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E' SCOMPARSO L'ING. TAGLIONI
Nato a Lugo di Romagna il 10 settembre 1920, matura le prime esperienze presso l’officina del padre Biagio. La passione e l’interesse per la tecnica meccanica lo portano, una volta terminati gli studi scientifici, a iscriversi alla Facoltà di Ingegneria a Bologna, anche se consegue la laurea solo nel 1948 a causa del secondo conflitto mondiale. La tesi presentata da Taglioni ha come oggetto il comando desmodromico delle valvole, un sistema che tutt’oggi, a più di cinquant’anni di distanza, trionfa sulle piste di tutto il mondo grazie alle esaltanti vittorie della 996. La prima ad accorgersi del talento del giovane ingegnere è la Mondial, che lo recluta per dirigerne il reparto corse, ma in seguito a uno screzio con i vertici della Casa del Conte Boselli, Taglioni accetta l’offerta della Ducati (1954). Da qui in poi comincia un’era motociclistica senza precedenti, nella quale il tecnico romagnolo progetta più di 1.000 (!) motori diversi, frutto di soluzioni tecniche innovative e carismatiche. Il primo tra questi è il monocilindrico di 100 cc che equipaggia la Marianna, simbolo delle vittorie riportate nelle competizioni di gran fondo come il Motogiro d’Italia e la Milano Taranto. Successivamente sarà la volta del 125 trialbero da Gran Premio, dotato appunto di distribuzione desmodromica. Dopo una breve parentesi verso la fine degli anni ‘50 con i bicilindrici paralleli commissionati dal padre di Mike Hailwood, Taglioni decide di tornare ai monocilindrici, proponendo versioni stradali di 250 e 350 cc. Proprio dall’ulteriore evoluzione di quest’ultimi nascerà la serie Scramler, altro successo senza eguali. Nel frattempo l’Ingegnere, “costretto” da discutibili decisioni aziendali, disegna anche un quattro cilindri di 1.257 cc e un bicilindrico frontemarcia che tuttavia non riscuotono il successo sperato. Si arriva così all’inizio degli anni settanta: la gestione statale sotto la quale giace la Casa bolognese sembra non promettere niente di buono, ma Taglioni riesce comunque a far passare il progetto di un bicilindrico a V di 90°.
Prima di lasciare progressivamente la scena, Taglioni dà vita alla serie Pantah, sostituendo i celebri alberelli a coppie coniche con le cinghie dentate. Anche in questo caso le vittorie in campo internazionale, firmate dall’inglese Tony Rutter, si sprecano. Inoltre, da questi motori nascerà la 750 F1 con la quale Marco Lucchinelli conquista Daytona nell’87. Il “Dottor T”, come era soprannominato dai ducatisti di tutto il mondo, si è spento nella tarda serata di mercoledì 18 luglio, nella sua abitazione bolognese. La redazione di Mondo Ducati si unisce al dolore della moglie Norina e la figlia Piera.
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