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FERRO E FUOCO
La ditta Scardino e la riparazione dei telai Ducati
Di Gianmarco Mirabile

Ho un foglio bianco davanti e l’intensa storia di un uomo da raccontare. Il protagonista è Gino Scardino, fondatore dell’omonima società che ripara telai per moto.
Tutto inizia nel dopoguerra, quando il padre di Gino, Attilio Scardino, apre un’officina dove costruisce telai per biciclette. Gino, all’epoca minorenne, inizia a lavorare sui telai delle biciclette col padre e da lì nasce la passione e l’esperienza che lo spingono a proseguire quella strada.
Negli anni settanta, Attilio decide di trasferirsi con la sua famiglia da Lecce a Milano. Arrivati in Lombardia, sia Attilio che i suoi due figli maschi iniziano a cercare lavoro nel settore della riparazione dei telai, spaziando dalle automobili alle biciclette. Gino inizia a svolgere l’attività di lattoniere: ricostruisce la carrozzeria delle automobili. Un lavoro nel quale bisogna essere estremamente specializzati, perché non consente errori. E’ un libero professionista che si sposta da un’officina all’altra. Ha una segreteria telefonica a casa, per mezzo della quale riceve i lavori e gli appuntamenti dalle officine di Milano, tra le quali si è sparsa la voce che sia un tipo in gamba. Sistema la carrozzeria delle auto con degli strumenti che si è costruito da solo, essendo una persona creativa. Appena inizia a mettere da parte qualche lira, la investe per comprare una cantina nella quale inizia a fare le prime prove sui telai delle motociclette.
Sono gli anni in cui le quattro sorelle giapponesi (Honda, Yamaha, Suzuki e Kawasaki) incrementano notevolmente la loro presenza sul mercato italiano ed europeo. Vengono perciò sfornati nuovi modelli e tecnologia a profusione. Anche le case europee non stanno a guardare in silenzio, tanto che il mercato della motocicletta è in forte sviluppo.
Un po’ d’intuito e fiuto per gli affari, tanta buona volontà, motivazione, oltre agli insegnamenti paterni, danno lo stimolo a Gino per inventarsi un mestiere da zero. Progetta e costruisce, infatti, dime specifiche per ogni modello di moto in commercio e mette a punto un sistema per riparare e centrare i cerchi in lega.
Nei primi anni ottanta, la mole di lavoro cresce, così decide di assumere il primo apprendista, seguito a breve da altre assunzioni di personale. Nei primi anni novanta apre un’attività parallela a quella della riparazione dei telai che si occupa di recuperare, revisionare e poi commercializzare ricambi usati.
L’idea funziona subito e l’incremento della mole di lavoro costringe Gino a cedere quest’attività due anni dopo, per tornare a dedicarsi a tempo pieno alla riparazione dei telai e alla progettazione. Nel 1994 vede la luce il primo sito internet e viene brevettato uno strumento di misurazione chiamato Triax. Trascorsi due anni, un nuovo brevetto, quello dello strumento “Quadro”, rivoluziona in chiave moderna la misurazione delle moto.
Si tratta di un sistema rapido e completo per misurare tutta la moto, sia montata che col telaio privo di sovrastrutture. Questo sistema sfrutta la tecnologia laser e un software appositamente studiato. Esso viene venduto insieme al corso di due ore che ne illustra il funzionamento. QBS (Quadro By Scardino) ottiene il brevetto europeo e la prestigiosa certificazione TÜV Saarland.
Lo strumento viene tutt’oggi commercializzato in Europa. Nel 1999 viene brevettato un simulatore dinamico di marcia: un insieme di elettronica e idropneumatica che sfrutta un complesso di celle di carico e strain gauge (estensimetri) controllati da uno specifico software aeronautico. Con questa macchina si possono studiare le deformazioni elastiche e strutturali dei telai e della ciclistica nel suo complesso.
L’anno successivo viene rinnovato lo spazio occupato sul web con l’introduzione in rete dei due siti “scardinomoto.it” e “quadrobike.com”, tramite i quali si promuovono anche oggi gli strumenti commercializzati.
Nel 2002 ottiene il brevetto Europeo anche RBS (Ruote By Scardino), uno strumento utile a riparare cerchi in lega e dischi freno. La mole di lavoro è stimata in più di tremila riparazioni l’anno e il livello di soddisfazione del cliente è alto. Il motto di Gino è “ricercare per crescere” e i sei brevetti, di cui due europei e uno internazionale, che ha ottenuto in pochi anni gli danno ragione.
D’altronde si sa, noi italiani siamo un popolo di geni e pensatori e, se così non fosse, non potremmo vantarci di tutto ciò che fa parte da millenni della nostra cultura. Anche in questo caso, l’inventiva di una persona è stata premiata e ha avuto il successo che meritava: Scardino ha vinto il premio per l’eccellenza delle imprese artigiane della Regione Lombardia.
Purtroppo, però, Scardino è scomparso improvvisamente due anni or sono e ora l’azienda che ha creato è portata avanti dalla moglie e dalla figlia Sonia, nonché da sette dipendenti, alcuni dei quali vi lavorano dagli anni ottanta.
Tutti sono in grado di sostituirsi a vicenda, ma ognuno di loro ha la vocazione per qualche lavoro in particolare. Sergio Lettieri, ad esempio, è specializzato nella riparazione dei telai Ducati e di cerchi a raggi e dischi freno. Sergio Ferrara ripara le forcelle, esegue i controlli sulle moto montate e ripara i cerchi a raggi con lo strumento brevettato WBS (Wheels By Scardino). Luca Acinapura è capo officina e responsabile tecnico. Lui ripara tutti i telai in alluminio e le ruote in lega. Simone è specializzato in telai da scooter, Bmw e in tutti i telai realizzati in ferro (tranne quelli a traliccio Ducati). John è l’ultimo arrivato nell’azienda, l’apprendista che aiuta un po’ tutti.
Per quel che riguarda i telai Ducati, ci siamo fatti spiegare quali siano le fasi della lavorazione, da quando la moto entra nel capannone fino a quando viene resa al cliente dopo la riparazione.
Il lavoro è abbastanza sistematico: una volta arrivato il telaio, si procede col check up d’ingresso e relativa valutazione del danno. Il preventivo di spesa per i telai delle Rosse bolognesi si aggira solitamente tra i 200 e i 400 Euro o più, a seconda della gravità danno.
In questa fase, si effettua il controllo laser per verificare l’angolo d’inclinazione del cannotto di sterzo. Se risulta storto, si procede con le dovute riparazioni, riportando il tutto nelle misure originali. Il check up d’uscita è necessario, invece, per avere la certezza d’aver effettuato i lavori nella maniera ottimale. Con dime specifiche si effettuano controlli per la verifica dei vari attacchi, tra cui quello motore, serbatoio, telaietti, ecc.
Poi si controlla l’ovalizzazione del cannotto per vedere se ci sono delle gobbe di lavorazione. In ultimo, viene consegnata una scheda al cliente con il raffronto delle misure fra quando la moto è entrata e quelle di quando esce dopo le riparazioni.
La tolleranza entro la quale non si interviene con la riparazione è pari a cinque millimetri sulla lunghezza totale, non sulla squadra. Se la moto, invece, è storta lateralmente, la tolleranza non esiste e si va a intervenire per annullare la differenza. Per effettuare una misurazione, l’utente spende 90 Euro più Iva.
Ma qual è il primo passo quando arriva un telaio da aggiustare?
Ce lo spiega Sonia Scardino: “Arriva il telaio precedentemente smontato dalle sovrastrutture per non togliere lavoro ad altri e per non complicarci la vita. Infatti, lavoriamo per la maggior parte con le officine, che ci spediscono il telaio e noi li ripariamo in ordine di arrivo. Le riparazioni vengono completate solitamente entro una settimana lavorativa da quando ci perviene il pezzo”.
La valutazione del danno viene normalmente effettuata in base alle alterazioni che ha subìto il cannotto. Questo si può ovalizzare, cosa che succede spesso, soprattutto con le 749 e 999, perché hanno una sede molto larga. Se si rovinano le sedi dei cuscinetti, sono ore aggiuntive di manodopera che si sommano al preventivo.
Talvolta, il cannotto si piega e le sedi dei cuscinetti si strappano. La cosa può sembrare strana, ma le moto attuali montano forcelle molto rigide, che fanno leva sul telaio in caso di urto frontale. La gomma, nell’impatto, fa leva sulla forcella che, a sua volta, è imperniata sul cannotto e questo spiega perché risulta la parte maggiormente stressata. Anche le forcelle, comunque, si piegano. Ma fino a un certo punto, che è quello in cui la ruota arriva a toccare il motore, mentre il telaio va avanti e fa il resto del danno.
Riepilogando, la valutazione del danno viene fatta in base alle condizioni del cannotto, dei tubi e di tutti gli attacchi al motore, degli ammortizzatori e del telaietto posteriore. Per il controllo iniziale che determina il preventivo (per il quale occorrono circa venti minuti), la moto viene messa in dima per verificare i riferimenti principali. In questo modo, i difetti saltano subito all’occhio.
Poi viene effettuato un controllo laser con il QBS per verificare che la misura dell’angolo d’inclinazione del cannotto di sterzo corrisponda all’originale. “Abbiamo un database con le misure d’inclinazione del cannotto di sterzo originale di tutte le moto in produzione – continua Sonia - Non si tratta delle misure fornite dalla casa costruttrice, bensì di quelle effettuate col nostro strumento, in modo da non avere margini d’errore. Una volta appurato che il cannotto non rientra nelle misure originali, si mette il telaio in dima (presso Scardino hanno costruito artigianalmente dime per quasi tutte le moto prodotte dagli anni settanta ad oggi, ndr) e lo si tira per riportarlo alle misure originali. I piani di riscontro, che sono superfici perfettamente piane su cui basare le perpendicolarità e le geometrie di tutto il telaio, invece, vengono utilizzati per il controllo finale di precisione. Una sorta di prova del nove per verificare che il lavoro effettuato sia stato fatto a regola d’arte. Di controprove come questa ne abbiamo più di una ed è proprio questa la nostra particolarità: ricontrolliamo sempre i lavori effettuati, sia in ingresso che in uscita.”


 

I telai Ducati, generalmente, non si piegano, ma si rompono in corrispondenza delle saldature. I tubi vengono sostituiti quando non sono riparabili. Questo generalmente è abbastanza raro. Può capitare una volta su dieci che, se un tubo non è riparabile, venga sostituito. Se è piegato ma recuperabile non viene tolto, perché è sempre meglio avere il telaio originale. Quando, viceversa, il tubo è irrecuperabile, lo si taglia e lo si sostituisce con uno identico. “Se un tubo non è più recuperabile – prosegue Sonia - lo si vede ad occhio nudo: se è piegato a banana, allora si riesce a raddrizzarlo e a recuperarlo. Viceversa, se la piega è ad angolo o comunque molto pronunciata, è il caso di sostituirlo. Se raddrizzassimo un tubo piegato ad angolo, rimarrebbe una crepa nel punto in cui era piegato, con la conseguenza che si indebolirebbe il materiale e verrebbe portata avanti una riparazione poco sicura”.
Una volta effettuata la riparazione, i tubi prendono un colore diverso. Questo è dovuto al fatto che la riparazione viene effettuata a caldo. Nella maggior parte dei casi, quindi, il telaio viene poi riverniciato dal cliente nel colore che preferisce.
Per riparare il telaio è necessario scaldare la lega metallica. Quest’operazione va effettuata nella giusta maniera. Se il metallo viene scaldato eccessivamente, si snerva. Viceversa, se viene scaldato troppo poco, si rischia di spezzarlo, di romperlo con gli attrezzi specifici per la raddrizzatura. Lo si deve viceversa scaldare a una temperatura corretta, che va poi mantenuta costante, in modo da rendere il metallo lavorabile.
Abbiamo provato a farci confidare la temperatura alla quale viene portato il metallo per la lavorazione, ma i segreti professionali, da Scardino, sono ben celati. Ci raccontano, però, che quando la parte da lavorare viene scaldata, vi si appoggia uno strumento (un misuratore di temperatura) che segnala quando viene raggiunta la temperatura corretta per la lavorazione. Nulla è lasciato al caso, insomma.
Un’altra cosa importante da sapere è che l’unica parte del telaio sulla quale non si può intervenire è quella dove vengono riportati i numeri di immatricolazione, sul canotto di sterzo. Se il telaio risulta danneggiato proprio in corrispondenza dei numeri d’omologazione esso viene etichettato come “non riparabile”, perché quello è l’unico pezzo che non può essere sostituito.
Per quanto concerne i telai Ducati, i danni che solitamente vengono riparati presso Scardino riguardano la deformazione del telaio, la rottura degli attacchi e/o l’ovalizzazione del cannotto. “Quando rifacciamo il cannotto – spiega Sonia - i cuscinetti che utilizziamo e vendiamo ai nostri clienti sono dei componenti aftermarket marchiati Koyo, di forma conica. Li abbiamo scelti perché limitano l’oscillazione della moto quando questa è in movimento.”
Per sistemare i cerchi, invece, Scardino si avvale di due sistemi brevettati, RBS e WBS, che hanno un funzionamento meccanico. Vengono riparati cerchi in alluminio e magnesio, anche se quest’ultimo è un materiale particolare per il quale bisogna prestare particolare attenzione nella relativa lavorazione.
Per un privato, riparare un cerchio ha un costo che si attesta attorno ai 100 Euro. I cerchi a raggi, viceversa, sono una vera dannazione. Bisogna infatti togliere i raggi e rimetterli tutti con una pazienza certosina, per poi centrarli e tenderli nel modo corretto, così da far girar dritto il cerchio.
Tornando ai telai, molto spesso si sente dire che una moto con il telaio riparato non torna mai esattamente come prima.
Scardino affronta così questo argomento: “Siamo forse gli unici a rilasciare la garanzia scritta dopo aver effettuato i lavori. Si tratta di una certificazione che il telaio è stato riportato nelle misure originali. La garanzia non ha limiti di tempo e ciò è una chiara dimostrazione che l’officina Scardino effettua i lavori a regola d’arte e se ne assume la piena responsabilità, mettendolo per iscritto. Questa certificazione è anche valida da presentare in motorizzazione nel caso di un veicolo radiato per incidente che debba essere reimmatricolato”.
Inoltre, Scardino collabora con numerose agenzie di assicurazioni, avvocati e periti.
“Nel caso di acquisto di una moto usata – racconta Sonia - quasi sempre la moto viene venduta senza che l’acquirente possa provarla prima. Tuttavia, qualora il nuovo proprietario si accorga o abbia anche solo il sospetto che la moto non sia perfettamente dritta, può portarla da noi, che rileviamo le misure con i nostri strumenti. Nel caso non fosse dritta, il proprietario può rivolgersi a un avvocato il quale, con le nostre rilevazioni, ha dei dati oggettivi per poter impugnare la pratica.”
Durante la nostra visita, nel capannone di Scardino, arriva una Ducati 749 da controllare. E’ di un privato che l’ha acquistata usata e intende verificare, dopo il ritiro, se la moto sia stata mai incidentata. Siamo fortunati perché abbiamo in questo modo la possibilità di assistere alle operazioni di verifica delle misure del telaio. Per far ciò, senza la necessità di avere il telaio smontato dalle sovrastrutture, si applica lo strumento QBS.
Si smonta la piastra di sterzo superiore e al suo posto viene applicato il QBS. Il perno ruota posteriore viene sostituito con un’asta sulla quale sono segnati dei puntini di riferimento sui quali andrà a mirare un raggio laser che parte dallo strumento applicato alla forcella. Il QBS viene regolato in base ai parametri che deve avere la moto da nuova. Se il raggio laser non punta esattamente sui segni indicati, significa che il telaio è storto.
Si andrà allora a misurare di quanti gradi (tramite un misuratore d’inclinazione elettronico, detto inclinometro) il cannotto è storto. Un concetto semplice e di facile applicazione, dunque.
“Controlliamo non solo il telaio – conclude Sonia - ma addirittura la moto completa. Abbiamo un enorme database di misure, sia di moto montate che di telai. Il valore di questo archivio di dati è inestimabile, se si pensa che comprende praticamente tutti i modelli di moto prodotte dagli anni ottanta ad oggi. Il lavoro è stato fatto di volta in volta con ogni singola moto: vengono e venivano misurate sia montate che completamente smontate. Un lavoro colossale, che ha coinvolto migliaia di moto. Di ogni moto che viene riparata qui prendiamo nota del numero di matricola, in modo tale da avere la storia e il database per ogni singolo telaio che entra nel nostro capannone. In questo modo, se ad esempio una moto ha subìto un forte urto due anni fa e torna oggi, completamente distrutta, prima di ripararla mettiamo il proprietario al corrente del fatto che una seconda riparazione non porta lo stesso grado di sicurezza che ha un telaio nuovo.”
Il QBS è venduto agli operatori del settore a un prezzo di circa 7.000 Euro col database delle moto montate e gli adattatori per i vari modelli. Gli aggiornamenti del software si pagano a parte, con una piccola quota aggiuntiva. Finora ne sono stati venduti un’ottantina, anche in paesi come Francia, Spagna, Repubblica Ceca e Inghilterra. L’RBS completo di attrezzature costa, invece, sui 2.500/3.000 Euro.


 



 

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