
Si dice che in Ducati ci avessero già pensato. Quando
è stata lanciata la famiglia Sport Classic, qualcuno all’interno della
fabbrica di Borgo Panigale ha suggerito che, insieme ai modelli Sport,
GT e Paul Smart, che riprendono le linee relative alle omonime moto
degli anni Settanta, venisse inserita anche l’interpretazione moderna
dello Scrambler, autentica icona Ducati di quel periodo.
C’era però un nodo fondamentale da sciogliere: lo Scrambler era
monocilindrico, mentre tutta l’attuale produzione Ducati è spinta da
motori che di cilindri ne hanno due.
Inoltre, mentre la parte ciclistica dei tre modelli andati poi in
produzione è, con le dovute variazioni, più o meno la stessa, per lo
Scrambler si sarebbe dovuto progettare qualcosa di specifico, dunque
l’idea è stata accantonata.
In un’intervista che abbiamo pubblicato sul nostro mensile, tuttavia,
Pierre Terblanche afferma di essersi ispirato proprio allo Scrambler per
la progettazione della Hypermotard.
C’è chi, invece, con molte meno risorse e una buona dose di fantasia, ha
ottenuto un risultato a nostro avviso di tutto rispetto.
Questo qualcuno risponde al nome di Marco Florido, meglio conosciuto
come Mr. Dromo Bike, il tuner di Forlì che ha semplicemente preso una
vecchia Cagiva Elefant 650 e si è costruito un “New Scrambler”.
Questa special è stata ribattezzata così perché, effettivamente, il suo
impatto estetico suscita una notevole somiglianza con il modello in
questione, anche se a spingerla è il bicilindrico della serie Pantah.
Non ci si è preoccupati troppo, dunque, delle questioni filosofiche,
andando semplicemente a dar forma a un oggetto che, è indiscutibile,
colpisce l’occhio dell’osservatore.
Florido ha interpretato i canoni dello Scrambler con gusto neoclassico,
vale a dire mettendo, a supporto di un look retró, una componentistica
tecnica moderna, e garantisce che anche il comportamento dinamico della
moto tiene fede alle aspettative.
Per ottenere questo risultato, comunque, il lavoro non è stato poco. Si
è innanzitutto intervenuti sul telaio, che non è più a culla chiusa, dal
momento che sono stati tolti i tubi nella parte anteriore ed è stato
aggiunto un traverso che sostiene il motore. Nella parte posteriore,
invece, il telaietto reggisella è stato profondamente modificato per
meglio adattarsi alle forme tondeggianti del parafango.
I cerchi sono da 18 pollici sia davanti che dietro, mentre il gruppo
ottico anteriore è di provenienza Moto Guzzi e più precisamente deriva
da quello di una V11. Le piccole borse laterali, davvero molto carine,
sono originali Ducati, anche se in realtà sarebbero da applicare al
manubrio, come accadeva sui modelli da cross e regolarità degli anni
Settanta.
La sella è quella dell’Elefant modificata, anche se la copertura è
proprio quella originale dello Scrambler, utilizzata per via della
scritta Ducati sulla parte posteriore. I parafanghi provengono invece da
una Cagiva SST 125, opportunamente allargati (di ben 5 cm) per adattarsi
ai pneumatici di maggior sezione.
Le pedane sono di tipo arretrato, della Tarozzi, mentre per quanto
riguarda i comandi al manubrio, da segnalare che i blocchetti elettrici
sono quelli di una moto dell’epoca lucidati (quelli della Elefant erano
in plastica) e che Florido ha convertito il comando della frizione da
idraulico a meccanico, con il classico filo, installando una pompa
(originariamente progettata per il freno posteriore) a “metà strada” tra
la leva e l’attuatore.

Marco garantisce che questo sistema lavora a
meraviglia e che, in tal modo, il comando è decisamente più morbido.
Inoltre, così facendo, è riuscito in un certo senso a preservare
l’impostazione tecnica dello Scrambler, che aveva appunto un comando al
manubrio di tipo meccanico.
Il motore è stato completamente sabbiato e riverniciato di nero, in modo
da aumentare la connotazione classica del mezzo. L’impianto di scarico è
stato realizzato appositamente e contribuisce anch’esso al look anni
Settanta, con i tubi cromati di grosso diametro.
Cromate sono anche le porzioni laterali del serbatoio del carburante,
mentre il resto della superficie prevede l’alternarsi di giallo e nero,
proprio come succedeva sul modello originale. Questa caratterizzazione è
naturalmente ripresa anche sui parafanghi e crea un effetto davvero
convincente. La strumentazione è originale Ducati, mentre per facilitare
le operazioni di avviamento, soprattutto durante la stagione più fredda,
il comando dell’aria è stato portato sul manubrio di destra, tramite un
apposito manettino.
Sul ponte di comando compare anche un portabollo originale dell’epoca
che Florido ha reperito in uno dei mercatini che è solito frequentare e
che dona all’insieme una caratterizzazione ancora più “credibile”, a tal
punto che più volte gli è stato chiesto se si trattasse di un modello
originale prodotto direttamente da Ducati…
Marco voleva addirittura dotare la moto di una coppia di pneumatici
leggermente tassellati, per ottenere un look il più fedele possibile a
quelle che erano le specifiche dello Scrambler, ma non è riuscito a
trovare niente in commercio che facesse al caso suo. La forcella
originale dell’Elefant, modificata, è stata dotata di una piastra
antisvirgolo, visto che l’impianto frenante, dotato di un solo disco,
potrebbe dar luogo a qualche torsione indesiderata nelle frenate al
limite.
Il portatarga è in gomma morbida, derivato da quello di una moto da
cross, mentre gli indicatori di direzione sono quelli di una vecchia
Honda CB Four e il tappo del serbatoio è adesso in metallo, dotato di un
piccolo coperchio circolare che, ruotando, va a coprire il foro per la
chiave.
A riprova del fatto che si tratta di una moto da usare e non di una
special da esporre ai saloni, Florido ha anche previsto la possibilità
di trasportare un passeggero, allestendo delle apposite pedane che
sfruttano gli attacchi per i silenziatori di scarico.
Il motore respira attraverso due appositi cornetti d’alluminio, privi di
qualsiasi elemento filtrante, e ha mantenuto anche la leva di tipo
kickstarter per la messa in moto, anche se Florido garantisce che il
motorino di avviamento, a differenza di altri modelli equipaggiati con
il bicilindrico Ducati della serie Pantah, è dimensionato a sufficienza
per provvedere all’accensione senza problemi.
In termini di componentistica, infatti, Florido non ha che parole di
elogio nei confronti dell’Elefant, modello sul quale ha già realizzato
altre elaborazioni.
E’ la moto su cui, a suo dire, si lavora meglio, perché pur essendo
stata costruita a metà degli anni Ottanta, ha una dotazione tecnica di
prim’ordine, come ad esempio l’ammortizzatore posteriore Öhlins dotato
di tutte le regolazioni, al quale peraltro Marco ha rifatto i leveraggi
per abbassare l’assetto del retrotreno. Questa New Scrambler, comunque,
è la sua preferita…
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