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QUESTIONE DI STILE
Una volta, una persona che lavora all’interno di una nota casa motociclistica mi ha detto: “Se chiedi a cento persone un parere estetico su una determinata motocicletta, nella migliore delle ipotesi, ricevi centouno risposte diverse!” Nulla di più vero. Il fattore bellezza è quanto di più soggettivo possa esserci a questo mondo, eppure una qualche metodologia per stabilire se qualcosa piace o meno deve pur esserci, altrimenti non si spiegherebbe il successo di alcuni prodotti che fanno ormai parte del nostro vivere quotidiano (orologi da polso, occhiali da sole, telefoni cellulari, scarpe da ginnastica, ecc.), al di là della loro effettiva funzionalità. L’oggetto bello è, nella maggior parte dei casi, anche quello che si vende di più e poco importa se appartiene a una fascia di largo o basso consumo. La cosa che ci colpisce in ciò che guardiamo è, insomma, il suo aspetto esteriore prima del il suo contenuto. Un po’ come se comprassimo un Cd musicale in base alla bellezza della sua copertina. Anche le moto seguono questo trend: gli esempi storici si sprecano. Quando un modello piace, piace e basta. Non importa se ha un problemino ai freni o se il suo motore è in difetto di qualche cavallo rispetto agli altri, l’importante è l’emozione che sa trasmettere, prima di tutto, da fermo. Ecco che ci siamo voluti domandare se le ultime novità in fatto di design all’interno della gamma Ducati, vale a dire la 999 e la Multistrada, tengano fede a questa principio, considerato il rapporto tra la Ducati di ieri e quella di oggi. In effetti, la loro comparsa ha segnato un virtuale passaggio di consegne tra Massimo Tamburini e Pierre Terblanche ai vertici del centro stile di Borgo Panigale, suscitando una certa discordanza di pareri. C’è chi rimpiange il talento indiscutibile del primo e chi, invece, apprezza l’ergonomia e la razionalità che caratterizzano le moto del secondo. Come abbiamo detto all’inizio, non è compito di questa rubrica stabilire quale “schieramento” abbia, per così dire, ragione (anche perché non avrebbe appunto senso), quanto quello di raccogliere i commenti e i giudizi di alcuni personaggi dell’ambiente Ducati, non necessariamente legati alla Casa Madre, né al settore del design in senso stretto. Partiamo infatti da Marco Mozzone, tecnico di grande esperienza che fino a non molto tempo fa era impegnato nel mondiale Superbilke con il Team NCR. Marco è un tipo senza peli sulla lingua, tanto che non appena gli si chiede di dare un giudizio sulla Multistrada il suo esordio è: “Gran bella moto, basterebbe toglierli quel cupolino lì! - facendo riferimento alla parte che si muove insieme al manubrio, mentre il resto rimane solidale alla carenatura - Per il resto è perfetta. La zona posteriore, ad esempio, la trovo davvero bella, ma quel parabrezza che gira insieme al manubrio si fa davvero fatica a digerirlo. Potrei capire se questa soluzione portasse a un vantaggio tecnico o relativo al comfort, ma a livello pratico non ne vedo l’utilità.” Poi il discorso volge sul fronte colore: “Se vedi la moto nera anziché rossa, fa tutto un altro effetto. Anche la tinta del telaio è molto importante e mi domando se non sia giunto il momento di abbandonare le livree monocolore e studiare, per quanto sobria, una vera e propria grafica, come si è tentato di fare con il Monster S4R ed S2R.” Non si tratta solo di linee e volumi, dunque, ma anche di adottare particolari accostamenti cromatici. “Prendi anche la 999 - prosegue Mozzone - con il telaio rosso e i cerchi neri, come nella versione 2005, è decisamente più piacevole.” Interessante, poi, anche il suo parere relativamente alla versione racing: “La moto da SBK è bellissima, mentre quella stradale un po’ meno. Non so dirti il perché. Anche il codino in versione monoposto, sulla moto del team ufficiale mi piace, mentre sulla versione con frecce e targa non rende più di tanto. Secondo me, comunque, avrebbero dovuto fare una moto più simile alla Desmosedici, che ritengo la Ducati più bella in assoluto.” Una teoria facilmente condivisibile, visto che la Casa di Borgo Panigale ha sempre legato la propria immagine alle competizioni e, attualmente, la MotoGP ne rappresenta la massima espressione; ma va anche detto che una replica stradale della moto di Capirossi e Checa è già stata prevista ufficialmente e debutterà, sembra, al prossimo salone di Milano. “Io applicherei quel design anche al bicilindrico - insiste Mozzone - da momento che il layout delle due moto è comunque simile, vedi lo scarico sotto la sella.” Il discorso si sposta sui particolari: “Anche la strumentazione della 999 non ha quel gusto racing che caratterizzava le sportive Ducati precedenti e lo stesso vale per il tappo del serbatoio. Ci voleva, secondo me, qualcosa di più sobrio, più serio, come la possibilità di eliminare le spie di servizio nel caso dell’utilizzo in pista, come succedeva una volta. Anche il faro davanti non segue questa logica: al di là del giudizio estetico, risulta infatti essere la principale fonte di preoccupazione per chi usa la moto in circuito. Così grosso e complesso, risulta infatti oneroso da sostituire in caso di caduta, oltre che difficile da smontare e rimontare con una certa rapidità.”
Sul fronte dell’ergonomia applicata allo stile, però, Marco ha solo parole di elogio: “Le moto di Terblache hanno fatto un netto passo in avanti sul fronte del comfort. Sulla 999, così come sulla Multistrada, c’è spazio per tutti, senza contare le possibilità di regolazione offerte dal gruppo sella-codone-serbatoio della prima.”
Insomma, da una parte si guarda alla bellezza assoluta, ma dall’altra si apprezza anche la funzionalità al servizio del design.
A tal proposito, abbiamo interpellato uno che di “forme” se ne intende, essendo solito plasmare a proprio piacimento il “vestito” di oggetti a due ruote, soprattutto Ducati.
Ferruccio Codutti è, a modo suo, un artista della moto, anche se il suo stile si discosta sensibilmente dalla produzione di serie, visto che per dar vita alle sue opere utilizza come materia prima l’alluminio. “Il design della 999 è ben riuscito - commenta - esprime grande tecnologia, mantenendo comunque quei tratti di sportività che hanno sempre distinto le moto bolognesi. Inoltre, rispetto alle foto, dal vivo la moto è ancora più bella. Diciamo che nel complesso mi piace molto, anche se qualche piccolo particolare si potrebbe migliorare...”
Codutti pone l’accento su alcuni dettagli interessanti: “Manca la scritta Ducati sul serbatoio. Inoltre, se si deve fare una moto imparentata con le competizioni, sarebbe bene vivacizzare un po’ la livrea. Non dico a livello di replica vera e propria, come la Ben Bostrom di qualche tempo fa: quella era eccessiva. Però si dovrebbe andare nella direzione di qualcosa di più caratterizzato, come in realtà hanno già fatto con la versione 2005. L’eliminazione delle feritoie superiori ai lati del cupolino e il forcellone scatolato nero donano tutta un’altra immagine, al pari di quanto fanno i cerchi neri e il telaio rosso. Spesso la gente non ci pensa, ma questi particolari sono importantissimi perché tracciano delle vere e proprie linee che influiscono sulla resa estetica del mezzo.”
Alla domanda, però, su cosa modificherebbe a livello stilistico, Codutti fa un piccolo passo indietro: “E’ molto difficile operare delle variazioni sul lavoro degli altri. Di solito, preferisco partire da zero e seguire l’istinto. Inoltre, anche se può dare l’impressione contraria, la 999 è una moto piuttosto complessa, che si regge su equilibri ben precisi. Se vai a toccare qualcosa rischi pertanto di peggiorare anche il resto...”
Diverso, invece, il discorso per quanto riguarda la Multistrada, sulla quale Ferruccio non ha dubbi: “Metà va bene e metà va male. Il cupolino in due pezzi non mi piace proprio, mentre il doppio scarico sotto la sella è, a mio avviso, ben impostato, anche se la dimensione dei silenziatori è forse un po’ troppo abbondante rispetto alle proporzioni generali del veicolo. In ogni caso, è davanti che non ci siamo: per fare una foto a moto ferma bisogna ricordarsi di parcheggiarla con il manubrio dritto! Anche le prese d’aria sotto al faro, quelle che portano aria al radiatore dell’olio, non sono il massimo: risultano poco integrate nell’insieme.”
Sul fronte dell’ospitalità, però, Codutti torna a parlare in termini positivi.
“La moto è davvero comoda, soprattutto per quanto riguarda la zona di intersezione tra la sella e il serbatoio. A livello di gusti personali, cambierei il manubrio, nè particolarmente sportivo né propriamente turistico, ma si tratta di una valutazione soggettiva, che dipende anche dalle caratteristiche fisiche di ognuno.”
Sulla definizione dei dettagli che riguardano la Multistrada, Codutti sostiene che su una moto così fuori dagli schemi ci sta anche qualche soluzione un po’ più ardita del solito: “All’inizio, certe cose non piacciono perché siamo abituati ad altri standard. Poi ci si fa, come si dice, l’occhio e vengono metabolizzate. E’ giusto così, altrimenti non ci sarebbe mai cambiamento.”
A questo punto la parola passa a Noriki Aizawa, nostro valido collaboratore, nonché grande appassionato di fotografia. Grazie a lui, oltre a poter contare sul giudizio di una persona con particolare affinità per le moto e l’estetica in generale, abbiamo potuto scoprire come sono viste le nuove Ducati dagli appassionati giapponesi. “La Multistrada è stata accolta piuttosto bene - racconta - In Giappone, essa ha aperto un nuovo orizzonte. Prima, le Ducati più apprezzate erano la Super Sport dei primi anni ‘90, la serie 851/888 e, naturalmente, il Monster. Per i giapponesi, possedere una moto italiana è visto come un segno di distinzione, un modo per essere più vicini allo stile di vita che c’è in Italia, paese per il quale hanno sempre avuto grande ammirazione. In pratica, chi compra una Ducati lo fa con intenzioni diverse rispetto ai clienti di altri marchi. E’ una sorta di hobby, anche se, proprio grazie alla Multistrada, lo scenario sta cambiando. Adesso si cominciano a vedere i primi ducatisti giapponesi che montano le borse laterali, mentre prima erano soliti installare accessori prevalentemente estetici. Per questo dico che il modello è stato apprezzato.” Il discorso, però, si sposta anche sul fattore prezzo: “A favorirne le vendite - prosegue Noriki - c’è stato anche il prezzo competitivo, derivato dal cambio euro/yen a vantaggio di quest’ultimo. Ma in ogni caso, la Multistrada ha creato interesse anche a giudicare dalle numerose customizzazioni proposte dagli specialisti giapponesi.” Un metro, quello relativo all’interesse dei preparatori che, viceversa, non premia la 999: “Purtroppo, almeno in Giappone, sono in molti a preferirle la 998, sulla quale si sono cimentati i tuner più blasonati. Da questo punto di vista, la 999 non ha avuto lo stesso riconoscimento, anche se, in seguito al restyling operato da Ducati nel 2005, le cose sono in parte migliorate.” Noriki ci fa inoltre notare che, in questo caso, il fattore prezzo non ha influito positivamente sulle vendite: “In proporzione a quanto costava la 998, la 999 è più cara, ma credo che questo sia il risultato, piuttosto che del cambio dalle lire all’euro, di una strategia ben precisa da parte di Ducati. Resta il fatto che la moto non esercita lo stesso fascino di quella vecchia. Prendi, ad esempio, il faro: quello della 998 si capiva che era fatto apposta per quella moto, quello della 999 sembra quasi un ricambio after-market. Tieni inoltre presente che il frontale è forse la parte più importante nel design di una moto...” Qualche perplessità per quanto riguarda lo stile, dunque, ma non in merito alla qualità di realizzazione: “A livello qualitativo, - spiega Aizawa - le Ducati hanno fatto dei passi in avanti notevoli, raggiungendo più o meno gli stessi standard delle moto giapponesi. Questo depone senz’altro a favore del marchio italiano, visto che l’utenza orientale è ovviamente abituata in un certo modo. Certi rivenditori di Ducati Japan, infatti, avevano paura che le moto non si vendessero per via della loro, tra virgolette, artigianalità e invece hanno dovuto ricredersi a fronte del consenso riportato dai clienti.” Per ultimo, ma non in ordine di importanza, abbiamo raccolto il parere di Antonio Sassi, project manager della SW Design, azienda del settore che si è occupata, tra l’altro, della parte stilistica relativa alla Terra Modena, una bellissima supermotard di recente presentazione, oltre al restyling, sottoforma di prototipo, di alcuni modelli esistenti. Sassi, ducatista convinto, dice di trovare una certa difficolatà nel dare un giudizio sui modelli presi in esame, dal momento che possiede una 748 del quale si dice ancora innamoratissimo. “Recentemente, ho avuto la possibilità di visitare il museo Ducati: analizzando da un punta di vista tecnico-stilistico l'evoluzione del prodotto di serie, si avverte una lenta ma continua evoluzione legata all'essenzialità dei volumi, alla compattezza e alle ridotte dimensioni del bicilindrico sorretto dal telaio in tubi, che ne fa un elemento distinguibile dal resto delle altre moto. Si arriva fino alla 916, filante e snella, con quel monobraccio che la rende unica e ultra-moderna, per non parlare degli scarichi sotto la sella, imitati da tutte le altre case motociclistiche... Non me ne voglia Pierre Terblanche, ma il suo stile anticonformista e spigoloso sembra appartenere più a una scuola automobilistica come quella della Renault che non all’italian style. Personalmente ritengo, infatti, che le sue moto, vedi Multistrada e 999, abbiamo perso un po’ dello stile Ducati.” Antonio spiega nel dettaglio quali sono le cose che non gli sono piaciute: “La 999 sarà pure una moto tecnicamente ottima, ma da ducatista mi aspettavo qualcosa di più. E’ questo più che bisognerebbe darle: meno piatta, più compatta, più sinuosa e sensuale. Più in stile MotoGP, insomma, con un forcellone racing come quello che hanno messo in seguito.” Più che a veri e propri elementi stilistici, il giudizio sembra dunque rivolto alla caratterizzazione generale della moto: “Forse, - spiega Sassi - quello che le manca e che avrebbero dovuto darle è, in una parola sola, emozione. Non voglio comprarmi una moto da strada se poi, per farmela piacere, devo vestirla coi colori da gara, come la bellissima Fila replica. E’ chiaro, però, che parlare è facile, mentre rendere attuabili certe cose è molto più difficile. Costi di produzione e strategie di marketing possono condizionare pesantemente un buon progetto...” Per quanto riguarda la Multistrada, invece, Sassi vede la questione da un altro punto di vista: “Ritengo la Multistrada un buon prodotto: snella, filante e ben costruita. Ho soltato due critiche da fare: una al disegno del gruppo ottico anteriore e del cupolino, l'altra all'effetto di vuoto che si avverte nella vista laterale della zona posteriore. Tutto sembra sospeso e slegato dal resto della moto. Gli scarichi cilindrici e il monobraccio sono, viceversa, bellissimi e unici nel suo genere. Ritengo di buon effetto anche le varianti cromatiche, con particolare validità per la versione nera, anche se mi piacerebbe vedere alcune versioni estremizzate nella grafica e nei loghi.” Tanti giudizi e commenti diversi che, come avrete capito, hanno alcuni tratti in comune e che, magari, nel loro piccolo, potranno servire da spunto a chi di dovere per la definizione di modelli futuri, fermo restando, naturalmente, che, come dice Valentino; piacere a tutti è impossibile!
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