CHE FATICA
Dopo mesi di duro lavoro affinché uno degli eventi più importanti nel suo genere prendesse forma, la Ducati Speed Week edizione 2005 è finalmente andata in porto! Dà una certa soddisfazione constatare come, negli ultimi tempi, nonostante una piccola flessione all’inizio degli anni 2000, questa manifestazione stia tornando ad essere uno dei punti di riferimento per gli appassionati della guida in pista. Lo si era capito fin dall’inizio che quella del 2005 sarebbe stata l’edizione della conferma; le prime iscrizioni hanno cominciato ad arrivare già da gennaio e i box erano già al completo a fine maggio! Certo, va detto che il gemellaggio con il Ducati Challenge, sia quello italiano che quello austriaco, ha dato grande impulso alla Speed Week, ma l’affezione che i partecipanti dimostrano per questa manifestazione va oltre la semplice “comunione” con altre gare. Non si spiegherebbe altrimenti lo stimolo che spinge quasi trecento piloti (più i vari familiari, amici e accompagnatori) ad affrontare una trasferta che, nella migliore delle ipotesi, prevede un viaggio di almeno qualche centinaio di chilometri (fino ad arrivare a qualche migliaio), per trascorrere un fine settimana in pista piuttosto che al mare o in montagna.Dopo mesi di duro lavoro affinché uno degli eventi più importanti nel suo genere prendesse forma, la Ducati Speed Week edizione 2005 è finalmente andata in porto! Dà una certa soddisfazione constatare come, negli ultimi tempi, nonostante una piccola flessione all’inizio degli anni 2000, questa manifestazione stia tornando ad essere uno dei punti di riferimento per gli appassionati della guida in pista. Lo si era capito fin dall’inizio che quella del 2005 sarebbe stata l’edizione della conferma; le prime iscrizioni hanno cominciato ad arrivare già da gennaio e i box erano già al completo a fine maggio! Certo, va detto che il gemellaggio con il Ducati Challenge, sia quello italiano che quello austriaco, ha dato grande impulso alla Speed Week, ma l’affezione che i partecipanti dimostrano per questa manifestazione va oltre la semplice “comunione” con altre gare. Non si spiegherebbe altrimenti lo stimolo che spinge quasi trecento piloti (più i vari familiari, amici e accompagnatori) ad affrontare una trasferta che, nella migliore delle ipotesi, prevede un viaggio di almeno qualche centinaio di chilometri (fino ad arrivare a qualche migliaio), per trascorrere un fine settimana in pista piuttosto che al mare o in montagna.
Alla Ducati Speed Week, evidentemente, si va perché si sente quasi l’obbligo di non poter mancare, come se fosse un rito che ormai si ripete da tanto tempo, pur se in posti diversi. Bene, ma la Speed Week è una manifestazione che, per quanto incentrata sull’attività in circuito (vale a dire le gare), è sempre più ricca di attività collaterali. Quest’anno, oltre alle pieghe e alle staccate in pista, c’erano infatti i salti mozzafiato del campione di freestyle Petr Kuchar e del suo Team a coinvolgere il pubblico all’interno del paddock. Uno show tutto nuovo che ha raccolto consenso, in quanto sono veramente incredibili le evoluzioni di questi ”matti”. All’edizione 2005, comunque, oltre all’ebbrezza, c’è stato anche spazio per le celebrazioni, come quelle che hanno incoronato i vincitori del Ducati Desmo Challenge corso in Italia e la consegna dei relativi premi. Tornando alla Ducati Speed Week c’è da dire che si è trattato di un’edizione un po’ particolare, densa di aspetti positivi, ma anche di molti negativi. Sembra la storia della coperta troppo corta che, da qualunque parte la tiri, comunque non soddisfa. Il buon numero di piloti, infatti, ha creato qualche problema a noi organizzatori, alle prese con infinite richieste di modifiche e con una gamma ben completa di lamentele. In questo, come al solito, noi italiani abbiamo fatto la parte del leone: nonostante fossimo meno della metà, la quasi totalità delle proteste sono state “Made in Italy”. Chi non voleva fare la fila per ritirare la propria busta, chi intendeva ritirare da solo le buste di ben altri dodici piloti (quando ognuno deve firmare un apposito modulo), chi non accettava il numero che gli era stato assegnato “per motivi di sponsor”, chi era convinto che la quota di 6 euro per l’assicurazione obbligatoria ce la intascavamo noi (ovviamente, senza prima aprire la busta e trovare il contratto), chi “siamo troppi a correre”, chi voleva cambiare categoria, chi faceva il furbo e si era iscritto con una moto di classe superiore, chi protestava che il gommista non era sufficientemente fornito: insomma, una vera caterva di proteste tutte in lingua italiana! Addirittura, nel paddock, a un certo punto, si era diffusa la voce, sempre fra noi italiani, che in una categoria, la Open, c’erano 80 iscritti!
Ovviamente, non sono mancate le minacce e le offese, anche perché un’altra voce avvisava i partecipanti che non tutti avrebbero preso parte alle gare! Ovviamente non era così (nella classe Open non c’erano 80 iscritti e tutti i piloti, anche quelli fuori tempo massimo, hanno preso parte alle gare), ma ormai non c’era niente da fare: questa era l’atmosfera. La cosa che stupisce erano la gioia e la soddisfazione degli altri piloti, come se fossero due mondi separati: con immenso dispiacere dobbiamo anche dire che i pochissimi piloti esteri che hanno voluto esprimere qualche lamentela (fra l’altro mai stupidaggini, ma cose serie) si sono sempre comportati con la massima educazione, al contrario “de’ noantri”. Insomma, una grande fatica che però non ha alterato il senso di una manifestazione che noi italiani non abbiamo mai digerito: la passione di correre per correre, non per dimostrare chissà cosa, il piacere di vivere un week end in serenità, senza un agonismo esasperato assolutamente fuori luogo. A quei pochi ma devastanti personaggi che nell’arco di un fine settimana sono venuti più e più volte a lamentarsi vorrei dire che la Ducati Speed Week è una manifestazione amatoriale, alla quale si partecipa ben predisposti e con la giusta mentalità: la manifestazione è nata dalla passione di pochi amici che cercavano il modo giusto per divertirsi in pista, in amicizia e collaborazione. Non vorrei tuttavia che pensaste che la Speed Week di quest’anno sia stata un girone infernale di dantesca memoria: tante le adesioni di amici come Paolo Bentivogli e la sua NCR Millona Factory, Ascanio Rodorigo e le sue cinque (sì, avete capito bene!) Vyrus, il giornalista di Moto Hi-Power Stefano Cordara, senza dimenticare il nostro Gian Maria Liverani in sella alla sua special ibrida (ottenuta mixando una 999 e una Multistrada). Tanti i piloti provenienti da ogni parte del mondo (Stati Uniti, Nuova Zelanda, Danimarca, Australia, Olanda, Svizzera, Inghilterra, Slovenia, Belgio, oltre naturalmente a Italia, Austria e Germania) che parlano lingue differenti, mangiano in modo differente, dormono in modo differente (c’è addirittura chi non lo ha proprio fatto!), eppure affrontano con il medesimo interesse la trasferta in terra ceca. E’ questa la magia della Speed Week: il sogno di vivere un’esperienza paragonabile a quella di una vera gara, con tutti i suoi riti: il controllo tecnico e del libretto pilota, il briefing, le prove libere, quelle cronometrate con il transponder, il warm up, e poi l’infinita emozione della gara, anch’essa con i suoi riti immutabili: la pace-car, il giro di allineamento, il semaforo, la bandiera a scacchi, i commissari che salutano, gli applausi, il podio. Tutto come in una gara vera, anche se i protagonisti sono persone che nella vita normale fanno tutt’altro che il pilota e dove il primo è importante come l’ultimo arrivato. Una magia che va avanti da tanti anni e che crediamo non si fermerà tanto presto, visto che i partecipanti coprono tre generazioni di piloti e nel paddock c’è già la quarta in attesa di poter passare dalla bicicletta a qualcosa che fa più rumore e va anche decisamente più forte... |
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