Sono
le 9:30 del mattino, l’appuntamento è per le 11:00, da
Anelli & Tondini, a Firenze. Sto controllando per l’ennesima
volta le domande che farò a Loris Capirossi tra meno di due ore.
Ne ho nove, mi serve l’ultima, o meglio, la prima, quella per
rompere il ghiaccio. A un certo punto il cellulare squilla: è
un messaggino.
La mia mamma, che sa dell’intervista, mi scrive: “Chiedi
a Capirossi quanto ha inciso la tenacia e quanto la naturale capacità
a farlo diventare ciò che è.” Caspita, ecco la decima
domanda!
Poco dopo, nell’ufficio del negozio fiorentino, in compagnia di
un responsabile Suomy, organizzatrice dell’evento, il pilota di
Borgo Rivola risponde così: “Innanzi tutto bisogna
credere in ciò che uno fa! – attacca perentorio
– Io ho sempre creduto nelle mie possibilità e
nel mio potenziale, e ho avuto comunque la fortuna di trovare le persone
giuste lungo il mio cammino. Come vedi, anche quella di andare a correre
per Ducati si è rivelata una scelta importante, perché
il loro “ritorno” ai Gran Premi, visto che non si tratta
di un vero e proprio debutto, ha dato vita a un binomio fortunato. Ciò
non toglie che, in futuro, sono sicuro riusciremo a toglierci ancora
molte soddisfazioni.”
Qualcuno ha detto: non poteva esserci pilota migliore di Capirossi per
tirar fuori il meglio da una moto come la Desmosedici. Sei d’accordo?
“Beh, senza dubbio avevo l’esperienza che serviva
alla Ducati, perché ormai sono tredici anni che corro nel Motomondiale,
durante i quali ho guidato un po’ tutti i tipi di moto, quindi
ho maturato il bagaglio tecnico necessario per sviluppare un progetto
completamente nuovo. C’era bisogno di un pilota maturo e, soprattutto,
di uno che non si tirasse mai indietro nei momenti difficili che immancabilmente
arrivano quando una moto è così giovane. Io ritengo di
rispondere a queste caratteristiche e, in qualche modo, i risultati
mi stanno dando ragione.”
Ma dov’è che trovi la forza per spingere sempre al 110%?
“Più che la forza è la passione! La passione
supera qualsiasi problema. Io ce la metto sempre tutta e, così
facendo, sono riuscito ad arrivare dove sono adesso.”
Le voci che davano Ducati in trattativa con Rossi per il 2004 hanno
in qualche modo condizionato il tuo rendimento sul finire della stagione?
“Assolutamente no. Erano solo chiacchiere, come poi si
è visto coi fatti. Sapevo che non c’era nulla di concreto
sotto e quindi non mi sono mai preoccupato. E poi, anche se Valentino
fosse approdato in Ducati non mi avrebbe dato assolutamente fastidio.
Non ho paura di lui, anzi, il confronto diretto con la stessa moto sarebbe
stato entusiasmante.”
Molti hanno paragonato la tua vittoria di Barcellona al trionfo di Smart
e Spaggiari a Imola e al vittorioso ritorno di Hailwood al Tourist Trophy
del 1978. Ma cos’è cambiato da quel 15 giugno?
“Credo niente. Perché, comunque, di gare ne ho
vinte tante. Quella con la Ducati è stata chiaramente molto intensa,
soprattutto calcolando che era il loro primo anno di gare nella MotoGP.
E’ stato bello per tutta l’Azienda, che si sta impegnando
al 100% con questo progetto e sta già lavorando moltissimo in
previsione del prossimo anno. Questa prima stagione è stata importante
per capire molte cose, la prossima metteremo a frutto i dati raccolti.
Poi vedremo…”
Loris anticipa un tema fondamentale: il futuro. Cosa dobbiamo aspettarci
da adesso in poi?
“Innanzi tutto, partiamo con un anno in più di
esperienza e penso che questo sia essenziale, soprattutto per Ducati,
che non aveva mai partecipato in questa categoria. La moto era tutta
da sviluppare e non avevamo nessun tipo di riferimento in merito ai
circuiti sui quali dovevamo correre. Penso che nel 2004 partiremo con
un obiettivo diverso: quest’anno eravamo partiti con l’obiettivo
di fare esperienza, il prossimo partiremo con l’obiettivo di essere
costantemente tra i primi. E spero, naturalmente, che ci riusciremo.”

Torniamo
un attimo a parlare del caso Rossi. Pensi che il suo passaggio alla
Yamaha abbia reso un favore ai suoi avversari, tu compreso, e, di conseguenza,
all’intero campionato?
“Lui è senza dubbio un pilota fortissimo e lo ha
dimostrato. Però, è anche vero che guidare una Honda è
una cosa diversa rispetto a farlo con una Yamaha. Troverà senza
dubbio più difficoltà lungo la sua strada, anche se il
potenziale e il talento per essere comunque protagonista non gli mancano…”
Dario Marchetti, pilota di vecchia data, attualmente impegnato nel Mondiale
Endurance, ha avuto occasione di provare la tua Desmosedici a Valencia,
rimanendo a dir poco impressionato. Ma è davvero così
sconvolgente?
“In effetti, si tratta di una moto abbastanza impegnativa.
Ha un sacco di cavalli, e scaricare a terra tutta questa potenza attraverso
una superficie di pochi centimetri quadrati non è cosa facile.
L’erogazione del motore, poi, è abbastanza scorbutica.
E’ normale che sia così, visto che siamo ancora agli esordi,
anche se stiamo lavorando un po’ su tutti i fronti, elettronica
compresa, per migliorare questo aspetto. Insomma, non è una moto
facilissima da guidare.”
Però tu ci riesci molto bene!
“Sì, ci riesco, però si potrebbe far meglio!
Al momento, facciamo un po’ più fatica degli altri perché,
come ho già detto, non abbiamo ancora trovato l’equilibrio
ideale, anche se sono convinto che siamo sulla buona strada…”
L’impressione, almeno dall’esterno, è che il potenziale
sia addirittura superiore a quello degli avversari, nel senso che quando
si riesce a mettere realmente alla frusta la Desmosedici non ce n’è
più per nessuno.
“Il potenziale è molto alto, lo abbiamo visto tutti.
Il nostro punto di forza è senza dubbio il motore, che ci ha
aiutato con le sue prestazioni velocistiche. Abbiamo, però, degli
altri punti su cui dobbiamo lavorare. Sappiamo già quali sono,
per questo ci stiamo dando fare.”
Quest’anno, oltre a tornare alla vittoria (l’ultimo trionfo
di Capirossi prima di Barcellona risaliva al Gran Premio del Mugello
2001 n.d.r.), sei anche convolato a nozze con la bellissima Ingrid.
Quanto conta l’affetto delle persone che ti stanno accanto rispetto
alla tua vita professionale?
“Beh, in realtà mi sono sposato l’anno scorso.
Comunque, come in tutte le cose, aver vicino le persone giuste aiuta
molto, ti rende più sereno nelle scelte che fai. Io sono stato
fortunato perché ho trovato una persona che sa e capisce che
nel mio lavoro ci sono anche dei momenti difficili. Lei mi è
sempre stata vicino in tutti questi momenti. Penso sia il massimo. Ripeto,
mi ritengo una persona molto fortunata, innanzi tutto perché
faccio quello che amo e poi perché sono riuscito a crearmi un
gruppo di persone vicine per me molto importanti.”
Sai che i tifosi della Ducati sono particolarmente entusiasti del fatto
che abbia vinto un pilota italiano su una moto italiana, un’astinenza
che perdurava dai tempi di Agostini e la MV. Che effetto ti fa essere
protagonista di una simile realtà?
“E’ una sensazione molto positiva. Il fatto di correre
con una moto italiana, per di più vincente, è il massimo.
Credo che sia un po’ l’ambizione di tutti i piloti del nostro
paese. Io sono stato il primo a credere in questo progetto, firmando
un contratto quando la moto non esisteva ancora. Mi sono semplicemente
fidato delle persone che ci stavano lavorando. Ho avuto ragione. Non
dimentichiamoci, però, che la stagione 2003 è stata sì
bella, ma anche sofferta e, per quanto mi riguarda, sono sicuro che
il nostro potenziale non sia quello che si vede. - pausa - E’
ancora più alto…”
E così sia.

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