LA RIVOLUZIONE ROSSA

Presentata quasi a sorpresa la nuova 999, la supersportiva che raccoglie la "pesante" eredità dell 916
di Claudio Falanga - falanga@motoitaliane.it

Questo momento mi ricorda quando, cinque anni fa, presentammo a Jerez la ST2”: così ha esordito Federico Minoli alla conferenza stampa di presentazione della nuova Ducati 999. Anch’io ho avuto la stessa sensazione. Si tratta, infatti, di un avvenimento che ha delle forti analogie con quello occorso in terra spagnola, sicuramente i due eventi più significativi dell’ultimo lustro Ducati. 
Allora la nuova proprietà Ducati si presentò alla stampa e al mondo motociclistico con una fastosa manifestazione che tutti ricordano con gran piacere; oggi la “nuova” Ducati si mette completamente in gioco, con la presentazione di una nuova ammiraglia che andrà a sostituire, anche nelle competizioni dedicate alle moto di derivazione di serie, il progetto partito con la mitica 916. La data del 17 Luglio 2002 è storica perché con la 999 la Ducati si allontana ulteriormente dal periodo Castiglioni/Tamburini per intraprendere un cammino completamente nuovo. Se fino ad adesso il merito migliore riconosciuto alla nuova dirigenza Ducati è stato quello di risanare l’Azienda, portarla in borsa, migliorare l’immagine, il prodotto e sfruttare a fondo quanto ricevuto in eredità dalla precedente gestione, con questa moto si apre veramente una nuova era. Tutto questo forse non sarebbe stato realizzabile anche solo un anno fa, quando venne presentato il motore Testastretta. Certo, se si fossero uniti i due progetti avremmo avuto un passaggio ancor più eclatante, ma i tempi allora non erano maturi. Il progetto 916, culminato con la 998 ha ancora un fascino e una bellezza unici (e infatti rimarrà ancora in listino per diverso tempo), ma la parabola solo ora è giunta all’apice, e prima che si potesse intravedere la curva discendente, è stato bene anticipare i tempi.

Il progetto 999 si proietta in avanti per il prossimo decennio. Di questa moto vedremo diverse versioni, nuovi restyling nello scorrere degli anni; di sicuro la base di partenza è veramente futurista. Come vi racconterò dettagliatamente più avanti, non si tratta solo di una rivoluzione estetica, ma di un concentrato d’innovazione tecnologica. Al di là dell’impatto visivo, le novità sono veramente tante, ma quella che più sorprende è la nuova concezione industriale che ha animato il progetto. Quello che è sempre stato il tallone d’Achille della Ducati - soprattutto nella passata gestione - con questa moto si avvia a divenire uno dei punti di forza. Questo dovrebbe dare luogo a maggiore qualità e minor dispendio d’energie produttive. Tutte le parti di questa moto sono state concepite in sinergia con le altre. Non c’è un solo dettaglio “arrangiato”, cosa che risulta evidente osservando la 999 svestita. Si tratta veramente di una rivoluzione.
999 REDVOLUTION

Redvolution, con questo neologismo è stata presentata la 999. Red è l’inconfondibile colore rosso della tradizione motoristica sportiva italiana, a pieno titolo fatto suo da Ducati. Redvolution è uno slogan che ingloba oltre al cromatismo delle Ducati anche le parole Evolution e Revolution, perché la 999 è al tempo stesso un’evoluzione e una rivoluzione. 
Rivoluzione ed evoluzione perché segna, come detto prima, il confine di un’era, ma anche indubbiamente una prosecuzione della tradizione Ducati. Pierre Terblanche in persona mi aveva portato per una personalissima anteprima a vedere la 999. Al cospetto del nuovo design rimanevo completamente zittito. 
Non riuscivo a capire se mi piacesse oppure no, ma indiscutibile percepivo la sensazione d’innovazione. I ragazzi del reparto stampa, che stavano allestendo una trentina di moto per la presentazione, mi attorniavano entusiasti, ansiosi di avere una mia opinione. 
Di fronte al mio stupore mi dicevano che anche loro avevano reagito così, perché tale era la rivoluzione estetica rispetto al 998 che non si poteva che rimanere sorpresi. 
Poi mi dissero: “Quando la vedrai la prossima volta l’apprezzerai ancora di più”. In effetti avevano ragione, quando l’ho rivista alla presentazione stampa, il mio cervello aveva già assorbito e fatto sue quelle nuove linee, quella rivoluzione che fino a poco tempo fa sembrava impossibile: proporre qualcosa di nuovo, ma che fosse fortemente Ducati. 

Se guardate bene, questa moto mette insieme diversi concetti estetici: il Supermono, la 916, il Super Sport e anche la nuova MotoGP, tutto però in maniera più futurista. L’attento studio è stato realizzato con il supporto dei sistemi CAD tridimensionali e della galleria del vento, ma il concetto base rimane frutto della matita di Pierre Terblanche e del suo staff. Le simulazioni al computer però hanno permesso di definire ogni particolare inserendolo nel complesso della moto, di realizzare prototipi dei vari componenti in tempi rapidi, e in pochi passaggi arrivare all’industrializzazione con margini d’errore minimi. 
Inoltre si è ottenuta una riduzione del 25% dei componenti ausiliari in modo da avere una migliore accessibilità agli organi meccanici ed elettrici. In effetti, come vi dicevo, sotto il vestito la 999 dimostra una “pulizia” incredibile: niente è fuori posto, niente appare aggiunto “all’ultimo”, tutto è lineare e razionale.

LA SOSTANZA
Credetemi, non è facile per me comporre quest’articolo. Le ultime volte che dovevo descrivere una 998, temevo sempre di ripetermi, adesso ho così tante cose da dire che non so da dove iniziare. Beh, cercherò di dividere in vari punti quanto c’è da dire. Sono cinque a mio avviso gli argomenti principali di cui parlare: design e progettazione (che vi ho già descritto), l’elettronica, l’ergonomia, la ciclistica e il propulsore (dall’aspirazione allo scarico).
L’elettronica: per la prima volta in campo motociclistico è stata adottata la tecnologia...

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Claudio Falanga

 


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