
E’
sabato e ormai la griglia di partenza della gara dell’indomani
ha connotati precisi. La luce del sole - ormai radente - lambisce la
pit-lane, allungando le ombre. Nei box, le moto sono finalmente tornate
nelle mani dei tecnici. I piloti si sono già dispersi nel paddock:
a quest’ora li incroci e hanno facce distese, comunque sia andata.
L’autodromo Enzo e Dino Ferrari di Imola può finalmente
tirare il fiato, almeno fino a domani, il giorno delle gare. L’appuntamento
per l’intervista è alle sei e ormai ci siamo. Ho soltanto
qualche vaga idea di quello che stanno facendo i meccanici, ma li guardo
e mi piace. Penso che la gara sia pur sempre la gara, ma che il giorno
precedente abbia qualcosa di più intimo e speciale.
Davide Tardozzi, direttore sportivo del Ducati Fila Team, mi distoglie
dal mio personalissimo e un po’ dissacrante “Sabato nel
villaggio”, e mi conduce nel bilico della squadra. Adesso siamo
seduti nel piccolo e accogliente ufficio del team. Davide, prima che
manager, è stato un ottimo pilota e si può fregiare, oltre
che di un titolo europeo con le rosse di Borgo Panigale, di un altro
curioso merito. Il 3 aprile del 1988, la prima gara del neonato mondiale
Superbike si corse a Donington e fu lui, a cavalcioni di una Bimota,
il primo pilota a vincere una manche SBK.
Fu ancora lui, in quell’anno, a staccare il cartellino del primo
doppio centro: era l’8 maggio e si correva a Hockenheim. Dieci
anni dopo, nel 1998, è direttore sportivo del Team Ducati Performance
che con Fogarty si fregerà dell’alloro iridato. Nel 1999,
le moto ufficiali sono gestite direttamente da Ducati Corse; direttore
sportivo è ancora Davide Tardozzi.
Sono passati cinque anni, tempo canonico per tirare dei bilanci e per
analizzare i cambiamenti che ci sono stati, da allora, nel suo lavoro…
“Il lavoro è sempre lo stesso, anche se gli sponsor sono
diventati più importanti e bisogna seguire maggiormente aspetti
che esulano dalle corse, quelli che sono estranei all’ambito propriamente
tecnico.”
Davide accetta di confrontarsi, accetta di raccontare il suo ruolo di
guida sportiva: “I piloti hanno gli stessi problemi, oggi come
cinque anni fa; bisogna seguire i loro aspetti mentali, che sono quelli
che condizionano spesso il risultato. Devi stare assolutamente attento
all’ambito psicologico e a quello che gli succede nei momenti
di massima pressione. Chi corre per noi deve abituarsi alla tensione,
in quanto qui si viene per vincere. Il mio lavoro consiste nello sdrammatizzare
questa atmosfera e dar modo ai piloti di rendere al massimo con le nostre
moto.”
A questo proposito, ci sono situazioni delle quali ti rendi conto adesso
e che non vedevi quando eri dall’altra parte della barricata?
“Il motociclismo era strutturato diversamente: eravamo quattro
gatti e adesso siamo in cinquecento; nella mia carriera, che non è
stata a livello di quella dei campioni che abbiamo avuto qui, mi è
mancato qualcosa e credo di rendermene conto adesso. Ci sono stati dei
momenti nei quali sono stato debole mentalmente e non ho avuto chi se
ne sia reso conto, come invece ce ne rendiamo conto noi oggi quando
ciò accade ai nostri piloti.”
Come si coccola un pilota?
“Intanto i piloti a volte si coccolano e altre si prendono a schiaffi.
- puntualizza subito Davide - E’ chiaro che ci sono dei momenti
in cui devi fare l’una oppure l’altra cosa, ma questo è
totalmente soggettivo. Ogni pilota ha le sue caratteristiche, ognuno
va trattato a modo suo. Non c’è un modo canonico di trattare
i piloti: bisogna cercare di conoscerli, imparare, da chi sta loro vicino,
determinati aspetti del carattere e sposare queste informazioni con
ciò che succede nel paddock e nel box.”

Potresti
scendere ancor più nel dettaglio: come si bacchetta un pilota?
“Ci sono piloti più ricettivi che riescono a capire quando
ti arrabbi giustamente e altri con cui è meglio non farlo perché
non riescono a capire che lo fai per loro. Molto spesso, parlando con
chi gli sta attorno, mogli, fidanzate, padri, madri e amici, devi creare
un dialogo per cui il pilota sappia che cosa tu faresti se succedesse
che…”
Ci potresti fare esempi concreti riferiti anche a piloti che hai avuto
in passato?
“A me non piace mettere in piazza fatti che sono accaduti, anche
se alla fine hanno portato a dei frutti, con Fogarty o con Bayliss,
piloti con i quali ho avuto degli scontri personali che si sono rivelati,
in seguito, molto positivi. Con Xaus, con il quale ho voluto comportarmi
alla stessa maniera, è stato invece più difficile e non
sono arrivato agli stessi risultati… Anch’io ho commesso
degli errori perché ho approcciato la situazione in modo sbagliato,
pensando di fare bene.”
Rassicuro il mio interlocutore, facendo presente che non siamo alla
ricerca del pettegolezzo. Ci piacerebbe chiarire qualcosa che, dall’esterno,
non si era capito, in un dato campionato, con il tale pilota, nella
tale gara; vinta la diffidenza, ecco che Davide riprende a raccontare:
“Per quanto riguarda Fogarty, è nota la litigata di Misano
nel 1998, dopo che era stato un disastro e nella gara precedente, penso
per la prima volta nella sua carriera, aveva preso un giro. Voleva smettere.
Litigata furibonda, discussioni a non finire… alla fine ha vinto
il mondiale! E questo lui me lo riconosce ancora, e a me fa piacere…”
Con Bayliss, visto che lo hai citato prima? “Accadde in Olanda,
nel 2001. Ebbe bisogno di una shakerata, di vedere in me il nemico e
dimostrarmi che io sbagliavo e lui faceva bene. Il risultato fu che
riprese a dare del gas: a me non interessava che quello, non me ne fregava
niente di avere torto o ragione!”
Tutto quello che mi hai detto finora è dunque alla base della
grande attività che sembra impossessarsi di te quando il pubblico
ti vede impegnato al muretto o nel box: sembri una trottola… “Cerco
di vedere quello che fa ognuno dei ragazzi e a volte per loro sono un
po’ fastidioso, perché vado a disturbarli continuamente
nel tentativo di mantenere alto il loro livello di concentrazione. Io
dall’esterno posso vedere cose che loro magari non vedono mentre
stanno lavorando. Ma non è che io sia un fenomeno: mi deriva
da venticinque anni di muretto… anzi, di pista.”
Abbiamo parlato del pilota e dei suoi delicati meccanismi mentali. Come
si fa ad accorgersi che, in una data gara, è il mezzo meccanico
a non essere a posto? “Hai centrato un problema: io posso rispondere
con una domanda: come fa Rossi ad andare così forte? Lui lo sa
fare, questa è la risposta! Io me ne accorgo, penso di accorgermene,
ma se ti devo spiegare come… Te ne rendi conto da come un pilota
ti guarda, da come sta attento quando l’ingegnere parla... Te
ne accorgi perché lo conosci, perché hai visto certe situazioni
mille volte e ti rendi conto che oggi quel pilota non c’è!
Punto e basta!”
Davide Tardozzi: un po’ confessore e un po’ severo professore…
“L’importante, già al momento in cui Ducati ti dice
quali saranno i tuoi piloti, è creare sintonia, un rapporto per
il quale, quando dici qualcosa, loro ti ascoltano. Questa è la
cosa principale. Se non riesci a far questo, se il pilota pensa che
tu sia lì a fare il capo perché qualcuno ti ci ha messo,
il tuo lavoro non serve a niente. La posizione del team manager è
ridicola se non sai conquistarti il rispetto degli uomini della squadra.”
Semplifichiamo al massimo: tu stai sopra ai piloti, ma hai qualcuno
al quale, a tua volta, devi render conto se le cose non vanno per il
verso giusto…
“C’è Claudio Domenicali, amministratore delegato
di Ducati Corse, che è una grande persona. Un uomo di sport e
un grande tecnico. Io vorrei avere tanti Claudio Domenicali come ingegneri
di pista. Inoltre, è un manager molto attento, che sa fare i
conti molto bene. E’ giustamente in questo ruolo e, quando non
si vince, si confronta con noi nel modo più corretto. Paolo Ciabatti
e io abbiamo la fortuna di relazionarci con una persona che sa già
quello che è successo e non ha bisogno di troppe spiegazioni.
Ci parliamo, caso mai, per capire come alcune situazioni vadano gestite
o su come fare per migliorarci. Relazionarsi con Ducati Corse è,
insomma, molto semplice, proprio perché Domenicali sa fare il
suo mestiere. Questo confronto è infatti uno dei miei problemi
minori. Siamo tranquilli: lui ha fiducia in noi e sa che quello che
facciamo lo facciamo nel migliore dei modi.”
Il migliore dei modi, come ormai sappiamo, è stato quello di
portare James Toseland alla conquista del titolo mondiale, in uno dei
campionati più combattuti e avvincenti tra quelli visti in questi
ultimi anni.

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