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FATTA SU MISURA
Una 450 preparata per le gare di moto d’epoca
Di Andrea Tesseri

Pareva davvero di essere in una babele dove, invece delle lingue, fossero state confuse le epoche.
Come se davvero, tutte assieme, le moto da corsa fossero state chiamate di fronte a un giudizio universale: Suzuki RG500 accanto a Gilera Saturno; Seeley 500, che da "giovani" avevano fatto numero in griglia (quando Agostini e la MV non avevano avversari), accanto a Mondial 125 a carenatura integrale. La babele temporale del motociclismo abita nel paddock delle gare per mezzi d'epoca.
Piloti in pelle nera e altri avventuratisi - o forse vissuti da sempre - nelle tute dai colori audaci degli anni Ottanta: fondo bianco e pennellate di colore verde pisello e fucsia. Giovani e vecchi, gambe secche e ventri prominenti. Qui, sull'autodromo di Franciacorta, in un weekend di fine ottobre, anche le moto parlano insieme dialetti di stagioni diverse, infilzate trasversalmente dalla passione dei proprietari. Certo, come si parla di passione, si ha paura di puzzare un tantino di retorica.
Aggiungeremmo che, quando si parla di passione motociclistica, si ha quasi pudore nel descrivere quell'aura che alcuni personaggi emanano. Si ha quasi il timore di entusiasmarsi troppo... ma poi si cede!
Carlo Leoncini, 42 anni di Montespertoli, scende dalla sua moto, sul circuito di Franciacorta. E' arrivato secondo assoluto e ha vinto la sua classe. Fin da ragazzo ha avuto la passione per i motori e ha scalato tutte le tappe classiche: prima il motorino del nonno senza avere l'età per guidarlo, un Ducati Piuma 48, poi un Fifty 50 e la prima moto: l'Aspes Yuma.
Sarà andato a scuola con qualche pignone in cartella da scambiare con altri ragazzacci che, sul marciapiede sotto casa, passavano i pomeriggi a smontare, ribassare, alleggerire, svuotare... insomma a “incasinare” il proprio motore. Chi, come lui, aveva a disposizione il garage era già fortunato.
Adesso Carlo, dopo essere stato per venticinque anni un costruttore edile, ha fatto della propria passione il proprio lavoro. Ha un officina sotto casa e si occupa di manutenzione, restauro e preparazione di moto da corsa e non, forte dell'esperienza accumulata anche per aver fatto parte del Team Rox che, nel 2004, faceva correre Alex Polita e William De Angelis con le Ducati in Superstock. Ci dice che ha realizzato il suo sogno: l'officina, visitabile anche virtualmente (www.motofficinaleoncini.it), e poi correre.
Realizzare la moto e pilotarla. Siamo seduti sul pianale del suo furgone e mi parla della sua Ducati 450 senza toglierle gli occhi di dosso. Il motore è quello di uno Scrambler 450, che ha subìto le attenzioni di Marcello Peruzzi, il cui aiuto si è reso necessario in quanto la nuova attività di Carlo lo impegna facendolo lavorare come un matto, ma sulle moto degli altri.
E' stato dotato di un albero a camme più spinto e ha valvole di 42 mm all'aspirazione e 38 mm allo scarico. I condotti sono stati lucidati a regola d'arte e l'albero motore è stato sostituito con un altro più adatto all'impiego agonistico e magistralmente equilibrato. Per la biella, la fortuna ha voluto che il motore avesse già quella a spalla larga, che non su tutti i modelli veniva montata. Lucidata a dovere, lavora in coppia con un pistone ad alta compressione Peruzzi. Il carburatore è un Dell'Orto da 40 mm con doppio galleggiante, in modo da poter svolgere la propria funzione senza problemi anche con la moto in piega.
La coppia conica è rimasta quella originale e sono stati alleggeriti gli ingranaggi che distribuiscono la fasatura sulla scintilla.
Il comando della distribuzione è a molle, corona e pignone sono in ergal e lo scarico prevede il terminale costruito partendo da fogli di lamiera saldati. Si è preferita la frizione in bagno d'olio piuttosto che quella secco per privilegiare la maggiore modulabilità.
Per questa Ducati 450 si parla di una potenza di circa 40 cavalli, a fronte di 116 chilogrammi di peso. Il rapporto di compressione non è stato misurato, ma Leoncini sorride e dice che avviarla è un dramma: quando gareggia nelle gare in salita si butta giù per la discesa, ma in circuito, se non fosse arrivato un tizio con l'avviatore, sarebbe tornato a casa senza disputare la gara.


 

Con questa moto Carlo ha vinto nel 2005 il trofeo nazionale velocità in salita classe 500 per moto d'epoca ed è arrivato secondo l'anno scorso. La moto ha il cambio ravvicinato e il comando è stato spostato da destra a sinistra tramite un sistema di leveraggi e uniball che passa anche attraverso il forcellone.
Questo ha portato ad aggiungere un po' di peso in più, difetto controbilanciato da una guida più sicura da parte del pilota. Ecco: la moto, Carlo, se l'è fatta su misura, facendo da dima umana e prendendo soprattutto le mosse dalla sua maniera di guidare.
Anche la distanza delle pedane dalla sella è figlia delle caratteristiche fisiche del pilota che, trovandosi inserito in un telaio poco ospitale per le gambe, ha fatto della guida di braccia la sua arma migliore. Il telaio è quello di uno Scrambler 250, rinforzato e irrigidito da lunghi fazzoletti di lamiera saldati per tratti discontinui, allo scopo di prevenire eventuali rotture dovute all'eccessiva rigidità.
Anche la forcella anteriore, derivata da una Honda NSR 125 di serie, è stata lavorata per ottenere le sedi per cuscinetti a gabbietta e rulli, sia superiormente che inferiormente, in modo da irrigidire la struttura, che in origine aveva le comuni sfere.
Un ulteriore aiuto per l'irrigidimento della moto è stato ottenuto collegando il coperchio della testa al trave superiore del telaio, per evitare lo svettamento della termica sottoposta alle sollecitazioni, che certo non erano state previste per lo Scrambler, e per fare in modo che anche la struttura del motore abbia una qualsivoglia funzione "portante".
Una coppia di ammortizzatori FAC, originali dell'epoca, con funzionamento sia idraulico che meccanico, lavora al posteriore. Il freno anteriore è un Grimeca, svuotato e alleggerito, e i cerchi sono dei Borrani a costola alta.
Le gomme sono una Avon davanti e una Dunlop dietro, combinazione figlia della ricerca del feeling migliore che è stato raggiunto con questo connubio. Grande importanza viene tributata all'estetica della moto che, pur essendo sempre in secondo piano rispetto alla funzionalità, conferisce un aspetto che Leoncini definisce - con orgoglio - grintoso: il serbatoio è allungato, la sella è più alta rispetto ad altre moto simili e il codino è stato prelevato da una Aermacchi.
Dobbiamo ammetterlo e confessiamo pure che ciò è quanto di più arbitrario ci possa essere: nel parco chiuso dell'autodromo di Franciacorta, tra tante moto, la Ducati di Leoncini ci ha colpito per l'estetica.
Da lì a intraprendere questa chiacchierata con il pilota, facilitata anche dal poter parlare in puro e fluente slang toscanaccio, il passo è stato breve, diretto e piacevole. Sognare, costruire, pilotare una moto... e vincere. Buttiamola sul venale: la ricetta, Carlo, ce l'ha fornita, ma quanto costa farsi una moto così? Ci vogliono dai 6 ai 7 mila Euro, sempre che uno sia in grado di fare qualcosa da solo, dove poco meno di 4 mila Euro sono per la preparazione del motore.
Guardatela, la moto, e, se ne avete il coraggio, andate a dire a Carlo che la passione è retorica e che i sogni non si avverano!


 



 

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