
Ci sono sempre piaciute le sfide un po’ strane, ma forse questa volta abbiamo esagerato: partecipare con una Ducati 2 valvole in una gara classe Open, dove tutte le moto sono 4 valvole e spesso anche abbondantemente bombardate, è in effetti un po’ strambo.
L’idea è nata per dimostrare a tutti che in pista non è necessario disporre di potenze esagerate per fare bella figura, ma che anzi, è molto più facile ottenere un bel tempo (e soprattutto divertirsi…) con una moto dalla cavalleria limitata piuttosto che con moto dalla potenza esasperata, come sono quelle che produce la concorrenza giapponese.
Ne consegue, poi, che se in pista tanti cavalli non servono, figuriamoci in strada!
Questa è la teoria. La pratica si chiama Trofeo Mototemporada, classe Open, circuito di Misano 16 ottobre 2005, moto Multistrada con motore 1000DS due valvole, pilota Gian Maria Liverani.
Il nostro mostro non arriva a 90 cavalli, mentre i concorrenti si presuppone che ne abbiano dai 70 agli 80 in più.
Il tutto, secondo logica (almeno secondo la logica che da anni abbindola tanti, se non tutti i motociclisti) è che la nostra spedizione si dovrebbe rivelare un vero e proprio massacro, anche perché il circuito di Misano, come sapranno i frequentatori, è una pista molto veloce.
Questa ricerca continua della potenza è la conseguenza nefasta di anni di promozione redazional-pubblicitaria, avvallata da molte testate giornalistiche, e perseguita dalle case giapponesi: il tentativo, riuscito, di convincere tutti che la moto di 140 cavalli è antiquata, e che ora ci dobbiamo comprare il mostro da 160 Cv.
Ma sentiamo cosa ne pensa al proposito il nostro pilota: “Credo che più una moto abbia potenza e più sia difficile sfruttarla.
E’ ovvio che se in pista ci sono dei lunghi rettilinei, anche il pilota con minor esperienza riesce ad andare più forte con un moto che ha 180 cavalli rispetto a una che ne ha 90. Tuttavia, è la guida che cambia. Si perde cioè il gusto di guidare a centro curva, quando si comincia a parzializzare il gas con la moto ancora piegata.
Con le 1000 a quattro cilindri di ultima generazione bisogna aspettare di essere completamente dritti per poter aprire tutto il gas, mentre il bello, secondo me, sta proprio nella gestione dell’acceleratore a moto inclinata.
Certo, le sensazioni legate all’accelerazione pura non sono altrettanto esaltanti, ma la soddisfazione del pilota è nettamente superiore.”

Bene, queste sono parole, ma come è andato nella realtà il nostro esperimento? Per la prima volta in tanti anni di competizioni, la nostra sfida non è arrivare fra i primi, ma fra gli ultimi…
Infatti, l’idea sarebbe di classificarsi dopo i primi 36, in modo da prendere parte alla finale B e lì giocarsela e tentare di andare a podio.
Io sono contrario, ma sono due filosofie che si scontrano: per me è meglio essere l’ultimo fra i primi, che il primo fra gli ultimi. Voi che ne pensate?
Il fatto è che nonostante tutti i calcoli e buffi gesti dalla corsia box per dire a Liverani di andare più piano finiamo in gara A con il notevole tempo di 1’ e 42”: addirittura in penultima fila.
Ne consegue che la nostra Multistrada si è già messa dietro circa 16 moto giapponesi.
Ma sentiamo cosa ha dirci Liverani: “Dopo le prove siamo particolarmente soddisfatti dal momento che abbiamo girato con un ottimo tempo per una due valvole. Probabilmente, se nell’ultimo turno di prove ufficiali tutto fosse andato per il verso giusto (un pilota più lento si è messo in mezzo nella curva sbagliata… ndr), saremmo riusciti a ritoccare ulteriormente il nostro miglior giro, anche se onestamente non di molto.
Diciamo che un tempo di 1’41” alto è senz’altro alla nostra portata”.
Certo guidare in un contesto simile, da intrusi appunto, non è facile: fa un po’ ridere il foglio delle velocità massime (fra l’altro rilevate non nel punto più veloce della pista): fra il pilota più veloce e Gian Maria, che ovviamente è il più lento, ci sono ben 43 Km/h! Ma che sensazioni si prova a guidare in compagnia di moto di un’altra categoria in quanto a potenza? “In pista, la difficoltà maggiore sta nei sorpassi – continua Liverani - I punti dove siamo avvantaggiati, infatti, sono ovviamente la frenata e la percorrenza di curva.
Tuttavia, se non riusciamo a superare gli avversari in staccata, dopo ci tocca rimanere dietro anche nei punti dove saremmo in grado di andare più veloci, per poi essere definitivamente staccati in rettilineo.
Tutto sta nella partenza, se riusciamo a partire davanti, poi per loro diventa difficile superarci, altrimenti per noi è quasi impossibile fare il contrario.
Diciamo che non è proprio rilassante guidare in queste condizioni, però la soddisfazione, come dicevo prima, è molta!”
Un commento sulle nuove Bridgestone che abbiamo utilizzato in anteprima qui a Misano.
“Devo confessare di essere rimasto stupito da questo prodotto, sia per la maneggevolezza che per il grip.

Sull’anteriore non ho mai avuto nessun problema, sia in frenata che in ingresso. La moto risulta molto rapida nello scendere in piega e gode di un ottimo appoggio.
Per quello che riguarda il retrotreno, invece, siamo riusciti a trovare una soluzione ottimale grazie a una gomma di mescola di media morbidezza, che assicura quindi una durata soddisfacente, oltre a una trazione straordinaria. Davvero un ottimo compromesso!”
Ma ecco arrivato il giorno della gara. Posizione inusuale per il nostro pilota, in penultima fila, ma atmosfera molto rilassata: il nostro obiettivo lo abbiamo già centrato.
Pronti, via, alla prima curva, ovviamente, la Multi999 è ultima, ma qui inizia la rimonta e, giro dopo giro, il nostro pilota agguanta diversi concorrenti e, finalmente arriva il tempo tanto desiderato: 1’ 41” 8, veramente un gran bel crono per una moto due valvole che pesa più di 165 Kg e ha pure il manubrio alto.
Una posizione di guida sicuramente inusuale per la guida in pista, ma che ha anche i suoi vantaggi. Sentiamo cosa ne pensa Liverani: “Fa uno strano effetto guidare una moto con il manubrio alto! In realtà, questa è una sorta di sfida che noi del team di Mondo Ducati abbiamo voluto lanciare quest’anno.
L’obiettivo era appunto quello di realizzare una moto quanto più simile alla Multistrada, così è venuta fuori questa inedita posizione di guida. Naturalmente, in rettilineo risulta difficile mantenere una postura aerodinamicamente efficace, anche se la pressione dell’aria che ne consegue non è mai fastidiosa. Ritengo comunque che a livello di velocità massima non ci sia una gran differenza tra questa configurazione e quella con i manubri bassi su una moto a due valvole.
I vantaggi, invece, arrivano in curva, dove si dispone di una leva maggiore che consente di correggere meglio gli eventuali errori. Questo accade spesso in fase di inserimento dove, se si esagera con il ritardare la staccata, ci si ritrova con il posteriore di traverso. Con questo manubrio tutto ciò non rappresenta un problema, anzi ci si prende quasi gusto!”
Sì, di gusto ce ne deve essere parecchio, a giudicare dal sorriso.
Ah, per dovere di cronaca, Gian Maria è arrivato venticinquesimo in gara A, a 58 secondi dal primo, mettendosi dietro, quindi, una ventina abbondante di moto giapponesi a quattro cilindri.
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