quindi anche la tradizionale sensibilità del comando del gas ai bassissimi regimi, non troppo piacevole considerando che dovrebbe trattarsi di una versione più comoda e sfruttabile nell’uso giornaliero. Quasi paradossalmente invece l’impianto frenante ha beneficiato di un gradito secondo disco anteriore (di serie adesso anche sulle altre versioni di medesima cubatura), la cui mancanza era già stata lamentata a suo tempo. Entrando nel merito delle modifiche peculiari che hanno interessato questa trasformazione, il City vanta una posizione di guida caratterizzata da un differente manubrio (rialzato di circa 8 centimetri), fissato alla piastra di sterzo attraverso dei nuovi supporti in alluminio. Davanti a questo si sviluppa uno schermo di plexiglass trasparente, orientabile e regolabile in altezza, non tanto ampio, ma che se non altro ha il pregio di non disturbare troppo la linea dell’avantreno. Le borse laterali (realizzate appositamente dalla Mandarina Duck) completano il quadro relativo alla dotazione in chiave turistico/cittadina: piuttosto capienti, facilmente asportabili, sono dotate di pratiche tracolle e cuffie impermeabili per proteggerle in caso di pioggia. In realtà le borse costituiscono anche un elemento estetico oltre che funzionale: la linea del mezzo risulta infatti sbilanciata verso la parte posteriore, creando un effetto piuttosto interessante. Peccato solo che il loro utilizzo impedisca di fatto il trasporto del passeggero (si vede che il mototurista è condannato a viaggiare sempre da single o senza bagagli al seguito!). A tal proposito va anche segnalata per questa versione l’assenza del coprisella per il passeggero (che fanno girano il coltello nella piaga?), come a sottolineare la predisposizione per un suo frequente alloggiamento. In tema di pneumatici le coperture di primo equipaggiamento sono gli onesti Dunlop D 205, che garantiscono il grip necessario per l’utilizzo non esasperato a cui è destinato il mezzo.
Detto questo, resta comunque qualche dubbio sulla dotazione di questa moto in funzione di una versatilità che, almeno sulla carta, dovrebbe essere più ampia. Difatti l’equipaggiamento rimane ugualmente essenziale al pari del Monster standard, nonostante alcuni piccoli ritocchi qua e là (vedi anche le pedane ricoperte in gomma). A nostro parere qualche elemento in più non avrebbe comunque guastato (come, per esempio, la possibilità di un cavalletto centrale). In compenso, però, la linea che sfoggia questo “Mostro cittadino” è sempre molto bella e risulta spesso difficile, in centro o nelle vicinanze di bar e scuole, passare inosservati....
COME VA
Una volta in sella il Monster City rivela subito le sue chiare origini sportive. Come già accennato prima, il motore (peraltro sempre pronto all’avviamento), soffre di qualche strappo alla trasmissione negli apri e chiudi che contraddistinguono le aritmiche andature cittadine, scandite da continui semafori, stop e quant’altro, mentre la frizione, nonostante disponga del comando idraulico, risulta essere piuttosto dura da azionare e alla lunga può creare qualche affaticamento. In compenso però il cambio è morbido e preciso negli innesti e non fa rimpiangere il variatore automatico di qualsivoglia scooter.
Il manubrio alto consente di assumere una posizione piuttosto naturale, con il busto praticamente eretto e le braccia perpendicolari ad esso, anche se il pilota risulta in questo modo ancora più esposto al carico aerodinamico. Il parabrezza, dal canto suo, svolge dignitosamente il suo compito fino ad andature moderate, dopodiché la situazione peggiora drasticamente. Il nuovo manubrio, inoltre, se da un lato ha il vantaggio di affaticare meno i polsi, dall’altro va ad incidere maggiormente sullo stress a cui sono sottoposti i muscoli di spalle e addome. Sarà poi che ormai ci eravamo abituati al manubrio basso, ma quello installato sul City non risulta altrettanto efficacie nella guida decisa. In un certo senso però, grazie ad esso, sembra quasi di godere di un angolo di sterzo maggiore, fenomeno questo apprezzabile specialmente nelle manovre ad andatura ridotta, come le inversioni da fermo e lo slalom nel traffico. In città ci si disimpegna abbastanza bene, e soprattutto si può contare su una frenata sempre all’altezza della situazione.
I due dischi Brembo anteriori da 320 mm svolgono egregiamente il loro compito, anche dopo ripetute “pinzate” d’emergenza. Ma è co-munque su strade più scorrevoli che il Monster continua a dare il meglio di sé. In quel caso si possono di nuovo apprezzare le straordinarie doti del bicilindrico a “L” uni-te alla sincerità della solida ci-clistica, che consentono una guida gratificante e al tem-po stesso non troppo impegnativa. E’ in-fatti facendo scorrere la mo-to il più possibile e mantenendo un’andatura costante e rilassata che il Monster City dimostra di possedere le sue armi migliori, rivelandoci aspetti che prima d’ora non avevamo esplorato fino in fondo.
Ad un tratto il paesaggio che ci circonda si fa invitante e pittoresco e si riescono a cogliere sfumature ed emo- zioni che altrimenti, intenti nella ricerca del limite, ci sarebbero sfuggite. Anche in due la situazione non è niente male, a patto che si evitino, con una certa accortezza, sollecitazioni brusche in frenata e accelerazione.
In altre parole, se lo si desidera, si ha sempre la possibilità di dare sfogo alla propria voglia di adrenalina, anche se di tanto in tanto vale forse la pena di prendersela con più calma e godersi, una volta tanto, il panorama. Inoltre solo in questo caso risulta giustificata la oltremodo pacata tonalità di scarico che contraddistingue l’attuale produzione Ducati.
Ma l’incantesimo svanisce inevitabilmente non appena si commette l’errore di imboccare un qualsiasi tratto autostradale. In quel caso il Monster City soffre, e non poco, di una certa sensibilità nei confronti delle scie di altri veicoli (macchine, camion etc.), risentendo di qualche scuotimento di troppo, imputabile anch’esso al manubrio più alto e alla posizione di guida che ne deriva.
In conclusione questa moto si rivela divertente e godibile sotto diversi punti di vista, (cittadino, turistico e sportivo), pur senza inventarsi niente di nuovo. Il livello complessivo del prodotto è mediamente alto, come ormai siamo abituati dagli standard qualitativi della casa bolognese, e acquistandolo in questa versione ci si porta a casa un bel pacchetto, anche se a nostro avviso, con qualche
accorgimento in più sarebbe stato perfetto.
Per i caschi usati nella prova si ringrazia la ditta Motorama di Firenze.
Lorenzo
Miniati
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