
Quando ti innamori di una bella donna non più
giovanissima e poi scopri che ha due sorelle gemelle altrettanto belle,
cosa c'è di più normale che presentarle ai tuoi amici più cari, quelli
con cui dividi le tue esperienze.
Ecco, tutto nasce così: diciamo subito, per la tranquillità dei
familiari a casa, che qui non si parla di donne, ma di tre moto.
Tre Ducati 350 Desmo Sport, sì proprio quello, il "Demonio". Lo avevano
soprannominato così per la quantità di problemi che, ai suoi tempi, era
capace di dare.
Dunque, ecco la sfida: non solo restaurare tre di queste moto, ma anche
portarle a una grande manifestazione europea, magari in pista!
Una delle "coppie" in questione è già conosciuta ai lettori di Mondo
Ducati. Si tratta di Leonardo Innocenti e della moto protagonista della
prova del numero di maggio 2007.
Gli altri due amici sono invece Gianluca Brogelli e Marco Ferroni,
mentre le "sorelle" sono altre due Desmo Sport del 1979, quasi identiche
fra loro e alla prima, salvo il manubrio per l'una e l'appartenenza alla
seconda serie dell'altra, che si traduce in dei supporti per il faro e
per le frecce, oltre a dei comandi elettrici e una strumentazione
leggermente diversi.
Il restauro è durato circa due anni di strettissima collaborazione fra i
vari componenti del Team, ognuno nel proprio settore di competenza.
Finalmente, il progetto si è concretizzato con la partecipazione del
Team Demonio alla Bikers Classics di Spa-Francorchamps, in programma dal
29 giugno al 1 luglio scorsi.
La partenza, con un furgone, è avvenuta giovedì 28 giugno, alle
primissime ore del mattino, in modo da percorrere i 1170 Km che separano
Firenze, residenza dei tre amici, da Spa, con l'obiettivo di raggiungere
il circuito nel tardo pomeriggio dello stesso giorno, per allestire il
box ed effettuare le verifiche tecniche. L'inizio è stato dolce amaro:
dolce per i complimenti fatti alle moto già in sede di verifiche e amaro
per il livello delle altre moto, quasi tutte appositamente preparate per
la pista!
Lo spettro di staccate da brivido alle proprie spalle e di sorpassi in
curva da tutti i lati aleggiava dunque sul Team.
La regione belga delle Ardenne, dove è collocato il bellissimo circuito
di 7 Km, è conosciuta per l'inclemenza del suo clima e anche stavolta
non si è smentita, regalando un venerdì di pioggia, un sabato asciutto
ma freddo e, finalmente, una domenica con qualche sprazzo di sole, con
temperature decisamente più primaverili.
I partecipanti, più di 200 piloti, erano divisi in 6 gruppi per
tipologia, prestazioni e anzianità delle moto. Essendo il Team alla
prima partecipazione, è stato inserito nella Serie 1, fra moto di pari
cilindrata, stradali e non, più giovani e più anziane.
La scelta si è rivelata azzeccata, come del resto tutta
l'organizzazione, che è stata perfetta nei tre giorni della
manifestazione, riuscendo a gestire molto bene anche le emergenze,
rappresentate dalle poche cadute che si sono verificate.
Il servizio in pista era garantito da molti commissari di percorso,
supportati da una équipe medica pronta a intervenire con i mezzi di
soccorso.
Veri controlli tecnici su mezzi e abbigliamento, e l'immancabile
briefing mattutino, peraltro obbligatorio, completavano il quadro.

Venerdì mattina, dunque, la sveglia del Team è suonata di nuovo
prestissimo per raggiungere il circuito in tempo, partecipare al
briefing e prepararsi per il primo turno alle ore 9:00. La Serie 1 è
sempre stata, infatti, la prima a scendere in pista. A quel punto ecco
concretizzarsi i peggiori timori. Come detto: pioggia!
Due dei tre componenti, Brogelli e Ferroni, decidevano, stoicamente, di
uscire ugualmente, mentre Innocenti preferiva restare al muretto, nella
speranza di un miglioramento. Per fortuna, già il turno successivo si
svolgeva con pista bagnata, ma senza la pioggia, che non si sarebbe più
presentata.
Venendo ai mezzi, le prestazioni assolute, sui tre giorni, non si
potrebbero definire eccelse, specialmente non avendo apportato alle moto
alcuna modifica per adattarle all'uso in pista.
Ciononostante, i tre "Demoni" si sono comportati molto bene, senza
manifestare i loro famigerati problemi e recuperando in tenuta di strada
e agilità parte di ciò che veniva perso in potenza rispetto alle altre
moto iscritte.
Non sono stati pochi, infatti, quelli che si sono visti superare "para
fuera" nel vasto assortimento di curve di questo lungo tracciato.
La velocità massima veniva toccata nel notissimo lungo rettilineo in
discesa e si aggirava sui 170 Km/h con il motore al limite della linea
rossa, cioè a 9500 giri, regime purtroppo raggiunto già a metà del
suddetto rettilineo e con una riserva di gas inutilizzata, indice del
fatto che i rapporti erano decisamente troppo corti per il tipo di
pista. Il successivo curvone in salita, poi, doveva essere affrontato in
pieno, per non essere costretti a scalare almeno una marcia. Tutto ciò,
naturalmente, ha richiesto un discreto impegno e, come si dice in gergo,
un po’ di "pelo".
I turni in pista, tre al giorno per ogni serie, si sono susseguiti senza
grossi intoppi o ritardi, intervallati nelle giornate di sabato e
domenica dalla parata dei campioni, anche loro divisi per cilindrata e
tipologia, in tre gruppi, con le 50 e le 125 da un lato, le 250, 500,
750 e oltre dall'altro e una terza serie per i sidecar.
Erano presenti dodici campioni del mondo, per un totale di trentacinque
allori, fra i quali citiamo: Giacomo Agostini (che da solo totalizza
circa metà dei titoli), Phil Read, Jan de Vries, Dieter Braun, Henk van
Kessel, Steve Baker, Christian Sarron e Jean-Claude Chemarin.
La manifestazione è stata completata da un'imponente esposizione di
mezzi da Gran Premio di tutte le epoche (molti dei quali portati in
pista), da un mercatino (soprattutto per acquisti d'emergenza) e, nella
serata di sabato, da un concerto rock.
In mezzo a tutto questo, le tre "gemelle" Ducati sono state ricevute con
tutti gli onori, molto ammirate e fotografate da piloti e pubblico.
Del resto si tratta di moto già difficili da vedere in Italia,
figuriamoci in Europa, specialmente in questa formazione a tre. Inoltre,
hanno senza dubbio destato molta curiosità anche in funzione del livello
dei loro restauri.
Da segnalare, infine, la scarsa presenza di equipaggi italiani: oltre al
Team Demonio, infatti, e al "solito" Elly con la sua splendida
collezione di MV Agusta, non c'erano altri rappresentanti del Bel Paese.
La cosa che più ha colpito, comunque, è la grande affluenza di pubblico
in relazione al tipo di evento.
In buona sostanza, missione compiuta: tanto divertimento, tanti
complimenti e nessun problema tecnico, indice certamente dell'impegno
profuso e della qualità dei restauri, ma soprattutto del fatto che,
forse, la fama e il destino del Demonio avrebbero potuto essere un
diversi.
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