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A SPASSO SUI MONTI
Prova su strada della nuova Multistrada 1100
Di Lorenzo Miniati – foto Milagro

Riva del Garda – Non si tratta di una novità assoluta, quelle le vedremo tra pochissimo al Salone di Milano, ma Ducati ha voluto comunque fornire un piccolo anticipo di ciò che sarà il piatto forte, un aggiornamento che, in realtà, contempla un’innovazione tecnica tutt’altro che trascurabile: il nuovo motore due valvole con raffreddamento ad aria 1100 DS.
A impiegarlo è la Multistrada, sia nella versione standard che in quella più sportiva, contraddistinta appunto dalla lettera S, oggetto della presentazione ufficiale sulle sponde trentine del Lago di Garda, paradiso dei surfisti italiani e non.
Al momento in cui scriviamo, la Casa di Borgo Panigale fa sapere che, per il momento, questa nuova motorizzazione viene impiegata solo su questo modello (che di fatto non è più disponibile nella versione da un litro), mentre gli altri “mille” delle varie famiglie rimarranno in listino tali e quali anche nel 2007.
Ad ogni modo, con questo ulteriore step, si completa in un certo senso l’evoluzione del progetto Multistrada presentato quattro anni or sono. Nessun stravolgimento, dunque, ma, com’è ormai consuetudine per i prodotti bolognesi, un concreto lavoro di affinamento portato avanti con razionalità. Oltre al già citato incremento di cilindrata, infatti, che ha visto salire i cc da 992 a 1.078 grazie a un aumento dell’alesaggio (ora pari a 98 mm), il desmodue che equipaggia la Multistrada può contare su una nuova frizione in bagno d’olio (la stessa che monta la GT 1000), su un diverso fissaggio del manubrio (di tipo elastico), su un nuovo scarico Euro 3, su un nuovo software per il cruscotto multifunzione e, infine, su un nuovo piano di manutenzione che, di fatto, abbassa i costi di gestione per l’utente.
Vediamo, però, nel dettaglio, in che cosa sono consistiti questi interventi. Il propulsore ha mantenuto lo stesso rapporto di compressione del 1000 DS. L’aumento in termini di potenza massima non è stato esagerato (vengono dichiarati 3 cavalli in più in corrispondenza di un regime di rotazione superiore di 250 giri), mentre ben più consistente è stato quello relativo alla coppia, pari a 1,1 Kgm (si è passati da 9,4 a 10,5 Kgm). Oltre al valore massimo, la coppia ha inoltre beneficiato di un incremento lungo tutta l’erogazione e, cosa ancora più importante, adesso si mantiene sopra i 10 Kgm per un ampio range di utilizzo.
La nuova frizione in bagno d’olio, così come abbiamo potuto apprezzare sulla GT 1000 della famiglia Sport Classic, è più silenziosa grazie al pignone sdoppiato, più affidabile, per via delle minori sollecitazioni rispetto a quella a secco, e più modulabile (oltre che morbida nell’azionamento).
Come anticipato, il manubrio gode adesso di un fissaggio alle piastre attraverso dei silent block con anima in gomma posti sotto ai riser per garantire un isolamento ottimale dalle vibrazioni. Questo espediente è stato naturalmente operato senza andare a discapito della sensibilità di guida.
Per quanto riguarda l’impianto di scarico, invece, l’aggiornamento secondo le nuove normative Euro 3 sulle emissioni inquinanti è stato ottenuto attraverso l’introduzione di una sonda Lambda nel precatalizzatore. Inoltre, per ottimizzare il funzionamento dell’impianto stesso, i vari accoppiamenti tra i collettori sono adesso caratterizzati da una tenuta superiore grazie a una guarnizione in grafite con relativa fascetta.
Questi ultimi aspetti, oltre a un miglioramento dei processi generali di lavorazione, hanno portato anche a una diminuzione dei costi di manutenzione, ridotti fino al 50% secondo una simulazione di tre anni con percorrenze dell’ordine di 5.000 Km all’anno. In pratica, gli interventi ordinari, vale a dire la sostituzione dell’olio e dei relativi filtri, avviene adesso dopo i primi 12.000 Km. Per lo stesso motivo, le guide valvole sono adesso in bronzo berillio, in modo da diminuire la frequenza di controllo del relativo gioco, e gli alberi a camme sono stati riprogettati con profili che garantiscono un’alzata a velocità pressoché costante e dunque meno soggetta a sollecitazioni, così come per le cinghie dentate. Dunque: minori sono gli stress meccanici, minori sono i fattori che determinano l’aumento dei giochi e maggiore diventa l’affidabilità e l’intervallo tra un intervento di manutenzione e l’altro.
Il cruscotto è stato infine rivisitato a livello di software, che prevede adesso la funzione di “trip fuel”, vale a dire un contachilometri che si attiva non appena la moto entra in riserva. Quest’ultima è stata tra l’altro dotata di un secondo sensore che segnala quando all’interno del serbatoio rimangono 3,5 litri di carburante (e non 7 come accadeva prima), con un’attendibilità e una precisione superiore a quanto avveniva in precedenza (cosa che infatti aveva dato adito a qualche lamentela…). Questa problematica era principalmente dovuta allo sviluppo piuttosto articolato del serbatoio della Multistrada.
Le principali differenze tra la versione base e la S riguardano le sospensioni: la prima è infatti equipaggiata con una forcella Marzocchi da 43 mm e da un ammortizzatore Sachs, entrambi completamente regolabili, con quest’ultimo che ha anche la possibilità di variare il precarico molla idraulicamente attraverso un apposito pomello, mentre la seconda prevede materiale della svedese Öhlins, anche in questo caso dotato di tutte le regolazioni del caso, compreso il precarico remoto del mono. La S gode, inoltre, di alcune finezze quali i parafanghi e le cartelle copricinghia in fibra di carbonio e il manubrio in alluminio a sezione variabile caratterizzato da una piega diversa rispetto alla versione standard.
Come al solito, è prevista una serie di accessori che, al momento dell’eventuale acquisto della moto, verranno proposti al cliente a un prezzo agevolato (vedi borse laterali, bauletto posteriore e casco dedicato).
Sempre in tema di costi, pur attestandosi su cifre non proprio popolari, le due versioni della Multistrada model year 2007 mantengono gli stessi prezzi dei precedenti allestimenti da 1000 cc che vanno a sostituire, vale a dire 12.000 Euro per la base e 13.500 per la S.

COME VA
A fare da scenario al lancio della nuova Multistrada 1100 S, come abbiamo detto, le suggestive ricchezze paesaggistiche del Trentino, delizia, oltre che degli appassionati di sport a vela, dei motociclisti più evoluti, assetati di curve da misto stretto, come appunto quelle distribuite in quantità industriale sulle nostre Alpi.
Non ci poteva dunque essere territorio migliore per saggiare i passi in avanti fatti segnare da una divoratrice di asfalto come la Multistrada, nata già con un’ottima base in tal senso. Era infatti lecito non aspettarsi una moto completamente diversa rispetto alla precedente versione e così è stato. Chi è già abituato alla guida della crossover Ducati si ritrova per le mani un prodotto piuttosto simile, anche se ovviamente caratterizzato da un livello di affinamento e prestazioni più alti.
Il maggior responsabile di questo miglioramento è senz’altro il motore: il nuovo bicilindrico Ducati presenta infatti una “schiena”, nel senso di spinta ai bassi regimi, ancor più energica e questo, fondamentalmente, si traduce nella possibilità di affrontare una serie di curve, anche le più strette, fregandosene beatamente della marcia inserita. Seconda, terza… fa lo stesso! Il 1100 DS recupera giri anche da regimi che, di solito, su altre motorizzazioni, rappresentano poco più del minimo…
Questa incredibile riserva di Kgm si palesa lungo tutto l’arco di utilizzo, con l’aggiunta di un ulteriore picco in alto prima dell’intervento del limitatore. Come al solito, però, quando si tratta di scalare un passo di montagna in sella alla Multistrada, non occorre tirare il motore fino a tale soglia per andar forte.
A questo si aggiunge anche un superiore silenziosità di esercizio, dovuta sia alla frizione in bagno d’olio che al nuovo impianto di scarico Euro 3, e una più bassa intensità delle vibrazioni.
Dobbiamo riconoscere che, in effetti, il nuovo fissaggio elastico del manubrio riduce non poco le sollecitazioni trasmesse alle mani del pilota, tanto che sulle prime si ha una sensazione un po’ strana. Ad ogni modo, il comfort della “Multi” si attesta sempre su valori elevati, tanto da consentire escursioni dell’ordine dei 100-150 Km, ad andature per giunta sostenute, senza che il conducente lamenti stanchezza o indolenzimenti.
Certo, la protezione aerodinamica non è eccezionale, ma come abbiamo detto stiamo parlando di un utilizzo su strade medio-veloci, non certo di tangenziali e autostrade. Tornando alla nuova frizione, il comando presenta la stessa ottima modulabilità già apprezzata sulla GT 1000, mentre la leva ci è sembrata offrire una resistenza leggermente superiore.
Probabilmente, il più potente motore di 1100 cc necessita di molle più dure rispetto al mille che equipaggia la più “tranquilla” tra le Sport Classic Ducati e, dunque, la frizione risulta per questo un po’ più dura da azionare.
Per quanto riguarda la guida vera e propria, poi, la 1100 S si conferma ancora una volta regina delle pieghe su strada. L’unico aspetto che, secondo noi, poteva essere migliorato nel contesto generale è relativo all’equipaggiamento di serie previsto in termini di pneumatici.
Non si capisce, infatti, come mai all’eccellente comportamento delle raffinate sospensioni Öhlins e dell’affidabilissimo impianto frenante Brembo siano stati abbinati i pur validi Pirelli Scorpion Sync (che, lo ricordiamo, sono stati sviluppati appositamente per questa moto), anziché delle coperture ancora più sportive, come ad esempio, tanto per rimanere in famiglia al costruttore milanese, i Diablo (standard o Strada).
Intendiamoci, gli Scorpion stonano più a livello di impostazione generale (vale a dire allestimento) e prezzo del veicolo, che per quanto concerne l’effettiva resa. Con la 1100 S, infatti, anche in configurazione completamente di serie si arriva tranquillamente a fresare pedane e protezione del collettore di scarico, tali sono gli angoli di inclinazione raggiungibili, peraltro con relativa facilità.
Allo stesso modo, la taratura delle sospensioni assicura il giusto comfort (la moto è pur sempre stradale), ma buche e avvallamenti non pregiudicano mai la stabilità, neppure nei tratti veloci. Il bello della Multistrada sta proprio qui: ti permette di andare forte senza sudare le proverbiali sette camice, solo che oggi, grazie al nuovo motore, le emozioni sono ancora più forti…


 

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