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DESMORESISTENZA
Si chiama RAD 01 ed è il sogno di Jose Rosell

di Lorenzo Miniati
 


All’ International Bike Expo di Padova di quest’anno molti avranno notato con interesse il prototipo esposto presso lo stand della Radical Ducati di Madrid. In esso erano riconoscibili i tratti della 999 di serie, ma allo stesso tempo si percepiva il grande lavoro che c’era dietro.
Principalmente questo studio ha riguardato la definizione di un nuovo concetto a livello di design, una sorta di probabile Ducati del futuro. Per ottenere questo risultato, Jose Maria Rosell – titolare della Radica Ducati – non ha fatto tutto da solo, come viceversa ci aveva abituato fino a oggi, ma si è rivolto a un vero e proprio “specialista in materia”. La RAD 01, così è stato battezzato il prototipo, rappresenta infatti il primo di una serie di progetti che la Radical Ducati ha intenzione di realizzare insieme alla Type U Motorcycle Design di Barcellona, con l’obiettivo di soddisfare le aspettative di una nutrita schiera di entusiasti attraverso moto dal design innovativo e dalla componentistica di alta qualità.
La collaborazione tra Jose “Pepo” Rosell e la Type U, nasce dall’amicizia con il titolare del centro stile, Michael Uhlarik, anch’egli appassionato ducatista.
Basata sulla meccanica di una 749R, la RAD 01 presenta un vestito completamente diverso, che riporta i canoni estetici su un piano più vicino a quelli della 916, che alcuni continuano a preferire alla più recente 999.
Al di là delle sovrastrutture, comunque, la RAD 01 introduce una discreta serie di migliorie che la rendono più versatile nell’uso quotidiano e al tempo stesso più adatta alla pratica agonistica.
Uno dei fattori chiave di questa trasformazione è rappresentato dall’aumento di capacità da parte del serbatoio del carburante, che adesso arriva a contenere circa 20 litri, dal miglior raffreddamento del cilindro posteriore e del silenziatore di scarico sotto il codone (aspetti che hanno costituito fin dall’inizio motivo di lamentela da parte dei possessori di 999 e 749) e da una più efficiente applicazione aerodinamica delle sovrastrutture, ottenuta “centralizzando” i condotti che mettono in pressione l’air-box e spostando viceversa verso l’esterno i gruppi ottici. Così facendo, si è anche determinato una discreto risparmio in termini di peso, grazie all’assenza del telaietto porta-faro originale, rimpiazzato da una leggerissima struttura in materiale composito.


 

Tornando ai motivi per cui Rosell ha deciso di intraprendere questa strada, è stata la voglia di restituire al marchio Ducati, e ai suoi fan, un prodotto che trasmettesse di nuovo la passione e le emozioni dei modelli di un tempo a spingerlo verso la RAD 01: “Il nostro sogno era quello di creare una motocicletta da amare, - spiega Jose – dal momento che Ducati non sembra più capace di realizzarne una. E’ una questione di carattere emozionale: voglio che le persone tornino a innamorarsi di una Ducati, come succedeva una volta. Voglio che i motociclisti guardino la RAD 01 e percepiscano i valori per cui il marchio Ducati è diventato famoso in tutto il mondo.”
Ci sono voluti ben 7 mesi perché le idee di Rosell prendessero forma attraverso le mani di Michael Uhlarik. Un lavoro affascinante, ma anche problematico a causa della difficoltà di conciliare la tradizione, aspetto immancabile quando si tratta di un brand storico come Ducati, con l’innovazione. Alla fine, dopo aver passato al vaglio una serie davvero numerosa di soluzioni differenti, è stato trovato il giusto bilanciamento.
“Non avevo mai tratto così tanta soddisfazione da un progetto prima d’ora. – confessa Michael – Da una parte si percepisce che la moto è legata alla tradizione Ducati, ma dall’altra Pepo ha saputo darmi le indicazioni corrette per compiere il cosiddetto passo in avanti. Ad ogni modo, l’obiettivo non era quello di creare una moto con l’intento di stupire, ma con quello di sedurre.”
La moto è stata sviluppata in scala 1:1 e realizzata secondo una procedura in voga nell’industria aerospaziale, grazie alla collaborazione con un’azienda locale.
A livello puramente tecnico, la moto presenta le stesse specifiche della 749R, con l’aggiunta di un diverso sistema di aspirazione e scarico, di una diversa centralina e di una frizione antisaltellamento della EVR.
La filosofia di trasformazione è stata infatti portata avanti cercando di mantenere il massimo dell’intercambiabilità, dal momento che l’intenzione era fin dall’inizio quella di commercializzare il progetto sottoforma di kit e non di moto completa. Ecco che le sovrastrutture sfruttano gli stessi attacchi del modello di serie e non è necessaria alcuna modifica alla struttura della moto per attuare l’opera di trasformazione.
 


 

Il kit comprende la carenatura, il codone, il serbatoio, i gruppi ottici, il supporto anteriore in materiale composito e una nuova vasca di espansione per il circuito di raffreddamento, che in origine è integrata nei condotti dell’air-box, a loro volta compresi nel kit e realizzati in fibre composite.
Per quanto riguarda il resto della componentistica, come il plexiglas del cupolino, la strumentazione e la sella, si possono utilizzare tranquillamente i corrispondenti elementi presenti sulla moto di serie. Tra l’altro, l’opera di assemblaggio, stando a quanto dichiarato da Jose, porta via meno di un’ora.
Il nostro giudizio in merito alla RAD 01 è senza dubbio positivo. Jose ha maturato, in tanti anni di dura pratica, una buona esperienza come tecnico e come allestitore di special che pochi altri in Europa possono vantare.
Quest’ultimo progetto rappresenta senza dubbio la miglior espressione delle capacità dello spagnolo, così come è vero che è quello dove ha investito di più in termini di tempo e risorse.
La RAD 01 potrebbe senz’altro essere prodotta in piccola serie, qualora si trovasse un finanziatore disposto a supportare l’operazione, mentre appare meno probabile una sua possibile collocazione come erede della gamma sportiva Ducati. Se è pur vero che molte scelte sono state operate nel pieno rispetto della tradizione, come la meccanica in bella vista e la banda verticale sul serbatoio del carburante (sulla falsa riga delle Super Sport 750 vincitrice a Imola nel 1972), d’altra parte l’insieme risulta troppo movimentato per una moto di serie.
Inoltre, certe soluzioni tecniche, come i fari dislocati ai lati del cupolino, potrebbero costituire un problema in eventuale sede di omologazione.
La RAD 01 rappresenta dunque una bellissima special, frutto della passione di un personaggio che, partito da lontano, è riuscito a guadagnarsi rispetto e credibilità grazie alla sua forte passione per Ducati.
Siamo certi che molti approfitteranno della possibilità di trasformare la propria 999 o 749 nella creatura di Jose Rosell, anche perché il costo per poterlo fare è inferiore ai 2000 Euro.
I kit saranno infatti proposti a una cifra proporzionata al valore dei pezzi in esso contenuti, senza contare il lavoro di studio e di realizzazione. Le consegne dei primi kit sono inoltre previste per l’inizio dell’estate.
Chi fosse interessato o volesse fare un ordine, può contattare la Radical Ducati tramite il sito internet www.radicalducati.com.

 

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