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IL SOGNO SI AVVERA
Presentata la Mugello la Desmosedici stradale
Di Gianpaolo Riva

Dalla Desmosedici GP6 nasce la fantastica Desmosedici RR e cioè la versione stradale del veicolo da competizione, una moto che non può lasciare indifferenti anche se non si è appassionati e dunque non si percepisce perfettamente lo sforzo progettuale che è stato fatto per costruirla.
La RR ovviamente non è identica alla MotoGP, per ovvie ragioni di omologazione e dunque di utilizzo su strada. Si noti infatti che il modello che sarà venduto al pubblico (sicuramente facoltoso) rispetterà la direttiva antinquinamento Euro 3 e dunque Ducati non sfrutterà le deroghe previste dalla legge in fatto di emissioni nocive, per la vendita e costruzione di poche centinaia di veicoli.
Le due moto hanno comunque la medesima impostazione ciclistica e del propulsore, anche se, ad esempio, per quest’ultimo la gestione elettronica è completamente diversa. La RR usa infatti una centralina della Magneti Marelli denominata 5SM, in grado di pilotare quattro iniettori e quattro bobine a “sigaro” (si noti infatti che fino a ora Ducati ha utilizzato per i modelli di serie un altro tipo di centralina, abbinata ai motori bicilindrici). Seguendo i recenti orientamenti tecnici, è collegata tramite rete CAN al cruscotto, di fattura molto piacevole e visore a cristalli liquidi.
Sulla moto da competizione l’elettronica è invece assai più complessa. I circuiti digitali di elaborazione dati utilizzati nell’hardware del controllo motore hanno un clock di funzionamento molto elevato. Riescono cioè ad effettuare quantità rilevanti di calcoli nell’unità di tempo.
Tale caratteristica è indispensabile per controllare l’alimentazione e l’accensione del propulsore che è in grado di raggiungere notevoli regimi e dunque garantisce sempre un aggiornamento “in tempo reale” di tutti i parametri che deve gestire a ogni ciclo completo di funzionamento del propulsore.
L’elettronica di una moto da competizione, come noto, è sempre soggetta a continui sviluppi, ma come è sempre avvenuto in Ducati le soluzioni vengono promosse, e perciò utilizzate, solo in base al riscontro del cronometro. Se servono per guadagnare tempo sul giro vengono applicate, diversamente sono abbandonate. Questo modo di procedere alquanto pragmatico garantisce che le innovazioni siano sviluppate solo in funzione delle prestazioni, come deve peraltro sempre accadere su un mezzo da corsa.
Così, ad esempio, pur non sapendo se sulla Desmosedici GP6 vengano utilizzati i cornetti con geometria variabile, si può affermare in prima analisi che non dovrebbero dare risultati apprezzabili, poiché il loro effetto è pienamente avvertibile solo se il motore è in pieno carico.
In queste condizioni è infatti vantaggioso poter correggere la lunghezza di ciascun condotto di aspirazione in funzione del regime di rotazione: ma, come è già stato osservato, il motore di una moto da competizione utilizzato in pista si trova a dover funzionare molto frequentemente in condizioni di parzializzato e praticamente solo sui rettilinei eroga la massima prestazione.
I dispositivi che permettono di modificare la geometria dell’aspirazione sono invece molto più necessari in Formula uno. La vettura ha infatti appendici aerodinamiche e un assetto grazie ai quali può sfruttare al massimo il propulsore per lunghi tratti del circuito, anche se non sono perfettamente rettilinei. Su una MotoGP è invece indispensabile garantire un'erogazione fluida della potenza ed è necessario massimizzare la sua guidabilità.

 

Per raggiungere questo obiettivo tutt’altro che semplice, si potrebbero utilizzare le farfalle acceleratore motorizzate e cioè con apertura controllata dalla centralina e non attuata direttamente dal pilota con la manopola del gas.
Tale sistema (ride by wire) permette infatti di modulare la coppia motrice erogata, svolgendo di fatto l’indispensabile funzione di Traction Control, ma i parametri da gestire con la centralina sono molti e perciò le operazioni di messa a punto diventano complicate e non sempre portano a risultati soddisfacenti.
Un altro sistema per evitare lo slittamento della ruota motrice in accelerazione prevede la gestione specifica dei tempi di iniezione e degli anticipi dell’accensione, modulando l’erogazione del motore in funzione della dinamica del suo regime e della velocità di rotazione delle ruote. Anche in questo caso, però, la complicazione introdotta sul sistema di controllo è notevole.
Di sicuro, comunque, nelle moto che gareggiano nel massimo campionato, dunque Desmosedici GP6 compresa, sono stati fatti studi per applicare questa tecnica di gestione della coppia motrice tramite il comando delle farfalle dell’acceleratore (si ricordi l’Aprilia tre cilindri), anche se ovviamente queste attività di sviluppo sono coperte dalla massima riservatezza.
Da quanto fino ad ora detto è ovvio affermare che la versione stradale RR non potrà mai possedere un’elettronica sofisticata come quella della GP6, che peraltro non permetterebbe di rispettare le norme antinquinamento. Nelle due moto rimane invece identica la cilindrata (989 cc), la corsa e l’alesaggio del quattro cilindri a “L” con distribuzione desmodromica.
Per sviluppare i due propulsori (quello omologato e quello da competizione), sono state sfruttate le conoscenze acquisite per il Testastretta da Superbike, specialmente per quanto riguarda la progettazione delle termiche. Così, ad esempio, le aree di squish presenti in ciascuna camera di combustione sono accentuate, ma gli studi fluidodinamici fatti hanno permesso di ottenere anche un effetto tumble, indispensabile per favorire il processo termico, senza però penalizzare eccessivamente il coefficiente di efflusso del sistema valvole - condotto di aspirazione.
Dunque, durante la realizzazione del motore della Desmosedici, sia stradale che da competizione, si è cercato di migliorare la combustione senza compromettere la capacità respiratoria del motore stesso, caratterizzato ovviamente da un grande alesaggio, da una corsa molto contenuta e capace di ruotare a elevati regimi (si noti che in queste condizioni il tempo per bruciare tutta la benzina introdotta in ciascun cilindro è veramente poco).
Ovviamente, tutti i motori Ducati, sia quelli di serie che quelli da competizione, sono accomunati dal sistema desmodromico per il comando delle valvole. Quello usato sul bicilindrico da Superbike è molto simile a quello realizzato per il motore della Desmosedici, anche se in questo caso sono state fatte delle modifiche sul suo lay-out, poiché è stato montato sulle teste che devono essere posizionate non su un solo cilindro, ma su due appaiati.
Occorre comunque sottolineare che la scelta di applicare il sistema desmodromico per il comando delle valvole non è stata fatta per perseguire la tradizione Ducati.
 


 

Infatti, il desmo consente di aumentare il regime di rotazione massimo del motore (e dunque le prestazioni), senza mettere in crisi la distribuzione. Inoltre, rispetto a un sistema pneumatico utilizzato per il comando delle valvole o al classico impiego delle molle, l’azionamento del desmo necessita di minore potenza e perciò gli assorbimenti sono contenuti.
Si noti, infatti, che quella dissipata dalla distribuzione non è proporzionale alla prestazione, ovvero anche quando il motore non funziona al massimo delle sue possibilità la potenza assorbita dalla distribuzione è molto alta.
In questa condizione, il desmodromico è perciò vantaggioso rispetto agli altri sistemi per l’azionamento delle valvole e dunque consente il raggiungimento di buoni rendimenti meccanici in qualsiasi condizione di utilizzo del veicolo.
Una novità sostanziale nel motore del Desmosedici GP6 ed RR è invece presente nell’azionamento degli alberi a camme. Nel propulsore da Superbike vengono infatti utilizzate le cinghie, mentre in quello da MotoGP e nel derivato stradale è stata adottata una cascata di ingranaggi. Nel bicilindrico la cinghia riveste un ruolo determinante, poiché la sua elasticità è in grado di assorbire le coppie impulsive tipiche del moto degli alberi a camme del desmo, e ovviamente anche quelle presenti sull’albero motore, consistenti a causa della specifica configurazione del propulsore.
Superato un certo regime, tale cinghia viene però eccessivamente sollecitata da cicli di tensione che si ripetono con elevata frequenza e dunque decade la sua affidabilità. Per questo motivo, sul quattro cilindri da competizione, che può raggiungere senza problemi i 17.000 giri/min, sono stati utilizzati gli ingranaggi.
Questa catena cinematica è però rigida e per non amplificare le componenti impulsive precedentemente citate e preservare l’affidabilità meccanica, in una prima fase di sviluppo del propulsore è stata utilizzata la sequenza classica degli scoppi e non quella twin pulse. Specifiche modifiche hanno in seguito permesso l’uso degli scoppi simultanei nei cilindri accoppiati, riproducendo di fatto il carattere del Testastretta.
Si noti, infine, che la configurazione a “L” del motore della Desmosedici RR e GP6 (comune anche a tutti gli altri propulsori Ducati), consente di disporre in modo molto razionale l’air box e la rampa iniettori.
La grande esperienza accumulata in tanti anni di partecipazione al mondiale Superbike è stata determinante anche nella definizione della ciclistica della quattro cilindri da competizione e nella derivata stradale.
Il telaio della Desmosedici ha la classica struttura a traliccio in tubi, che garantisce una flessibilità controllata in specifici punti ed è fissato ai gruppi termici.
Come sulla GP6 da competizione, nella RR il forcellone è infulcrato nel carter del motore. La sommità superiore dell’ammortizzatore è integrata nel forcellone stesso, mentre quella inferiore è unita al leveraggio di progressione a sua volta collegato sempre al motore.
La componentistica utilizzata sulla versione stradale è ovviamente di prim’ordine. I cerchi ruota sono in magnesio forgiato, su di essi sono stati montati dei pneumatici appositamente realizzati dalla Bridgestone.
E’ stata montata una forcella pressurizzata della Öhlins, dunque direttamente derivata da quella usata nelle corse. I dischi dei freni anteriori della RR sono identici a quelli impiegati sulla GP6 in configurazione “wet” (bagnato) e le pinze sono monoblocco: cioè non sono costruite in due metà successivamente avvitate tra di loro, ma in un unico pezzo.
I gas di scarico vengono evacuati attraverso delle feritoie ricavate sulla superficie superiore del codone, lasciando di fatto completamente libero il retrotreno, con un effetto stilistico eccezionale.
 
 

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