
Filippo Preziosi, Direttore Tecnico di Ducati Corse,
è ormai affettuosamente riconosciuto come “il papà della Desmosedici”.
Se avete una domanda tecnica sulla moto in questione e morite dalla
voglia di conoscere la risposta, lui è la persona giusta alla quale
rivolgerla.
La cosa ancora più straordinaria, però, è che nei limiti del possibile,
ovvero fin dove arriva il cosiddetto segreto professionale, troverete
nell’Ingegner Preziosi una persona felice di illustrarvi con chiarezza e
semplicità i dettagli di un mezzo che in questo momento è al centro del
mondo.
La Desmosedici GP7 è infatti il nuovo punto di riferimento per quanto
riguarda le moto da corsa, un progetto che tutto il mondo ci invidia.
Poter parlare con colui che, insieme a quella efficientissima struttura
che è Ducati Corse, ha messo in mano al coriaceo australiano Casey
Stoner un mezzo in grado di vincere il titolo MotoGP, è dunque come
avere di fronte Steven Spielberg dopo il Premio Oscar di un suo film.
Per questo motivo, la prima, semplicissima, e per certi versi anche
banale, domanda che ci siamo sentiti di fare a Preziosi è se,
finalmente, lui e i suoi uomini siano contenti del lavoro svolto in
cinque anni di sacrifici per arrivare al traguardo finale.
“Chiaramente la vittoria nel Mondiale ci riempie di felicità,
soprattutto se consideriamo il livello dei nostri avversari – esordisce
l’Ingegnere – sia sul fronte dei costruttori che su quello dei piloti.
Stiamo infatti parlando della massima espressione del motociclismo
agonistico. Personalmente, l’aver vinto nell’epoca di Valentino Rossi la
considero una cosa che aggiunge valore alla nostra vittoria.”
Le parole di Preziosi sono cariche di serenità.
Una serenità che, comunque, il Direttore Tecnico di Ducati Corse ha
sempre avuto in questi anni. E’ facile immaginare che, quando è iniziata
l’avventura della Casa di Borgo Panigale nella MotoGP, ogni dipendente
coinvolto nel progetto abbia fatto, seppur scaramanticamente senza
dirlo, un “pensierino” a un’eventuale vittoria del titolo.
Adesso che l’obiettivo è stato centrato, chiediamo a Preziosi se le
sensazioni sono quelle che aveva immaginato oppure no: “In realtà, siamo
talmente concentrati in questa attività che, anche subito dopo la
vittoria nel mondiale, abbiamo continuato a lavorare a testa bassa, in
virtù delle moltissime cose da fare all’interno della nostra struttura.
Dunque, è mancato sia il tempo per immaginarsi come poteva essere questo
momento, sia quello per vivere questa condizione. Competere nella MotoGP
rappresenta un rush continuo e ininterrotto, soprattutto a livello di
progettazione e sviluppo. Non c’è mai, in pratica, una fase in cui ci si
può rilassare. Non ci sono periodi più calmi durante l’anno in cui la
mole di lavoro diminuisce, perché le attività si intersecano
costantemente: abbiamo una moto che sta correndo, la GP7, una che è in
fase di sviluppo in pista, la GP8, e una che stiamo disegnando al
computer, la GP9. E’ evidente, quindi, che la sovrapposizione di questi
piani di lavoro faccia sì che non ci siano momenti di stallo durante la
nostra stagione, che inizia a gennaio e finisce a dicembre…”
Il 2007 è stato anche l’anno delle polemiche e una di queste ha
riguardato senza ombra di dubbio i pneumatici. A tal proposito, giusto
per non aggiungere altra carne al fuoco, abbiamo rivolto a Preziosi una
domanda leggera, che però ha poi creato lo spunto per parlare seriamente
della “questione gomme”.
Abbiamo infatti chiesto a Preziosi se Yamada, l’uomo che segue Ducati
per conto di Bridgestone, piangesse in occasione della vittoria iridata
di Stoner più per la gioia dovuta al mondiale ottenuto dalle sue gomme o
per il dispiacere che la Ducati avesse bastonato i colossi giapponesi in
casa loro, a Motegi…
“Beh, questo dovresti chiederlo a lui – è la risposta divertita di
Preziosi, che poi aggiunge – Di sicuro questo è stato l’anno in cui c’è
stata più competitività tra i costruttori di gomme. Negli anni passati,
le prime cinque o sei posizioni in campionato erano ad appannaggio di un
unico fornitore di pneumatici. Nel 2007, poi, ci sono state quattro
marche diverse di moto ai primi quattro posti, cosa che non succedeva da
tanto tempo, visto che prima, intendo fino al 2005, dal momento che
l’anno scorso siamo arrivati terzi con Capirossi, davanti c’erano solo
le Honda e Valentino. Alla luce di questi fatti, dunque, le polemiche di
cui si è tanto parlato mi sembrano perlomeno strane. Se si guarda la
classifica iridata, infatti, si vede al primo posto una moto gommata
Bridgestone, la nostra, poi una gommata Michelin, quella di Rossi,
un’altra gommata Michelin, quella di Pedrosa, e di nuovo una gommata
Bridgestone, quella di Hopkins. Mi sembra che il quadro che ho appena
descritto sia sintomo di equilibrio, non del contrario.”
Il prossimo anno, se tutto va come sembra, si passerà alla monogomma,
esattamente come avviene in Formula 1 e in Superbike.
A molti, questa decisione è apparsa motivata da scenari politici
piuttosto che tecnici. Ecco come la vede Preziosi: “Evidentemente
abbiamo rotto degli equilibri che non andavano rotti e per ripristinare
lo status quo stanno cercando di intervenire sulle regole. Ad ogni modo,
i regolamenti li fanno gli organi preposti e non i rumors. Quando si
riuniranno questi organi verranno prese delle decisioni. Noi ci
adegueremo, come ci siamo adeguati alla diminuzione di cilindrata fino a
800 cc, anche se eravamo contrari per motivi legati ai costi. Poi, però,
è chiaro che abbiamo cercato di interpretare questo vincolo nel modo
migliore e lo stesso faremo con le gomme. Se cambieranno le regole, noi
cercheremo di fare del nostro meglio compatibilmente con il nuovo
regolamento. In virtù di quanto dicevo prima, tuttavia, mi sembra che
dopo tanti anni di dominio ininterrotto della Michelin, in
corrispondenza di una stagione dove per la prima volta c’è veramente
competizione tra i fornitori di gomme, cambiare le regole alla ricerca
di maggiore equilibrio rappresenti un nonsenso.”
Preziosi ha parlato di tecnica, adesso affrontiamo invece il fattore
umano per eccellenza che concorre nel raggiungere la vittoria nelle
gare: il pilota.
Alcuni, infatti, hanno perfino messo in dubbio la bravura di Stoner in
virtù della grande competitività messa in mostra, soprattutto nelle
prime gare della stagione, dalla Desmosedici GP7. Preziosi non la vede
così: “Nel campionato del mondo, se ai primi quattro posti ci sono
quattro marche diverse, significa che il pilota è l’elemento centrale,
quello in grado di vincere le gare e quello attorno al quale noi tecnici
abbiamo il compito di sviluppare la moto e i pneumatici, in modo da
assecondarne il talento. Per questi motivi, Casey, quest’anno, ha fatto
senza dubbio la differenza. E’ sempre stato così: è il pilota, con le
sue doti, la sua costanza e la sua sensibilità a determinare, nel bene e
nel male, le sorti di una stagione.”
Spostiamo il discorso su un altro argomento chiave quando si parla di
corse a così alto livello: i soldi.
In una precedente intervista che abbiamo pubblicato sul nostro mensile,
Preziosi ha dichiarato che all’interno di Ducati Corse ci si concentra
esclusivamente su ciò che è strettamente necessario, “su ciò che genera
la prestazione”, come ebbe modo di dire lui stesso.
Questo perché le risorse della Casa bolognese sono una piccola frazione
rispetto a quelle messe in campo da Honda e Yamaha, tanto per fare un
esempio.
Allora, come sono riusciti gli uomini Ducati a battere chi investe nelle
corse tre o quattro volte più di loro?
“Quando abbiamo presentato la moto 2007, la nuova 800, la reazione della
stampa è stata caratterizzata da un po’ di delusione, perché abbiamo
mantenuto sulla GP7 la stessa carenatura che avevamo già da qualche anno
sulla nostra 990. La moto sembrava, dunque, non così nuova come,
viceversa, il cambio di regolamento lasciava presupporre. In realtà, la
nostra scelta è sempre stata quella di capire, e qui sta il difficile,
quali siano tra i mille componenti della moto quelli che fanno veramente
la differenza, quelli per i quali il rapporto tra lo sforzo per
progettare qualcosa di nuovo, realizzarlo e testarlo, e l’effettivo
vantaggio che questo può dare è più significativo. Nella scelta di
questi elementi, o delle diverse soluzioni che caratterizzano una moto,
sta il segreto che ci ha permesso di ottenere dei buoni risultati pur
con delle risorse limitate.”

La Honda ha già provato una soluzione simile al Desmo per la
distribuzione della sua MotoGP.
La cosa straordinaria è che Preziosi, anziché essere preoccupato da
questa circostanza, la considera motivo di orgoglio.
“Già solo il fatto che la Honda tenti questa strada rappresenta il
riconoscimento che la nostra tecnologia è particolarmente indicata per
questo tipo di applicazione motociclistica. Si tratta di una tecnologia
che utilizziamo da tanti anni, anche per questo motivo siamo
particolarmente orgogliosi…”
C’è tuttavia anche curiosità da parte di Preziosi nel vedere cosa sarà
capace di fare il più grande costruttore di moto al mondo, la Honda
appunto, con un sistema che non trova applicazioni commerciali e,
dunque, va sviluppato da zero, proprio come hanno fatto gli uomini di
Ducati Corse.
“Conoscendo bene la distribuzione desmodromica, sappiamo che essa ha
delle potenzialità molto elevate, ma anche molto complesse da studiare e
sviluppare, se ne vogliamo trarre i relativi vantaggi. Noi abbiamo
impiegato anni per sviluppare dei codici di calcolo, delle modalità di
sperimentazione, sia sui singoli componenti che sul motore, in modo da
avere delle linee guida di progettazione di un sistema che è unico nel
mondo e del quale, quindi, non si possono trovare, così come avviene ad
esempio per la distribuzione pneumatica, i software e le applicazioni
già pronte. Il Desmo bisogna conoscerlo e non è disponibile sul mercato:
bisogna farselo in casa! La Honda ha grandi capacità e risorse, per
questo sono curioso di vedere cosa sarà capace di fare.”
Una sensazione simile, parliamo di nuovo dell’orgoglio, Preziosi l’ha
provata a inizio stagione, quando sull’onda delle prime polemiche
relative all’impressionante velocità massima della Desmosedici di Stoner,
che sverniciava regolarmente tutte le altre moto in rettilineo, sono
state effettuate delle verifiche tecniche per accertare l’effettiva
conformità ai regolamenti della GP7.
“Il complimento più bello che ci potevano fare è arrivato da Valentino
Rossi, quando al termine di una gara ha detto: siamo sicuri che quella
che guida Stoner è una 800 e non una 1000? Aver progettato un motore che
il sette volte campione del mondo riconosce così superiore è per noi
motivo di vanto – commenta Preziosi, che poi aggiunge – Ad ogni modo, i
dubbi sulla nostra moto sono stati fugati con facilità, è bastato
smontare le teste e far vedere che la cilindrata era effettivamente
quella giusta…”
Il bello del carattere di Preziosi è che sa affrontare anche argomenti
in un certo senso spinosi con grande trasparenza e, soprattutto, senza
la minima aggressività.
“E’ normale che ci sia questo tipo di situazioni in un campionato del
mondo. Adesso parliamo di gomme, prima di cilindrata, poi di benzina.
Addirittura, a un certo punto della stagione, ho perfino sentito dire
che le piste del mondiale non andavano bene perché avevano i rettilinei
troppo lunghi… – ride – Sono cose che, tutto sommato, si dimenticano in
fretta.”
Anche la stampa specializzata e la televisione, quest’anno, hanno avuto
talvolta una posizione non completamente favorevole nei confronti della
Ducati, giocando sul dualismo tra il Marchio bolognese e il pilota più
popolare della categoria, Valentino Rossi.
Sentiamo qual è il giudizio di Preziosi nei confronti di quegli stessi
addetti ai lavori: “Ho ricevuto tantissimi commenti di ducatisti
sdegnati che, a riprova della loro identità, riportano il fatto che
anche in Formula 1 si tifi una marca italiana, in questo caso la
Ferrari, invece che un pilota. Secondo me, tutto ciò deriva dalla nostra
storia. Anche in Superbike, se guardiamo, c’è un tifo molto forte per la
Ducati, perché abbiamo una storia di vittorie e perché non abbiamo
ancora mai avuto un italiano che ha vinto il titolo mondiale Superbike.
In MotoGP la situazione è diametralmente opposta: ci sono piloti
italiani che hanno vinto tanti titoli mondiali e, naturalmente, in
particolar modo Valentino Rossi, che ne ha vinti cinque nella massima
categoria. Dall’altra parte, invece, c’è una Casa che dopo trentatré
anni ha riportato in alto l’orgoglio nazionale. Quindi, secondo me, è
normale che ci siano delle difficoltà nel cambiare atteggiamento da
parte di chi è abituato a questo ambiente e non me la prendo più di
tanto.”
Adesso che il titolo GP è finalmente arrivato a Borgo Panigale cosa
succederà nel 2008?
Wayne Rainey, uno che di vittorie se ne intende, diceva sempre che la
difficoltà maggiore di un pilota non sta nel vincere un titolo, ma nel
confermarsi l’anno successivo.
La pensa così anche Preziosi, oppure il Mondiale ha gasato così tanto i
suoi uomini che non si vede l’ora di ripartire il prossimo anno? “Stanno
succedendo un po’ tutte e due le cose, nel senso che il titolo ha dato
grande carica a tutta la squadra, ma è anche vero che è molto difficile
confermarsi, non tanto dal punto di vista tecnico, perché comunque era
molto complicato anche prima, ma per il fatto che prima eravamo degli
outsider e qualsiasi risultato avessimo ottenuto sarebbe andato comunque
bene, purché migliore della stagione precedente. Nel 2007, dunque,
sarebbe bastato anche solo lottare per il campionato, visto che nel 2006
abbiamo concluso in terza posizione. Adesso, invece, c’è grandissima
aspettativa da parte di tutti, dunque il rapporto tra quello che è il
nostro potenziale e la speranza di bissare il successo è sicuramente
cambiato. Tuttavia, non è che sia brutto trovarsi in questa condizione,
anzi!”
Preziosi conclude con una sorta di tributo a chi, negli anni passati,
aveva già tentato l’impresa di portare un marchio italiano sul tetto del
mondo nella massima espressione del motociclismo, raccogliendo tuttavia
meno di quanto avrebbe meritato.
Una dedica che fa onore sia al Direttore Tecnico di Ducati Corse che al
personaggio cui è rivolta: “Tra i vari rappresentanti dell’industria
italiana godiamo di grande stima, perché in tanti si rendono conto dello
sforzo necessario per competere a questo livello con avversari di questo
tipo. Nella MotoGP, infatti, non esiste la tranquillità di chi è
arrivato a un certo livello e pensa di poterci rimanere con relativa
facilità. Sappiamo bene che è un ambiente difficilissimo. A tal
proposito, mi ha fatto molto piacere parlare con Claudio Castiglioni,
Presidente del Gruppo MV Agusta e patron della Cagiva, il quale ci ha
fatto i complimenti e mi ha detto che a farceli era qualcuno che sa bene
quanto siano forti i giapponesi. Naturalmente, quei complimenti sono
stati fra i più graditi, perché formulati da una persona che sa
sicuramente il fatto suo e da un grande appassionato di moto…”
Quest’ultimo accostamento tra la Desmosedici e la Cagiva che correva in
500 è quasi commovente se si pensa che Castiglioni era anche
proprietario del marchio Ducati e che proprio quando la Cagiva ha
raggiunto il massimo livello di competitività, nel 1994, giungendo terza
nel mondiale con John Kocinski (lo stesso risultato di Capirossi nel
2006), è stata costretta ad abbandonare.
Sarebbe probabilmente bastato un altro anno di sviluppo per cogliere il
grande risultato, ma nessuno potrà mai saperlo.
Di sicuro, Castiglioni ha visto anche un po’ del suo lavoro in quella
Desmosedici che, rossa come la due tempi varesina, cui risulta perfino
piuttosto simile nelle forme, ha portato l’Italia davanti a tutti.
Nel cuore di molti appassionati, dunque, un vuoto è stato finalmente
colmato…
CLICCA
QUI PER ABBONARTI A MONDO DUCATI
CLICCA
QUI PER TORNARE ALL'INDICE DI QUESTO NUMERO