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IL PIANETA ROSSO
La stagione 2006 di Ducati in MotoGP
Di Andrea Tesseri

Alla faccia di Davide contro Golia. Finalmente, nell’immaginario della gente e nella considerazione delle altre Case, l’immagine, stupefacente e simpatica, della Ducati outsider si è trasformata nella solida realtà di una compagine che dimostra forza, genera timori e incute rispetto.
Merito degli uomini che ci lavorano, merito dell’estrema lucidità con la quale operano le proprie scelte e risolvono i problemi. Qualcuno ha definito il campionato del mondo 2006 un campionato strano.
Per certi versi lo è stato: dopo tanti anni è stato un campionato eccellente sotto il profilo dell’agonismo, il primo dove lo spettacolo non si sia retto solo sulla genialità di Valentino Rossi. Un campionato da uomini, vinto e perso da campioni veri, che si sono dati battaglia, ora ricevendo il tributo del trionfatore, ora la loro bella dose di sfiga.
La Big One dei campionati, l’onda perfetta.
Una stagione da intenditori, dove il piacere di assistervi è stato tanto maggiore quanta minore è stata la tentazione di fare il tifo per uno solo. Alla fine ha vinto un pilota, ha vinto una squadra, così come è sempre stato.
I piloti italiani, sempre una spanna sopra gli altri, non hanno vinto. I numeri parlano chiaro.
Un marziano, mandato sulla terra a indagare su quello strano gioco che fanno alcuni terrestri, dove alcuni, cavalcando strani “cosi”, si sfidano per una ventina di giri su strade che non portano da nessuna parte e che tornano sempre al punto di partenza, tornato sul suo pianeta, racconta agli altri marziani, al bar, che cosa ha visto.
Anche lui, con le sue dodici lauree in astrofisica, sa che le classifiche finali azzerano le chiacchiere e cristallizzano i risultati.
Eppure, succhiando nervosamente la sua tazza di caffè con l’alluce della terza gamba, si fa prendere la mano: Marte è il pianeta rosso e lui - tra tutti gli altri “cosi” – per quelli rossi aveva subito avuto un’innata simpatia.
Siamo su Marte, ma siamo comunque al bar! Non può fare a meno di spiegare agli altri che cosa sarebbe potuto succedere senza il terrificante polverone di Barcellona. No, non si può!
E’ stato così anche per noi, terrestri e oratori da bar. Anche perché – lo vedremo – andando a leggere i motivi del campionato, possiamo interpretarlo sotto aspetti più complessi.
Intanto, il Presidente e Amministratore Delegato di Ducati Motor Holding lo sintetizza così: “La stagione 2006 si è chiusa con un bottino straordinario: quattro vittorie, nove podi nonché un terzo posto piloti e costruttori nel campionato GP.”
Le classifiche, appunto, dicono questo. Poi, legittimando le nostre dissertazioni da bar, prosegue: “Certamente, un anno fa avremmo fatto la firma per i risultati del 2006. Eppure oggi, a campionato finito, nei corridoi della Ducati, nei club, sui siti a noi dedicati rimane il dubbio che, senza lo sfortunato incidente di Barcellona, avremmo potuto fare addirittura di più. E’ un buon segno. Significa che Ducati e i Ducatisti non si accontentano di essere là dove nessun costruttore europeo è mai stato, ma vogliono fare meglio. E il 2007 è già qui…”

 

Gli fa eco Livio Suppo, il Responsabile del Progetto Ducati MotoGP: “Una stagione indimenticabile. Quella più ricca di soddisfazioni, anche se pesantemente segnata dall’incidente di Barcellona, che ha tolto la possibilità a Loris di lottare per il titolo e condizionato la sfortunatissima stagione di Sete. Abbiamo comunque dimostrato che un gruppo piccolo ma affiatato può competere ad altissimi livelli in MotoGP. Non possiamo che essere orgogliosi di quanto abbiamo fatto e motivati a fare ancora di più in futuro.”
A distanza di spazi siderali, anche il computer super-mega-stellare del marziano elabora gli stramiliardi di dati inseriti e arriva alle stesse conclusioni di Suppo. Ormai è chiaro a tutti che si è raggiunto uno standard di vertice.
Il fatto più importante è che i tecnici e tutta la squadra si sono dimostrati reattivi nel risolvere i problemi che affliggevano la moto nel 2004, tornando all’apice in tempi brevi, là dove si gioca sul filo del rasoio, là dove basterebbe poco o niente a prendere un secondo al giro dai migliori.
La storia delle corse, anche recente, è piena di esempi che ci raccontano di competitività perdute, mai più ritrovate o raggiunte di nuovo dopo anni, se non decenni. La prontezza nel risolvere i problemi della Desmosedici 2004 è una bella e chiara dimostrazione di forza.
La competitività della Ducati per tutta la stagione 2006 è una base sulla quale poggiare stabilmente in vista del prossimo campionato. Questi sono dati di fatto, supportati anche dai numeri e non bisogna essere marziani per capirlo.
Ducati Corse è più che mai il pericolo rosso, come lo ha definito Valentino, che un po’ se ne intende.
“Abbiamo lavorato molto per cercare di avere una moto ben equilibrata lavorando su motore, moto ed elettronica. – spiega Filippo Preziosi, Direttore Generale di Ducati Corse - I risultati sono stati eccellenti e ci hanno ripagato degli sforzi fatti. Un grazie a tutti i ragazzi di Ducati Corse, che con il loro impegno ed entusiasmo hanno reso possibile questo anno indimenticabile, iniziato bene, con una vittoria e finito meglio, con una doppietta.”
Il motivo che scaturisce da tutto questo lavoro del quale parla Preziosi, e che prende corpo anche da una stabile presenza ai vertici della Desmosedici, è che la moto si è dimostrata finalmente trattabile, perdendo quei connotati – se vogliamo, quel carattere tipico – che ne hanno fatto un mezzo maggiormente impiegabile sui vari scenari del mondiale, utilizzabile in maniera più facile dai piloti, prova ne sia la vittoria dello splendido Bayliss nell’ultima gara a Valencia.
La fiducia nel futuro è ben riposta, la Ducati si appresta a iniziare il prossimo campionato consapevole della propria forza, gli avversari sicuri di dover fare i conti con la realtà di un gruppo di lavoro lucido e coriaceo.
La competitività della moto italiana acquista valore anche in virtù dei risultati ottenuti in un campionato dove il livello della sfida è stato alto per molti, con un livellamento delle prestazioni su apici di eccellenza.
Anche il marziano lo sa e non ha ancora ordinato la sua Desmosedici RR non perché gli manchino due lire (o Euro)… solo che ha provato in mille maniere, sudando verde da fare veramente schifo, con lo scanner bio-olografico-dimensionale, contorcendosi e martoriandosi in mille maniere.
Non c’è stato niente da fare: la destra su una pedana, la sinistra sull’altra, ma la gamba centrale in sella proprio non ci sta…

 



 

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