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L'ALTERNATIVA
Prova della nuova Multistrada 620
Di Lorenzo Miniati
Foto Milagro

Tonnara di Bonagia (Trapani) - Quanto “durerà”, ancora, il Monster? E soprattutto, avrà questo importantissimo modello un vero e proprio successore, oppure esaurirà il suo ciclo produttivo senza lasciare eredi come, ad esempio, ha fatto un altro fondamentale prodotto della storia Ducati: lo Scrambler?
A domandarselo sono in molti e, ovviamente, tra questi ci sono anche gli stessi uomini della Casa di Borgo Panigale. Già da tempo, infatti, la famiglia Monster funge da traino per l’economia dell’Azienda e sarebbe avventato, oltre che poco realistico, pensare che questo successo perduri all’infinito.
Ecco dunque che, anche se non attraverso una risposta diretta, da Bologna arriva la prima mossa strategica in preparazione al “dopo Monster”, o comunque al periodo in cui calerà ulteriormente l’indice di gradimento.
Non si tratta di un sostituto, né di una novità assoluta, ma piuttosto di un’alternativa che va ad affiancare la celebre naked nel listino Ducati, per di più collocandosi, a livello di prestazioni e prezzo, nella fascia più delicata dell’intera gamma, vale a dire quella delle cosiddette entry level. E’ la Multistrada 620.
Si tratta di due moto sostanzialmente diverse, la nuda e la tuttoterreno, sia tecnicamente che come destinazione d’uso, ma che a ben guardare presentano alcuni tratti in comune.
La “Multi” ricorda, infatti, un po’ il Monster all’inizio della sua “carriera”: entrambe sono arrivate a sorpresa nel panorama motociclistico internazionale e hanno immediatamente dato vita a un nuovo segmento di mercato, facendosi apprezzare per la loro personalità e per il fatto di sapersi adattare a diverse situazioni e contesti, forti di una guida facile, efficace e divertente.
Se poi si analizza il fenomeno dal punto di vista stilistico, al momento della loro presentazione, sia il Monster che la Multistrada hanno, diciamo così, stravolto certi equilibri, lasciando perplessa una parte di aficionados del Marchio.
Come ben sappiamo, però, nel primo caso la perplessità ha poi lasciato il posto a un entusiasmo dilagante, mentre nel secondo è ancora presto per dire cosa succederà.
Della serie: se son rose… Intanto, però, la famiglia Multistrada si allarga, esattamente come accadde, dieci anni or sono, al Mostro, attraverso l’introduzione di una cilindrata di accesso.
Dopo il lancio della versione di 1.000 cc e l’anteprima al Salone di Monaco 2004, la nuova Multistrada 620 è stata presentata alla stampa tra le bellezze della costa siciliana, lungo un percorso studiato per esaltare quella che, secondo i tecnici Ducati, è la sua caratteristica principale, ovvero la maneggevolezza.
Un misto stretto leggermente compromesso dal grip non ottimale, ma che ha comunque permesso di apprezzare le differenze (e ce ne sono molte, al di là della motorizzazione) tra questa e la versione da un litro. Prima, però, di analizzarne il comportamento, vediamo più nel dettaglio che cosa è cambiato a livello tecnico.

COME E’ FATTA
Innanzitutto, a sfruttare il bicilindrico da 618 cc sono… in due: la Multistrada e la Multistrada Dark, non distinte da una cilindrata nella sigla, ma equipaggiate entrambe con l'unità da 63 Cv a 9.500 giri e 5,7 Kgm di coppia (entrambe sono disponibili anche in versione depotenziata a 25 kW e, naturalmente, sono conformi alle normative Euro 2 sull’inquinamento).
In pratica, lo stesso motore che spinge il Monster 620, anche se, in questo caso, il diverso layout di aspirazione e scarico portano la Multistrada ad avere dei bassi regimi ancor più reattivi.
Sempre analogamente al Monster, troviamo anche le migliorie alla trasmissione introdotte a partire dal 2004, che vedono la frizione APTC dotata di funzione antisaltellamento la quale, oltre a neutralizzare gli effetti dovuti al freno motore, riduce lo sforzo da applicare alla leva.
A livello ciclistico, invece, il telaio rimane lo stesso della 1000, mentre cambiano il forcellone, non più monobraccio ma di tipo tradizionale, le sospensioni, con la forcella Marzocchi priva di possibilità di regolazione e il monoammortizzatore Sachs regolabile nel precarico e in estensione, e le ruote, con i cerchi a tre razze e i pneumatici di minor sezione (120/60 davanti e 160/60 dietro).
Il cinematismo della sospensione posteriore deriva anch’esso dal modello 1000 DS, ma presenta un’asta di reazione dalla lunghezza fissa. La nuova testa di sterzo, inoltre, è stata realizzata in pressofusione e integra adesso i supporti per il manubrio.
La frenata è invece affidata a un doppio disco da 300 mm di diametro con pinze flottanti, mentre il disco posteriore da 245 mm è assistito da una pinza fissa a doppio pistoncino. Si tratta dello stesso impianto, pompa al manubrio compresa, del nuovo Monster S2R (trovate la prova sul n. 41).
Diverso è il discorso per la versione Dark che, oltre alla verniciatura delle sovrastrutture nell’ormai caratteristico nero opaco, si distingue per il singolo disco da 320 mm dell’impianto frenante anteriore.
Altre importanti modifiche hanno riguardato l’allestimento della gamma 2005: tutte le Multistrada si presentano, infatti, con una sella ridisegnata, sia per il pilota che per il passeggero, con un cupolino dal plexiglas più alto e protettivo (privo di profilo in gomma), con specchietti retrovisori spostati verso l’esterno di 40 mm in modo da migliorare la visibilità e con una nuova stampella laterale che rende più stabile il veicolo in parcheggio.
Tornando invece alla 620, la posizione di guida conta su un piano di seduta più basso di 20 mm e su dei supporti pedane realizzati in un unico pezzo che non consentono, qualora uno volesse convertire la moto in assetto “monoposto”, di eliminare quelle del passeggero, ma che non hanno tuttavia alterato la loro posizione.
Anche il serbatoio è cambiato, nonostante il suo aspetto sia rimasto praticamente identico: la sua capacità è stata infatti ridotta da 20 a 15 litri (lasciando così lo spazio per un piccolo vano porta oggetti ricavato nella parte posteriore del gruppo sella). Una quantità comunque sufficiente a garantire la stessa autonomia della 1000 DS per effetto dei minori consumi del motore 620.
Elementi caratteristici di questa cilindrata sono infine il comando dello starter sul blocchetto sinistro, il sistema di scarico con collettori a Y privi di presilenziatore centrale e la maniglia del passeggero in materiale plastico, che ha permesso un ulteriore risparmio in termini di peso, dal momento che la 620 risulta più leggera di ben 13 Kg rispetto alla MTS 1000, per un totale di 183 a secco.

COME VA
Nonostante la sella più bassa, sulla Multistrada 620 la posizione di guida permette di mantenere un punto di vista preminente su ciò che sta intorno, oltre a risultare comoda per via del busto eretto, le braccia ben distese in avanti e le gambe non troppo piegate.
L’avviamento del bicilindrico a iniezione è prontissimo e, dopo pochi minuti con lo starter inserito, il regime di minimo si stabilizza a quota 1.100 giri, scandito da una pulizia e una regolarità di funzionamento davvero esemplari.
Cambio e frizione sono altrettanto ineccepibili, col dispositivo APTC a sollevare da precoci affaticamenti la mano sinistra e gli innesti del l’unità a sei rapporti sempre morbidi, rapidi e precisi.
Una volta in marcia, il temperamento del 620 conferma le già ottime impressioni ricavate dalla prova del Monster, anche se sulla Multistrada risulta ancora più pronto nello spunto ai bassi regimi. La cosa che stupisce di più è che, pur trattandosi di un bicilindrico che non costringe certo a spremere ogni singola marcia per mantenere un certo ritmo, una volta chiamato in causa, il desmodue sfodera doti di allungo semplicemente entusiasmanti.
In caso di sorpasso o manovra d’emergenza, infatti, è possibile insistere fin’oltre i 10.000 giri indicati, regime dopo il quale, però, la spinta tende a stemperarsi rapidamente. Un valido supporto per il pilota dunque (sia esso un neofita o un conducente esperto), soprattutto se abbinato alle qualità ciclistiche che hanno reso celebre la Multistrada.
Le caratteristiche di guida rimangono quelle della versione 1000 DS, ma la maggior leggerezza (i 13 Kg in meno si sentono tutti) e la minor sezione dei pneumatici si traducono in una guida ancora più facile e redditizia.
La Multistrada 620 si arrampica sulle strade di montagna, anche le più strette e tortuose, con l’agilità di un geco, a prescindere dall’andatura impressa dal pilota.
Allo stesso modo, in città si districa nel traffico e tra i continui cambi di velocità, coadiuvata dal soddisfacente angolo di sterzata, dalla pratica leva offerta dal manubrio di stampo enduristico e dalla preziosa fluidità del motore. Se non fosse per le limitate capacità di carico espresse dall’equipaggiamento di serie (anche se come optional sono disponibili un kit bauletto-portapacchi e le borse laterali), la 620 risulterebbe il mezzo ideale per la pratica di un turismo a corto raggio, vedi escursioni di un centinaio di chilometri con pieghe su asfalto, piccolo trasferimento su strada bianca per raggiungere spiaggia o rifugio di montagna e, prima di fare rientro a casa, “passeggiata” lungo il corso del paese più vicino.

Da evitare, invece, l’autostrada, anche se il plexiglas del cupolino maggiorato garantisce quel minimo di protezione aerodinamica in più. Ciò non toglie che anche sul veloce la “piccola” Multistrada si dimostri, a livello di guida, con le carte perfettamente in regola nei confronti di medie bel al di sopra di quelle imposte dal Codice della Strada.
Nell’ambito di un utilizzo sportivo non esasperato, infatti, freni e sospensioni non pongono limiti di sorta, così come i pneumatici di primo equipaggiamento, gli ottimi Pirelli Diablo, i quali, a fronte di un profilo piuttosto appuntito, favoriscono una guida fisica e coinvolgente, fatta di rapidi cambi di direzione e continui spostamenti del corpo. Una danza che diverte piuttosto che affaticare, visto il baricentro più alto rispetto a quello di una sportiva pura.
A differenza di quanto accade sulla 1000, che predilige essere un po’ “forzata” durante la fase di inserimento, il modo migliore per condurre la Multistrada 620 è pertanto quello di farla scorrere senza attaccarsi ai freni, né cercando pieghe esasperate. Al resto ci pensa lei, col suo bilanciamento azzeccato e le sue prestazioni a misura d’uomo. Una moto fatta per esplorare i propri limiti di guida piuttosto che per vedere fin dove arrivano i suoi, capace di soddisfare una vasta gamma di utenti e che in cambio di 8.800 Euro chiavi in mano (8.000 per la versione Dark) offre un discreto bagaglio di tecnologia, performance ed esclusività.
Proprio come faceva il Monster dodici anni fa...

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