
Pareva davvero di essere in una babele dove, invece
delle lingue, fossero state confuse le epoche.
Come se davvero, tutte assieme, le moto da corsa fossero state chiamate
di fronte a un giudizio universale: Suzuki RG500 accanto a Gilera
Saturno; Seeley 500, che da "giovani" avevano fatto numero in griglia
(quando Agostini e la MV non avevano avversari), accanto a Mondial 125 a
carenatura integrale. La babele temporale del motociclismo abita nel
paddock delle gare per mezzi d'epoca.
Piloti in pelle nera e altri avventuratisi - o forse vissuti da sempre -
nelle tute dai colori audaci degli anni Ottanta: fondo bianco e
pennellate di colore verde pisello e fucsia. Giovani e vecchi, gambe
secche e ventri prominenti. Qui, sull'autodromo di Franciacorta, in un
weekend di fine ottobre, anche le moto parlano insieme dialetti di
stagioni diverse, infilzate trasversalmente dalla passione dei
proprietari. Certo, come si parla di passione, si ha paura di puzzare un
tantino di retorica.
Aggiungeremmo che, quando si parla di passione motociclistica, si ha
quasi pudore nel descrivere quell'aura che alcuni personaggi emanano. Si
ha quasi il timore di entusiasmarsi troppo... ma poi si cede!
Carlo Leoncini, 42 anni di Montespertoli, scende dalla sua moto, sul
circuito di Franciacorta. E' arrivato secondo assoluto e ha vinto la sua
classe. Fin da ragazzo ha avuto la passione per i motori e ha scalato
tutte le tappe classiche: prima il motorino del nonno senza avere l'età
per guidarlo, un Ducati Piuma 48, poi un Fifty 50 e la prima moto: l'Aspes
Yuma.
Sarà andato a scuola con qualche pignone in cartella da scambiare con
altri ragazzacci che, sul marciapiede sotto casa, passavano i pomeriggi
a smontare, ribassare, alleggerire, svuotare... insomma a “incasinare”
il proprio motore. Chi, come lui, aveva a disposizione il garage era già
fortunato.
Adesso Carlo, dopo essere stato per venticinque anni un costruttore
edile, ha fatto della propria passione il proprio lavoro. Ha un officina
sotto casa e si occupa di manutenzione, restauro e preparazione di moto
da corsa e non, forte dell'esperienza accumulata anche per aver fatto
parte del Team Rox che, nel 2004, faceva correre Alex Polita e William
De Angelis con le Ducati in Superstock. Ci dice che ha realizzato il suo
sogno: l'officina, visitabile anche virtualmente
(www.motofficinaleoncini.it), e poi correre.
Realizzare la moto e pilotarla. Siamo seduti sul pianale del suo furgone
e mi parla della sua Ducati 450 senza toglierle gli occhi di dosso. Il
motore è quello di uno Scrambler 450, che ha subìto le attenzioni di
Marcello Peruzzi, il cui aiuto si è reso necessario in quanto la nuova
attività di Carlo lo impegna facendolo lavorare come un matto, ma sulle
moto degli altri.
E' stato dotato di un albero a camme più spinto e ha valvole di 42 mm
all'aspirazione e 38 mm allo scarico. I condotti sono stati lucidati a
regola d'arte e l'albero motore è stato sostituito con un altro più
adatto all'impiego agonistico e magistralmente equilibrato. Per la
biella, la fortuna ha voluto che il motore avesse già quella a spalla
larga, che non su tutti i modelli veniva montata. Lucidata a dovere,
lavora in coppia con un pistone ad alta compressione Peruzzi. Il
carburatore è un Dell'Orto da 40 mm con doppio galleggiante, in modo da
poter svolgere la propria funzione senza problemi anche con la moto in
piega.
La coppia conica è rimasta quella originale e sono stati alleggeriti gli
ingranaggi che distribuiscono la fasatura sulla scintilla.
Il comando della distribuzione è a molle, corona e pignone sono in ergal
e lo scarico prevede il terminale costruito partendo da fogli di lamiera
saldati. Si è preferita la frizione in bagno d'olio piuttosto che quella
secco per privilegiare la maggiore modulabilità.
Per questa Ducati 450 si parla di una potenza di circa 40 cavalli, a
fronte di 116 chilogrammi di peso. Il rapporto di compressione non è
stato misurato, ma Leoncini sorride e dice che avviarla è un dramma:
quando gareggia nelle gare in salita si butta giù per la discesa, ma in
circuito, se non fosse arrivato un tizio con l'avviatore, sarebbe
tornato a casa senza disputare la gara.

Con questa moto Carlo ha vinto nel 2005 il trofeo
nazionale velocità in salita classe 500 per moto d'epoca ed è arrivato
secondo l'anno scorso. La moto ha il cambio ravvicinato e il comando è
stato spostato da destra a sinistra tramite un sistema di leveraggi e
uniball che passa anche attraverso il forcellone.
Questo ha portato ad aggiungere un po' di peso in più, difetto
controbilanciato da una guida più sicura da parte del pilota. Ecco: la
moto, Carlo, se l'è fatta su misura, facendo da dima umana e prendendo
soprattutto le mosse dalla sua maniera di guidare.
Anche la distanza delle pedane dalla sella è figlia delle
caratteristiche fisiche del pilota che, trovandosi inserito in un telaio
poco ospitale per le gambe, ha fatto della guida di braccia la sua arma
migliore. Il telaio è quello di uno Scrambler 250, rinforzato e
irrigidito da lunghi fazzoletti di lamiera saldati per tratti
discontinui, allo scopo di prevenire eventuali rotture dovute
all'eccessiva rigidità.
Anche la forcella anteriore, derivata da una Honda NSR 125 di serie, è
stata lavorata per ottenere le sedi per cuscinetti a gabbietta e rulli,
sia superiormente che inferiormente, in modo da irrigidire la struttura,
che in origine aveva le comuni sfere.
Un ulteriore aiuto per l'irrigidimento della moto è stato ottenuto
collegando il coperchio della testa al trave superiore del telaio, per
evitare lo svettamento della termica sottoposta alle sollecitazioni, che
certo non erano state previste per lo Scrambler, e per fare in modo che
anche la struttura del motore abbia una qualsivoglia funzione
"portante".
Una coppia di ammortizzatori FAC, originali dell'epoca, con
funzionamento sia idraulico che meccanico, lavora al posteriore. Il
freno anteriore è un Grimeca, svuotato e alleggerito, e i cerchi sono
dei Borrani a costola alta.
Le gomme sono una Avon davanti e una Dunlop dietro, combinazione figlia
della ricerca del feeling migliore che è stato raggiunto con questo
connubio. Grande importanza viene tributata all'estetica della moto che,
pur essendo sempre in secondo piano rispetto alla funzionalità,
conferisce un aspetto che Leoncini definisce - con orgoglio - grintoso:
il serbatoio è allungato, la sella è più alta rispetto ad altre moto
simili e il codino è stato prelevato da una Aermacchi.
Dobbiamo ammetterlo e confessiamo pure che ciò è quanto di più
arbitrario ci possa essere: nel parco chiuso dell'autodromo di
Franciacorta, tra tante moto, la Ducati di Leoncini ci ha colpito per
l'estetica.
Da lì a intraprendere questa chiacchierata con il pilota, facilitata
anche dal poter parlare in puro e fluente slang toscanaccio, il passo è
stato breve, diretto e piacevole. Sognare, costruire, pilotare una
moto... e vincere. Buttiamola sul venale: la ricetta, Carlo, ce l'ha
fornita, ma quanto costa farsi una moto così? Ci vogliono dai 6 ai 7
mila Euro, sempre che uno sia in grado di fare qualcosa da solo, dove
poco meno di 4 mila Euro sono per la preparazione del motore.
Guardatela, la moto, e, se ne avete il coraggio, andate a dire a Carlo
che la passione è retorica e che i sogni non si avverano!
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