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IL FANTINO DALLE BRACCIA D'ACCIAIO
a tu per tu con Loris Capirossi
di Lorenzo Miniati

Sono le 9:30 del mattino, l’appuntamento è per le 11:00, da Anelli & Tondini, a Firenze. Sto controllando per l’ennesima volta le domande che farò a Loris Capirossi tra meno di due ore. Ne ho nove, mi serve l’ultima, o meglio, la prima, quella per rompere il ghiaccio. A un certo punto il cellulare squilla: è un messaggino.
La mia mamma, che sa dell’intervista, mi scrive: “Chiedi a Capirossi quanto ha inciso la tenacia e quanto la naturale capacità a farlo diventare ciò che è.” Caspita, ecco la decima domanda!
Poco dopo, nell’ufficio del negozio fiorentino, in compagnia di un responsabile Suomy, organizzatrice dell’evento, il pilota di Borgo Rivola risponde così: “Innanzi tutto bisogna credere in ciò che uno fa! – attacca perentorio – Io ho sempre creduto nelle mie possibilità e nel mio potenziale, e ho avuto comunque la fortuna di trovare le persone giuste lungo il mio cammino. Come vedi, anche quella di andare a correre per Ducati si è rivelata una scelta importante, perché il loro “ritorno” ai Gran Premi, visto che non si tratta di un vero e proprio debutto, ha dato vita a un binomio fortunato. Ciò non toglie che, in futuro, sono sicuro riusciremo a toglierci ancora molte soddisfazioni.
Qualcuno ha detto: non poteva esserci pilota migliore di Capirossi per tirar fuori il meglio da una moto come la Desmosedici. Sei d’accordo?
Beh, senza dubbio avevo l’esperienza che serviva alla Ducati, perché ormai sono tredici anni che corro nel Motomondiale, durante i quali ho guidato un po’ tutti i tipi di moto, quindi ho maturato il bagaglio tecnico necessario per sviluppare un progetto completamente nuovo. C’era bisogno di un pilota maturo e, soprattutto, di uno che non si tirasse mai indietro nei momenti difficili che immancabilmente arrivano quando una moto è così giovane. Io ritengo di rispondere a queste caratteristiche e, in qualche modo, i risultati mi stanno dando ragione.
Ma dov’è che trovi la forza per spingere sempre al 110%?
Più che la forza è la passione! La passione supera qualsiasi problema. Io ce la metto sempre tutta e, così facendo, sono riuscito ad arrivare dove sono adesso.
Le voci che davano Ducati in trattativa con Rossi per il 2004 hanno in qualche modo condizionato il tuo rendimento sul finire della stagione?
Assolutamente no. Erano solo chiacchiere, come poi si è visto coi fatti. Sapevo che non c’era nulla di concreto sotto e quindi non mi sono mai preoccupato. E poi, anche se Valentino fosse approdato in Ducati non mi avrebbe dato assolutamente fastidio. Non ho paura di lui, anzi, il confronto diretto con la stessa moto sarebbe stato entusiasmante.
Molti hanno paragonato la tua vittoria di Barcellona al trionfo di Smart e Spaggiari a Imola e al vittorioso ritorno di Hailwood al Tourist Trophy del 1978. Ma cos’è cambiato da quel 15 giugno?
Credo niente. Perché, comunque, di gare ne ho vinte tante. Quella con la Ducati è stata chiaramente molto intensa, soprattutto calcolando che era il loro primo anno di gare nella MotoGP. E’ stato bello per tutta l’Azienda, che si sta impegnando al 100% con questo progetto e sta già lavorando moltissimo in previsione del prossimo anno. Questa prima stagione è stata importante per capire molte cose, la prossima metteremo a frutto i dati raccolti. Poi vedremo…
Loris anticipa un tema fondamentale: il futuro. Cosa dobbiamo aspettarci da adesso in poi?
Innanzi tutto, partiamo con un anno in più di esperienza e penso che questo sia essenziale, soprattutto per Ducati, che non aveva mai partecipato in questa categoria. La moto era tutta da sviluppare e non avevamo nessun tipo di riferimento in merito ai circuiti sui quali dovevamo correre. Penso che nel 2004 partiremo con un obiettivo diverso: quest’anno eravamo partiti con l’obiettivo di fare esperienza, il prossimo partiremo con l’obiettivo di essere costantemente tra i primi. E spero, naturalmente, che ci riusciremo.

Torniamo un attimo a parlare del caso Rossi. Pensi che il suo passaggio alla Yamaha abbia reso un favore ai suoi avversari, tu compreso, e, di conseguenza, all’intero campionato?
Lui è senza dubbio un pilota fortissimo e lo ha dimostrato. Però, è anche vero che guidare una Honda è una cosa diversa rispetto a farlo con una Yamaha. Troverà senza dubbio più difficoltà lungo la sua strada, anche se il potenziale e il talento per essere comunque protagonista non gli mancano…
Dario Marchetti, pilota di vecchia data, attualmente impegnato nel Mondiale Endurance, ha avuto occasione di provare la tua Desmosedici a Valencia, rimanendo a dir poco impressionato. Ma è davvero così sconvolgente?
In effetti, si tratta di una moto abbastanza impegnativa. Ha un sacco di cavalli, e scaricare a terra tutta questa potenza attraverso una superficie di pochi centimetri quadrati non è cosa facile. L’erogazione del motore, poi, è abbastanza scorbutica. E’ normale che sia così, visto che siamo ancora agli esordi, anche se stiamo lavorando un po’ su tutti i fronti, elettronica compresa, per migliorare questo aspetto. Insomma, non è una moto facilissima da guidare.
Però tu ci riesci molto bene!
Sì, ci riesco, però si potrebbe far meglio! Al momento, facciamo un po’ più fatica degli altri perché, come ho già detto, non abbiamo ancora trovato l’equilibrio ideale, anche se sono convinto che siamo sulla buona strada…
L’impressione, almeno dall’esterno, è che il potenziale sia addirittura superiore a quello degli avversari, nel senso che quando si riesce a mettere realmente alla frusta la Desmosedici non ce n’è più per nessuno.
Il potenziale è molto alto, lo abbiamo visto tutti. Il nostro punto di forza è senza dubbio il motore, che ci ha aiutato con le sue prestazioni velocistiche. Abbiamo, però, degli altri punti su cui dobbiamo lavorare. Sappiamo già quali sono, per questo ci stiamo dando fare.
Quest’anno, oltre a tornare alla vittoria (l’ultimo trionfo di Capirossi prima di Barcellona risaliva al Gran Premio del Mugello 2001 n.d.r.), sei anche convolato a nozze con la bellissima Ingrid.
Quanto conta l’affetto delle persone che ti stanno accanto rispetto alla tua vita professionale?
Beh, in realtà mi sono sposato l’anno scorso. Comunque, come in tutte le cose, aver vicino le persone giuste aiuta molto, ti rende più sereno nelle scelte che fai. Io sono stato fortunato perché ho trovato una persona che sa e capisce che nel mio lavoro ci sono anche dei momenti difficili. Lei mi è sempre stata vicino in tutti questi momenti. Penso sia il massimo. Ripeto, mi ritengo una persona molto fortunata, innanzi tutto perché faccio quello che amo e poi perché sono riuscito a crearmi un gruppo di persone vicine per me molto importanti.
Sai che i tifosi della Ducati sono particolarmente entusiasti del fatto che abbia vinto un pilota italiano su una moto italiana, un’astinenza che perdurava dai tempi di Agostini e la MV. Che effetto ti fa essere protagonista di una simile realtà?
E’ una sensazione molto positiva. Il fatto di correre con una moto italiana, per di più vincente, è il massimo. Credo che sia un po’ l’ambizione di tutti i piloti del nostro paese. Io sono stato il primo a credere in questo progetto, firmando un contratto quando la moto non esisteva ancora. Mi sono semplicemente fidato delle persone che ci stavano lavorando. Ho avuto ragione. Non dimentichiamoci, però, che la stagione 2003 è stata sì bella, ma anche sofferta e, per quanto mi riguarda, sono sicuro che il nostro potenziale non sia quello che si vede. - pausa - E’ ancora più alto…
E così sia.

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