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LE
LETTERE PERVENUTE ALLA REDAZIONE
Possiedo un Monster S2R acquistato nel 2005 permutando un Monster 750 del 1997. Volevo dire la mia opinione in merito a certe strategie della Casa. Anzitutto, ogni volta che entro in officina ho, immancabilmente, la spiacevole sensazione di venire "spennato" da un momento all'altro. Gli interventi che i meccanici possono fare sono solo quelli "suggeriti" dalla Ducati: quindi, niente tarature delle sospensioni e messe a punto del motore. Tutto standard. Alcuni mesi fa, poi, per dei rumori provenienti dal carter, ho portato la moto in officina e, solo dopo alcuni giorni e varie insistenze da parte mia, mi è stato detto che il rumore riguardava il pacco frizione e che l'intervento veniva effettuato in garanzia. Il capo officina mi ha informato che si tratta di un difetto tipico di questa moto. Cosa dire, poi, della richiesta di informazioni che ho inoltrato al numero verde, visto che, dopo un mese, non è ancora arrivato il ricambio della frizione? Mi è stato risposto che è colpa dei fornitori, che sono quasi tutti all'estero. Ma come, la moto non viene fabbricata in Italia? Pare di no: viene solo assemblata nel nostro paese. Mi ritengo fortunato che la frizione si sia rotta in garanzia, visto che la Casa non fa richiami ufficiali e, quando sbaglia un componente, lo addebita al malcapitato. Probabilmente, passerò a un'altra marca, straniera. Alla mia moto: voto 8. All'assistenza: voto 3. Massimo
Risponde Stefano Ferrigno Caro Massimo, andiamo con ordine. Purtroppo è ormai noto a tutti come il marchio Ducati sia andato incontro, negli ultimi anni, a un inesorabile cambiamento dal punto di vista delle relazioni con il pubblico: ma questo non è che uno dei due lati della medaglia. Fino a una decina di anni fa, infatti, le Ducati erano delle moto di nicchia; non esistevano gli Store e molto diverse erano le scelte di marketing fatte dalla Casa. Il rinnovamento portato dalla nuova gestione è riuscito, però, ad allargare il numero degli appassionati, a migliorare globalmente il prodotto e a professionalizzare venditori e meccanici. E' chiaro che è andata perduta quell'aria di familiarità che si poteva respirare nelle vecchie officine e rivendite: oggi è tutto più moderno, luccicante e, giocoforza, asettico. E' il prezzo da pagare affinché il meccanismo funzioni, visto che il progresso non accetta compromessi: se Ducati non si fosse adeguata ai cambiamenti, oggi sarebbe un marchio soltanto da ricordare, come tanti altri. Inoltre, va tenuto conto del fatto che un venditore e un meccanico hanno un'attività finalizzata al guadagno. Ciò mal si sposa con un marchio che, invece, fonda uno dei suoi punti forti sulla passione e sul blasone. Così, certi disagi sono meno sentiti nelle concessionarie “Jap” di quanto non avvenga in quelle Ducati, dove chi entra non lo fa per acquistare un semplice mezzo di trasporto... Circa il tuo problema, non mi risulta sinceramente che quel tipo di motore soffra di problemi congeniti alla frizione. Spesso, intorno ai prodotti italiani si creano delle leggende metropolitane che persino i meccanici fanno proprie: alla faccia della scarsa affidabilità dei nostri bicilindrici, infatti, tante persone hanno anche raggiunto i 100.000 Km con la sola manutenzione ordinaria.
Ho comprato un Monster 900 ie del 2000 e, come per ogni cosa che mi capita tra le mani, sto già pensando a come personalizzarla. Il vecchio proprietario ha cambiato gli scarichi originali per montarne due carbon look sotto la sella, ma ciò che, secondo me, ancora manca è un forcellone monobraccio e due bei cerchi Marchesini a cinque razze. Volevo sapere se e quale forcellone è possibile montare su questa versione. Luca
Risponde Stefano Ferrigno Caro Luca, la modifica più economica vedrebbe il recupero di un forcellone monolitico di provenienza 916 o similari (se ne trovano, a prezzo relativamente basso, anche su internet) e la sua installazione sul tuo blocco motore a due valvole. L’operazione è senz’altro fattibile, ma richiede la lavorazione del carter motore: il tuo 900 ha il carter più largo di quello del Desmoquattro, per cui occorre asportare, mediante fresatura precisa, circa 12-14 mm per parte. Questa modifica, chiaramente irreversibile, pregiudicherebbe il ritorno alle condizioni originali. In più, occorrerebbe risolvere il "problema cuscinetti”, che sul quattro valvole sono alloggiati nel forcellone invece che nel carter stesso. Passando al reparto sospensioni, occorrerebbe adattare il leveraggio progressivo al nuovo fulcro, ciò senza considerare tutta una serie di elementi di contorno, da verificare e adattare. Un'operazione senz'altro meno economica, data la recente introduzione sul mercato di questi modelli, sarebbe quella di cercare un forcellone di S2R o S4R da adattare.
A marzo 2007 ho acquistato la mia prima Ducati, un Monster 695 nero con telaio rosso, di cui mi ritengo molto soddisfatto. Ho però un paio di domande da fare: se la sonda Lambda (ricordo che il 695 è Euro 3) non funziona correttamente (ad esempio: un filo che va a massa) che problemi può dare al motore? La centralina va in modalità di emergenza (come sulle automobili)? Domando questo perché, secondo me, la sonda è posizionata in una zona abbastanza a "rischio" (acqua, sporcizia, piccoli urti, sassolini, ecc). Vale la pena fare installare un radiatore supplementare per il raffreddamento dell'olio motore? Nelle giornate di sole, a volte l'olio raggiunge temperature anche di 120/130° (extraurbano da 70/80 Km/h). All'atto di acquisto, inoltre, il concessionario mi aveva proposto il kit Termignoni alto in carbonio con centralina, filtro ecc. E' possibile che non sappiano se questi sono omologati o meno per circolare su strada? Se non fossero catalizzati, vorrebbe dire che bisogna disattivare dalla centralina la sonda Lambda? Federico Novel
Risponde Stefano Ferrigno Caro Federico, senz'altro la sonda Lambda è un elemento indispensabile per il corretto funzionamento dell'iniezione elettronica. L'assenza del segnale di riferimento per l'ossigeno contenuto nel gas di scarico può portare al malfunzionamento, o anche al blocco, dell'alimentazione: come per gli altri sensori, il sintomo più facile è dato dal motore che zoppica o “taglia” a un certo regime. Capitolo olio: la temperatura normale di esercizio del lubrificante è proprio di 120°. Eventuali fluttuazioni sono da considerare normali. Certo, il 695 è un bicilindrico ad aria con prestazioni piuttosto elevate rispetto ai suoi predecessori, perciò l'installazione di un radiatore per l'olio potrebbe essere un'idea da non scartare, se hai in previsione di fare un uso molto intenso della moto. Uno scarico non catalizzato infine, seppure in regola in termini di emissioni acustiche, non sarebbe conforme a quanto riportato sulla carta di circolazione, e quindi fuorilegge.
Possiedo una 748 del 1997 con 34.000 Km. Premetto che è stato fatto il tagliando dei 30.000 (così mi ha detto il rivenditore Ducati dove l'ho presa). A febbraio, il meccanico di tale centro mi ha suggerito di cambiare la cinghia di distribuzione che, a suo dire, non era messa bene. Se 4000 Km fa è stato fatto il tagliando, è possibile che si debba già cambiare la cinghia? Inoltre, stamattina, quando ho provato ad accendere la moto, è successa una cosa strana: quando ho premuto il bottone di accensione, la moto ha esitato un po' e poi si è accesa. La batteria è nuova, perciò ho pensato che la moto fosse fredda. Dopo 30 minuti di marcia, l'ho spenta e ho riprovato ad accenderla, ma si è presentato di nuovo lo stesso problema. Al momento dell'accensione, non si verificano abbassamenti di tensione né rumori particolari. La moto prova ad accendersi, sembra soffocare un po', poi, dopo qualche istante di silenzio, parte. Sono andato al centro Ducati e il meccanico mi ha detto che si tratta del motorino di avviamento: è sporco oppure rotto. Siccome non mi fido tanto, vi chiedo cosa possa essere. Nicola Russo
Risponde Stefano Ferrigno Caro Nicola, non è normale che dopo 4000 Km una delle cinghie sia da sostituire. C'è da chiedersi cosa significhi il “non messa bene”; non esiste, infatti, un modo di montare male le cinghie, se non con un errato tensionamento, cosa decisamente pericolosa per la salute del motore. Per quanto riguarda l'avviamento, direi che purtroppo è una cosa del tutto normale. Forse la tua batteria non è perfettamente in ordine (anche se nuova, infatti, potrebbe essere stata attivata in maniera errata, come spesso accade). Inoltre, data la forte compressione del tuo bicilindrico, a seconda di come si fermano i pistoni all'interno dei cilindri, è abbastanza usuale avere un avviamento stentato. Non è un problema di motorino, ma di forte assorbimento dello stesso; può essere utile sostituire il cablaggio che va dal ruttore al motorino con uno di sezione maggiorata.
In un numero della vostra rivista viene illustrata l'evoluzione dell'iniezione applicata ai motori Ducati. C'è una foto dell'attrezzo per eseguire il check lamp nei motori dotati di sistema IAW P7. Poiché i possessori della Cagiva Elefant 900 ie, dotata appunto della Weber-Marelli IAW P7, sono stati abbandonati dalla Cagiva per incompetenza e non vengono riconosciuti come "figli propri" dalla Ducati, vi chiedo se sapete indicarmi se e dove è possibile reperire l'attrezzo in questione. Stefania Emma
Risponde la Redazione Cara Stefania, lo strumento di controllo per il sistema di iniezione è collegato alla linea seriale della centralina e permette, se si verifica un errore, la visualizzazione di un codice mediante lampeggi. Il codice è composto da due cifre separate: ogni cifra è composta da un numero equivalente di lampeggi; una pausa più marcata indica lo spazio tra due cifre. I codici di sincronismo indicano inizio e fine del codice di errore e sono costituiti da una serie di lampeggi veloci. La trasmissione dei codici di errore è ciclica. L’aggiornamento dell’acquisizione degli errori viene fatto ogni qual volta si gira la chiave di accensione o l’interruttore di emergenza RUN/OFF. Il tempo totale per la trasmissione di un codice è di circa 20 secondi. Con queste indicazioni e lo schema nell'immagine accanto, dovresti essere in grado di costruire tuo Check Lamp.
Prima di acquistare la mia ST3, ho posseduto tre moto giapponesi e tutte, al momento della vendita per l’acquisto del nuovo, mi sono state ritirate dal concessionario (anche se non della stessa Casa). Al momento dell’acquisto della mia ST3 mi sono presentato al concessionario con una Yamaha TDM con più di tre anni e oltre 30.000 Km e, senza alcun problema, mi è stata valutata molto bene e ritirata. Di recente, invece, mi sono recato presso lo stesso concessionario Ducati e, pur facendomi un preventivo per la nuova moto di mio interesse (una Multistrada 1100 S), non è stato disposto a ritirare il mio usato. Mi rendo conto che in Italia il mercato delle granturismo è molto debole (anche se sulla rivista francese "Desmo" ho notato un fervido mercato dell’usato relativo alle ST), ma è anche molto brutto sentirsi dire che il modello di moto che si ha diventa un limite alla propria voglia di cambiamento. Effettivamente, ho provato diversi canali (siti di vendita, annunci su Internet, annunci su carta, ecc), ma sembra che io proponga una moto veramente poco appetibile. Magari un concessionario, disposto a ritirare questi modelli, potrebbe creare una rete di vendita che, appoggiandosi a concessionari Ducati esteri, riesca a proporre i modelli più richiesti per ogni mercato. Immagino, infatti, che, se le gran turismo vanno tanto in Germania e Francia, magari il possessore di una supersportiva potrebbe avere difficoltà nel rivendere la propria moto in questi paesi. Sono contentissimo della mia moto, ma per un aumento del numero dei miei familiari (sono diventato papà) il tipo di viaggio che mi aspetta sarà a breve raggio e, quindi, più adatto alla Multistrada. Purtroppo, però, non potrò acquistarla. Un rammarico per un appassionato con la Ducati nel cuore. Ernesto Risponde la Redazione Caro Ernesto, la tua idea potrebbe essere, almeno in linea teorica, abbastanza valida. Se Ducati stessa, tuttavia, non l'ha ancora applicata, significa probabilmente che andrebbe incontro ad alcuni problemi di natura logistica e burocratica. Nel caso si voglia acquistare una moto all’estero, infatti, anche in un paese della Comunità Europea, da usare successivamente in Italia, serve una nuova immatricolazione con targa italiana, sempre che il veicolo sia già stato sottoposto a revisione (naturalmente, ciò vale anche nel caso di vendita). Purtroppo, inoltre, le spese di trasporto inciderebbero non poco sul costo finale dell'operazione e, dunque, non converrebbe, anche a una rete di concessionari come quella che vanta Ducati, un simile dispendio di risorse per delle moto usate.
Ho letto con piacere l’articolo intitolato “Beata Innocenza” dedicato al Pantah. Anche io, alcuni anni fa, avevo questa moto, che mi ha sempre dato grandi soddisfazioni e con la quale ho percorso tanti chilometri senza avere mai noie. Purtroppo, nel dicembre 1987, mentre mi recavo al lavoro in sella alla mia moto, sono stato investito da un’auto e, in seguito alle fratture riportate, ho dovuto smettere di usare la moto. Ho passato dei momenti tristissimi, ma poi la vita va avanti. Ora sono in pensione, ma la passione per la moto è grande e per questo vorrei comperare un’altra Ducati, solo per tenerla in salotto e sentirmi così ancora un motociclista. Mi piace molto il Pantah in versione TT2: per me sarebbe la moto ideale, anche solo da guardare. Vorrei sapere su quale numero di Mondo Ducati è apparsa la prova di questo modello. Mi diletto, inoltre, a costruire modellini di motociclette in scatola di montaggio, anche se una malattia agli occhi mi crea qualche problema. Ho visto il modellino della Desmosedici GP3 che avete pubblicato sull’ultima uscita: non male, ma quello costruito da un mio amico è ancora più bello! Sergio Piantanida Risponde la Redazione Caro Sergio, innanzitutto grazie per i complimenti. Purtroppo, vista la "giovane" età della nostra rivista, non abbiamo mai effettuato una prova della bellissima TT2. Tuttavia, consultando l'indice dei nostri arretrati a pagina 38-39, troverai molti articoli relativi a delle special realizzate su questa base dai più apprezzati preparatori.
Sto eseguendo la revisione del gruppo carburatori della mia Super Sport 750 del 1994. Volevo sostituire gli o-ring che ho trovato particolarmente usurati e induriti. Tra questi rientrano anche quelli da applicare sul getto del massimo, in corrispondenza del blocco da inserire dalla vaschetta che contiene la membrana a depressione. Purtroppo, tale pezzo non è contemplato tra i ricambi disponibili presso la rete Ducati. Tra i componenti non previsti c'è anche la vite che serve a bloccare il pezzo di cui ho parlato sopra: essa si avvita sul getto del massimo e lo assembla così al corpo dei getti nella vaschetta del galleggiante. Come e dove posso procurarmi tali ricambi? Gianluca Zulli
Risponde Stefano Ferrigno Caro Gianluca, si tratta di un problema ben noto e non riguarda solo le Ducati. La minuteria dei carburatori non è quasi mai disponibile a ricambio e il produttore (nel tuo caso Mikuni) non fornisce con facilità tali particolari. Ci sono allora due soluzioni: la prima è quella di procurarsi una coppia di carburatori usati da “cannibalizzare”; la seconda è quella di rivolgersi, con pazienza, a un ferramenta industriale per il recupero e l'eventuale adattamento sia delle guarnizioni che delle viti. Se la prima proposta può sembrarti irrazionale, considera che oggi, specie su Internet, si trovano carburatori con pochi Km a prezzi abbordabili.
Possiedo una 996 alla quale ho sostituito i dischi freno originali con altri flottanti in ghisa. Il mio dubbio è se le pastiglie originali vanno bene anche per la pista in ghisa, oppure ci può essere il rischio di danneggiarla con materiali non compatibili. Volevo anche sapere, visto che li ho comprati usati ma in ottimo stato, se è normale che la pista si muova tanto rispetto alla flangia. Vincenzo Butera
Risponde Stefano Ferrigno Caro Vincenzo, i dischi che hai montato sono completamente flottanti e il gioco esistente tra pista e flangia di supporto è rilevante rispetto ai componenti di serie che sono praticamente fissi. La ghisa garantisce superiori prestazioni in frenata, ma per preservarne la durata è bene non adoperare pastiglie di mescola troppo dura; nulla di sinterizzato dunque, ma una buona mescola organica che il tuo ricambista di fiducia saprà certamente consigliarti. Occhio poi sul bagnato: la rapidità di ossidazione della ghisa ne riduce sensibilmente le prestazioni in presenza d'acqua e la frenata si allunga non di poco.
Sono un grandissimo fan del mitico Troy Bayliss. Volevo sapere come posso fare per scrivere direttamente al mio campione preferito. Vi faccio i complementi per la rivista: è molto bella sia per le foto, che per le prove e le interviste. Se capita, mettete qualche bella foto di Bayliss, grazie. Alberto Merlin Risponde la Redazione Caro Alberto, in effetti, sul sito internet ufficiale del campione australiano si sono "dimenticati" di inserire un indirizzo e-mail al quale scrivere... Puoi però inserire un messaggio e un'immagine nella sezione "Fans". Altrimenti, non ti resta che provare a contattare il sito Ducati.com, sperando che qualcuno giri il tuo messaggio a Troy.
Non trovo giusto che, in una trasmissione televisiva come “Fuorigiri”, Nico Cereghini (più famoso certamente come commentatore televisivo che non come pilota) possa alimentare polemiche sollevando dubbi sulla regolarità di una moto come la Desmosedici GP7. Mi riferisco alla trasmissione andata in onda dopo il Gran Premio di Cina del 6 maggio. I tifosi di Rossi diventano comari isteriche quando il loro cocco prende la paga da un pilota giovane, motivato, ben preparato e da una moto che si sta dimostrando tremendamente efficace. Pensateci bene, cari opinionisti, prima di parlare: siate invece orgogliosi di una moto e di un’azienda che, seppur piccole rispetto ai colossi giapponesi, stanno dimostrando che, oltre alla tecnologia, i motori sono mossi dal cuore e dalla passione! Perciò: viva la Ducati, viva Casey, viva Loris, viva i ragazzi di Ducati Corse e di Borgo Panigale! Stefano Zoppi
Risponde la Redazione Caro Stefano, conosciamo l'episodio a cui fai riferimento, ma siccome non vogliamo alimentare le polemiche diciamo soltanto che Ducati, non avendo nulla da nascondere, dovrebbe essere orgogliosa del fatto che i suoi avversari comincino ad aggrapparsi a delle presunte irregolarità tecniche per giustificare il gap che li separa dalla moto italiana. E' il segno evidente che la Desmosedici fa davvero paura...
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