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LA MACCHINA DELLA VERITA'
di Lorenzo Miniati

Mentre accarezzo, uno dopo l’altro, i cordoli del circuito del Mugello in sella alla nuova 749S, ho in mente due persone. Una è Ruben Xaus, l’altra Lorenzo Lanzi. Il primo per via della sua statura fuori dal comune, che fino a poco tempo fa lo costringeva a contorsionismi circensi pur di governare la sua 999 F03, il secondo per il compito di riportare ai vertici la Ducati nel campionato del mondo Supersport.
Due piloti diversi (irruente ed espansivo lo spagnolo, concreto e di poche parole il nostro connazionale), che tuttavia sintetizzano in modo appropriato il tipo di sensazioni raccolte durante questa prova.
La 749S del 2004 è infatti una moto dalla duplice personalità: sulla carta si pone come alternativa alla "regina" 999 (e quindi lascerebbe presupporre un minor spessore dei contenuti), mentre su strada e pista dimostra tutta la sua consistenza. Anche dal punto di vista "fisico", la piccola desmoquattro gioca lo stesso scherzo.
Se in foto, al pari della sorella maggiore, appare voluminosa (soprattutto nella parte anteriore), una volta inforcata, “diventa” fin troppo compatta, tanto che i piloti più alti, come il sottoscritto, sono obbligati a un corso accelerato di stretching per raggiungere la dovuta “flessibilità”...
Ma torniamo alle cose serie. Il compito che la 749 è stata chiamata ad assolvere in pista è quello di ben figurare nella classe Supersport, dove il Testastretta di 750 cc è contrapposto ai 600 quattro cilindri giapponesi. La Casa bolognese tiene molto a questa sfida, inutile nasconderlo, come non è un segreto il fatto che, in passato, la vecchia 748 abbia sofferto di una condizione di inferiorità rispetto alle avversarie. Il trionfo di Paolo Casoli nel 1997 (nell'allora World Series) e i due secondi posti nei campionati del 1998 e 2000 non possono infatti bastare a un marchio che ha basato sulle competizioni la propria storia e la propria immagine, tanto che, a quanto pare, il momento della riscossa sembra essere finalmente arrivato.
Non c'è soltanto il podio sfiorato da Lanzi nella gara di Valencia, la prima di campionato, a far ben sperare per l’annata in corso (del resto quella del romagnolo è pur sempre una moto ufficiale), quanto il miglioramento messo in mostra dal prodotto di serie, che nella versione S ha compiuto un deciso salto di qualità, guadagnando il tetto dei 110 Cv a 10.500 giri (7 in più del modello precedente).
Un margine che, sulle prime, può addirittura generare qualche scetticismo, visto che, non sempre, tra i dati dichiarati (o comunque misurati al banco) e quelli, viceversa, “percepiti” esiste un rapporto di proporzionalità diretta, come dimostrano le moto giapponesi.
Purtroppo, non abbiamo i riscontri oggettivi per dirvi come vanno le moderne 4 cilindri giapponese di 600 cc (né credo che ci prenderemo mai un simile disturbo…), tuttavia, ci siamo voluti mettere nella condizione di scoprire il loro vero potenziale da un punto di vista, per così dire, "ravvicinato".
Tradotto in termini scolastici, non abbiamo fatto altro che prendere la nostra 749S (anzi, a dir la verità, è stata lei a portarci) e ci siamo recati sul circuito del Mugello per un normale turno di prove libere.
Del resto, così facendo, è stato possibile anche un raffronto, seppur a distanza, con la versione 2003, che abbiamo provato di recente sul tracciato di Imola, in occasione di una comparativa con la 999.
Niente trucchi e niente inganni, dunque: il confronto è stato diretto, a stretto contatto di gomito con la "fauna" che popola i paddock durante le cosiddette "free practice". A onor del vero, però, per quanto esaltanti possano essere stati i "duelli" con le R6, CBR, ZX-6 e GSX dei vari partecipanti (tutte, manco a dirlo, rigorosamente in versione 2004 e già "kittate" a dovere…), il valore più interessante emerso da questa prova è stato, una tantum, relativo al mero riscontro cronometrico.
A parità di pilota, infatti, la piccola 749S ha spuntato un "best lap" di appena un secondo superiore rispetto a quanto fatto registrare, a suo tempo, con la 998S (136 Cv). Una prestazione lusinghiera, che la dice lunga sul miglioramento fatto segnare da questa nuova versione e, soprattutto, sui meriti imputabili agli aggiornamenti goduti dal propulsore. In effetti, dopo alcuni step più o meno consistenti, l'unità a quattro valvole da 749 cc si presenta oggi sotto una forma nettamente evoluta, che palesa ben pochi lati deboli.

Al di là dell'aumento di potenza massima (che comunque, a posteriori, appare verosimile), il nuovo Testastretta ha guadagnato vigore lungo tutto l'arco di utilizzo, tanto che è il valore di coppia a sembrare sottostimato rispetto ai 7,95 Kgm dichiarati dalla fabbrica (e ai 7,8 Km del modello precedente).
A una simile spinta corrisponde, poi, una regolarità di funzionamento pressoché totale. Se si esclude un leggero vuoto d'erogazione intorno ai 7.000 giri (già presente, seppur in quantità maggiore, sulla versione 2003 e che costringe, nella guida in pista, a mantenere il motore costantemente oltre questa soglia), la risposta del bicilindrico Ducati sembra mediata da un potenziometro, piuttosto che da un normale cavo del gas. Tutto ciò avvicina il comportamento della 749 a quello della sorella maggiore di 999 cc, nonostante l'impegno richiesto rimanga su livelli inferiori rispetto allo stress psico-fisico necessario per governare la versione da un litro.
La guida risulta infatti sempre naturale, anche quando si viaggia su ritmi sostenuti, e, anzi, è proprio girando in scioltezza che "vengono fuori" i tempi. Per contro, la sensazione di stabilità è relativa: l'avantreno non è roccioso come quello della 998 e, anche a centro curva, la 749 si muove un po', oltre a manifestare una certa sensibilità nei confronti degli spostamenti in sella (per questo i più alti sono costretti a guidare "sulle uova").
Evidentemente, però, la piccola desmoquattro, di strada, ne fa eccome… Il suo punto di forza è senza dubbio l'uscita di curva: nel tratto che va dal punto di corda al momento in cui si raddrizza la moto non esiste 600 a quattro cilindri capace di infastidirla, provare per credere. Dove, viceversa, la Ducati soffre un po' rispetto alla concorrenza giapponese è sul fronte dell'allungo: nonostante il propulsore spinga decisamente più forte rispetto all'esemplare provato a Imola, i quattro in linea sono ancora avvantaggiati da questo punto di vista, tanto che più volte mi sono visto sfilare, sul dritto, dal filo-nipponico di turno dopo che, all'uscita dalla curva precedente, lo avevo affiancato all'interno. Non che il bicilindrico bolognese sia carente di giri agli "alti", solo che, per sua natura, continua a esprimersi meglio in altri frangenti, come appunto in corrispondenza dei regimi intermedi.
Lo dimostra il fatto che, anche su un circuito veloce come quello del Mugello, non sia quasi mai necessario spremere il motore oltre i 10.500 giri (quando il limitatore consente invece di spingersi fino a quota 11.200).
D'altra parte, va anche detto come i rapporti del cambio (gli stessi della 999) risultino un po' lunghi per il Testastretta da 110 Cv, che in fondo al rettilineo principale "preferisce" rimanere in quinta piuttosto che sfruttare la sesta per poche centinaia di metri, pena una certa difficoltà nel guadagnare Km/h a causa della leggera salita presente nell'ultimo tratto.
Per lo stesso motivo, gran parte dei 5.245 metri che compongono la pista toscana si percorrono obbligatoriamente in terza marcia, facendo leva sulle generose doti del propulsore e cercando di far scorrere il più possibile l'agile settemmezzo tra una curva e l'altra.
Del resto, dal punto di vista ciclistico, il "pacchetto" della 749S supporta a dovere le manovre richieste dalla guida in circuito, con telaio, freni e sospensioni perfettamente accordati tra loro.
L'unico che contravviene a questo trend positivo è il comando del freno posteriore, poco efficace nella prima parte della sua corsa e fin troppo incisivo nell'ultima (anche se reputiamo che questo inconveniente sia legato a un difetto dell'esemplare in prova, visto che sui modelli che montano lo stesso impianto non si era mai verificato).
Anche i pneumatici di primo equipaggiamento, i Pirelli Diablo Corsa, si sono rivelati all'altezza della situazione, pur non essendo espressamente dedicati all'utilizzo in pista. Sincero il profilo della copertura anteriore, che favorisce un inserimento preciso e omogeneo, così come il grip offerto da quella posteriore che, nonostante la perentoria risposta da parte del Testastretta, non ha mai lamentato perdite di aderenza, neppure dopo svariati giri al limite. In quest'ultimo caso, poi, a favore della 749 gioca la gommatura più stretta rispetto alla sorella di 999 cc (180/55 contro 190/50), che, come già sottolineato a suo tempo, garantisce non trascurabili vantaggi in termini di agilità e, di conseguenza, facilita la vita a chi sta in sella.
Dal canto suo, il propulsore mette a proprio agio grazie all'azione poco invadente del freno motore, soprattutto per quanto riguarda il cosiddetto "cut-off", ovvero il momento in cui si chiude completamente la manopola del gas.
Sulla 749 questo fenomeno è quasi inavvertibile, tanto che in staccata, complice la pacata tonalità dello scarico originale, certe volte si ha l'impressione di rimanere in folle.
Ciò non toglie che, nelle frenate più impegnative, la ruota posteriore possa comunque manifestare qualche saltellamento dovuto al maggior trasferimento di carico rispetto ai modelli della precedente gamma Hypersport Ducati, dove le reazioni della ciclistica erano decisamente più mascoline.
La serie 999-749 tende invece ad assecondare le sollecitazioni esterne, come se forcella e ammortizzatore, anziché opporsi, si "piegassero" agli effetti indotti dalla dinamica. In pratica, è la moto a compensare il lavoro del pilota e non viceversa, col risultato di un mezzo particolarmente facile da guidare.
Una facilità che, all'aumentare del ritmo, non degenera mai in un comportamento nervoso, anche se, per quanto sincera, la 749S non dà nemmeno la sensazione di essere ancorata a un binario. Tutto avviene per gradi, attraverso risposte morbide e progressive che, a loro volta, richiedono uno sforzo davvero minimo per essere gestite. In questo modo, anche l'utente meno esperto è in grado di trarre soddisfazione fin dal primo approccio, mentre lo smanettone di turno dovrà probabilmente intervenire sulla taratura di serie per ottenere maggior reattività.
In prossimità del limite, infatti, l'assetto originale mostra una leggera carenza comunicativa, nel senso che non si capisce esattamente quale sia il margine residuo prima che il veicolo entri definitivamente in crisi. A tal proposito, per la versioni monoposto (come quella utilizzata in prova), è di grande aiuto la possibilità di adeguare l'ergonomia agendo sulla regolazione longitudinale del gruppo sella-serbatoio, operazione che, oltre a migliorare la sistemazione del pilota, influisce anche sulla distribuzione dei pesi, aspetto nei confronti del quale la gamma 999-749 ha sempre mostrato una certa sensibilità.
La dotazione di serie permette inoltre di personalizzare la posizione dalle pedane e di tutti i comandi al manubrio, facendo della 749S la partner ideale per intense sedute in pista, dove è indispensabile avere tutto a portata di mano (e piede), pena precoci affaticamenti.
Un vero attrezzo da palestra, insomma, perfetto per divertirsi nel corpo a corpo con "gli avversari" e scoprire che, in effetti, i cloni dei vari Muggeridge, Foret e Chambon non sono poi così "fedeli" agli originali…

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