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SERGENTE DI FERRO
Intervista a Davide Tardozzi
di Andrea Tessieri

E’ sabato e ormai la griglia di partenza della gara dell’indomani ha connotati precisi. La luce del sole - ormai radente - lambisce la pit-lane, allungando le ombre. Nei box, le moto sono finalmente tornate nelle mani dei tecnici. I piloti si sono già dispersi nel paddock: a quest’ora li incroci e hanno facce distese, comunque sia andata.
L’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola può finalmente tirare il fiato, almeno fino a domani, il giorno delle gare. L’appuntamento per l’intervista è alle sei e ormai ci siamo. Ho soltanto qualche vaga idea di quello che stanno facendo i meccanici, ma li guardo e mi piace. Penso che la gara sia pur sempre la gara, ma che il giorno precedente abbia qualcosa di più intimo e speciale.
Davide Tardozzi, direttore sportivo del Ducati Fila Team, mi distoglie dal mio personalissimo e un po’ dissacrante “Sabato nel villaggio”, e mi conduce nel bilico della squadra. Adesso siamo seduti nel piccolo e accogliente ufficio del team. Davide, prima che manager, è stato un ottimo pilota e si può fregiare, oltre che di un titolo europeo con le rosse di Borgo Panigale, di un altro curioso merito. Il 3 aprile del 1988, la prima gara del neonato mondiale Superbike si corse a Donington e fu lui, a cavalcioni di una Bimota, il primo pilota a vincere una manche SBK.
Fu ancora lui, in quell’anno, a staccare il cartellino del primo doppio centro: era l’8 maggio e si correva a Hockenheim. Dieci anni dopo, nel 1998, è direttore sportivo del Team Ducati Performance che con Fogarty si fregerà dell’alloro iridato. Nel 1999, le moto ufficiali sono gestite direttamente da Ducati Corse; direttore sportivo è ancora Davide Tardozzi.
Sono passati cinque anni, tempo canonico per tirare dei bilanci e per analizzare i cambiamenti che ci sono stati, da allora, nel suo lavoro… “Il lavoro è sempre lo stesso, anche se gli sponsor sono diventati più importanti e bisogna seguire maggiormente aspetti che esulano dalle corse, quelli che sono estranei all’ambito propriamente tecnico.”
Davide accetta di confrontarsi, accetta di raccontare il suo ruolo di guida sportiva: “I piloti hanno gli stessi problemi, oggi come cinque anni fa; bisogna seguire i loro aspetti mentali, che sono quelli che condizionano spesso il risultato. Devi stare assolutamente attento all’ambito psicologico e a quello che gli succede nei momenti di massima pressione. Chi corre per noi deve abituarsi alla tensione, in quanto qui si viene per vincere. Il mio lavoro consiste nello sdrammatizzare questa atmosfera e dar modo ai piloti di rendere al massimo con le nostre moto.”
A questo proposito, ci sono situazioni delle quali ti rendi conto adesso e che non vedevi quando eri dall’altra parte della barricata?
“Il motociclismo era strutturato diversamente: eravamo quattro gatti e adesso siamo in cinquecento; nella mia carriera, che non è stata a livello di quella dei campioni che abbiamo avuto qui, mi è mancato qualcosa e credo di rendermene conto adesso. Ci sono stati dei momenti nei quali sono stato debole mentalmente e non ho avuto chi se ne sia reso conto, come invece ce ne rendiamo conto noi oggi quando ciò accade ai nostri piloti.”
Come si coccola un pilota?
“Intanto i piloti a volte si coccolano e altre si prendono a schiaffi. - puntualizza subito Davide - E’ chiaro che ci sono dei momenti in cui devi fare l’una oppure l’altra cosa, ma questo è totalmente soggettivo. Ogni pilota ha le sue caratteristiche, ognuno va trattato a modo suo. Non c’è un modo canonico di trattare i piloti: bisogna cercare di conoscerli, imparare, da chi sta loro vicino, determinati aspetti del carattere e sposare queste informazioni con ciò che succede nel paddock e nel box.”

Potresti scendere ancor più nel dettaglio: come si bacchetta un pilota?
“Ci sono piloti più ricettivi che riescono a capire quando ti arrabbi giustamente e altri con cui è meglio non farlo perché non riescono a capire che lo fai per loro. Molto spesso, parlando con chi gli sta attorno, mogli, fidanzate, padri, madri e amici, devi creare un dialogo per cui il pilota sappia che cosa tu faresti se succedesse che…”
Ci potresti fare esempi concreti riferiti anche a piloti che hai avuto in passato?
“A me non piace mettere in piazza fatti che sono accaduti, anche se alla fine hanno portato a dei frutti, con Fogarty o con Bayliss, piloti con i quali ho avuto degli scontri personali che si sono rivelati, in seguito, molto positivi. Con Xaus, con il quale ho voluto comportarmi alla stessa maniera, è stato invece più difficile e non sono arrivato agli stessi risultati… Anch’io ho commesso degli errori perché ho approcciato la situazione in modo sbagliato, pensando di fare bene.”
Rassicuro il mio interlocutore, facendo presente che non siamo alla ricerca del pettegolezzo. Ci piacerebbe chiarire qualcosa che, dall’esterno, non si era capito, in un dato campionato, con il tale pilota, nella tale gara; vinta la diffidenza, ecco che Davide riprende a raccontare: “Per quanto riguarda Fogarty, è nota la litigata di Misano nel 1998, dopo che era stato un disastro e nella gara precedente, penso per la prima volta nella sua carriera, aveva preso un giro. Voleva smettere. Litigata furibonda, discussioni a non finire… alla fine ha vinto il mondiale! E questo lui me lo riconosce ancora, e a me fa piacere…”
Con Bayliss, visto che lo hai citato prima? “Accadde in Olanda, nel 2001. Ebbe bisogno di una shakerata, di vedere in me il nemico e dimostrarmi che io sbagliavo e lui faceva bene. Il risultato fu che riprese a dare del gas: a me non interessava che quello, non me ne fregava niente di avere torto o ragione!”
Tutto quello che mi hai detto finora è dunque alla base della grande attività che sembra impossessarsi di te quando il pubblico ti vede impegnato al muretto o nel box: sembri una trottola… “Cerco di vedere quello che fa ognuno dei ragazzi e a volte per loro sono un po’ fastidioso, perché vado a disturbarli continuamente nel tentativo di mantenere alto il loro livello di concentrazione. Io dall’esterno posso vedere cose che loro magari non vedono mentre stanno lavorando. Ma non è che io sia un fenomeno: mi deriva da venticinque anni di muretto… anzi, di pista.”
Abbiamo parlato del pilota e dei suoi delicati meccanismi mentali. Come si fa ad accorgersi che, in una data gara, è il mezzo meccanico a non essere a posto? “Hai centrato un problema: io posso rispondere con una domanda: come fa Rossi ad andare così forte? Lui lo sa fare, questa è la risposta! Io me ne accorgo, penso di accorgermene, ma se ti devo spiegare come… Te ne rendi conto da come un pilota ti guarda, da come sta attento quando l’ingegnere parla... Te ne accorgi perché lo conosci, perché hai visto certe situazioni mille volte e ti rendi conto che oggi quel pilota non c’è! Punto e basta!”
Davide Tardozzi: un po’ confessore e un po’ severo professore… “L’importante, già al momento in cui Ducati ti dice quali saranno i tuoi piloti, è creare sintonia, un rapporto per il quale, quando dici qualcosa, loro ti ascoltano. Questa è la cosa principale. Se non riesci a far questo, se il pilota pensa che tu sia lì a fare il capo perché qualcuno ti ci ha messo, il tuo lavoro non serve a niente. La posizione del team manager è ridicola se non sai conquistarti il rispetto degli uomini della squadra.”
Semplifichiamo al massimo: tu stai sopra ai piloti, ma hai qualcuno al quale, a tua volta, devi render conto se le cose non vanno per il verso giusto…
“C’è Claudio Domenicali, amministratore delegato di Ducati Corse, che è una grande persona. Un uomo di sport e un grande tecnico. Io vorrei avere tanti Claudio Domenicali come ingegneri di pista. Inoltre, è un manager molto attento, che sa fare i conti molto bene. E’ giustamente in questo ruolo e, quando non si vince, si confronta con noi nel modo più corretto. Paolo Ciabatti e io abbiamo la fortuna di relazionarci con una persona che sa già quello che è successo e non ha bisogno di troppe spiegazioni. Ci parliamo, caso mai, per capire come alcune situazioni vadano gestite o su come fare per migliorarci. Relazionarsi con Ducati Corse è, insomma, molto semplice, proprio perché Domenicali sa fare il suo mestiere. Questo confronto è infatti uno dei miei problemi minori. Siamo tranquilli: lui ha fiducia in noi e sa che quello che facciamo lo facciamo nel migliore dei modi.”
Il migliore dei modi, come ormai sappiamo, è stato quello di portare James Toseland alla conquista del titolo mondiale, in uno dei campionati più combattuti e avvincenti tra quelli visti in questi ultimi anni.

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