LA DUCATI CHE VERRA’
Quando Claudio Domenicali arrivò in Ducati, fresco di laurea in ingegneria, era il tempo in cui Giancarlo Falappa imperversava sui circuiti di tutto il mondo. Erano gli anni nei quali la nuova Ducati si faceva conoscere al mondo e gettava la basi di una nuova leggenda, di un nuovo potere e rinnovava la propria immagine di Marchio legato a filo doppio alle competizioni. In quegli anni - fine anni Ottanta, inizio dei Novanta - crescevano insieme il mondiale Superbike e la fama del bicilindrico quattro valvole più famoso al mondo. Se ci guardiamo indietro l'impressione è quella di parlare di un'epoca lontana; eppure il lasso di tempo che ci conduce al presente e nel quale si sono svolti i cambiamenti che hanno interessato la Ducati, fino a delinearla nella sua connotazione odierna, è straordinariamente breve. L'evoluzione del bicilindrico (nelle versioni a due, tre e a quattro valvole), una nuova concezione economico-strategica di intendere l'impegno agonistico, l'ingresso in MotoGP, l'ampliamento delle famiglie che individuano la produzione di serie, sono tutti punti nodali del cammino intrapreso dalla Casa di Borgo Panigale. In questo iter, l'Ingegner Claudio Domenicali ha significato molto in termini di apporto tecnico e competenza manageriale. Lo troviamo tra i maggiori artefici della realizzazione del Supermono, dello sviluppo - inesorabile per gli avversari - del bicilindrico a quattro valvole, riformatore (attraverso Ducati Corse) della gestione sportiva e, da pochi mesi, a ricoprire un ruolo nuovo, del quale ci parla lui stesso: "Il mio nuovo ruolo in Ducati risponde al nome di Direttore Prodotto - spiega - e quindi da fine gennaio di quest'anno non mi occupo più solo delle corse, come Amministratore Delegato, ma di tutta la parte di sviluppo del prodotto di serie. La maggior parte del mio tempo è dedicata alla produzione perché, in Ducati Corse, Filippo Preziosi è diventato Direttore Generale della struttura, quindi io mi occupo solo della parte più strategica." Poi, Claudio ci dà l'idea di quale sia stato il proprio approccio con il nuovo incarico, dal quale traspare evidente la portata dell'intento di rinnovamento: "Per quello che riguarda i prodotti, il mio sforzo è stato, ed è tuttora, quello di identificare un ordine di priorità e di attività da fare sia per quanto riguarda l'organizzazione, sia per la struttura, sia per i prodotti. Una volta identificato quest'ordine, bisogna partire dalla cosa più importante e cominciare a lavorare. Il primo passo è stato quindi un cambiamento organizzativo abbastanza importante, che ha riguardato la struttura di sviluppo prodotto, andando a potenziare una serie di aree che prima, evidentemente, ci avevano creato qualche problema." Questa nuova collocazione permette a Claudio di avere una visione ancora più globale dell'attività dell'Azienda, anche e soprattutto per quanto riguarda il futuro: "La base è la definizione del piano di gamma, l'individuazione quindi dei nuovi prodotti e, oltre a questa, l'organizzazione del lavoro dei vari team che si occupano dello sviluppo, in modo tale che le nuove moto che andiamo a realizzare siano quello che il cliente si aspetta. All'interno della nuova Direzione Prodotto c'è anche un gruppo che si occupa di marketing, ovvero l'individuazione del prodotto dal punto di vista del cliente, delle sue caratteristiche, delle emozioni che questo dovrà dare, di che cosa dovrà scatenare, di quali saranno i motivi per cui il cliente si dovrà innamorare della nostra moto e poi fare in modo che, durante il processo di sviluppo, tutte queste cose vengano mantenute e non si vadano a perdere."
Tutte queste attività implicano un'accurata analisi degli scenari futuri che, sicuramente, sono stati presi in considerazione. In questa struttura illustrata dall'Ingegner Domenicali traspaiono le due direttrici principali dalle quali scaturisce la nascita di una nuova moto, ovvero il sentiero prettamente tecnico che scorre, intrecciandosi a più riprese con quello delineato dal più effimero, e difficile da fissare, fattore emotivo: "E' abbastanza normale, in questo campo, seguire l'evoluzione del mercato, stare attenti a quello che i concorrenti presentano e avere anche un feedback, il più possibile continuo, da parte dei clienti e dei nostri rivenditori su quelli che sono i punti di forza e le debolezze dei nostri prodotti. Una delle ulteriori novità del nuovo gruppo è proprio quella di aver creato un metodo che si avvale di un certo numero di concessionari, selezionati nel mondo, che noi intervistiamo spesso, proprio per avere la loro opinione e fare in modo che contribuiscano attivamente allo sviluppo del prodotto. Questi concessionari sono stati indicati dalle varie filiali, quella americana, quella giapponese, quella francese, quella inglese... solo per citarne alcune, che ci hanno indicato quelli che sono i concessionari più vicini al mercato e che hanno maggiore competenza tecnico-commerciale." Tuttavia, non ci si ferma sulla soglia del concessionario: "Per certi temi specifici si fanno delle ricerche molto mirate e approfondite, utilizzando delle società esterne che in questo ambito ci aiutano. Per altre, meno prioritarie, si tratta di capire qual è la situazione senza fare cose troppo complicate. Si dice al concessionario: tu che parli con venti clienti al giorno e sei al fronte, dammi la tua opinione, dimmi che impressione hai. Una cosa molto semplice, insomma.” Che impressione si è fatta la Ducati per quello che riguarda lo sviluppo futuro del mercato, quali saranno gli scenari futuri? "Beh, guarda, fammi indovino e ti farò ricco!" Specifico meglio la domanda: parliamo dell'avvento di questi temutissimi cinesi... "Noi lavoriamo in un mercato con un posizionamento molto preciso, - è la risposta di Domenicali - che vogliamo rendere ancora più chiaro ed evidente con i prossimi prodotti che andremo a sviluppare. Ducati è una moto sportiva, una moto di grandi emozioni e prestazioni, e vogliamo far sì che questo diventi ancora più ovvio. Non ci interessa il mercato dei grandissimi numeri: ci interessa sviluppare delle moto delle quali uno si possa innamorare, che generino anche l'orgoglio del solo possesso, oltre che la soddisfazione dell'uso, anche perché nascono pensate da gente alla quale piace la moto sportiva e alla quale piace soprattutto andare in moto.Il nostro è un posizionamento chiaro e la questione cinesi o non cinesi non ci riguarda più di tanto." La posizione è chiara, il tono di Claudio è deciso: ancora una volta, attraverso le sue parole, la Ducati afferma la propria identità. Ma, nello specifico, quali saranno le mosse per quanto riguarda il rinnovamento e un eventuale ampliamento della gamma? "Credo che la Ducati abbia già allargato abbastanza la propria gamma con la Multistrada e con l'introduzione delle nuove Sport Classic, che ancora non sono sul mercato, ma che rappresentano comunque un filone parallelo. Per questo credo sia importante non diluire ulteriormente la gamma aumentando le famiglie, ma fare in modo che nei gruppi più importanti, quali quelli delle Superbike e del Monster, ci sia una crescita e un'evoluzione che riaffermino la validità dell'Azienda in questi segmenti."
Parliamo appunto del Monster, per certi versi la moto che ormai ha più anni tra le Ducati sul mercato: come procederà il suo rinnovamento? "Il Monster è un prodotto che è in gamma da tanto tempo e si è continuamente evoluto. Ha aperto il filone delle naked che è cresciuto tantissimo, in particolare in Italia. Noi stiamo lavorando su un prodotto che sposti ancora in alto l'asticella." A questo punto è giusto parlare anche del Centro Stile: sarà sempre Pierre Terblanche a guidare il gruppo, oppure si cercheranno nuove persone con nuove e diverse idee? Sotto questo aspetto, il futuro, a Borgo Panigale, assume livelli temporali sfalsati: "La riorganizzazione dello Sviluppo Prodotto ha riguardato anche la parte che si occupa di design. Pierre lavora ancora con noi, ma si occupa di progetti avanzati, di proposte non strettamente correlate con la gamma attuale, di un futuro ancora più avanti. C'è invece un nuovo gruppo di lavoro, formato da ragazzi che già lavoravano in Azienda, con l'innesto di designers nuovi, che sta lavorando al rinnovamento delle moto che attualmente sono in gamma." Viene in mente la famiglia delle Super Sport verso la quale il pubblico si è dimostrato sempre piuttosto freddo, vengono in mente scelte della vecchia gestione del centro stile, a volte digerite dai ducatisti come una peperonata a cena... ma Claudio individua una ricetta che fa pensare a un certo ritorno sui propri passi, al riaffermarsi della moto di produzione derivata dalle competizioni più che il contrario: "Ovviamente, avere Ducati Corse e il prodotto sotto un'unica gestione è la garanzia migliore del riuscire a fare veramente dei prodotti di serie che realmente traggano beneficio da quello che viene fatto nella parte competizioni. Questo lo stiamo realizzando e rafforzando facendo circolare di più le persone all'interno dell'Azienda: persone di Ducati Corse che vanno a lavorare al prodotto e viceversa, in maniera tale che l'esperienza fatta, ad esempio, sul motore della Desmosedici o sul Testastretta impegnato in Superbike, venga trasferita sul prodotto di serie portandoci anche le persone." Ma quanto pesa all'artefice principale della struttura racing di Ducati non essere più impegnato in primissima linea sui circuiti di tutto il mondo? "La vita cambia! Mi fa piacere occuparmi del prodotto in quanto appassionato di moto... Tuttavia, qua in Ducati le corse sono sempre all’ordine del giorno e discutiamo comunque delle cose più importanti, però non ti nascondo che poter pensare alle Ducati del futuro è un lavoro di grandissima soddisfazione!" Ci viene da pensare a un bel monocilindrico, se non già al Supermono: la Ducati darà spazio a nuove architetture per quanto riguarda i motori? "Io penso che abbiamo in mano una configurazione, il bicilindrico a "L" Testastretta, che ha un potenziale incredibile. Le nuove versioni che stiamo sviluppando, che stanno già girando al banco e che presentano tutta una serie di tecnologie derivate dalla MotoGP, stanno offrendo delle prestazioni veramente entusiasmanti! Credo che un bicilindrico che cresce in questo modo sia veramente un compromesso eccezionale fra la coppia (la godibilità della moto su strada ndr), e la potenza, per far sì che la moto, usata in pista, sia comunque da riferimento quanto a tempi sul giro. Continuo quindi a pensare che, per una sportiva stradale, il motore bicilindrico rimanga una delle scelte più azzeccate in termini di godibilità del mezzo." Orfano della mia fida Cagiva Elefant e del suo Pantah, mi lancio in una domanda che ha molto di personale: ipotizziamo adesso una moto ancora più votata all'enduro di quanto non sappia essere la Multistrada, tipo ad esempio una Bmw serie GS... "Il mio pensiero è che con il marchio Ducati si possa fare una serie di prodotti abbastanza vasta, - ribatte Domenicali - purché non si venga mai meno ai concetti di sportività e piacere di guida, quindi non è assolutamente escluso un progetto come quello che ipotizzi tu, anche se penso che si debba lavorare in ordine di priorità e quindi esser certi della solidità dei prodotti base della gamma, che questi abbiano un ottimo potenziale, e soltanto allora pensare alle espansioni laterali della gamma." Va bene, Claudio, aspetteremo prima di inerpicarci per scorrevoli mulattiere, fantasticando su una moto che abbia crisi di rigetto verso gomme con battistrada stradale, che alzi nuvole di polvere o spruzzi d'acqua e che sia dura e pura, come solo una Ducati sa essere. |
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