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COMODI E VELOCI
Prova della nuova ST4s ABS
di Marco Rainero

La dirigenza di Ducati Motor tiene duro. E’ convinta della validità del progetto Sport Touring e che tale moto debba a buon diritto rappresentare sempre più una valida alternativa nel novero delle dirette concorrenti appartenenti alla categoria del turismo sportivo disponibili sul mercato.
E’ dal 1997 che la Casa di Borgo Panigale, che si è aggiudicata così tanti campionati mondiali in Superbike, si è messa in discussione proponendosi in un segmento che non è prettamente quello sportivo. Va bene, anche il Monster non è un animale da pista, ma, oltre a essere diventato un fenomeno di costume, la sua destinazione dedicata agli smanettoni incalliti (specie nelle cubature più importanti) è altrettanto evidente.
Ma un mezzo per macinare comodamente i chilometri, caratterizzato certamente dall’inconfondibile input genetico che solo l’Azienda bolognese può dare, non ha riscosso unanimi entusiasmi.
I sostenitori stessi della rossa, infatti, non riescono a superare il preconcetto che tale nicchia non sia storicamente di competenza Ducati, che viene invece identificata unicamente con le ipersportive. In oltre sei anni, in effetti, non si è raccolto grande successo di vendite, molto meno di quanto il progetto si meritasse e, per dire la verità, di quanto io stesso – acceso sostenitore – mi sarei aspettato.
Anzi, alcuni problemi che affliggevano le prime serie della ST2, quali eventuali trafilaggi d’olio e inconvenienti all’impianto elettrico, per non parlare della politica di ribasso dei prezzi per la serie successiva, hanno costituito un poco incoraggiante biglietto da visita, tale da ridurne ulteriormente le quotazioni e l’appetibilità.
Tutte limitazioni che invece sono andate a scomparire con l’evoluzione del progetto; con l’uscita, cioè, dell’ST4, motorizzata con il propulsore di 916 cc, e dell’ST4s, con la relativa variante ABS, dotata del desmoquattro da 996 cc.
Senza entrare in merito alla differenze prestazionali tra ciascun modello, tirando le somme di un personalissimo sondaggio tra amici e conoscenti – di sangue ducatista e non – ho dovuto accertare a malincuore come questo modello sia rimasto un po’ in ombra, in quanto, forse, non compreso fino in fondo.
Ora, pare che sia giunto il momento della riscossa. Con l’aggiornamento del look della parte anteriore della carenatura, si è inteso dare una svolta alla storia del progetto, concentrando altresì l’attenzione del pubblico su due soli modelli – uno dei quali, l’ST3, con il motore completamente nuovo – in luogo dei precedenti tre.
In questo contesto, abbiamo voluto approfondire la conoscenza proprio dell’ammiraglia, quella che, in definitiva, a detta del costruttore, potrebbe permettersi di suddividere equamente le proprie percorrenze tra grintosi tratti misti e grandi spostamenti extraurbani e autostradali, senza disdegnare, aggiungo io, gustose sessioni in pista previo adeguato settaggio delle sospensioni. Il nostro interesse, in questo caso, si è indirizzato verso le prime due opportunità: quelle, in fin dei conti, per cui la moto è stata progettata.
A questo punto, devo capire se il costante confronto che mi è venuto spontaneo di fare con la mia ST2 sia stato costruttivo o no ai fini della prova. Certamente non lo è stato per la mia “povera piccina”!
Ma andiamo per gradi: esame statico. Non voglio esprimere giudizi in merito al nuovo frontale, in quanto, avendo familiarità con i vecchi lineamenti, rischierei di non essere obiettivo. Effettivamente, però, bisogna ammettere lo sforzo di modernizzazione, con il tentativo di rendere il faro più aggressivo e le frecce più visibili e con profilo protettivo, anche se si è persa una buona parte della già debole originalità (per dirla all’inglese “family feeling”), andando ad assomigliare a questo o a quel modello (ahimé) di altre marche.
Quella originalità che, invece, si riscontra nell’adozione della nuova strumentazione di derivazione Multistrada, con un disegno piacevole e pulito. Forse un po’ di quello spazio nell’incavo della carena e sulla plancia intorno al cruscotto, poteva essere utilizzato per sistemare dei piccoli vani porta oggetti, visto che anche il sottosella non è poi così spazioso. Capisco che la parte che rappresenta l’utenza sportiva avrebbe avuto da ridire, ma i viaggi in moto richiedono queste piccole attenzioni.

Belli, oltreché funzionali, i semimanubri a bracciale regolabile in altezza (fino a 20 mm) in funzione dell’utilizzo turistico o sportivo. Anche le leve di freno e frizione offrono la possibilità di variare la distanza dal manubrio. Rinnovata la sella, sia nell’imbottitura (ora al gel), per offrire minor cedevolezza in cambio di maggior comfort durante le lunghe percorrenze, sia nel rivestimento, più gradevole al tatto e alla vista, e anche nella conformazione della porzione posteriore, al fine di impedire al passeggero di scivolare in avanti durante le frenate.
Anche se del tutto analoghe al rispettivo modello precedente, le particolarità della ciclistica – dai cerchi Marchesini di un bel rosso racing (solo in abbinamento con la colorazione grigio scuro della carena), alla doratura del riporto al TIN sugli steli della forcella Showa, senza dimenticare l’ammortizzatore Öhlins – fanno sempre bella mostra di sé. E ora in sella.
Rapido check automatico della strumentazione e del sistema d’iniezione e si parte. Mi aspettavo una frizione più morbida, specie dopo avere “assaggiato” quella docilissima in dotazione al nuovo Monster 620. Fino a che non ha raggiunto la sua temperatura ottimale, il motore stenta percettibilmente a elargire la propria consistenza.
Effetto, credo, delle restrizioni imposte dalle normative Euro 2. Mentre attendo il tempo necessario al riscaldamento, ho l’opportunità di guardarmi un po’ intorno per carpire ogni particolare.
Il cruscotto multifunzione è retro-illuminato da una gradevolissima luce azzurra (con la raffinatezza di variare autonomamente la luminosità a seconda dell’intensità della luce esterna) che ne rende più riposante la consultazione al buio.
Non molto immediata risulta la percezione dei valori indicati (solo il tachimetro salta agli occhi, gli altri, all’inizio, bisogna cercarli), ma nel contempo, degna di una grande tourer è la varietà delle funzioni proposte. Essendo, infatti, direttamente collegato con la centralina che gestisce l’alimentazione, lo strumento è in grado di indicare molte informazioni – più o meno utili – relative ai consumi, le percorrenze e le medie, gli intervalli per la manutenzione programmata, oltre logicamente ai canonici valori di velocità, regime di rotazione, contachilometri parziale e totale, temperatura liquido, pressione olio, livello carburante e ora. Durante la guida, però, l’intero gruppo appare in posizione un po’ infossata, tale da costringere ad abbassare troppo lo sguardo, distogliendo così l’attenzione dal piano stradale durante la consultazione. Il faro, più grande ed efficace, è regolabile in altezza tramite due pulsanti situati sul bordo del cruscotto.
Al momento di sbrigliare un po’ di cavalleria, la risposta si manifesta con una crescita molto lineare, che qualcuno definisce di tipo elettrico. La percezione dell’entità della potenza disponibile (117 Cv a 8.750 giri/min) si ha insistendo nel salire dei giri, tanto che sembra di non trovarne mai la fine.
Poi, però, si butta un occhio a quei numeroni sul tachimetro e tocca lasciare andare il gas perché siamo già ben oltre il consentito dal codice. Quello che sembra deludere un po’ le aspettative, considerati i valori di potenza massima, è il non avvertire, a meno di operare pesantemente sulla manopola destra con le marce basse, una risposta rabbiosa da parte del motore; ci si guadagna in fluidità di guida, senza comunque intaccare le ottime prestazioni rilevabili.
La digeribilità di sconnessioni e imperfezioni del manto stradale è assicurata dalle già menzionate raffinatezze ciclistiche, ben coadiuvate dai Pirelli Diablo di primo equipaggiamento, che non avevo ancora provato e che mi hanno ben impressionato nell’uso stradale.
Sicuramente, infatti, la migliore scorrevolezza della forcella dovuta al trattamento al TIN, che consente una maggiore sensibilità di guida, le masse non sospese più leggere (cerchi e forcellone) e la qualità del settore sospensioni (completamente regolabili) infondono notevole sicurezza e confidenza nella guida. In tema di sicurezza, il modello in prova era la versione provvista, da vera ammiraglia, anche del sistema ABS - l’ST4s ABS è l’unica moto nella produzione italiana a potersene vantare - che si è rivelato molto discreto nei suoi interventi.
Per farlo attivare ho dovuto percorrere un tratto di strada sterrata e frenare con decisione; su asfalto, invece, non interviene neppure nelle staccate più violente. Sul posteriore ho avvertito solo un piccolo scatto sul pedale del freno in contemporanea alle rapide scalate, che ho attribuito al sistema antibloccaggio.
Bisogna dire che tutte queste sensazioni di guida sono assolutamente confrontabili con quelle che emergono dalla versione 2003 dell’ST4s. La differenza più eclatante sta nella migliorata protezione aerodinamica, specie alle velocità più elevate, offerta dal plexiglas più ampio e diversamente profilato, inserito in un cupolino anch’esso rialzato e allargato. Il rischio, ora, è quello di perdere la percezione della reale andatura, superando, e anche di molto, le velocità prescritte senza nemmeno rendersene conto.
Per finire, una telegrafica annotazione riguardo le borse: per tutta la prova, sia durante il test in autostrada, da solo e in coppia, sia sfruttando a fondo le possibilità del mezzo tra curve e tornanti, non sono mai state tolte. Risultato: non ne abbiamo praticamente avvertita la presenza!
Per non sminuire, infine, la smania di personalizzare i propri mezzi da parte dei ducatisti, pur su un mezzo di estrazione da grande tourer, Ducati Performance propone il consueto catalogo completo di una vasta lista di accessori tecnici, dal potenziamento del motore, agli arricchimenti ciclistici e ai ricambi in materiali pregiati.
Trattandosi, comunque, di moto da viaggio, non sono stati dimenticati neppure gli optional dedicati ad esso, quali borse e valigie supplementari di vario genere, selle più confortevoli nonché, per i più inclini all’avventura nei luoghi remoti, il sistema di navigazione satellitare.

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