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AFFARI PRIVATI
Intervista a Ernesto Marinelli
Di Andrea Tesseri

Il trofeo è lì, accanto alla bottiglia di champagne che Troy Bayliss ha rovesciato giù dal podio. Nel box del Team Ducati Xerox tutti hanno festeggiato: Campioni del Mondo, finale da tempo annunciato e missione finalmente compiuta. Ma non è finita. Il trofeo di Troy pare messo lì, come un bel giocattolo sospirato, atteso e poi poggiato sul bancone del box, quasi in disparte.
Qualche meccanico della squadra si è già tolto la maglietta celebrativa: tra la prima e la seconda gara si lavora ancora. Il round di Imola ha altro da dire, occorre dare in mano a Bayliss il miglior mezzo possibile, perché possa festeggiare da par suo, in pista, davanti a più di 86.000 spettatori sparsi lungo il circuito in riva al Santerno. L’ingegnere Ernesto Marinelli, Responsabile Tecnico del Team, rimane concentrato, impartendo direttive, stringendo qua e là qualche mano e scambiando opinioni con Davide Tardozzi. E’ bellissimo guardare la squadra che lavora: punto e a capo.
C’è un'altra gara, un’altra splendida battaglia da sostenere. La distrazione di Ernesto Marinelli siamo noi, che lo abbiamo intervistato tra le due gare di Imola, perché potesse raccontarci questa splendida cavalcata verso l’iride, perché potesse presentarci il suo gruppo di lavoro e perché ci raccontasse di sé: “Ho cominciato in Ducati alla fine del ’95, quando ho fatto la tesi all’Università di Modena per loro, sui sistemi di aspirazione e scarico, poi sono stato assunto all’inizio del 1996.”
E’ l’inizio di una carriera legata a filo doppio con le competizioni: “Nel 1997 ho seguito il mondiale con Fogarty e Hodgson nel Team di Virginio Ferrari, fino a che, l’anno dopo, mi è stato chiesto di fare il responsabile tecnico per tutta l’attività AMA. Sono stato in America tre anni e nel 2001 sono tornato al mondiale Superbike come responsabile tecnico del Team L&M, che schierava Ben Bostrom. Dal 2003 seguo tutta l’attività nella Superbike.”
Tanti piloti gli sono passati davanti con i quali ha sempre avuto un buon rapporto: “Sono sempre riuscito ad avere con loro un rapporto che non fosse prettamente inquadrato nell’ambito lavorativo, - ne parla con affettuoso orgoglio – ma anche di amicizia. Ho degli ottimi ricordi di Ben Bostrom, con il quale abbiamo raggiunto ottimi risultati, anche se ha avuto delle fasi altalenanti, ma sono convinto che abbia un gran talento. Ruben Xaus mi ha impressionato, oltre che per il talento, anche per la forza fisica immane. E’ molto istintivo ed è per questo più portato all’errore. Ho lavorato con Kocinski, in America. E’ stato un anno nel quale mi sono divertito molto: è un pilota di estrema esperienza e mi ha aiutato anche a livello tecnico. Laconi è istintivo, velocissimo, ma pecca un po’ nella strategia di gara. Toseland è giovane, sta ancora crescendo e i risultati che sta conseguendo con la Honda lo dimostrano. Ha ancora molta strada da fare.”
Marinelli ha vissuto i mondiali vinti dalla Ducati con Hodgson e con Toseland. Altri giorni speciali come quello di oggi, che corona al meglio tutta una stagione: “Quest’anno abbiamo vissuto una stagione incredibile; Troy è il pilota più amato in Ducati. Tutti quanti noi abbiamo per lui un amore e una stima incredibili. E’ uno della famiglia, con lui si lavora benissimo, è una persona fantastica e quindi tutti diamo il cuore per lui.”
La sensazione che tutto ciò sia vero è tangibile. Siamo a parlare nel retro del box e l’attività dei componenti del team è febbrile: “Sono personalmente molto orgoglioso della squadra perché il lavoro che c’è dietro un mondiale spesso non viene visto, messo in ombra dalle gare, dai numeri incredibili che fanno i piloti, ma per vincere un titolo deve essere perfetto tutto il pacchetto composto da tre componenti fondamentali: la moto, le gomme e il pilota. Nessuna di queste tre deve venire a mancare, magari hanno di volta in volta peso diverso, ma senza uno di questi fattori che funziona il risultato non viene. Tutti quanti nella squadra hanno fatto un lavoro fantastico e la moto quest’anno è sempre arrivata al traguardo senza problemi. Abbiamo sempre operato le scelte giuste e i risultati lo dimostrano.”
Tuttavia, nella seconda parte del campionato, la spinta dominatrice di Troy e della 999 è sembrata un po’ affievolirsi.
“Sicuramente, se nella seconda parte del campionato hai un bel po' di punti di vantaggio, la prudenza in gara è implicita. Rientra nella normale strategia di un campionato. Un pilota diventa campione mondiale proprio perché sa amministrare il vantaggio; poi, se guardiamo fra le righe, secondo me, Troy è sempre andato forte.
 

Prendiamo il Gran Premio di Germania: in gara 1, dopo cinque giri aveva due secondi di vantaggio, poi, quando si gira al limite l’errore può succedere ed è scivolato. Però, a parte il giro nel quale è caduto, è stato sempre il più veloce in pista! In gara 2 ha visto che per passare Toseland avrebbe dovuto prendere dei rischi e quindi ha fatto quello che gli avremmo chiesto… Comunque, secondo me, il suo livello di competitività è sempre stato indiscutibile.”
La moto, la Ducati 999 F06, ha messo le ali a Bayliss, già dal principio. E' stata l’arma vincente là dove la versione dello scorso anno sembrava in difficoltà: “Le differenze tra le due versioni sono poche, nel senso che si limitano alla forcella e all’ammortizzatore. La forcella TTX 20 ha un nuovo sistema idraulico messo a punto dalla Öhlins, la stessa tecnologia è stata portata nell’ammortizzatore, che si chiama TTX 36, e ne ha permesso un notevole contenimento in peso (meno 1,3 Kg): questo è l’unico upgrade compiuto rispetto alla moto dell’anno scorso.”
Quando Bayliss ha lasciato la Superbike per la MotoGp, è sceso dalla 998. Quest’anno ha trovato la 999. Non sembra che abbia avuto problemi ad ambientarsi… “Siamo partiti sulla base della 998 e abbiamo creato una moto che, risultati alla mano, è stata migliorativa come performance. Troy ha trovato gomme diverse, le Pirelli al posto delle Michelin, con le quali ha subito trovato un feeling che si sposa bene con il suo stile di guida, merito anche del grande lavoro svolto dall’azienda italiana, adesso prossima al top.”
Un'evoluzione continua, a ritmo serrato, porterà la Ducati a ulteriori step tecnici nella categoria. Il futuro è l’aumento di cilindrata a 1200 cc: “Il regolamento si sta muovendo verso moto con una cilindrata più alta per i bicilindrici. Le norme attuali ci penalizzano notevolmente, perché ci costringono a fare moto estremamente costose per poter essere competitive, in quanto ci viene permesso un livello di elaborazione più alto rispetto ai quadricilindrici. Quello che noi abbiamo chiesto è un livello di elaborazione analogo e di poter avere un aumento di performance dovuto all’aumento di cilindrata.”
Sembra un ritorno al passato, a quando i giapponesi avevano il limite di cilindrata a 750 cc e i bicilindrici a 1000 cc, un passo indietro nella storia tecnica della Superbike. Ernesto Marinelli ci spiega che le cose non stanno proprio così: “Il passaggio che ci fu nel 2003, che permise di schierare dei quattro cilindri di 1000 cc, ebbe anche carattere politico: le Case giapponesi non vedevano un ritorno economico sulle 750 cc di produzione, che si vendevano poco rispetto alle 1000, e chiesero di aggiornare il regolamento in modo che rispecchiasse le vendite. Pensiamo che questo sia stato corretto ed è lo stesso ragionamento che spinge noi adesso.”
Intanto, attorno a noi che parliamo, l’attività per preparare gara 2 a Imola è intensa, il meccanismo gira bene, per nulla ossidato dallo champagne nebulizzato un’ora prima, del quale peraltro si sente ancora forte l’odore.
“L’impegno per far funzionare il meccanismo della squadra è completo – ci spiega Ernesto – nel senso che quello che ci accomuna tutti è la passione per questo lavoro, la passione per la moto e questo Team che siamo riusciti a costruire, con Paolo Ciabatti e Davide Tardozzi è come una famiglia. Le gare sono molto difficili perché il lavoro nel box può essere perfetto, ma i risultati dipendono anche da terzi, da fattori esterni, quindi il risultato può anche non venire. E’ importante gestire sempre queste situazioni e avere un clima bello. Come dicevo, sono estremamente orgoglioso del Team perché tutti i componenti sono eccezionali: ogni volta che ci sono delle difficoltà vengono affrontate e non c’è mai nessuno che si lamenti quando si resta a lavorare anche fino alle due di notte, perché nelle corse, quando si lavora sul limite, i problemi ci sono sempre; il trucco è trovarli e risolverli in breve tempo.”
Poi torniamo a parlare del futuro, quello immediato, in questa splendida giornata di Imola, della festa che ci sarà stasera: “Eh, con tutto lo stress che abbiamo accumulato fino ad adesso, mi sa che ci divertiremo un po’ stasera! Dovremo dormire qua in albergo, perché non so se saremo in grado di ritornare a casa…”
Né lui, né noi lo sappiamo ancora, ma ci sarà da festeggiare anche per la vittoria di Troy in gara 2, un tributo del Campione del Mondo al pubblico, alla squadra, al casco e alla tuta iridati, che finalmente ha potuto sfoggiare.
 



 

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