
Alla faccia di Davide contro Golia. Finalmente,
nell’immaginario della gente e nella considerazione delle altre Case,
l’immagine, stupefacente e simpatica, della Ducati outsider si è
trasformata nella solida realtà di una compagine che dimostra forza,
genera timori e incute rispetto.
Merito degli uomini che ci lavorano, merito dell’estrema lucidità con la
quale operano le proprie scelte e risolvono i problemi. Qualcuno ha
definito il campionato del mondo 2006 un campionato strano.
Per certi versi lo è stato: dopo tanti anni è stato un campionato
eccellente sotto il profilo dell’agonismo, il primo dove lo spettacolo
non si sia retto solo sulla genialità di Valentino Rossi. Un campionato
da uomini, vinto e perso da campioni veri, che si sono dati battaglia,
ora ricevendo il tributo del trionfatore, ora la loro bella dose di
sfiga.
La Big One dei campionati, l’onda perfetta.
Una stagione da intenditori, dove il piacere di assistervi è stato tanto
maggiore quanta minore è stata la tentazione di fare il tifo per uno
solo. Alla fine ha vinto un pilota, ha vinto una squadra, così come è
sempre stato.
I piloti italiani, sempre una spanna sopra gli altri, non hanno vinto. I
numeri parlano chiaro.
Un marziano, mandato sulla terra a indagare su quello strano gioco che
fanno alcuni terrestri, dove alcuni, cavalcando strani “cosi”, si
sfidano per una ventina di giri su strade che non portano da nessuna
parte e che tornano sempre al punto di partenza, tornato sul suo
pianeta, racconta agli altri marziani, al bar, che cosa ha visto.
Anche lui, con le sue dodici lauree in astrofisica, sa che le
classifiche finali azzerano le chiacchiere e cristallizzano i risultati.
Eppure, succhiando nervosamente la sua tazza di caffè con l’alluce della
terza gamba, si fa prendere la mano: Marte è il pianeta rosso e lui -
tra tutti gli altri “cosi” – per quelli rossi aveva subito avuto
un’innata simpatia.
Siamo su Marte, ma siamo comunque al bar! Non può fare a meno di
spiegare agli altri che cosa sarebbe potuto succedere senza il
terrificante polverone di Barcellona. No, non si può!
E’ stato così anche per noi, terrestri e oratori da bar. Anche perché –
lo vedremo – andando a leggere i motivi del campionato, possiamo
interpretarlo sotto aspetti più complessi.
Intanto, il Presidente e Amministratore Delegato di Ducati Motor Holding
lo sintetizza così: “La stagione 2006 si è chiusa con un bottino
straordinario: quattro vittorie, nove podi nonché un terzo posto piloti
e costruttori nel campionato GP.”
Le classifiche, appunto, dicono questo. Poi, legittimando le nostre
dissertazioni da bar, prosegue: “Certamente, un anno fa avremmo fatto la
firma per i risultati del 2006. Eppure oggi, a campionato finito, nei
corridoi della Ducati, nei club, sui siti a noi dedicati rimane il
dubbio che, senza lo sfortunato incidente di Barcellona, avremmo potuto
fare addirittura di più. E’ un buon segno. Significa che Ducati e i
Ducatisti non si accontentano di essere là dove nessun costruttore
europeo è mai stato, ma vogliono fare meglio. E il 2007 è già qui…”

Gli fa eco Livio Suppo, il Responsabile del Progetto
Ducati MotoGP: “Una stagione indimenticabile. Quella più ricca di
soddisfazioni, anche se pesantemente segnata dall’incidente di
Barcellona, che ha tolto la possibilità a Loris di lottare per il titolo
e condizionato la sfortunatissima stagione di Sete. Abbiamo comunque
dimostrato che un gruppo piccolo ma affiatato può competere ad altissimi
livelli in MotoGP. Non possiamo che essere orgogliosi di quanto abbiamo
fatto e motivati a fare ancora di più in futuro.”
A distanza di spazi siderali, anche il computer super-mega-stellare del
marziano elabora gli stramiliardi di dati inseriti e arriva alle stesse
conclusioni di Suppo. Ormai è chiaro a tutti che si è raggiunto uno
standard di vertice.
Il fatto più importante è che i tecnici e tutta la squadra si sono
dimostrati reattivi nel risolvere i problemi che affliggevano la moto
nel 2004, tornando all’apice in tempi brevi, là dove si gioca sul filo
del rasoio, là dove basterebbe poco o niente a prendere un secondo al
giro dai migliori.
La storia delle corse, anche recente, è piena di esempi che ci
raccontano di competitività perdute, mai più ritrovate o raggiunte di
nuovo dopo anni, se non decenni. La prontezza nel risolvere i problemi
della Desmosedici 2004 è una bella e chiara dimostrazione di forza.
La competitività della Ducati per tutta la stagione 2006 è una base
sulla quale poggiare stabilmente in vista del prossimo campionato.
Questi sono dati di fatto, supportati anche dai numeri e non bisogna
essere marziani per capirlo.
Ducati Corse è più che mai il pericolo rosso, come lo ha definito
Valentino, che un po’ se ne intende.
“Abbiamo lavorato molto per cercare di avere una moto ben equilibrata
lavorando su motore, moto ed elettronica. – spiega Filippo Preziosi,
Direttore Generale di Ducati Corse - I risultati sono stati eccellenti e
ci hanno ripagato degli sforzi fatti. Un grazie a tutti i ragazzi di
Ducati Corse, che con il loro impegno ed entusiasmo hanno reso possibile
questo anno indimenticabile, iniziato bene, con una vittoria e finito
meglio, con una doppietta.”
Il motivo che scaturisce da tutto questo lavoro del quale parla
Preziosi, e che prende corpo anche da una stabile presenza ai vertici
della Desmosedici, è che la moto si è dimostrata finalmente trattabile,
perdendo quei connotati – se vogliamo, quel carattere tipico – che ne
hanno fatto un mezzo maggiormente impiegabile sui vari scenari del
mondiale, utilizzabile in maniera più facile dai piloti, prova ne sia la
vittoria dello splendido Bayliss nell’ultima gara a Valencia.
La fiducia nel futuro è ben riposta, la Ducati si appresta a iniziare il
prossimo campionato consapevole della propria forza, gli avversari
sicuri di dover fare i conti con la realtà di un gruppo di lavoro lucido
e coriaceo.
La competitività della moto italiana acquista valore anche in virtù dei
risultati ottenuti in un campionato dove il livello della sfida è stato
alto per molti, con un livellamento delle prestazioni su apici di
eccellenza.
Anche il marziano lo sa e non ha ancora ordinato la sua Desmosedici RR
non perché gli manchino due lire (o Euro)… solo che ha provato in mille
maniere, sudando verde da fare veramente schifo, con lo scanner
bio-olografico-dimensionale, contorcendosi e martoriandosi in mille
maniere.
Non c’è stato niente da fare: la destra su una pedana, la sinistra
sull’altra, ma la gamba centrale in sella proprio non ci sta…
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