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A MANO LIBERA
La nuova TT1 di Pierobon
Di Lorenzo Miniati

Dopo averlo visto prima su progetto e poi in veste di prototipo, finalmente, durante una giornata di prove presso l’Autodromo Internazionale del Mugello abbiamo avuto il piacere di vedere la cosiddetta New TT1 che i Pierobon, padre e figlio, hanno allestito per soddisfare quegli appassionati che amano profondamente il motore Ducati due valvole raffreddato ad aria e che intendono divertirsi in pista con una spesa contenuta e un impegno non eccessivo.
Massimo Pierobon ci tiene a sottolineare il fatto che si tratta di un punto di partenza, non di una moto da corsa ultraspecialistica. Una base che permetta ai privati, proprio come succedeva 20 anni fa con la serie TT, di allestire un mezzo sufficientemente competitivo per gareggiare. Poi, da lì, è chiaro che chi vuole e ha le possibilità per farlo può ulteriormente affinare, come si dice, “il pacchetto”, sbizzarrendosi su quanto di meglio offre il mercato in merito a freni, ruote e sospensioni, oltre naturalmente a tutto ciò che riguarda il potenziamento del motore. Già, perché l’idea che i Pierobon hanno avuto è quella di commercializzare un kit (anche se all’occorrenza sono in grado di allestire direttamente la moto intera…) che comprende: telaio in tubi d’alluminio a sezione differenziata, forcellone originale Ducati modificato (anch’esso in alluminio), telaietto anteriore e posteriore, serbatoio in alluminio realizzato artigianalmente, cupolino con plexiglas, codone e sottocoppa in fibra di vetro, impianto di scarico di tipo due in uno in acciaio inox e pedane regolabili in ergal ricavato dal pieno. Tutto questo per un prezzo al pubblico di 7800 Euro.
L’utente tipo potrà quindi acquistare una Ducati Super Sport usata, o incidentata, a una cifra abbordabile e trasferire motore, ruote, freni e sospensioni sul kit di Pierobon, ottenendo così, con un costo totale ragionevole, una moto da corsa efficace ed economica da mantenere.
“Nello sviluppare questo progetto – ci spiega Massimo Pierobon con il solito entusiasmo – abbiamo voluto fare le cose in modo più semplice possibile. Sulla base della nostra esperienza abbiamo realizzato una ciclistica che prevede volutamente poche possibilità di regolazione, visto che i valori standard sono già quelli ottimali. Mi riferisco a un interasse di 1390 mm, a un’inclinazione del cannotto di sterzo sui 23° (Pierobon non vuole essere più preciso per non svelare i segreti del mestiere, ndr) e a un peso a secco che dovrebbe, nel caso la moto venga allestita con la componentistica della Super Sport 1000, così come del resto abbiamo fatto noi stessi, aggirarsi sui 137 Kg.”
Una filosofia improntata alla vecchia maniera, dunque, in leggera polemica con i prodotti odierni, specie quelli giapponesi, dotati di una quantità infinita di regolazioni e di una cavalleria spropositata rispetto alle capacità della maggior parte dei motociclisti, che alla fine, con questi mezzi, sono maggiormente impegnati nel non farsi male piuttosto che a divertirsi…
“Purtroppo oggi fai fatica a convincere la gente che una moto con 100 Cv è già più che sufficiente per andare in pista – commenta Pierobon – Per fortuna, però, alcuni l’hanno capito. Il nostro, infatti, non è un kit da industrializzare in migliaia di esemplari, ma una ricetta artigianale realizzata tuttavia con le migliori tecnologie, con materiali tradizionali, come l’alluminio, la vetroresina e cose di questo tipo. Titanio e fibra di carbonio, per i motociclisti della domenica, sono soltanto parole per riempirsi la bocca…”
Pierobon non lo dice, ma la dozzina di kit che ha venduto fino a questo momento sono finiti in mani, diciamo così, estere, a conferma che in Italia ci si scontra paradossalmente con una cultura motociclistica da bar. “La cosa che mi rende più orgoglioso è il fatto che tutti i kit venduti fino a questo momento sono stati ordinati dopo che i clienti hanno semplicemente visto il prototipo statico. La moto, infatti, è stata accesa oggi per la prima volta… Per quanto riguarda noi italiani, credo che siamo un po’ tutti come San Tommaso, finché non tocchiamo ciò che compriamo, non ci piace mettere mano al portafoglio. Credo però che già a partire dal prossimo anno, quando i nostri kit faranno la loro comparsa in alcune gare, cominceranno ad arrivare gli ordini anche dall’Italia. Al momento abbiamo una moto da Lenci per il Centro-Sud, e una da Lusuardi per il Nord. Gli altri kit che abbiamo venduto sono andati invece in Inghilterra, Russia, Germania e Australia.”
A proposito di attività agonistica, Pierobon spiega che il suo scopo non era quello di fare una moto che vincesse a tutti i costi, ma di offrire una base competitiva come rapporto qualità prezzo: “Preferirei vedere cinque kit dal quinto al quindicesimo posto piuttosto che uno solo sul podio…”.

 

Ancora una volta, il riferimento è ai modelli TT1, che a suo tempo permisero ai piloti privati di allestire mezzi performanti con una spesa relativa: “Ormai sono anni che io e mio padre facciamo dei telai e li facciamo solo per un tipo di motore: il bicilindrico desmo. Il nostro sforzo è andato dunque nella direzione di fornire ai ducatisti quello che sappiamo fare meglio, vale a dire una ciclistica che funzioni. Poi a preparare il motore, come e quanto uno vuole, ci pensano i clienti.”
Un altro concetto interessante a livello tecnico che riguarda il progetto di Pierobon è il fatto che, al di là del telaio, tutti gli altri pezzi che compongono il kit sono nati direttamente sulla moto, come si faceva una volta, e non sono stati progettati a tavolino. Andiamo, dunque, a vedere nel dettaglio i vari componenti che costituiscono il kit.
Il telaio, come abbiamo già detto, è in alluminio e presenta tubi di sezione e spessore differenziato, saldati tra loro attraverso l’interposizione di pezzi ricavati dal pieno. La caratteristica più interessante di questa struttura è che, nonostante la sua compattezza, permette di installare il motore desmodue completo di airbox di serie, lasciando addirittura aperta la possibilità di una futura omologazione per circolare su strada. Il forcellone è viceversa quello originale, che secondo Pierobon presenta già ottime caratteristiche di rigidezza (è anch’esso in alluminio). Per meglio adattarlo alle esigenze del progetto, tuttavia, ne è stato aumentato l’interasse.
In pratica, nella parte anteriore, vale a dire dove scorre il perno che attraversa il carter motore, il forcellone è stato modificato. Ne sono state tagliate le estremità e, poi, vi sono stati saldati due nuovi pezzi di alluminio, precedentemente ricavati dal pieno, più lunghi degli elementi originali e che appoggiano su cuscinetti di grosso diametro (come quelli della 999 Factory). Inoltre, per agevolare lo sviluppo dell’impianto di scarico, che è di tipo due in uno con il terminale piuttosto corto che esce sul lato destro, il corrispondente braccio del forcellone è stato sagomato attraverso un lavoro di taglio e successiva saldatura.
Il telaietto reggisella, così come quello anteriore, è in tubi d’alluminio saldato a mano e fa della semplicità e leggerezza le sue caratteristiche principali. In alluminio è anche il serbatoio, che viene sagomato da un battilastra.
Per stabilirne le forme, prima si è realizzato il modello con della rete metallica, dopo di che si è provveduto a fare una fusione di alluminio, del peso di 34 Kg, sulla quale viene appunto tirata la lastra da un esperto artigiano. Il serbatoio, che ha una capacità di ben 16 litri, viene poi completato con un esclusivo tappo in ergal ricavato dal pieno di generose dimensioni.
“In pratica, non ce n’è uno uguale all’altro – spiega Pierobon in merito al serbatoio – Questo da una parte può sembrare un limite, ma in questo modo il cliente ha la soddisfazione di possedere una moto unica. Il kit viene inoltre venduto con il serbatoio grezzo, proprio perché, secondo noi, su dieci che lo compreranno, sei lo lasceranno in questo modo.”
Le sovrastrutture, poi, prevedono il cupolino (completo di plexiglas) e il codone (completo di sella in neoprene) dagli ingombri particolarmente contenuti, a livelli da MotoGP. Il kit prevede che questi componenti siano realizzati in fibra di vetro, ma all’occorrenza, essendo stati realizzati degli appositi stampi anche per questi, Pierobon è in grado di replicarli in fibra di carbonio.
Come già anticipato, il kit comprende anche un impianto di scarico completo realizzato in acciaio inox dai tecnici della HPE di Modena su specifiche di Pierobon. Lo sviluppo dei collettori è di tipo due in uno e termina in un silenziatore conico, molto grintoso esteticamente, che ricorda alla lontana i famosi tromboni Conti di una volta, per la gioia dei nostalgici.
“Anche in questo caso ha prevalso il concetto di semplicità. Sarebbe stato inutile andare a complicarsi la vita con uno scarico sotto la sella o con un due in due. Avremmo solo sprecato risorse e guadagnato peso. Inoltre, il terminale corto serve per guadagnare ancora un po’ di coppia in basso, visto che il motore due valvole Ducati non è fatto per raggiungere regimi troppo elevati ed è dunque giusto puntare sulle sue caratteristiche naturali.”
Le pedane sono invece le stesse che Pierobon utilizza sulle 998 e 999 da corsa che i vari team affidano alle sue cure. Sono naturalmente realizzate in alluminio ricavato dal pieno e prevedono varie possibilità di regolazione attraverso i classici perni a eccentrico. Il kit è infine completato dalla vasca di recupero dell’olio posta sotto al motore, realizzata anch’essa in vetroresina, e che oltre a rappresentare un accessorio indispensabile nell’uso in pista, è anche una sorta di compendio estetico a cupolino e codone.
Per quanto riguarda le possibilità di regolazione offerte dalla ciclistica, come dicevamo all’inizio, queste sono volutamente limitate per non complicare troppo la vita a chi deve guidare.
In pratica, le uniche possibilità riguardano lo sfilamento degli steli forcella rispetto alle piastre di sterzo e la regolazione dell’interasse dell’ammortizzatore posteriore, che pertanto influisce sull’altezza del retrotreno. A livello di bilanciamento, va anche detto che per contenere il valore dell’interasse il motore è stato leggermente ruotato all’indietro nei confronti della posizione che assume sulla ciclistica Super Sport.
Esperienza e passione, dunque, per un prodotto che vanta il fascino artigianale dell’hand made, ma che al tempo stesso gode di una riproducibilità rigorosa, dal momento che per realizzare i vari componenti del kit sono state allestite tutte le attrezzature necessarie alla loro produzione in piccola serie. E se son rose...

 

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