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I cerchi da moto e le loro caratteristiche

Di Gianpaolo Riva
 

Il peso dei cerchi ruota, oltre ad avere grande influenza su quello complessivo della moto, determina in buona misura anche il comportamento dinamico del veicolo.
Per questo motivo, mentre il materiale utilizzato per costruire tali componenti destinati alla serie è quasi sempre l’alluminio, per le competizioni viene fatto largo uso del magnesio e, in alcuni casi, anche del carbonio.
Per comprendere come cambi la guida della moto quando si montano cerchi più leggeri, occorre innanzitutto spiegare cosa accade quando le masse non sospese e in rotazione (determinate cioè dalla ruota comprensiva anche di freni e di corona della trasmissione finale, nel caso di quella posteriore), diminuiscono sensibilmente.
L’effetto più evidente che il pilota nota è la rapidità con cui possono essere effettuati gli inserimenti in curva, caratteristica del comportamento dinamico del veicolo che sembra aumentare al crescere della velocità. Questo fenomeno è legato al momento di inerzia. Una legge della fisica (la legge di inerzia) afferma che un corpo in movimento cerca di mantenere inalterata la sua velocità ponendo resistenza alla variazione di quest’ultima.
Tale comportamento è detto appunto inerzia. Se il corpo gira attorno a un asse (ad esempio la ruota della moto) è similmente possibile definire il suo momento di inerzia, ovvero la resistenza che esso esercitata alla variazione della sua velocità angolare.
Nella relazione che sintetizza tale fenomeno compare la massa del corpo stesso, dunque si intuisce che all’aumentare del peso della ruota aumenta anche il suo momento di inerzia, che eserciterà conseguentemente una più elevata opposizione alle variazioni del regime di rotazione. In altre parole, dovrà essere più consistente la coppia motrice o frenante applicata per accelerarla o decelerarla.
Inoltre, è bene sottolineare che il peso che ha maggiore influenza sul valore del momento di inerzia è quello dovuto alla massa più distante dall’asse di rotazione.
Dunque, in prima analisi, è il canale del cerchio, dove viene montato il pneumatico, che determina l’entità della resistenza alla variazione della velocità angolare. Ciò significa che minore è la massa del canale (l’elemento più distante dal centro e dunque posizionato a un raggio maggiore), minore è il momento di inerzia e viceversa.
Questo è il motivo per cui, specialmente nel passato, quando le tecniche di lavorazione del magnesio, ma soprattutto del carbonio, non erano ancora sufficientemente evolute, si costruivano alcuni modelli di cerchi ruota di tipo composito, ovvero con il canale realizzato con materiali diversi da quelli usati per il gruppo mozzo-razze.
Le due parti erano poi rese solidali tramite sistemi di collegamento meccanici (ad esempio rivetti). In questi casi, se il canale rimaneva in alluminio o in lamiera di acciaio, l’abbassamento del momento di inerzia era molto contenuto.
Quanto fino ad ora spiegato non ci permette, però, di comprendere perfettamente il fenomeno che trasforma il comportamento dinamico di una moto quando su di essa vengono installati cerchi ruota più leggeri di quelli adottati in origine.


 

Infatti, dopo aver sostituito questi elementi con altri realizzati in carbonio o magnesio, si nota che la maneggevolezza aumenta notevolmente e la capacità del veicolo di “scendere” in curva diventa sorprendente.
Questo cambiamento radicale è dovuto al momento giroscopico. Quello di inerzia ci permette, infatti, unicamente di affermare che se le masse non sospese e in rotazione vengono ridotte, la moto può accelerare o decelerare con maggior rapidità.
Il momento giroscopico è però sempre legato a quello di inerzia e cioè al peso e al raggio del cerchio, oltre che alla velocità di rotazione di quest’ultimo. Senza pretendere di fornire una dimostrazione rigorosa di questo fenomeno, è possibile descriverlo sperimentalmente con l’effetto che genera sulla guida.
Quando il pilota della moto che sta muovendosi con traiettoria rettilinea, agisce sul manubrio ruotandolo verso destra per impostare una curva, la reazione che si genera sull’avantreno sarà molto particolare, poiché la ruota anteriore si inclinerà a sinistra (attorno a un asse parallelo al senso di marcia). Tale fenomeno (che ovviamente si presenta anche se si sposta il manubrio a sinistra con la conseguente inclinazione della ruota a destra) è tanto più evidente quanto più elevata è la velocità angolare e la massa dell’elemento in rotazione (pneumatico, cerchio, disco freno, corona di trasmissione).
La ruota cerca cioè di mantenere inalterata la direzione del suo asse di rotazione (che coincide con il suo perno). Il pilota deve perciò modificare il suo stile di guida in funzione dell’intensità di questa particolare reazione.
E’ facile intuire che il momento giroscopico influenza perciò in modo determinante la dinamica del veicolo. Se, però, i cerchi ruota sono leggeri, gli effetti di questo momento diventano meno preponderanti, rendendo ovviamente meno impegnativa la manovra con la quale si imposta la curva.
Dunque, questo spiega il motivo per il quale tali elementi vengono costruiti con leghe di magnesio, o addirittura in fibra carbonio, materiali molto più leggeri rispetto a quelli più comunemente usati, come l’alluminio. E’ interessante descrivere brevemente anche le caratteristiche di questi materiali speciali e i metodi usati per la loro lavorazione.
In sintesi, si può dire che nel caso di processo di fusione del magnesio e conseguente colata in stampi di sabbia, quest’ultimi vengono rotti quando il metallo si è completamente raffreddato. In seguito, dal pezzo ottenuto vengono tolte le cosiddette “materozze”, ovvero le parti di materiale in eccesso che è servito ad alimentare il flusso del fuso e che ha ostruito i canali di accesso al volume cavo dello stampo.
 
 


 

Il cerchio ruota viene in seguito sottoposto per circa 24 ore a un processo termico con temperatura di 415°C, necessario per omogeneizzare la lega. Si svolgono, poi, tutte le lavorazioni meccaniche, al termine delle quali si ottiene la forma definitiva.
Seguono i necessari collaudi per verificare le indispensabili proprietà meccaniche (resistenza alle sollecitazioni, ecc.). Il processo di forgiatura del magnesio è invece radicalmente diverso da quello di fusione.
Viene, infatti, compressa una “billetta” (forma di metallo cilindrica preriscaldata a temperatura tuttavia inferiore rispetto a quella di fusione) in uno stampo avente la forma in negativo della ruota finita, mediante una pressa capace di esercitare una forza di spinta talvolta superiore alle 10.000 tonnellate.
Ovviamente, anche in questo caso, sul pezzo ottenuto si svolgono tutte le lavorazioni meccaniche necessarie per ottenere la forma definitiva.
La differenza sostanziale tra forgiatura e fusione è dovuta alla distribuzione del reticolo cristallino del metallo.
Nel primo caso, infatti, tale distribuzione mantiene sostanzialmente l’andamento originario che aveva nella billetta, mentre nel secondo è completamente variata e diventa casuale, poiché il materiale è stato portato allo stato liquido tramite il processo di fusione.
Si noti che quanto appena descritto influisce notevolmente sulle caratteristiche meccaniche del pezzo finale, che ovviamente risultano migliori nel caso della forgiatura.
La fusione ha poi un ulteriore svantaggio, dato dagli spessori del pezzo finito (con influenza anche sul peso), che non possono essere eccessivamente limitati. Infatti, durante il processo di costruzione non è possibile garantire con sicurezza il riempimento perfetto di tutti i volumi cavi dello stampo (possono rimanere quelle che in gergo vengono chiamate “soffiature”).
I due processi costruttivi descritti determinano in modo preponderante la forma del cerchio, che non può soddisfare solo esigenze estetiche o di resistenza alle sollecitazioni meccaniche.
Più precisamente, si può dire che tale forma deve poter permettere l’azione adeguata dello stampo sulla billetta tramite la pressa, o il perfetto scorrimento del metallo portato in fase liquida all’interno degli interstizi dello stampo stesso. Radicalmente diverso è, invece, il processo per la realizzazione di un cerchio in fibra carbonio.
Questo materiale ha, infatti, delle proprietà molto diverse da quelle del magnesio. Esso può assorbire elevate sollecitazioni senza modificare la sua forma in modo permanente (ha dunque una grande rigidità).
Il valore del suo modulo elastico è perciò elevato (a differenza di quella elastica, la deformazione permanente, o plastica, rimane anche quando la sollecitazione che la provoca si annulla). Occorre evidenziare anche che il limite di rottura di un componente realizzato in carbonio lo si raggiunge sostanzialmente quando si presenta quello della sua deformazione elastica.
Così, ad esempio, questo materiale ha un valore di resistenza alla trazione molto alto, con una bassissima percentuale di deformazione prima della rottura. Questa caratteristica non è invece presente nei metalli, come ad esempio il magnesio (che prima si deforma e poi si rompe).
I processi utilizzati per costruire i cerchi ruota in carbonio possono essere radicalmente diversi tra loro. In alcuni casi, si assemblano tramite colle specifiche il canale, i due gusci che formano le razze e il porta mozzo.
Altre metodologie dette monoscocca, più complesse e pregiate, prevedono invece la costruzione dell’elemento in un unico pezzo.
In questo caso, il processo di lavorazione inizia da un nastro realizzato con una resina impregnata da fibre di carbonio aventi un orientamento opportuno (fattore che incide in maniera determinante sulle caratteristiche meccaniche del cerchio ruota). Questo nastro viene sottoposto a severi test per garantire le indispensabili qualità della materia prima e viene stoccato in una camera con atmosfera a bassa temperatura, per evitare che la resina indurisca.
La parte che deve essere utilizzata viene separata dalla bobina usando tecniche di taglio con getto d’acqua ad altissima pressione. Il tratto di nastro selezionato è inserito in uno stampo costituito da due parti separate, nel quale viene tolta ogni traccia d’aria, ripetendo solitamente la depressurizzazione per diversi cicli.
Al termine di questa parte della lavorazione, il semilavorato viene inserito in una autoclave, dove con un gradiente termico prestabilito (un innalzamento controllato della temperatura) la resina si indurisce.
Il cerchio acquisisce dunque la sua tipica rigidità e viene poi lavorato per ottenere le forme definitive del canale e per inserire nella sua zona centrale il mozzo con il cuscinetto.

 

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