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In questo numero di MONDO DUCATI...



CAVALLO DI RAZZA
Di Alan Cathcart, foto Marco Cappella

In un periodo in cui far quadrare i bilanci di una casa produttrice di moto sta diventando sempre più difficile, si scopre che anche chi è abituato a muovere grossi capitali economici non sempre fa la scelta giusta.Prendiamo, ad esempio, David Bonderman, boss della Texas Pacific Group, la multinazionale americana che ha acquisito la Ducati esattamente dieci anni or sono, portandola nel giro di poco tempo a un proficuo turn-around, prima di rivenderla, lo scorso anno, all’italiana Investindustrial, società capitanata dalla famiglia Bonomi. Nonostante la TPG abbia sicuramente tratto degli utili dalla vendita di Ducati Motor Holding, a posteriori si può dire che non è stata una mossa molto azzeccata, visto ... >>>clicca qui per leggere l'articolo

 

STILE LIBERO
Di Lorenzo Miniati


Si dice che in Ducati ci avessero già pensato. Quando è stata lanciata la famiglia Sport Classic, qualcuno all’interno della fabbrica di Borgo Panigale ha suggerito che, insieme ai modelli Sport, GT e Paul Smart, che riprendono le linee relative alle omonime moto degli anni Settanta, venisse inserita anche l’interpretazione moderna dello Scrambler, autentica icona Ducati di quel periodo.C’era però un nodo fondamentale da sciogliere: lo Scrambler era monocilindrico, mentre tutta l’attuale produzione Ducati è spinta da motori che di cilindri ne hanno due. Inoltre, mentre la parte ciclistica dei tre modelli andati poi in produzione è, con le dovute variazioni, più o meno la stessa, per lo Scrambler si sarebbe dovuto progettare qualcosa di specifico, dunque l’idea è stata accantonata.In un’intervista che abbiamo pubblicato sul nostro mensile....>>>clicca qui per leggere l'articolo

 

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