
Non c’è niente da dire: belle sono belle. Ovviamente
ci riferiamo alle nuove Ducati della famiglia Sport Classic, ovvero la
Paul Smart e la Sport 1000.
Si tratta di due rivisitazioni sul tema, rispettivamente, della moto che
vinse a Imola nel 1972 grazie, appunto, a Paul Smart e alla classica
Ducati 750 Sport, uno dei più bei esempi di stile e forza
motociclistica.
A Borgo Panigale hanno deciso così di continuare sul percorso iniziato
con la 900 MHe, anche quella un’interpretazione moderna di un classico
come la splendida 1000 che a suo tempo fu dedicata al grande Mike
Hailwood.
In questi esercizi stilistici, la matita di Terblanche è particolarmente
felice e riesce a coniugare, con buoni spunti e armonia, i tratti
distintivi delle moto classiche con i materiali e le possibilità offerte
dalle tecnologie di oggi.
Il risultato, come già detto, è piacevole, le moto hanno tutte le
caratteristiche per incontrare il gradimento del pubblico
internazionale, che apprezza questo tipo di operazioni, fra l’altro già
tentate dalle case giapponesi e inglesi.
Del resto la storia è storia, e visto che viviamo in un’epoca di revival
(quante copertine sprecate nei vari settimanali sui “Mitici anni
sessanta” o i “Fantastici anni settanta”!), Ducati fa bene a seguire
questa strada che si rivela, fra l’altro, anche molto proficua per i
conti un po’ asfittici di Borgo Panigale.
Infatti, come canale di vendita, almeno per la Paul Smart si è seguito
lo stesso che fece il successo della MHe: vendita su prenotazione dei
duemila esemplari prodotti, senza possibilità di repliche e numerati uno
per uno sul pomello sopra la piastra di sterzo. Insomma, un oggetto più
da collezionisti che da motociclisti. Il fatto è che, già prima di
essere presentata alla stampa e al pubblico, tutta la produzione della
Paul Smart è stata venduta: ciò significa che Ducati incasserà in questi
mesi la bella cifra di 14.000 euro (questo il costo della moto) per
2.000, il che vuol dire esattamente… non abbiamo la calcolatrice, fate
voi il conto.
Insomma, una bella iniezione di contante, ma anche di immagine in quanto
l’operazione è perfettamente riuscita, soprattutto come impatto sui
mercati giapponese e americano. Sembra, infatti, che un buon numero di
ordini per questa moto provenga da questi due Paesi, sovvertendo un po’
l’ordine usuale delle vendite Ducati che vede l’Italia in primo piano.
In questo caso, invece, pare proprio che gli italiani non si siano dati
molto da fare, ma del resto si sa, non sempre piace comprare a scatola
chiusa, senza provare o almeno vedere dal vivo la moto.

Comunque, la Paul Smart non riserva certo sorprese:
forte del motore 1000DS e di un reparto sospensioni degno di una
Superbike, questa bella replica si comporta veramente bene su strada.
Complici anche i pneumatici, appositamente studiati e realizzati dalla
Pirelli per allestire tutte le Sport Classic (bello il loro design
classico, seppur impostato su una carcassa e mescola moderne), la moto è
molto divertente da guidare in ogni situazione, ma soprattutto sul misto
veloce il buon spunto del motore e la ciclistica perfetta consentono di
tenere medie di tutto rispetto.
Lo diciamo non tanto per esperienza diretta, quanto per aver visto come
guida Paul Smart la sua Paul Smart! Il pilota inglese, infatti, era
presente alla prova su strada e ci ha dato una breve ma significativa
dimostrazione delle sue capacità, infilando due o tre curve alla
velocità con cui di solito noi andiamo in rettilineo! Scherzi a parte,
la Smart è una moto che consente una guida molto precisa, dove, senza
bisogno di dare tanto spettacolo, si raggiungono pieghe notevoli.
Questo con l’innegabile piacere di guidare una moto dal gusto
tipicamente retrò, protetti dall’ampia carenatura e affascinati dai
tanti particolari unici di questa moto, come i cerchi a raggi o il
bellissimo forcellone.
Certo, non sono tutte rose: la moto è sinceramente poco confortevole,
tutto il peso grava sui polsi, con il collo costretto a un’innaturale
postura per guardare la strada.. Insomma, se non avete più vent’anni e
se con la moto fate più di 30 km alla volta, la Smart può lasciare il
segno.
Comunque è abbastanza inutile parlare di come va questa moto, perché
tanto sono tutte vendute e comunque, temo, che anche se siete uno dei
fortunati acquirenti, probabilmente non siete troppo interessati alle
doti dinamiche, in quanto la terrete in salotto!
Più coinvolgente, sotto questo punto di vista, è la Sport 1000, in
quanto viene venduta a un prezzo più umano (11.000 euro) e soprattutto
non è prodotta in numero limitato. Anche questo modello è molto bello,
un riuscito mix di classico e moderno, con interessanti soluzioni come
l’inedita posizione degli specchietti retrovisori o gli scarichi
sovrapposti in un bel nero opaco (fra l’altro, anche Euro 3).
In realtà, tutta la moto risulta molto curata e ben assemblata. Inoltre,
diciamolo subito, si tratta di una moto che non passa inosservata e,
sotto questo punto di vista, potrebbe ripetere in parte il successo
ottenuto dal Monster. Infatti, a nostro avviso, il suo pubblico potrebbe
anche non essere quello classico ducatista, che mira sempre al sodo, ma
anche uno più modaiolo.
La Sport 1000, quindi, potrebbe finire in mano anche al tipico utente da
città, quello da bar a bar per intenderci, in quanto ha tutte le doti
richieste: è una moto elegante, raffinata, adatta a qualche partenza
sprint o sgommata a beneficio degli eventuali amici.
Non crediate però che manchi di sostanza: il motore è
sempre quello, ricco di spunto e cavalleria, e se anche la dotazione
ciclistica non è quella della Smart (qui, infatti, abbiamo una bella
forcella Marzocchi da 43 mm e un mono Sachs regolabile) il risultato è
comunque ottimo, in grado di far divertire qualsiasi centauro.
Anche in questo caso, però, il comfort di guida non è eccelso, anche se,
rispetto alla sorella più sportiva, ha i semimanubri posizionati più in
alto di 20 mm.
Certo basterebbe poco per rendere il tutto più confortevole: ad esempio,
delle pedane regolabili la renderebbero più fruibile in quanto, come
sono ora, costringono qualunque persona appena alta a una posizione di
guida obbligata.
Un vero peccato, perché la moto è divertente: con poco sforzo si
potrebbe ovviare al problema, ma tant’è, si vede che da questo punto di
vista la lezione della famiglia Supersport è servita a poco. Ma noi che
siamo veri motociclisti su queste cose ci passiamo sopra e, come
ricordo, ci rimangono solo le belle sensazioni di guida, le curve e i
paesaggi.
E non solo: non ci si finisce di stupire per l’ottimo livello delle
finiture, con una ricerca abbastanza maniacale dei particolari:
prendete, ad esempio, la bella sella con doppie cuciture e il logo
Ducati, o la cromatura di tanti particolari del motore. Ma anche dal
punto di vista tecnico, ci sono delle interessanti novità, come
l’inedito forcellone in tubi d'acciaio e dalla conformazione particolare
per consentire il passaggio del’impianto di scarico. Insomma, la Sport
1000 non è certo solo un semplice esercizio stilistico, ma introduce
interessanti peculiarità tecniche che la rendono, da questo punto di
vista, moderna ed efficiente nell’uso stradale.
Il tutto, però, sempre senza passeggero, in quanto, almeno per il
momento, la moto viene prodotta solo in versione monoposto.
Diverso il discorso per la versione GT, in quanto biposto, ma che verrà
presentata solo nella primavera 2006. Fra tutte, in sincerità, ci sembra
la meno felice esteticamente, ma comunque la sua presenza ha un senso in
seno alla famiglia, in quanto rappresenterà il modello turistico che
completa in modo ideale questa serie di modelli dal gusto tipicamente
vintage. Insomma, quella che sembrava un’operazione di limitato respiro,
si è trasformata in una geniale iniziativa imprenditoriale che
sicuramente farà felici tanti motociclisti in tutto il mondo e che, e la
cosa ci sta particolarmente a cuore, darà un po’ di ossigeno alla
Ducati. Sempre rimanendo in attesa, ovviamente, di quelle novità nei
settori vitali della produzione di Borgo Panigale che speriamo di
potervi raccontare presto da queste pagine.

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