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DICA TRENTATRE'
Il nuovo sistema di diagnosi Ducati
Di Gianpaolo Riva

Nella seconda metà degli anni ‘80, Ducati decise di iniziare la produzione in serie dell’allora neonato Desmoquattro, alimentato da un sistema di iniezione elettronica che controllava anche l’accensione.
La centralina utilizzata, di derivazione automobilistica, era la IAW 07.
La scelta fatta dal costruttore motociclistico bolognese era assolutamente coraggiosa e controcorrente per quegli anni, ma comunque obbligata per un prodotto all’avanguardia come la 851, capostipite di una lunga serie di veicoli che ebbero un successo enorme, sia commerciale che sportivo (la serie 888 e la 916–996 sulle quali era montato lo stesso propulsore, ovviamente sviluppato e aggiornato nelle diverse versioni).
Come abbiamo appena accennato, la scelta fatta fu coraggiosa essenzialmente per due motivi: il primo era tecnico, poiché i sistemi di iniezione–accensione elettronica non avevano in quegli anni ancora raggiunto un’evoluzione considerevole; il secondo era essenzialmente legato a un problema complesso che, senza dubbio, si sarebbe presentato nella rete ufficiale di assistenza, nel momento in cui sarebbero arrivate le prime moto con il controllo motore da riparare.

Per affrontare questa difficoltà oggettiva, Ducati potenziò il suo reparto che gestiva l’assistenza post vendita, organizzando corsi di formazione specifici in modo da trasmettere agli operatori le competenze necessarie per affrontare e risolvere difettosità molto particolari di origine elettrica ed elettronica.
Questa filosofia intrapresa dall’azienda di Borgo Panigale molti anni fa è stata nel tempo sviluppata e oggi, sotto la guida di Giuseppe Ruggeri, il reparto assistenza post vendita vanta una scuola tecnica di assoluta eccellenza, che farebbe sicuramente invidia anche ad alcuni costruttori automobilistici, che notoriamente per queste attività hanno a disposizione risorse considerevoli.
Per individuare le difettosità della 851 era necessario avvalersi anche di uno specifico strumento di diagnosi. La centralina era, infatti, in grado di riconoscere alcuni semplici malfunzionamenti dell’impianto cui era collegata.
Sostanzialmente, rilevava i corto circuiti e i circuiti aperti (cioè le interruzioni) delle linee elettriche dei sensori. Uno strumento molto semplice, chiamato check lamp, poteva essere collegato alla centralina che inviava una serie di impulsi elettrici sfruttati per illuminare il led montato sulla primordiale diagnosi.
Il tecnico doveva contare il numero dei lampeggi e, tramite una tabella di conversione, poteva individuare l’origine del guasto rilevato. Il check lamp non era di sicuro la soluzione di tutti i problemi, ma come dice il detto, “era meglio di niente”, anche se bisogna sottolineare che nella seconda metà degli anni ‘80 questo approccio metodologico era forse l’unico proponibile.
Occorre anche notare che le centraline usate a quei tempi non mantenevano in memoria il difetto rilevato. Dunque, quando si spengeva il quadro e si toglieva l’alimentazione elettrica al sistema di controllo motore, venivano perse tutte le informazioni relative al malfunzionamento.
La moto doveva perciò essere riaccesa e occorreva utilizzarla fino a quando l’anomalia si ripresentava. Con l’avvento delle centraline IAW P8, usate sulle ultime serie della 888 e sulle prime 916, Ducati decise di evolvere il proprio strumento di diagnosi, in modo da facilitare le operazioni di ricerca e soluzione guasto.
Per far questo, si avvalse delle competenze di un’azienda che da anni costruiva questi dispositivi per il settore automobilistico: la TecnoMotor con sede a Parma. Venne dunque realizzato il Mathesis, strumento ancora oggi in uso.
Questo strumento è in grado di leggere “in chiaro” gli errori rilevati dalla centralina e cioè su un piccolo visualizzatore compare un messaggio nel quale è descritto il tipo di guasto.
Inoltre, il calcolatore del sistema controllo motore della serie IAW P8, come tutti quelli che in seguito furono adottati, poteva trasmettere anche i parametri ingegneristici e cioè i valori generati dai sensori (angolo apertura farfalla, temperatura aria e liquido di raffreddamento, pressione nell’air box, giri e fase motore) e quelli di comando degli attuatori (tempi di iniezione e anticipi accensione). In questo modo, il tecnico con il Mathesis non si limitava solo a leggere una serie di errori presenti nel sistema, ma aveva anche la possibilità di verificare in senso critico i suoi parametri di funzionamento.
Nel frattempo, le centraline continuavano a evolversi e, con l’arrivo della IAW 16M, allo spegnimento del quadro le anomalie rilevate non venivano perse, ma rimanevano all’interno di uno specifico supporto di memoria e potevano essere cancellate con il Mathesis solo dopo averle eliminate con la riparazione.

L’evoluzione continua dei controlli motore permise, inoltre, di accedere a un numero sempre maggiore di parametri, come ad esempio lo stato della stampella (aperta o chiusa), della marcia (inserita o folle), del pulsante di stop (on/off) e dell’acceleratore (rilasciato o accelerato). Anche il tasso di CO e cioè la carburazione non veniva più registrato agendo su potenziometro, ma solo tramite una specifica funzione resa disponibile dal software dello strumento di diagnosi.
Il Mathesis, che come già detto è ancora oggi in uso, è compatto, leggero e può essere aggiornato semplicemente cambiando una piccola memory card che contiene il programma di funzionamento. Una sua evoluzione lo ha trasformato anche in strumento di misura. Con un apposito trasduttore è utilizzato dai tecnici Ducati per misurare la pressione del carburante, quella del circuito di lubrificazione e la compressione dei cilindri.
Può essere impiegato anche per controllare il bilancio elettrico del circuito di ricarica della batteria o, addirittura, per verificare la tensione delle cinghie della distribuzione, sfruttando una trasduttore ottico semplice e di facile applicazione.
Quanto fino ad ora detto dimostra chiaramente come il reparto post vendita della Casa bolognese abbia sempre utilizzato strumentazioni e svolto attività formative in linea con gli avanzati contenuti tecnologici delle moto prodotte.
A conferma di questa continua evoluzione, Ducati ha ritenuto opportuno inserire nella propria gamma di attrezzatura specifica un nuovo strumento di diagnosi, sempre progettato e prodotto dalla TecnoMotor.
Ovviamente, questa decisione è stata necessaria per seguire il continuo sviluppo dei sistemi controllo motore usati sulle moto, oggi connessi con linea CAN a una complessa strumentazione di bordo e che stanno per essere ulteriormente aggiornati in modo da rispettare le prossime normative antinquinamento Euro 3. Questa nuova diagnosi si chiama DDS (Ducati Diagnosis System), e svolge ovviamente tutte le funzioni già implementate sul Mathesis.
Il DDS è di dimensioni e peso contenuti e ha un potente hardware che permette di collegarlo con molteplici periferiche esterne. E’ dotato anche di un ampio schermo a colori, di tipo touch screen, sul quale possono essere riprodotti testi e immagini. Ciò significa che è possibile accedere alle diverse funzioni dello strumento, toccando particolari zone attive dello schermo stesso.
Anche se il DDS lascia stupiti per la sua perfezione intrinseca, ciò che veramente colpisce è l’impostazione che Ducati ha deciso di adottare per la metodologia di ricerca e soluzione dei guasti: innovativa e coraggiosa come fu la scelta di montare un impianto controllo motore elettronico sulla 851 nella seconda metà degli Ottanta.
Occorre, infatti, evidenziare che l’inarrestabile aumento della complessità dei dispositivi di bordo obbliga a organizzare e gestire in modo organico e razionale la crescente mole di informazione tecniche, per migliorare il loro utilizzo.
In altre parole, un professionista che deve operare sulle moto attualmente prodotte negli stabilimenti di Borgo Panigale, non può usare unicamente una diagnosi che gli fornisca il tipo di errore e alcuni parametri da interpretare, ma deve poter avere a disposizione un sistema esperto e cioè l’informazione tecnica relativa al veicolo su cui sta lavorando, organizzata in modo tale da fornirgli direttamente e semplicemente tutte le conoscenze necessarie e indispensabili per risolvere un preciso malfunzionamento.
Ciò significa che, dopo aver individuato un componente difettoso, occorre con facilità e immediatezza apprendere: le sue caratteristiche, come è integrato nel sistema complessivo, la sua disposizione sul veicolo, quella di tutti gli elementi che interagiscono con lui e le metodologie per una corretta verifica della sua funzionalità.
Ducati ha perciò voluto che nel DDS venisse integrato un sistema esperto, oltre alle normali funzioni diagnostiche. Una equipe della TecnoMotor è perciò costantemente a stretto contatto con i tecnici del dipartimento assistenza post vendita diretto da Giuseppe Ruggeri e coordinato da Adriano Lenzi (Training Manager), al fine di raccogliere e organizzare tutte le informazioni che devono essere inserite nel nuovo strumento. Vengono appositamente messe a punto anche particolari strategie di accesso a tali informazioni, in modo che possano essere fruibili immediatamente durante il procedimento di ricerca guasto con l’uso del DDS.
Inoltre, per rendere possibile il perfetto dialogo dello strumento progettato e prodotto dalla TecnoMotor con tutti i complessi sistemi di bordo, i tecnici della azienda di Parma hanno attivato una stretta collaborazione con l’area di progettazione elettronica dell’ufficio tecnico Ducati, diretta da Zeno Zava.
Ciò che è stato descritto fino ad ora, anche se può sembrare rivoluzionario, rappresenta in realtà solo l’inizio di una nuova epoca per il trattamento e la soluzione degli inconvenienti presenti sulle moto che giungono nella rete ufficiale di assistenza post vendita. L’eliminazione di un difetto è infatti in molti casi banale, è invece difficile capire e individuare le sue cause.
Con il DDS sarà perciò possibile, in modo sempre più capillare, mettere a disposizione dei tecnici un sistema che li guidi nella soluzione dei malfunzionamenti, costruito con l’esperienza e le conoscenze di chi ha messo a punto le metodologie di riparazione del veicolo, oltre ad averlo progettato e prodotto.
Inoltre, le potenzialità hardware e software del DDS permettono anche di avere a portata di mano tutte le informazioni relative alle caratteristiche tecniche della moto, facilitando le operazioni di manutenzione ordinaria.

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