
Una Ducati è sempre una Ducati. Con questa
banalissima frase potremmo riassumere la nostra esperienza sul circuito
di Adria in sella alla versione “Desmo Challenge” della nuova Sport
1000.
Qualsiasi essa sia, una moto costruita negli stabilimenti di Borgo
Panigale porta con sé un patrimonio genetico inequivocabile, figlio di
quei successi che hanno fatto la storia del marchio prima ancora dei
suoi stessi prodotti.
In altre parole, un bicilindrico Ducati, con la sua caratteristica
architettura a V di 90° e l’altrettanto esclusivo sistema desmodromico
della distribuzione, inserito in un telaio a traliccio di tubi
rappresenta oggi giorno una sacrosanta garanzia per chi è alla ricerca
di emozioni legate alla guida sportiva, meglio ancora se in pista.
La Sport 1000, una delle rappresentanti della famiglia Sport Classic,
non fa eccezione a questa regola.
Nasce come interpretazione in chiave moderna di quella Sport, all’epoca
munita di “soli” 750 cc, che nella seconda metà degli anni Settanta ha
praticamente riscritto i canoni della moto sportiva italiana, ma una
volta spogliata di tutti i componenti strettamente necessari per la
circolazione su strada e dotata dei dovuti accorgimenti per l’impiego in
circuito, abbandona immediatamente quella patina “antica” per
trasformarsi in un mezzo perfettamente in linea con lo spirito racing
che caratterizza le “vere” Ducati.
Chi sceglierà la Sport 1000 per partecipare al Desmo Challenge 2006
nella classe Legend Trophy (dove le farà compagnia la Paul Smart Limited
Edition), si ritroverà in mano una moto da corsa in piena regola, sia
nei contenuti che nell’utilizzo.
Sono bastati pochi giri sul tracciato di Adria, in corrispondenza di un
gelido pomeriggio di metà febbraio, per toccare con mano questo
cambiamento per certi versi inaspettato. Se nella sua “mise” stradale,
infatti, la Sport 1000 appare elegante, delicata, quasi “finta”, in
versione “pista” dà tutt’altra impressione. Le poche modifiche apportate
la fanno sembrare essenziale, concreta e senz’altro affascinante.
Molti sono stati gli sguardi che ha attirato la “nostra” moto
all’interno del paddock dell’autodromo veneto, non soltanto quelli dei
nostalgici con qualche capello bianco sulle tempie...
Del resto, quando si parla del mondo racing, certe soluzioni, certe
particolarità tecniche (certi “sapori”, ci verrebbe da dire), non hanno
tempo.
La meccanica in bella vista, i cerchi a raggi, la linea lunga e snella
della Sport 1000 (sottolineata dalla sua calda colorazione),
rappresentano un richiamo al passato e identificano al tempo stesso
“strumenti” di distinzione.
Un concetto valido oggi come ieri, nel momento stesso in cui si gira la
chiave del quadro e si spinge il pulsante di avviamento.
La Sport 1000 risveglia sentimenti antichi, ma la sua sostanza è di
quelle al passo coi tempi. Nessuna nostalgia, dunque, ma esaltazione per
il gusto di guidare un mezzo di grande fascino (come dicevamo
all’inizio, è una Ducati...), che si fa apprezzare per la sua sincerità,
semplicità e consistenza.
Il suo palcoscenico, come abbiamo detto, sarà il Ducati Desmo Challenge,
dove la moto in questione avrà una classe riservata in un campionato che
si articolerà su ben quattro gare (15/16 aprile a Varano, 6/7 maggio a
Magione, 17/18 giugno a Vallelunga e 26/27 agosto a Varano) in cui
vedremo sfrecciare le Sport 1000 insieme, appunto, alle Paul Smart
Limited Edition. Le altre categorie del Challenge, invece, avranno il
loro calendario articolato su cinque gare, in quanto a quelle prima
indicate si aggiungerà la data di Misano dell’8 ottobre.
Fortunati, dunque, saranno i piloti che si sfideranno in sella a questa
“classic racer”, così come i semplici appassionati che compreranno la
Sport con l’obiettivo di trascorrere qualche fine settimana in pista
(piuttosto che al bar...), approfittando dei vari appuntamenti
internazionali dedicati ai bicilindrici (vedi Speed Week, Festival
Italia e Club Races).
Certo, i 1.809 Euro del kit Iva, trasporto e verniciatura esclusi, che
diventano 1.674 Euro nel caso della Paul Smart, la quale non necessita
di alcuni componenti relativi al montaggio della carenatura (prezzi
validi solo per gli iscritti alla classe Legend Trophy del Desmo
Challenge), non sono pochi se aggiunti agli 11.000 Euro necessari per
comprare la moto, tuttavia abbiamo la “vaga” sensazione che se si avesse
la possibilità di provare la versione kittata non ci penserebbe due
volte... Rimanendo sul fronte economico, comunque, potrà far piacere il
contenuto costo di iscrizione al trofeo previsto per le Sport Classic,
ovvero 1.500 Euro più Iva.

COME E’ FATTA
La Sport 1000 “Trofeo” si differenzia dal modello di serie per il
“vestito”, ovvero la semicarenatura priva di faro e il piccolo codino in
fibra di vetro con sella in neoprene, l’impianto di scarico Termignoni
di tipo 2 in 1, completo di centralina e filtro dell’aria, il telaietto
anteriore in alluminio per il supporto della carenatura e della
strumentazione (fissate al cannotto di sterzo tramite boccole e
bulloneria in alluminio), le staffe laterali in acciaio inox con inserti
filettati e la vasca da porre sotto al motore per il recupero dell’olio
in caso di malaugurata rottura.
Non sappiamo dire a quanto corrisponda il miglioramento in termini di
prestazioni (al momento in cui scriviamo la moto equipaggiata col kit
non è stata ancora messa al banco), ma di sicuro l’eliminazione
dell’impianto di scarico originale catalizzato secondo le normative Euro
3, oltre a portare dei benefici a livello estetico (le due “stufe”
verniciate di nero del modello di serie non sono neppure paragonabili al
tromboncino con saldature a vista della Termignoni), produce un discreto
risparmio di peso.
Nella stessa direzione vanno, naturalmente, tutti gli altri particolari
del kit, tanto che, cupolino a parte, rispetto alla configurazione
stradale la moto kittata è davvero ridotta all’osso. Questa condizione
lascia presumere anche dei bassissimi costi di manutenzione, al di là
dei normali materiali di consumo (benzina, olio, pastiglie dei freni,
pneumatici) e delle eventuali cadute, da mettere purtroppo in conto
quando si tratta di guida in pista.
Come abbiamo già avuto modo di sottolineare nell’introduzione, poi, così
allestita la Sport 1000 appare decisamente più sobria e, seppur a
scapito di qualche finitura (almeno secondo il nostro parere di
inguaribili appassionati delle moto da corsa), più bella.
La cosa interessante, comunque, è che questo giudizio non si ferma
all’aspetto esteriore...

COME VA
Basta ascoltare il rombo che esce dall’impianto di
scarico Termignoni per far tornare alla mente i mitici coppie coniche di
una volta. Il sound è quello giusto, insomma.
Il 1000 DS che equipaggia la Sport è identico a quello degli altri
modelli della gamma Ducati e come tale gode dello stesso livello di
sviluppo tecnico. L’avviamento risulta pertanto immediato anche durante
la stagione più fredda (come quella durante la quale si è svolta la
nostra prova): non ci sono starter da tirare e non importa agire sul
comando del gas, basta semplicemente spingere il pulsante di accensione
e il desmodue a doppia accensione prende vita al primo colpo.
“Giocando” con la manopola destra, poi, la lancetta del contagiri a
fondo bianco schizza avanti e indietro con grande disinvoltura, seppur
affetta da qualche vibrazione di troppo che, manco a farlo apposta,
ricorda il caratteristico funzionamento degli strumenti meccanici Veglia
che usavano un tempo. La trasmissione è, come sulla maggior parte dei
bicilindrici desmo, impeccabile: cambio rapido e preciso negli innesti
(favorito da una corsa altrettanto corta del comando a pedale) e
frizione perfettamente modulabile (anche se appena un po’ più dura della
media). Paradossalmente, la posizione di guida della Sport 1000 da
trofeo risulta più comoda rispetto a quella della moto targata, grazie
alla sella in fibra di vetro che permette al pilota di distendersi
meglio lungo il serbatoio quando viaggia “in carena”.
Inoltre, l’ampio cupolino (che riprende le forme della Paul Smart
replica) offre un prezioso contributo aerodinamico, sia nell’ottica del
comfort che in funzione delle maggiori performance velocistiche concesse
al mezzo.
Ok, si parte. Lungo la pit-lane, l’eco prodotto dall’impianto di scarico
2 in 1, condito da qualche scoppio in fase di rilascio, fa venire i
brividi. Fin dai primi metri (e nonostante il clima rigido), il Dual
Spark da un litro di cilindrata si dimostra ben lieto di guadagnare giri
con la consueta rapidità alla quale ci ha ormai abituato, se non che,
grazie alle modifiche introdotte su aspirazione, iniezione e scarico, la
spinta risulta ancor più energica e immediata fin dai bassi regimi.
Questo fa sì che la Sport 1000 guizzi fuori dalle curve, anche le più
lente, con una rapidità lusinghiera, assecondata dalla buona
maneggevolezza offerta dalla ciclistica e dal peso contenuto della moto
stessa.
La progressione non conosce incertezze e porta dritti fino
all’intervento del limitatore, posto a 9.000 giri esatti. A giudicare
dallo slancio con il quale la lancetta dello strumento arriva a questa
soglia, tuttavia, l’impressione è che il bicilindrico Ducati possa
proseguire ben oltre...
Da parte loro, le sospensioni reagiscono molto bene alle sollecitazioni
indotte dalla guida, mantenendo un comportamento piacevolmente neutro
durante tutte le fasi di percorrenza della curva e in frenata.
All’ottima risposta dell’impianto Brembo anteriore si aggiunge infatti
la grande stabilità messa in mostra dall’assetto nelle staccate più
impegnative, coadiuvata dal generoso contributo del freno motore, che
sulla Sport 1000 non fa rimpiangere l’assenza della frizione
antisaltellamento. Molto buono anche il comportamento dei pneumatici
Dunlop previsti dal regolamento (visto che tutte le classi inserite nel
Desmo Challenge, compresa la Legend Trophy, monteranno esclusivamente
coperture del costruttore anglo-giapponese), caratterizzati da un
profilo sincero e da un grip più che soddisfacente, anche in
corrispondenza di temperature tutt’altro che ottimali, vedi i circa 5°
rilevati durante il nostro test.
L’unico difetto riscontrato nel corso della prova riguarda semmai la
vasca per il recupero dell’olio posta sotto al motore che, come si vede
dalle foto, entra in contatto con l’asfalto a inclinazioni fin troppo
modeste rispetto a quelle, ben più entusiasmanti, alle quali è possibile
arrivare.
Un limite così elevato che, francamente, non ci saremmo mai aspettati di
scoprire!
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