LE
LETTERE PERVENUTE ALLA REDAZIONE
N.
54
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Vi mando tanti saluti
dalla Svizzera con incluse un paio di domande in merito al modello di
cui vi allego la foto. Di che modello si tratta? In che anno è stato
costruito? Che valore può avere? La colorazione è originale? Per
concludere, un commento sulla nuova 1098. Cosa dire? Finalmente. La 999
era bella, ma la 1098 è splendida.
Biagio Vitelli
Risponde Enrico De Nart
Caro Biagio, i dettagli che la foto lascia intravedere non ci permettono
di dire molto, se non che si tratta di una Ducati monoalbero di fine
anni '50, inizio anni '60, ampiamente modificata. Il motore sembra
piccolo, potrebbe essere uno Sport 100 o, più probabilmente, 125. Le
sospensioni posteriori, la sella e il faretto posteriore non sono
originali. La moto è stata riverniciata e le decal presenti su serbatoio
e fianchetti non sono le originali. I mozzi ruota sono stati maggiorati,
come pure le misure dei pneumatici. I semimanubri, inoltre, sono stati
abbassati. Il carter motore, appartenente alla serie carter stretti,
permetteva, per la serie 100-125, una maggiorazioni della cilindrata
fino a 151 cc e, per la serie 175-200, si poteva arrivare anche a 250 cc.
Considerando che il modello non è originale, né nella colorazione, né
nella componentistica, trattasi di una bella special su base Sport
monoalbero che, però, non può andare oltre i 1500 Euro di valore, dati i
costi che comporterebbe un suo originale ripristino. Questo esemplare
sembra ispirarsi alla mitica 175 Formula 3 del 1959. Il look richiama
vagamente tale modello, nato per le corse di gran fondo: i colori
originali erano azzurro comb metalizzato (codice //486) e oro comb
metalizzato (codice /8282+). Invito comunque i lettori a inviare almeno
due foto, lato destro e sinistro, nitide e sufficientemente grandi.
Vorrei essere
solidale col Sig. Spigoli (lettere alla redazione n. 46). Anche io sono
caduto una volta per lo stesso motivo, la differenza è che non era
l'orlo dei pantaloni, ma la stringa della scarpa: maledetto doppio nodo!
Ho la Multi da quasi tre anni, ho percorso più di 35.000 Km e ho
rischiato di capitombolare più di una volta. In un’occasione sono stato
salvato dalla mia passeggera. Comunque, a lui è andata bene, i danni da
me riportati erano ben più di cento euro. Ora appoggio sempre per primo
il piede destro. Sempre a proposito della Multistrada, vorrei segnalare
l'inefficienza del cavalletto laterale prima serie, quello del 2003.
Ogni parcheggio era un terno al lotto e bastava una minima pressione
sulla moto per farla ribaltare. Appena ho visto il cavalletto nuovo l'ho
subito acquistato per la modica cifra di 180 Euro. Secondo me, a costo
di uno sforzo economico notevole, ma sicuramente con grande ritorno di
immagine e soddisfazione dei clienti, Ducati avrebbe dovuto fare un
richiamo ufficiale su questo pezzo, che pur essendo un oggetto così
stupido, rappresenta l'elemento "cardine" di un motociclo.
Daniele Privitera
Risponde la Redazione
Caro Daniele, come abbiamo avuto modo di rispondere al Sig. Spigoli,
l'inconveniente da voi registrato, che vede l'orlo dei pantaloni o i
lacci delle scarpe impigliarsi con la vite di spurgo della frizione sul
carter, è raro, anche se pubblichiamo apposta le vostre lettere affinché
la Casa Madre ne prenda atto. Per quanto riguarda, invece, il cavalletto
laterale della versione 2003 ricordiamo che quest'ultimo viene
sostituito gratuitamente presentando una semplice richiesta.
Sono a caccia di
pezzi per la mia 900 SS del '91, facendo però i conti col portafoglio.
Vorrei sostituire i cerchi a tre razze originali con qualcosa di più
recente e, magari, leggero. Sapete indicarmi quali altri modelli Ducati
montano cerchi che posso utilizzare anche sulla mia moto? Per il
posteriore, escludendo i monobraccio e quelli con canale più largo,
forse il discorso di adattare perno ruota e disco è più semplice? E per
l'anteriore? Meglio cercare un cerchio completo di dischi o adattarci i
miei?
Roberto Novaro - Novi Ligure (AL)
Risponde Stefano Ferrigno
Caro Roberto, in realtà la modifica che ti proponi di realizzare non
avrebbe un gran senso dal punto di vista pratico, quanto piuttosto da
quello puramente estetico. I cerchi di serie montati dalle Ducati negli
ultimi decenni sono tutti più o meno equivalenti: il risparmio di peso
delle ultime versioni (i cinque razze con disegno Marchesini, per
intenderci) è decisamente esiguo rispetto ai classici tre razze che
monta già la tua moto. Certamente, se il tuo traguardo è quello di
migliorare la resa dinamica della SS, alleggerendo cioè le masse non
sospese, devi considerare l'ipotesi di acquistare una coppia di cerchi
in magnesio: oramai se ne trovano per tutte le tasche, anche di seconda
mano. I benefici che derivano da tale modifica sono impagabili: si può
dire che una coppia di cerchi alleggeriti valga più di qualsiasi
modifica al motore per il vantaggio che se ne trae nella guida sportiva.
Sul mio 900 SS del
1999 volevo montare un kit Ducati Performance composto da scarichi in
carbonio Remus, filtro K&N e centralina Ducati Performance. Avendo la
possibilità di acquistarne uno da un mio amico, possessore della
versione 2000, volevo sapere la compatibilità tra le varie annate.
Quando abbiamo provato a montare il kit, per gli scarichi e il filtro
tutto ok, ma mettendo la centralina Ducati Performance la moto non si
avvia, non si sente neppure la pompa elettrica partire. Guardando le
varie differenze tra le due moto abbiamo riscontrato che nella mia, cioè
quella del ’99, non è presente il sensore del cavalletto e pensiamo che
il problema possa venire la lì. Come potremmo intervenire?
Maurizio Nuoro
Risponde Stefano Ferrigno
Caro Maurizio, la SS 900 i.e. del 2000 differisce dai modelli precedenti
per alcuni minimi dettagli: le decals, un plexiglas leggermente più
alto, i semimanubri rialzati, una pompa frizione da 12 mm invece che da
13, dischi freno con flangia in lega leggera, nonché il famigerato
interruttore sul cavalletto. Tutto il resto è sostanzialmente invariato.
Una soluzione poco elegante, ma certamente efficace può essere quella di
installare sulla moto un interruttore cavalletto (acquistabile come
ricambio o sul mercato dell'usato) da fissare in un luogo riparato, ad
esempio sul telaio, in posizione aperta. Altrimenti, si possono
cortocircuitare i connettori collegati all'interruttore con un ponte, in
modo che il circuito sia sempre chiuso.
Vorrei sostituire il
pneumatico posteriore di serie della mia 998S, un 190/50, con un 190/55.
Potete gentilmente indicarmi le differenze in termini di pregi e
difetti, tra i due pneumatici?
Elio Ciarrocca
Risponde la Redazione
Caro Elio, i pneumatici in questione hanno la stessa larghezza nominale,
ma un diverso profilo. Il 190/50 risulta più "appuntito" del 190/55 che,
viceversa, ha un profilo maggiormente piatto. Il risultato è che con il
primo si ha una moto più maneggevole, ma è praticamente impossibile
sfruttare il pneumatico al 100% della sua larghezza, arrivando al
massimo a qualche millimetro dai bordi esterni, mentre con il secondo è
più facile sfruttare tutto il battistrada a disposizione e la moto
garantisce un ottimo appoggio in curva a scapito della rapidità nei
cambi di direzione. Un buon compromesso si ottiene montando un 180/55,
ma alcuni non amano questa soluzione perché non esalta il lato estetico
del retrotreno al pari del "gommone" da 190...
Sono proprietario di
un Pantah 500 del 1981 da me soprannominato "la belva" per la sua
potente accelerazione. Essendo in fase di restauro, vi chiedo
gentilmente di comunicarmi il codice della colorazione originale a base
azzurro chiaro con decalcomanie rosso/blu.
Salvatore
Risponde la Redazione
Caro Salvatore, attraverso le nostre indagini non siamo purtroppo
riusciti a risalire al codice della colorazione di cui parli (le
informazioni relative alle vernici utilizzate sulla produzione Ducati si
fermano al 1976). L'unica cosa che sappiamo è che quel colore veniva
prodotto dalla Lechler, azienda tutt'oggi in attività (www.lechler.it).
Sono un quasi 50enne
che è rimasto fermo due anni causa un incidente in moto. La frattura di
due vertebre è stata lunga ma, poco tempo fa mi è ritornata la voglia di
riprendere. Avevo dei dubbi sul tipo di moto finché non ho letto il
vostro giornale che parlava del kit Pierobon: era ciò che desideravo.
Non ho impiegato molto a decidermi e il 27 dicembre mi sono portato a
casa la mia F042. Un sincero grazie a voi e altrettanto a Pierobon e
Lusuardi, persone che hanno un grosso spessore di conoscenza, passione e
umanità. Vi allego il mio cucciolo che ora riposa in salotto.
Claudio
Risponde la Redazione
Caro Claudio, in effetti la F042 rappresenta una delle novità più
interessanti nel panorama dei bicilindrici desmo da pista, come abbiamo
avuto modo di sottolineare più volte sulle nostre pagine, seguendo il
progetto dalla carta fino al battesimo in circuito. Adesso, questa moto
verrà fatta correre in vari campionati e sarà dunque interessante vedere
i risultati che saprà ottenere.
Sono un vostro
abbonato affascinato dalle Ducati e proprietario di una, a mio parere
splendida, SS del 2002, quella disegnata da Terblanche. Vorrei
ricollegarmi alla lettera di Bellingeri per sottolineare che, con
l’uscita della bellissima 1098, tutte le riviste e la Ducati stessa
stanno buttando fango sulla finora tanto osannata 999. La stessa cosa è
accaduta anni fa con la serie SS come la mia, tanto che oggi sono stato
definito pazzo dagli stessi concessionari Ducati per aver provato a
darla indietro per acquistare una moto nuova. Quale sarebbe quindi la
giusta politica commerciale di cui parla la vostra redazione, nella
risposta a Bellingeri, per non deprezzare i prodotti Ducati? L’azienda
pensa a vendere e basta, senza programmi sul prodotto una volta venduto.
Ne è la prova la mia SS, che non è stata mai spinta abbastanza
commercialmente. Avrebbero potuto mettergli un motore più performante e
farla correre in Supersport o Superstock, oppure organizzare gare solo
per la SS, come fanno altre marche. Senza parlare, poi, dei costi di una
moto Ducati, anche per chi l’acquista usata. Pur essendosi abbassati,
infatti, sono sempre altissimi, tanto da far orientare i nuovi
acquirenti verso moto giapponesi, dal costo di acquisto e di
manutenzione enormemente più basso. Comunque, i numeri di vendita
parlano chiaro e con questi numeri un’azienda non va da nessuna parte,
mentre io vorrei continuare a essere un fiero possessore di Ducati.
Massimo Neri
Risponde la Redazione
Caro Massimo, la situazione non è così buia come la dipingi tu. E' vero
che il modello Super Sport, in questi ultimi anni, non ha goduto della
massima considerazione, né da parte della stampa specializzata, né da
quello di Ducati stessa. La Casa di Borgo Panigale si è venuta a trovare
in una situazione scomoda: da una parte aveva la necessità di recuperare
consensi nel settore hypersport, cosa che ha fatto (piaccia o no)
sostituendo la 999 con la 1098, dall'altra ha cercato di allargare la
gamma con nuove proposte, vedi Sport Classic e Hypermotard. Visto che,
come giustamente hai sottolineato, per un'azienda l'importante è vendere
il prodotto, si è cercato di focalizzare gli sforzi sui mercati in
espansione, trascurando purtroppo un settore, quello delle sportive
stradali come la SS, che se a cavallo tra gli anni '80 e '90 era in gran
forma, oggi non ha più molto seguito. A livello progettuale, comunque,
lo studio di una nuova SS esiste già.
Vorrei sapere, dato
che sto cercando di riprodurre una specie di race replica, se posso
installare dei dischi Brembo SBK da 6 mm sulla forcella di una 748S del
2001. Che modifiche dovrei apportare? Che pinze dovrei installare?
Andrebbero bene delle Brembo Triple Bridge P4 34/34 derivate da una 749S
con attacco tradizionale? Oppure andrebbero bene anche quelle della
748S? Si potrebbero installare dei corpi farfallati derivati da una 748R
con gli iniettori posti sopra alle farfalle? Ovviamente, andrebbe
rimappata la centralina e sostituita la pompa della benzina?
Luca Mannoni
Risponde Stefano Ferrigno
Caro Luca, purtroppo non sapendo esattamente il modello di dischi cui ti
riferisci (ne esistono un'enorme varietà di versioni), mi limiterò a
consigliarti i principali parametri da verificare. Anzitutto, il numero
di fori della flangia di fissaggio deve corrispondere a quelli sul
cerchio. Poi, occorre verificare diametro e campanatura: dando per
scontato che il primo sia di 320 mm, dovrai verificare che il piano
della pista frenante corrisponda a quello di azione delle pinze che
andrai a montare. Se la forcella è originale puoi montare
indistintamente le pinze P4 30/34 o le Triple Bridge (P4 34/34).
Attenzione, in quest'ultimo caso, al perfetto allineamento delle pinze
rispetto al disco poiché, con un disco spesso 6 mm, lo spazio residuo
internamente tra le pastiglie e la pinza si riduce ai minimi termini e
potresti ritrovarti (soprattutto se le pastiglie sono nuove) con la
ruota frenata. Per quanto riguarda il sistema di alimentazione, la
soluzione più rapida è quella di prelevare l'intero impianto da una
748R. Una buona eprom per il tuo motore sarà in grado di ottimizzare il
rendimento del propulsore "base" senza ricorrere a modifiche difficili e
dall'esito incerto.
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