
Dopo averlo visto prima su progetto e poi in veste di
prototipo, finalmente, durante una giornata di prove presso l’Autodromo
Internazionale del Mugello abbiamo avuto il piacere di vedere la
cosiddetta New TT1 che i Pierobon, padre e figlio, hanno allestito per
soddisfare quegli appassionati che amano profondamente il motore Ducati
due valvole raffreddato ad aria e che intendono divertirsi in pista con
una spesa contenuta e un impegno non eccessivo.
Massimo Pierobon ci tiene a sottolineare il fatto che si tratta di un
punto di partenza, non di una moto da corsa ultraspecialistica. Una base
che permetta ai privati, proprio come succedeva 20 anni fa con la serie
TT, di allestire un mezzo sufficientemente competitivo per gareggiare.
Poi, da lì, è chiaro che chi vuole e ha le possibilità per farlo può
ulteriormente affinare, come si dice, “il pacchetto”, sbizzarrendosi su
quanto di meglio offre il mercato in merito a freni, ruote e
sospensioni, oltre naturalmente a tutto ciò che riguarda il
potenziamento del motore. Già, perché l’idea che i Pierobon hanno avuto
è quella di commercializzare un kit (anche se all’occorrenza sono in
grado di allestire direttamente la moto intera…) che comprende: telaio
in tubi d’alluminio a sezione differenziata, forcellone originale Ducati
modificato (anch’esso in alluminio), telaietto anteriore e posteriore,
serbatoio in alluminio realizzato artigianalmente, cupolino con
plexiglas, codone e sottocoppa in fibra di vetro, impianto di scarico di
tipo due in uno in acciaio inox e pedane regolabili in ergal ricavato
dal pieno. Tutto questo per un prezzo al pubblico di 7800 Euro.
L’utente tipo potrà quindi acquistare una Ducati Super Sport usata, o
incidentata, a una cifra abbordabile e trasferire motore, ruote, freni e
sospensioni sul kit di Pierobon, ottenendo così, con un costo totale
ragionevole, una moto da corsa efficace ed economica da mantenere.
“Nello sviluppare questo progetto – ci spiega Massimo Pierobon con il
solito entusiasmo – abbiamo voluto fare le cose in modo più semplice
possibile. Sulla base della nostra esperienza abbiamo realizzato una
ciclistica che prevede volutamente poche possibilità di regolazione,
visto che i valori standard sono già quelli ottimali. Mi riferisco a un
interasse di 1390 mm, a un’inclinazione del cannotto di sterzo sui 23° (Pierobon
non vuole essere più preciso per non svelare i segreti del mestiere, ndr)
e a un peso a secco che dovrebbe, nel caso la moto venga allestita con
la componentistica della Super Sport 1000, così come del resto abbiamo
fatto noi stessi, aggirarsi sui 137 Kg.”
Una filosofia improntata alla vecchia maniera, dunque, in leggera
polemica con i prodotti odierni, specie quelli giapponesi, dotati di una
quantità infinita di regolazioni e di una cavalleria spropositata
rispetto alle capacità della maggior parte dei motociclisti, che alla
fine, con questi mezzi, sono maggiormente impegnati nel non farsi male
piuttosto che a divertirsi…
“Purtroppo oggi fai fatica a convincere la gente che una moto con 100 Cv
è già più che sufficiente per andare in pista – commenta Pierobon – Per
fortuna, però, alcuni l’hanno capito. Il nostro, infatti, non è un kit
da industrializzare in migliaia di esemplari, ma una ricetta artigianale
realizzata tuttavia con le migliori tecnologie, con materiali
tradizionali, come l’alluminio, la vetroresina e cose di questo tipo.
Titanio e fibra di carbonio, per i motociclisti della domenica, sono
soltanto parole per riempirsi la bocca…”
Pierobon non lo dice, ma la dozzina di kit che ha venduto fino a questo
momento sono finiti in mani, diciamo così, estere, a conferma che in
Italia ci si scontra paradossalmente con una cultura motociclistica da
bar. “La cosa che mi rende più orgoglioso è il fatto che tutti i kit
venduti fino a questo momento sono stati ordinati dopo che i clienti
hanno semplicemente visto il prototipo statico. La moto, infatti, è
stata accesa oggi per la prima volta… Per quanto riguarda noi italiani,
credo che siamo un po’ tutti come San Tommaso, finché non tocchiamo ciò
che compriamo, non ci piace mettere mano al portafoglio. Credo però che
già a partire dal prossimo anno, quando i nostri kit faranno la loro
comparsa in alcune gare, cominceranno ad arrivare gli ordini anche
dall’Italia. Al momento abbiamo una moto da Lenci per il Centro-Sud, e
una da Lusuardi per il Nord. Gli altri kit che abbiamo venduto sono
andati invece in Inghilterra, Russia, Germania e Australia.”
A proposito di attività agonistica, Pierobon spiega che il suo scopo non
era quello di fare una moto che vincesse a tutti i costi, ma di offrire
una base competitiva come rapporto qualità prezzo: “Preferirei vedere
cinque kit dal quinto al quindicesimo posto piuttosto che uno solo sul
podio…”.

Ancora una volta, il riferimento è ai modelli TT1,
che a suo tempo permisero ai piloti privati di allestire mezzi
performanti con una spesa relativa: “Ormai sono anni che io e mio padre
facciamo dei telai e li facciamo solo per un tipo di motore: il
bicilindrico desmo. Il nostro sforzo è andato dunque nella direzione di
fornire ai ducatisti quello che sappiamo fare meglio, vale a dire una
ciclistica che funzioni. Poi a preparare il motore, come e quanto uno
vuole, ci pensano i clienti.”
Un altro concetto interessante a livello tecnico che riguarda il
progetto di Pierobon è il fatto che, al di là del telaio, tutti gli
altri pezzi che compongono il kit sono nati direttamente sulla moto,
come si faceva una volta, e non sono stati progettati a tavolino.
Andiamo, dunque, a vedere nel dettaglio i vari componenti che
costituiscono il kit.
Il telaio, come abbiamo già detto, è in alluminio e presenta tubi di
sezione e spessore differenziato, saldati tra loro attraverso
l’interposizione di pezzi ricavati dal pieno. La caratteristica più
interessante di questa struttura è che, nonostante la sua compattezza,
permette di installare il motore desmodue completo di airbox di serie,
lasciando addirittura aperta la possibilità di una futura omologazione
per circolare su strada. Il forcellone è viceversa quello originale, che
secondo Pierobon presenta già ottime caratteristiche di rigidezza (è
anch’esso in alluminio). Per meglio adattarlo alle esigenze del
progetto, tuttavia, ne è stato aumentato l’interasse.
In pratica, nella parte anteriore, vale a dire dove scorre il perno che
attraversa il carter motore, il forcellone è stato modificato. Ne sono
state tagliate le estremità e, poi, vi sono stati saldati due nuovi
pezzi di alluminio, precedentemente ricavati dal pieno, più lunghi degli
elementi originali e che appoggiano su cuscinetti di grosso diametro
(come quelli della 999 Factory). Inoltre, per agevolare lo sviluppo
dell’impianto di scarico, che è di tipo due in uno con il terminale
piuttosto corto che esce sul lato destro, il corrispondente braccio del
forcellone è stato sagomato attraverso un lavoro di taglio e successiva
saldatura.
Il telaietto reggisella, così come quello anteriore, è in tubi
d’alluminio saldato a mano e fa della semplicità e leggerezza le sue
caratteristiche principali. In alluminio è anche il serbatoio, che viene
sagomato da un battilastra.
Per stabilirne le forme, prima si è realizzato il modello con della rete
metallica, dopo di che si è provveduto a fare una fusione di alluminio,
del peso di 34 Kg, sulla quale viene appunto tirata la lastra da un
esperto artigiano. Il serbatoio, che ha una capacità di ben 16 litri,
viene poi completato con un esclusivo tappo in ergal ricavato dal pieno
di generose dimensioni.
“In pratica, non ce n’è uno uguale all’altro – spiega Pierobon in merito
al serbatoio – Questo da una parte può sembrare un limite, ma in questo
modo il cliente ha la soddisfazione di possedere una moto unica. Il kit
viene inoltre venduto con il serbatoio grezzo, proprio perché, secondo
noi, su dieci che lo compreranno, sei lo lasceranno in questo modo.”
Le sovrastrutture, poi, prevedono il cupolino (completo di plexiglas) e
il codone (completo di sella in neoprene) dagli ingombri particolarmente
contenuti, a livelli da MotoGP. Il kit prevede che questi componenti
siano realizzati in fibra di vetro, ma all’occorrenza, essendo stati
realizzati degli appositi stampi anche per questi, Pierobon è in grado
di replicarli in fibra di carbonio.
Come già anticipato, il kit comprende anche un impianto di scarico
completo realizzato in acciaio inox dai tecnici della HPE di Modena su
specifiche di Pierobon. Lo sviluppo dei collettori è di tipo due in uno
e termina in un silenziatore conico, molto grintoso esteticamente, che
ricorda alla lontana i famosi tromboni Conti di una volta, per la gioia
dei nostalgici.
“Anche in questo caso ha prevalso il concetto di semplicità. Sarebbe
stato inutile andare a complicarsi la vita con uno scarico sotto la
sella o con un due in due. Avremmo solo sprecato risorse e guadagnato
peso. Inoltre, il terminale corto serve per guadagnare ancora un po’ di
coppia in basso, visto che il motore due valvole Ducati non è fatto per
raggiungere regimi troppo elevati ed è dunque giusto puntare sulle sue
caratteristiche naturali.”
Le pedane sono invece le stesse che Pierobon utilizza sulle 998 e 999 da
corsa che i vari team affidano alle sue cure. Sono naturalmente
realizzate in alluminio ricavato dal pieno e prevedono varie possibilità
di regolazione attraverso i classici perni a eccentrico. Il kit è infine
completato dalla vasca di recupero dell’olio posta sotto al motore,
realizzata anch’essa in vetroresina, e che oltre a rappresentare un
accessorio indispensabile nell’uso in pista, è anche una sorta di
compendio estetico a cupolino e codone.
Per quanto riguarda le possibilità di regolazione offerte dalla
ciclistica, come dicevamo all’inizio, queste sono volutamente limitate
per non complicare troppo la vita a chi deve guidare.
In pratica, le uniche possibilità riguardano lo sfilamento degli steli
forcella rispetto alle piastre di sterzo e la regolazione dell’interasse
dell’ammortizzatore posteriore, che pertanto influisce sull’altezza del
retrotreno. A livello di bilanciamento, va anche detto che per contenere
il valore dell’interasse il motore è stato leggermente ruotato
all’indietro nei confronti della posizione che assume sulla ciclistica
Super Sport.
Esperienza e passione, dunque, per un prodotto che vanta il fascino
artigianale dell’hand made, ma che al tempo stesso gode di una
riproducibilità rigorosa, dal momento che per realizzare i vari
componenti del kit sono state allestite tutte le attrezzature necessarie
alla loro produzione in piccola serie. E se son rose...
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